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Draghi come Hamilton?

, di Antonio Longo

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  • Membro della Direzione nazionale del Movimento Federalista Europeo, Direttore del Circolo culturale “Altiero Spinelli” - Milano

Il fortissimo intervento di Draghi mostra, a mio avviso, una cosa assai chiara, che solo i ciechi (politicamente parlando) non vedono. Dopo quattro anni di crisi dell’Eurozona la via d’uscita possono tracciarla solo le istituzioni europee. I governi nazionali (Germania e Francia in testa) hanno fallito. Gli esiti dei loro ‘vertici’ (Consiglio europeo) non solo più credibili. Lo sentono i cittadini europei frastornati dalla girandola di miliardi di euro stanziati in questi anni (circa 500 miliardi) per salvare Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, senza esito. Lo testimoniano i mercati ogni giorno decretando la sfiducia nei loro proclami.

Il perché è semplice. In questi quattro anni i governi nazionali (dei Paesi più forti) hanno tentato di uscire dalla crisi senza mettere in gioco il loro potere, cioè fingendo di essere ancora sovrani e giocando ad aiutare i più deboli in cambio di pesanti contropartite.

Operazione inutile. È servita solo ad impoverire i Paesi in difficoltà e a trasferire ingenti capitali dalla periferia al centro dell’Eurozona. E a creare le premesse finanziarie ed economiche di una sua spaccatura (due velocità nell’Eurozona!).

Il discorso di Draghi è importantissimo perché per la prima volta esce allo scoperto l’istituzione più ‘federale’ dell’Unione e dice la cosa decisiva, che non è quella che hanno titolato tutti i giornali («la BCE è pronta a tutto per salvare l’euro»), bensì la seguente: «Gli spread sovrani rientrano nel nostro mandato, nella misura in cui bloccano il funzionamento dei canali di trasmissione della politica monetaria». Che significa: se i tassi reali continuano a crescere malgrado le riduzioni operate dalla BCE allora vuol dire che quest’ultima è privata del principale strumento di politica monetaria a sua disposizione. E di conseguenza la BCE ‘si sente autorizzata’ ad operare a tutto campo («senza tabù») per salvaguardare questa sua funzione istituzionale. E che vuol dire operare senza tabù? Vuol dire tante cose, tra queste anche le più indigeste ai teorici dell’ideologia tedesca: la ripresa senza limiti degli acquisti dei titoli pubblici dei PIIGS, l’attribuzione all’ESM della licenza bancaria per potersi approvvigionare allo sportello della stessa BCE, ecc.

In altri termini Draghi ci sta dicendo che è pronto ad essere ‘the lender of last resort’, come fece la Bank of England poco meno di 200 anni (per salvare il sistema bancario-finanziario inglese), senza mai essere stata autorizzata da alcuna legge, ordinaria o costituzionale.

Draghi come Hamilton?

È certamente il momento di una ‘sana’ rottura istituzionale, creativa di un nuovo potere federale ‘de facto’, operata dall’istituzione più federale dell’Unione. È quanto si attendono i cittadini, stanchi di questi governi nazionali, inadeguati ed arroganti. È quanto auspicano i mercati. È quanto teme la speculazione.

Da questo fatto può emergere finalmente anche un insegnamento per i federalisti. I governi nazionali non sono stati in questi anni un centro propulsivo per il rilancio europeo (semmai sono stati un ostacolo). È l’ora che il Parlamento e la Commissione facciano la loro parte, presentando proposte avanzate e sfidando i governi nazionali. È solo da questa dialettica tra istituzioni europee e governi nazionali che può nascere il potere federale di fare l’Europa. I federalisti, se vogliono avere un ruolo in questo momento, devono schierarsi dalla parte delle istituzioni europee per chieder loro di fare come la BCE, cioè di trasformarsi in vere istituzioni federali, prima ‘de facto’, poi ‘de jure’.

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P.S.

Fonte immagine: Flickr.com

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