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Jacopo Barbati

Segretario della GFE Pescara, membro del Comitato Federale della JEF Europe
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Questo, soprattutto grazie alla sua classe politica, la quale ha dimostrato un concreto impegno in tal senso: basti ricordare che la Slovenia è stata la terza nazione, dopo Lituania e Ungheria, a ratificare il Trattato di Costituzione europea, il primo febbraio 2005; la prima tra quelle di recente ingresso a entrare nell’Area Schengen (2007) e a ottenere le condizioni necessarie all’adozione dell’Euro come valuta (la moneta unica è stata introdotta dal Governo di Lubiana il primo gennaio 2007).
Ancora: una delle prime, sempre tra quelle di recente ingresso, per incremento del PIL (+ 1,53% nel 2003) e per utilizzo dei fondi comunitari - fu il Primo Ministro Janez Janša, da sempre molto sensibile a queste tematiche, a proporre una serie di emendamenti al proprio Parlamento per facilitare l’utilizzo di tali fondi e, a rivedere, con la collabo-razione dello sloveno Janez Potočnik - Commissario per la Scienza e la Ricerca - i metodi di approccio agli obiettivi concordati con la Convenzione di Lisbona, al fine di poter ottenere maggiori risultati.
la Slovenia avrà soprattutto il ruolo di modello per i Paesi balcanici
Inoltre, sono state introdotte nuove misure economiche - di stampo neo-liberale - che, secondo il Ministro dell’Economia Andrej Vizjak, porteranno a un nuovo ambiente fiscale, a una riforma del mercato del lavoro e a un incremento della competitività entro il 2010. Il tutto condito da un investimento relativamente alto nel campo della ricerca e dello sviluppo.
Un modello per i Balcani
Perciò, in vista del turno di presidenza, la Slovenia avrà soprattutto il ruolo di modello per i Paesi balcanici che ambiscono a diventare membri dell’Unione europea (due di essi, Croazia e Macedonia, possiedono lo status di candidati ufficiali per l’entrata nell’Unione, senza dimenticare il Mon-tenegro che, dopo la recente indipendenza, sta iniziando a muoversi in campo europeo), o che vogliono prepararsi per essere pronti a presentare la richiesta.
Sappiamo che la situazione nei Balcani è tuttora molto complessa; la stessa Slovenia e la Croazia hanno recentemente avuto delle divergenze per questioni di confine. Ma, a oltre 10 anni dalla fine della guerra, i tempi sono maturi per considerare Croazia, Bosnia-Herzegovina, Serbia, Macedonia, Montenegro (attendo sviluppi sulla situazione del Kosovo) una potenziale risorsa per l’Europa.
E se si seguirà veramente l’ottimo e già collaudato modello della più nordica delle nazioni balcaniche, investendo quindi sulla ricerca e apportando leggere modifiche ai sistemi socio-economici per adattarsi meglio alle situazioni comunitarie, i Balcani potranno rivestire un ruolo importante per l’Europa che verrà.
I timori iniziali dei cittadini
Nonostante questa positiva situazione, i cittadini sloveni hanno mostrato più di una perplessità, soprattutto nel periodo di entrata nell’Unione: si temeva, infatti, che l’apertura delle frontiere conseguente all’ingresso nella UE-25 avrebbe causato un maggiore afflusso di lavoratori dall’Est disposti a fornire prestazioni lavorative per salari minori rispetto agli standard sloveni.
i Balcani potranno rivestire un ruolo importante per l’Europa che verrà
Questo non si è verificato. Infatti, al termine del 2004, i lavoratori stranieri (ma provenienti da un Paese membro) in Slovenia erano appena 1.616 - su una popolazione complessiva di oltre 2.000.000 di abitanti - , di cui ben 1.070 slovacchi.
Alcuni sondaggi condotti nel 2005, però, hanno rivelato una particolare sfiducia nei confronti dell’ingresso nell’UE: il 60% degli intervistati dichiarò in quell’occasione che non ravvisava cambiamenti nella qualità della vita, dopo l’ingresso; il 7% pensava che la vita fosse migliorata ma il 33% riteneva fosse peggiorata.
Sempre nel 2005, a un anno circa quindi dal momento dell’entrata, la percentuale di popolazione che si dichiarava favorevole all’ingresso nell’UE era del 52%: non moltissimo, ma decisamente più del 40 % dell’anno precedente.
Questo aumento nelle percentuali testimonia la presa di coscienza, anche da parte della popolazione, dei vantaggi che l’adesione all’Unione può portare alla Slovenia e del ruolo sempre crescente che essa sta assumendo sul panorama europeo, costituendo di fatto il motore trainante della penisola balcanica.
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