Il significato attuale della questione dei confini europei - Commenti Il significato attuale della questione dei confini europei 2007-03-09T08:18:31Z http://www.eurobull.it/Il-significato-attuale-della-questione-dei-confini-europei#comment2080 2007-03-09T08:18:31Z <p>Caro Angelo, grazie del commento e dei complimenti. Permettimi però di risponderti, perché mi pare che le nostre opinioni siano profondamente diverse. Circa lo statuto (titolo I, art.2) non ravviso incongruenze: il nostro obiettivo ultimo è la Federazione Mondiale, senza cui qualsiasi applicazione regionale del modello federale sarebbe destinata a non dare i frutti sperati. Come dimostra la storia degli USA, in un contesto di legge della forza e di sovranità esclusive non si può fare a meno di partecipare alla competizione (bellica e non) tra potenze. Perché dunque porsi la federazione europea come obiettivo intermedio? Le ragioni sono molteplici: per la sopravvivenza stessa della nostra civiltà nel contesto mondiale, certo; ma ancor di più perché l'Europa possa innescare un circolo virtuoso che riguardi il mondo intero: i federalisti sono coscienti che senza questo, la lotta per la pace sarebbe vana. Tu sollevi il problema delle differenze culturali, ostacolo ad un'unificazione mondiale. Ma: 1. il modello federale (governo «parziale») viene appunto incontro a queste differenze. 2. la astorica reificazione delle differenze culturali è secondo me nemica delle premesse profonde del federalismo. La nostra visione è progressista e non conservatrice: alla base del federalismo c'è la coscienza che la storia della specie umana può essere unitaria. In altre parole: le culture non sono incomunicanti fra loro, al contrario; la storia umana è proprio quella di un continuo scambio di risposte culturali più efficaci a medesimi problemi. 3. i federalisti sono convinti che nell'ambito di queste «risposte culturali» e dato l'attuale grado di integrazione sociale della specie, vi siano alcune invenzioni della tradizione occidentale che meglio rispondono alle nostre attuali esigenze: il prevalere della forza della legge sulla legge della forza anche a livello internazionale, certe conquiste del diritto «naturale» che tu stesso sentivi l'esigenza di universalizzare (rispetto vita umana etc.), il meccanismo democratico, l'organizzazione delle forze produttive in un mercato regolato, e via di seguito. 4. naturalmente se non si concorda sui valori (pace, libertà, giustizia sociale: in ultima analisi, un enorme sforzo di collettivizzare l'autocoscienza, l'autodeterminazione dell'uomo), il progressismo federalista può essere contestato. Ma il fatto è che nella realtà, una coerente condotta anti o a-progressista va contro le molle profonde della storia e apre la strada a tragedie. Che poi possano esistere dei falsi progressismi altrettanto tragici (vedi tutte le ideologie fondate sul livello nazionale) o dei progressismi utopistici (illusione, in ultima analisi, che l'uomo possa divenire un soggetto del tutto libero), ciò non inficia l'idea stessa di progresso. Ma il federalismo secondo me è proprio il frutto costruttivo della critica a queste due declinazioni della cultura occidentale che hanno terrorizzato il XX secolo. 5. Dunque il mio articolo non richiama affatto a una necessità di confini per l'Europa. Anzi, ritengo che la questione dei confini, per un federalista, sia una falsa questione (una questione di neonazionalismo europeo): perché dopo 60 anni senza aver fatto la federazione ma allargando la comunità si sono aperte due vie parallele; da un lato quella interna, per cui la federazione non è pensabile che nasca immediatamente a 27 (dunque, ben dentro i «confini»); dall'altro quella esterna, per cui il mondo è andato avanti e oggi la federazione mondiale non viene dopo l'Europa, ma insieme a essa (dunque, ben venga in mancanza d'altro che sia la UE a esportare i miglioramenti culturali sopra definiti; con l'esempio e con l'allargamento). Almeno nella nostra battaglia. Scusa la lunghezza ma tenevo a risponderti articolatamente. Spero di non essere stato confuso. Ciao, Francesco Pigozzo.