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ALTIERO SPINELLI/Il centenario della nascita

“Altiero, buon compleanno!”

, di Samuele Pii

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Il 31 agosto 1907 nasceva Altiero Spinelli. È raro trovare nel novecento una biografia politica ed umana così in sintonia con la propria epoca come quella di Spinelli. Nelle memorie egli stesso è consapevole di questa “consonanza” tra la sua storia personale e quella storia generale vissuta da spettatore e da protagonista. Se è riconosciuto come un grande europeista e leader federalista spesso s’ignora il suo percorso. Qui vogliamo ricordare le tappe principali in segno di omaggio, non solo celebrativo, per cogliere l’attualità del pensiero e dell’azione di un uomo che quotidianamente ha contribuito alla costruzione dell’unità europea.

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Ulisse al confino

La giovinezza di Spinelli fu segnata dall’impegno politico e dalla prigionia fascista. Nel 1924 si iscriveva alla facoltà di giurisprudenza e contemporaneamente alla cellula di quartiere Trionfale della Federazione giovanile comunista, a Roma. Iniziando un’intensa attività che sarebbe continuata anche in clandestinità sotto lo pseudonimo di “Ulisse”. Arrestato a Milano nel 1927, fu condannato a sedici anni ed otto mesi che trascorse in carcere (Lucca, Viterbo, Civitavecchia) e al confino nell’isola di Ponza e di Ventotene. Durante la detenzione, una delle più lunghe scontate tra gli antifascisti, continuò la sua formazione intellettuale e di fronte alla vera natura dello stalinismo si allontanò progressivamente dalle sue convinzioni giovanili. Fu sull’isola di Ventotene che nel 1941 scrisse, insieme ad Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, il Manifesto per un’Europa libera ed unita, poi noto come

sedici anni e otto mesi in carcere e al confino

Manifesto di Ventotene, in cui la federazione europea diventava la priorità di azione nel dopoguerra per tutte le forze democratiche. Un’Europa unita e federale era la nuova proposta politica per mantenere la pace tra i popoli europei e per sconfiggere ogni forma di nazionalismo. A questa intuizione Spinelli rimase fedele tutta la vita e, da uomo libero, operò per realizzarla. Un’idea nuova aveva bisogno di un nuovo strumento e così fondò nel 1943, insieme ad altri antifascisti, il Movimento federalista europeo (Mfe). Un’organizzazione autonoma dai partiti che lo sosterrà nelle sue battaglie d’avanguardia ed ancora oggi fucina di nuove idee e palestra politica per molti giovani.

Non solo consigliere del principe

Tra il ’43 ed il ’45 ha lavorato “sull’ipotesi di una rinascita democratica impetuosa” sperando nella creazione immediata di una costituente europea che avrebbe fondato una stato federale europeo. Con la ricostruzione degli Stati nazionali finiva l’illusione di una rivoluzione federalista ed allora Spinelli lavorò all’ipotesi che fossero “i grandi ministri moderati europei” a fare la costruzione federale, sia incoraggiati dalla politica estera americana sia impauriti dall’influenza sovietica. Tra il ’47 ed il ’54 l’unità europea sembrava inevitabile. Nel 1948 Spinelli venne eletto segretario del Mfe e membro del Bureau esecutivo dell’Union Europeénne des Fédéralistes. Questi, nel ruolo di discreto consigliere, convinse Alcide De Gasperi a sostenere l’idea di un esercito europeo contenuta nel progetto di

il Congresso del popolo europeo la prima consultazione sopranazionale

Comunità europea di difesa (Ced) a condizione di creare, insieme, una Comunità politica europea con un governo democratico ed una carta costituzionale. Altrimenti, i soldati europei sarebbero stati comandati dal “generale americano”. Caduta la Ced, in seguito al voto negativo dell’Assemblea nazionale francese nell’agosto del ’54, i governi scelsero la via dell’integrazione economica europea sancita dai trattati di Roma nel 1957. Tuttavia Spinelli si era ormai affermato come leader politico distinguendosi per le sue capacità intellettuali e per la sua abilità nel dialogare con personalità quali Jean Monnet, Paul Henry Spaak, Konrad Adenauer ed il presidente americano Eisenhower. Egli, che non voleva rinunciare alla prospettiva dell’unità politica dell’Europa, fino al ’61 lavorò all’ipotesi che fosse possibile “mobilitare l’europeismo ormai diffuso” nelle società degli Stati membri. Nacquero così le iniziative cittadine di un Censimento del popolo europeo e delle elezioni per il Congresso del popolo europeo che ispirandosi al Congresso del popolo indiano, ideato da Gandhi, avrebbe dovuto delegittimare pacificamente l’autorità dei governi nazionali. Se queste azioni risultarono vane ebbero comunque il merito storico di essere le prime consultazioni popolari sopranazionali.

