Pagina principale > Commenti > Il volto della democrazia europea

Il volto della democrazia europea

, di Federica Martiny

Tutte le versioni di questo articolo: [English] [italiano]

Commento all’articolo Democrazia diretta? No: democrazia europea

autori

  • Membro della Direzione nazionale della Gioventù Federalista Europea

Parole chiave

Quale sia il volto della democrazia è una domanda incredibilmente difficile. In tanti nella storia hanno pensato di saperlo bene, di vedere quel volto davanti a sé, di saperlo riconoscere in mezzo a molti altri. Eppure i tratti erano sempre diversi. C’è chi ha visto un volto demoniaco, chi un ghigno maligno dietro una maschera, chi un volto severo, chi un volto animato dalla passione, chi un volto giusto. In realtà la democrazia si è presentata a noi sempre con un volto diverso, a seconda del tempo e a seconda dei luoghi. Nell’Atene del V secolo la democrazia alle sue prime luci era una democrazia assembleare, che viveva del dibattito e della deliberazione dei cittadini liberi nell’Assemblea. La cosiddetta democrazia dei moderni, invece, è una democrazia rappresentativa, parlamentare, liberale: è la democrazia degli Stati nazionali.

Se lo Stato federale europeo è inteso come il superamento della divisione del continente in Stati nazionali sovrani, esso difficilmente potrà vivere della democrazia è nata insieme a quegli stessi Stati nazionali e li ha resi forti: il vecchio continente, probabilmente, ha bisogno di una democrazia nuova. Del resto, già alcuni anni fa Zygmunt Bauman ha scritto che “la democrazia globale sarà diversa da quella attuale e dal modello parlamentare, perché se tutte le forme di democrazia inventate nei tempi moderni sono state pensate, modellate e poi ridefinite per lo Stato-nazione, una democrazia di livello globale, che tenga conto di un mondo così variegato – differente in ogni suo aspetto, per modi di pensare, vedere, vivere, credere e sperare – dovrà essere differente dalla forma di democrazia che conosciamo”. Probabilmente questo prima di valere per la democrazia globale, vale anche per la democrazia europea.

Le democrazie degli Stati nazionali in Europa stanno vivendo un momento di crisi senza precedenti: incapaci di trovare da sole una risposta alla crisi economica sono minate da nazionalismi e da ripieghi xenofobi. In quasi tutti i Paesi europei, i sistemi politici si trovano ad affrontare disillusioni di ogni tipo e crisi di legittimità, l’astensionismo elettorale è elevatissimo, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni nazionali e nei loro rappresentanti è minima e lascia spazio all’emergere di populismi o razzismi. Di fronte a questa fotografia, forse non basta pensare che il problema si possa risolvere semplicemente riproponendo la democrazia nazionale a livello europeo. Certamente, quando i partiti europei saranno votati sulla base di programmi realmente europei che saranno poi attuati da un governo federale, ci troveremo in una situazione democraticamente molto migliore di quella attuale, che vede il costante imperare del metodo intergovernativo. Ma la sempre più pressante richiesta di discussione pubblica e di partecipazione politica non sarà davvero soddisfatta.

Possiamo continuare a pensare che il livello culturale del cittadino medio sia troppo basso per giustificare il fatto che il potere si riproponga nelle mani di una minoranza selezionata, o, riflettendo sul fatto che questa tesi sia sempre stata avanzata per perpetrare le dinamiche del potere esistente, possiamo provare ad immaginare una democrazia europea diversa. Una democrazia che sia davvero partecipativa, davvero inclusiva, davvero capace di ascoltare tante voci e tanti punti di vista, una democrazia, poi, più e meglio controllata.

L’Europa oggi ha un disperato bisogno di democrazia. Il primo indispensabile passo deve essere quello di un progetto di revisione dei Trattati europei, prima delle elezioni del Parlamento Europeo del 2014, per definire una nuova architettura delle istituzioni europee che preveda il rafforzamento dell’unità politica in senso federale a partire dai paesi dell’Eurozona e la convocazione di un’Assemblea costituente con il compito di elaborare una Costituzione. Ma se questo avverrà, non potremo fermarci lì.

Ti è piaciuto questo articolo?

P.S.

Leggi anche il terzo articolo sul tema: Democrazia diretta, democrazia europea e nuove tecnologie->http://www.eurobull.it/5290]

Fonte immagine Flickr

Rispondere all'articolo

moderato a priori

Attenzione, il tuo messaggio sarà pubblicato solo dopo essere stato controllato ed approvato.

Chi sei?

Per mostrare qui il tuo avatar, registralo prima su gravatar.com (gratis e indolore). Non dimenticare di fornire il tuo indirizzo email.

Inserisci qui il tuo commento
  • Questo form accetta scorciatoie SPIP [->url] {{gras}} {italique} <quote> <code> et le code HTML <q> <del> <ins>. Per creare i paragrafi, lascia delle linee vuote.

Suivre les commentaires : RSS 2.0 | Atom