Croazia: storia, politica ed economia del ventottesimo membro dell’UE

, di Stefano Di Bartolomeo

Tutte le versioni di questo articolo: [français] [italiano]

Croazia: storia, politica ed economia del ventottesimo membro dell'UE

La Repubblica di Croazia, con capitale Zagabria, nasce il 21 giugno 1991 grazie alla secessione del Paese dalla Repubblica socialista federale di Jugoslavia, a 11 anni dalla morte del Presidente Josip Broz Tito. L’impulso nazionalista del partito di Franjo Tuđman, primo Ministro per quasi dieci anni, permette così la formazione di quella che è l’attuale nazione che probabilmente entrerà a far parte dell’Unione europea a partire dal primo luglio di quest’anno. La corrente di estrema destra che sale al potere nel 1991 è sì un elemento essenziale nello sviluppo di questo Paese, ma è anche additata come una delle principali responsabili degli atroci crimini di guerra commessi durante la guerra dei Balcani (1991-1995). Un passo avanti nella gestione di questa eredità storica è stato fatto grazie alla recente collaborazione con il Tribunale Internazionale per i crimini di guerra in Ex-Jugoslavia.

L’attuale forma di governo, simile nell’impostazione alla precedente, ma differente nel metodo d’applicazione del potere, è quella di una Repubblica parlamentare semi presidenziale. Ha un’organizzazione molto simile a quella di altri Stati europei; il Presidente della Repubblica – è attualmente in carica dal 2010 Ivo Josipović – è il rappresentante dello Stato e comandante delle forze armate; viene eletto tramite suffragio universale e ha il compito di presiedere il Governo. A sua volta ha la funzione di nominare il Primo Ministro, tenuto a formare il Governo che dovrà poi essere appoggiato dalla maggioranza in Parlamento. Il sistema parlamentare è bicamerale, molto simile a quello italiano.

L’esecutivo della Croazia è oggi rappresentato dal Primo Ministro Zoran Milanović, leader del partito socialdemocratico di Croazia (Socijaldemokratska Partija Hrvatske, SPH). Il pluripartitismo, vietato fino alla fine degli anni ottanta, induce le varie fazioni a formare alleanze per garantire una governabilità più o meno stabile; è il caso per esempio proprio della coalizione di centro sinistra di Milanović, la Coalizione Kukuriku (Kukuriku Koalicija), di cui fanno parte assieme al già citato SPH, il Partito Popolare Croato – Liberal Democratici (Hrvatska narodna stranka - liberalni demokrati, HNS-LD), la Dieta Democratica Istriana (Istarski Demokratski Sabor, IDS) e il Partito Croato dei Pensionati (Hrvatska Stranka Umirovljenika, HSU).

Nonostante la guerra sia un ricordo ancora vivido nella mente dei croati, l’economia del Paese risulta oggi una delle più avanzate nella zona sud orientale dell’Europa. Impostata su un sistema di tipo liberista, si cimenta con buoni risultati in tutti i settori, eccellendo in particolar modo nella produzione industriale; questa rappresenta il 20% del PIL e il 25% dell’occupazione. I settori privilegiati sono il siderurgico, il metallurgico, e, soprattutto, è molto affermata l’industria cantieristica navale sulla costa. I prodotti industriali costituiscono inoltre ben il 95% dell’esportazione internazionale. Anche l’agricoltura e la pesca hanno la loro rilevanza, tant’è che riescono a coprire quasi l’intero fabbisogno nazionale.

Di sostanziale importanza per il sostentamento dell’economia croata rimane, sin dagli ultimi anni del regime comunista, il settore terziario; con 4000 chilometri di costa che si affaccia sull’Adriatico e più di mille isole, la Croazia attira ogni anno, concentrati nel periodo estivo, circa 10 milioni di turisti. Dopo l’isolamento degli anni novanta, grazie alle politiche di centro sinistra si sono rafforzati gli incentivi agli investimenti pubblici volti a intessere relazioni con gli altri Paesi europei. L’aumento costante della produttività e la stabilità della valuta fanno dunque della Croazia un candidato potenzialmente prezioso per l’UE.