Fuori dalla politica poi commissario europeo

Intanto, negli anni del boom economico, i federalisti chiedevano l’elezione diretta del Parlamento europeo ed una moneta unica per il mercato comune, coniandone anche alcuni esemplari chiamati… “euro”. Tra il ’61 ed il ’70 Spinelli si ritirava quasi del tutto dall’azione politica, ma non da quella culturale. Infatti, insegnò alla John Hopkins University di Bologna, fu tra i soci fondatori dell’associazione culturale Il Mulino, ma in particolare ha studiato il funzionamento della Comunità economica europea e le sue potenzialità evolutive. Nel frattempo, diventato consigliere di Pietro Nenni e nominato dal governo italiano, ebbe l’occasione di tornare alla vita pubblica proprio come commissario europeo, principalmente, con il portafoglio degli affari industriali. Nel suo passaggio alla Commissione, dal ’70 al ’76, lasciò tracce durevoli. Basandosi sull’ipotesi di una Commissione come un vero

come commissario europeo si dimostrò capace di concretezza e visione

e proprio governo dell’Europa, Spinelli si distinse nel proporre piani di azione in vari settori comunitari e per adottare scelte coraggiose nei suoi metodi di lavoro. Basti ricordare che per meriti di competenza e non di nazionalità nominò un inglese a capo del suo gabinetto, destando scalpore poiché la Gran Bretagna allora non era parte delle Comunità. Il memorandum che egli fece adottare in materia industriale conserva ancora oggi il suo valore. Ugualmente, avviò la politica comune dell’ambiente e gettò le basi della politica comune della ricerca e dello sviluppo tecnologico. Egli così dimostrò di essere un “visionario realista”, allo stesso tempo capace di visione e di concretezza, di avere idee e di trovare gli strumenti giuridico politici per realizzarle. Finito il suo periodo alla Commissione, forse perché insofferente del lento processo legislativo della Comunità, tornò alla vita politica militante.

Il “progetto Spinelli”, l’ultima battaglia

Nel 1976 fu eletto al Parlamento italiano per essere in seguito designato al Parlamento europeo dove venne riconfermato deputato con le prime elezioni dirette nel 1979. Spinelli, come membro del gruppo comunista nell’emiciclo di Strasburgo, di fatto si riavvicinò al PCI, oppure come disse lui fu “il PCI ad essere diventato spinelliano” riferendosi all’atteggiamento più favorevole delle sinistre comuniste verso l’integrazione europea. Del resto era sua convinzione che il progetto europeo avesse bisogno del sostegno delle masse popolari, da qui la pubblicazione del testo “PCI, che fare? – Riflessioni su strategia ed obiettivi della sinistra” (Einaudi, 1978). Negli ultimi anni della sua vita

col «progetto Spinelli» tentò per la seconda volta di dotare la Comunità di una Costituzione