</p> Il significato attuale della questione dei confini europei 2007-03-07T17:42:24Z http://www.eurobull.it/Il-significato-attuale-della-questione-dei-confini-europei#comment2075 2007-03-07T17:42:24Z <p>Innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui rispondo a questo ottimo articolo. Da circa un anno a questa parte sono membro della GFE siciliana e non sono ancora riuscito ad orientarmi su un particolare problema ideologico. Il nostro statuto sostiene che l'obiettivo immediato del movimento è quello di dotare l'Europa di un governo federale con «poteri parziali ma forti» senza aggiungere altro. Tuttavia, nella continuazione dello statuto, la dialettica si fà, a mio parere, decisamente poco chiara al riguardo di quello che è il nostro obiettivo ultimo, vale a dire la federazione mondiale. Si parla di un governo federale mondiale parziale soltanto come obiettivo intermedio. L'equivoco che ne nasce è questo: se la federazione europea dovrà avere poteri «parziali», come si fa invece a sostenere che una unificazione su scala planetaria debba essere totale? A mio parere è piuttosto ovvio che la federazione mondiale, quando ci sarà dovrà essere in grado di agire e incidere, ma è altrettanto ovvio che la futura global governance non potrà che avere poteri decisamente parziali. Poteri forti (è chiaro), ma decisamente più limitati rispetto ai già limitati poteri che il nostro statuto auspica per la futura unione politica d'Europa. Del resto i problemi del pianeta sono molto diversi e non potrà mai esserci un governo cosmopolita totale che possa decidere in merito alla enorme diversità dei problemi che si affrontano ad ogni livello del pianeta. La dimostrazione più sincera di tutto ciò avvenne nel 1948, quando venne proclamata una «dichiarazione universale dei diritti dell'uomo». Poi però il documento che dichiarava principi che volevano essere inalienabili non trovarono la ratifica nè da parte dei paesi islamici, nè da parte dei paesi del blocco dell'est, ma soprattutto tale dichiarazione ricevette il fermo biasimo anche in occidente, in particolare dall'associazione nazionale degli antropologi degli Stati Uniti d'America. Perchè tutte queste opposizioni? Perchè quei diritti altro non erano che i diritti visti in un'ottica occidentale, proiettati maldestramente in una improbabile chiave planetaria. Fatto sta che, altre dichiarazioni, come quella dell'Islam, del 1981, come quelle di Bangkok e di Tunisi, stabiliscono ognuna dei diritti che valgono come diritti inalienabili ognuna per una cultura o per un'area del pianeta. Dunque se non c'è uniformità nell'interpretare il diritto, come può esserci un super-governo globale platonico? Si pensi che il diritto è il risultato di secoli di evoluzione di ogni civiltà e non appare certo possibile uniformarlo con un tocco di penna! Quindi, piuttosto che pensare ad un improbabile diritto universale occorrerebbe immaginare un futuro sistema capace di sussumere ogni aspetto del diritto così come è interpretato legittimamaente in ogni parte del pianeta; tutto ciò in perfetta linea col principio di reciprocità stabilito da Kant, e ribadito da Heller come risposta ad Aushwitz e alle tragedie del secondo conflitto mondiale in senso lato. Ovviamente, il tutto stabilendo dei principi inalienabili valevoli per tutto il pianeta, ovvero dei criteri che contemplino il rispetto per la vita umana e condannino le barbarie. Di riflesso il federalismo globale dovrà funzionare come un sistema graduato che destini alcuni poteri a livello locale, altri alle federazioni regionali(Europa, Sud-America e via discorrendo) e laddove è necessario alla global governance. Mi pare che ciò sia in linea col principio di sussidiarietà, ma che sia anche piuttosto realistico e raealizzabile. Io mi ritengo un federalista convinto, ma anche, e soprattutto un europeista, e non posso certo fare i salti di gioia quando, troppo spesso, ho l'impressione che l'unificazione europea la si voglia solo come mero passaggio per la costruzione della federazione mondiale. Del resto si dice in molte occasioni che l'unione dell'Europa non cancellerà le identità nazionali. Ma vorrei far notare che anche l'Europa ha un'identità: abbiamo fatto una bandiera è un inno. E se le identità nazionali non si perderanno con la federazione europea, vorrei che altrettanto quella mondiale non cancelli l'identità europea. Compito dell'MFE, a mio parere dovrà essere quello di dosare bene le due componenti principali della nostra ideologia: nel nuovo ordine europeo e mondiale bisognerà dosare saggiamente la quantità della virtus europeista e quella della virtus cosmopolita, in modo che tali idee non risultino irrealizzabili e che siano rispettose di tutte le identità: le identità nazionali l'una, la nostra identità continentale l'altra. Del resto le necessità di questa epoca richiedono soluzioni che siano il più possibile realizzabili. In linea con questa mia personale riflessione non posso che trovare tranquillizzante che il segretario di una sezione GFE, sostenga la necessità di trovare dei confinio dell'Europa e per questo ringrazio l'autore di questo ottimo articolo.</p> <p>cordialmente, Angelo Fazio</p>