Su circa 4 milioni di abitanti il 90% è costituito dalla popolazione croata, il 4% da quella serba e il restante 5% è ripartito tra varie minoranze tra cui quella italiana (0,4%); gli italiani, concentrati prevalentemente in Istria, hanno subito un brusco calo nel corso degli anni, anche a causa delle cosiddette pulizie etniche effettuate dal regime dell’Ex-Jugoslavia, giustificando i massacri con motivi politici: venivano teoricamente perseguitati fascisti, anticomunisti e, più in generale, dissidenti. La stessa sorte toccò a numerosi serbi, decimati durante la guerra dei Balcani dall’esercito croato oppure costretti ad emigrare nei Paesi confinanti.

La concentrazione nelle città è relativamente alta, anche se non paragonabile a quella di grandi nazioni come Francia, Germania o Inghilterra, considerando anche le dimensioni limitate del Paese. La densità media presenta un notevole sbalzo tra le aree costiere e urbanizzate, fittamente popolate, e le regioni montuose interne e la regione della Slavonia. Si calcola che soltanto il 57% della popolazione sia urbanizzato e che il tasso d’aumento sia di appena 0,4% l’anno. La città più popolosa è la capitale, Zagabria ( 780.000 ab.); a seguire, le città costiere più rilevanti sono Rijeka (l’italiana Fiume), Zara, Sebenico, Spalato e Dubrovnik (l’antica Ragusa); nell’interno risaltano Sisak, Varaždin, Osijek e Slavonski Brod.

1. L’autore di questo articolo studia presso il Liceo Da Vinci di Pescara, ed assieme ad alcuni suoi compagni ha collaborato attivamente alla redazione del dossier sull’ingresso della Croazia nell’Unione europea che vi proponiamo su Eurobull.

2. Fonte immagine Flickr

Parole chiave
Tuoi commenti
  • su 30 aprile 2013 a 22:11, di unnepeket In risposta a: Croazia: storia, politica ed economia del ventottesimo membro dell’UE

    Qui vi presento gli aspetti positivi e negativi del paese, che contribuisce a dare un immagine abbastanza neutra, da considerarsi quindi obbiettiva. Permettetemi di aggiungere alcune informazioni al vostro articolo:

    1 - l’indipendenza della Croazia è datata il 25 giugno 1991 e non l’11 giugno 1991.

    2 - La Croazia era una delle 6 repubbliche interne alla federazione Jugoslava di cui la costituzione del 1974 permetteva la separazione chi lo desiderava, con un referendum. Nel 1991 la Croazia ha votato 93% per l’indipendenza. Dunque non si tratta di una secessione. Come prova qui il link di wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Croatian_independence_referendum,_1991

    3 - Il governo che voi qualificate di ‘’estrema destra’’ di Franjo Tudjman era in verità un governo di centro-destra, che si è sempre tenuto a distanza dall’estrema destra, e con il quale non è mai stato coalizzato. Aggiungiamo anche che Franjo Tudjam è stato ufficiale nell’esercito di resistenza durante la seconda guerra mondiale, ben lontano dall’immagine d’estrema destra che voi gli donate. Lui fu, a questo titolo, invitato alla commemorazione del 50esimo anniversario de l’armistizio l’8 maggio 1995 à l’Arco di Trionfo in compagnia di numerosi altri capi di Stato, tra i quali lui è stato lui era il solo ad aver opposto resistenza 50 anni prima.

    4 - Voi dite, cito: «[La corrente di estrema destra] è anche additata come una delle principali responsabili degli atroci crimini di guerra commessi durante la guerra dei Balcani (1991-1995).». Ma io non conosco un crimine di guerra perpetrato dalle forze croate che possa essere comparato a quello che forze serbe hanno perpetrato. Sia che si tratti di Vukovar (1991, la sola città europea interamente distrutta dal 1945, massacro a Ovcara 420 civili feriti più di 1000 dispersi, di cui il volontario francese Jean-Michel Nicollier, 25 anni), a Sebrenica (1995, massacrodi più di 8000 civili), Skabrnja (1991, massacro a l’arma bianca di 86 vittime, di cui 58 civili). Invece, l’operazione Tempesta, condotta dall’armata Croata con l’aiuto degli Stati Uniti nel 1995 durante 5 giorni, ha permesso di salvare l’enclave mussulmana di Bihac (200 000 civili) e di liberare la Croazia e la metà della Bosnia-Erzegovina, aprendo la via agli accordi di pace di Dayton.