Spinelli lavorò ad una nuova iniziativa costituente in cui il PE avrebbe dovuto svolgere il ruolo principale. Il 14 febbraio 1984 il parlamento di Strasburgo approvò a larga maggioranza un “progetto di trattato sull’Unione europea”, noto come “progetto Spinelli”. Dopo la Ced rappresentava il secondo tentativo di dotare la Comunità di una vera e propria Costituzione. Nonostante l’appoggio iniziale del presidente francese François Mitterand, i governi rifiutarono il progetto adottando l’Atto unico europeo, meno ambizioso e dedicato al completamento del mercato interno. Il protagonista di quest’ultima battaglia moriva il 22 maggio 1986. Oggi la sua tomba si trova nel cimitero dell’isola di Ventotene, dove dal 1983 ogni anno a settembre si svolgono seminari sull’Europa e sul mondo per i giovani. Successivamente molte innovazioni del progetto Spinelli furono riprese nei nuovi trattati europei. Si pensi, per citarne solo alcune, all’idea di una cittadinanza europea, presente nel trattato di Maastricht, al principio di sussidiarietà, a quello del primato del diritto europeo e al riconoscimento del Consiglio europeo tra le istituzioni dell’Unione. Tutti questi elementi saranno poi inseriti nel progetto elaborato dalla Convenzione europea ed, in vario modo, inclusi nel trattato che sta discutendo la Conferenza intergovernativa. A ben vedere anche il metodo della Convenzione europea nasce dall’opinione, condivisa e sperimentata da Spinelli nel Parlamento europeo, che i governi non possono essere i soli autori di una carta costituzionale.

Oggi e domani

Ecco i molti volti di un uomo che insieme alla sua compagna Ursula Hirschmann rappresentò un esempio di rettitudine morale nella politica italiana ed europea. Preciso e pulito nella riflessione, veloce ed instancabile nell’azione egli sapeva cogliere ogni opportunità offerta dai cambiamenti senza mai perdere di vista l’obiettivo di unire l’Europa. Un’Europa come punto di partenza per risolvere i problemi del mondo, non solo come punto di arrivo per superare i nazionalismi. Un’Europa semplice e vicina ai cittadini dove questi, insieme agli Stati, siano alla base di una grande democrazia sopranazionale. Oggi Spinelli vive nella memoria delle Istituzioni. Un edificio del Parlamento europeo a Bruxelles porta il suo nome e spesso è citato nelle parole del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, il quale ha appena pubblicato un libro di discorsi a lui dedicati (“Altiero Spinelli e l’Europa” Il Mulino, 2007) distinguendosi ancora una volta per esserne l’erede politico ed intellettuale.

oggi la pace tra gli europei è acquisita, ma il progetto è ancora incompiuto e fragile

Anche la sua idea di “Europa unita” nel tempo è diventata ed è tuttora popolare tra gli europei, nonostante la battuta d’arresto dei referendum in Francia ed Olanda e l’abbandono del progetto di Costituzione da parte dei governi. Le ragioni per un’Europa più forte e democratica nel senso indicato da Spinelli sono ancora valide. Così come appaiono evidenti le necessità di un’azione comune in molti settori: da una semplice protezione civile europea che contrasti gli incendi, ad una politica realmente comune ed efficace nell’economica, nel sociale, per l’immigrazione e per l’energia, ma l’elenco potrebbe continuare con la politica estera e di difesa, con la sicurezza e la lotta al terrorismo. Oggi l’Unione europea è composta da elementi propri di una organizzazione internazionale e caratteristiche di un sistema federale complesso. È vero la pace tra gli europei è acquisita, ma il progetto è ancora incompiuto e fragile. Come mostrano le recenti resistenze di alcuni governi a condividere la sovranità in nome della tutela di interessi nazionali, dimenticando che un’Unione europea più forte è la sola vera garanzia per i 27 e più stati membri, altrimenti soli ed impreparati per affrontare le sfide globali.

A noi piace pensare che dopo l’esito della nuova Conferenza intergovernativa, secondo il mandato verrà approvato un progetto di Trattato di Riforma in sostituzione del trattato costituzionale, il federalista di Ventotene avrebbe detto: “Sarà forse un passo avanti, ma non sufficiente. Ricominciamo”. E l’occasione è offerta dalle prossime elezione europee nel giugno del 2009 quando i cittadini ed un nuovo Parlamento europeo potranno riprendere l’iniziativa costituente. “Caro Altiero, – potremmo rispondere noi che non lo abbiamo mai conosciuto – una nuova generazione di giovani federalisti è pronta a continuare, buon compleanno!”

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P.S.

Sul web:

Comitato nazionaleper il centenario della nascita di Altiero Spinelli

Nel disegno, Altiero Spinelli (con la pipa in bocca) ed Eugenio Colorni che passeggiano sulla spiaggia di Ventotene. Dettaglio del vassoio dipinto da Ernesto Rossi.

Fonte immagine: Comitato Spinelli

Fonte immagine: Wikimedia Commons

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