    5 - Vi cito ancora: «Un passo avanti nella gestione di questa eredità storica è stato fatto grazie alla recente collaborazione con il Tribunale Internazionale per i crimini di guerra in Ex-Jugoslavia». L’ultimo croato che è stato reclamato dalla TPIY è il generale Ante Gotovina, ritrovato nel 2005 alle Canarie, quindi più di 8 anni fa. Durante i 4 anni di latitanza il generale Gotovina, il processo per far entrare la Croazia nel UE, perché non collaborava pienamente con la TPIY, motivo che è apparso non fondato perché la Croazia non arbitrava il fuggitivo. Questo fuggitivo poi è stato condannato a 24 anni di prigione, poi assolto in appello nel 2012, dopo 7 anni di imprigionamento a la Haye, senza alcun compenso personale o risarcimento ne risarcimento dallo stato Croato che si è visto penalizzato per dei semplici sospetti di aver rallentato il funzionamento del TPIY. A confronto, l’ultimo criminale di guerra serbo a unirsi alla TPIY, Goran Hadzic, è stato catturato nel luglio 2011 in Serbia. Dunque è un po’ forte credere che la Croazia non collabora che recentemente con la TPIY, se confrontata con i suoi vicini.

    6 - L’operazione Tempesta, che voi sfortunatamente non citate, dona la misura del divario che c’è tra le pratiche di guerra serbe e croate: la distruzione di centri di comando nemici è il primo degli obbiettivi militari legittimi. Questa è la dottrina che ha applicato l’arma croata con il successo che sappiamo, e che ha condotto nel 1995 al bombardamento altamente mirato di Knin e dei centri di comandamento serbo che si trovavano , con il 5% di proiettili fuori di un raggio di 200 metri, meno dell’1% fuori di un perimetro di 400 metri, questo è considerato dagli specialisti come rimarcabile precisione, infatti si tratta solo di tiri a lunga gittata, a 25-30km di distanza, al di la delle linee nemiche. La distruzione dei centri di comando e di comunicazione de l’arma serba fu la principale ragione di questa paralisi, della sua chiara sconfitta e della sua ritirata disordinata. E’ anche grazie a questa dottrina che l’operazione militare tempesta è oggi considerata dal mondo intero militare come una delle operazioni che conta meno vite umane perse. Il bilancio dell’operazione Tempesta, che ha ingaggiato più di 100.000 uomini si svolge in più di 13.000 km², è in effetti relativamente modesto: 174 morti, 572 feriti gravi, 528 feriti, 3 prigionieri e 15 dispersi croati. Da parte serba, le perdite variano da 1241 a 1960 morti, di cui 560 a 755 militari. Ricordiamo che i bombardamenti della NATO sulla Serbia nella primavera del 1999, usando mezzi militari più sofisticati e più precisi, hanno fatto più di 5000 vittime di civili, quindi non una sola vittima civile serba è stata identificata come vittima dei bombardamenti croati illegali, vale a dire a obbiettivi deliberatamente non militari.

Tuoi commenti
moderato a priori

Attenzione, il tuo messaggio sarà pubblicato solo dopo essere stato controllato ed approvato.

Chi sei?

Per mostrare qui il tuo avatar, registralo prima su gravatar.com (gratis e indolore). Non dimenticare di fornire il tuo indirizzo email.

Inserisci qui il tuo commento

Questo campo accetta scorciatoie SPIP {{gras}} {italique} -*liste [texte->url] <quote> <code> ed il codice HTML <q> <del> <ins>. Per creare paragrafi lasciare semplicemente delle righe vuote.

Segui i commenti: RSS 2.0 | Atom