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It’s Federalism, Stupid!

, di Francesco Nicoli

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Talvolta il vino buono si conserva in botti piccole. E sebbene lo Stato di cui è presidente, l’Estonia, non sia esattamente il più ampio e popolato dell’Unione Europea, Toomas Ilves ha un portamento eccezionale. Alto, un inglese perfetto, un vivacissimo senso dell’ironia – capacissimo di tenere la scena e ipnotizzare il suo pubblico, indifferentemente dalla nazionalità, dalla lingua o dalle idee politiche. Un vero animale politico, insomma. Invitato dallo European Policy Centre (EPC) a tenere un discorso sul futuro dell’Unione Europea, non solo non delude, ma entusiasma, diverte e lascia a tutti il senso di una serata spesa bene.

L’introduzione è d’accademia: qualche dato sul successo dell’Estonia nell’uscire dalla crisi, un paio di battute sull’enlargement dell’UE. Il bello però viene dopo: in un crescendo retorico, il presidente inizia a spiegare i limiti dell’Unione: mancanza di governance economica, mancanza di democrazia, e populismo antieuropeo. Discorso intelligente e sapientemente costruito, come quando, al cuore della narrazione, lascia un’audience già fremente per un attimo interdetta: la democrazia nell’UE è essenziale, afferma, ma non voglio sentire parlare di elezione diretta del presidente della Commissione.

Lunga sospensione, attesa nel pubblico. «nemmeno gli USA, d’altra parte, hanno l’elezione diretta: dobbiamo avere il coraggio di pronunciare la F-Word, di chiedere l’elezione federale del presidente della Commissione». L’elezione diretta renderebbe ininfluenti gli stati minori - mentre un’elezione confederale, renderebbe ininfluenti i maggiori. Solo un sistema davvero federale, basato su grandi elettori, obbligherebbe il Candidato Presidente ad andare a vincere il consenso della maggioranza della popolazione, ma in ciascuno Stato, non solo quella dei più popolosi.

Un sistema federale a tutti gli effetti, insomma. Che Ilves immagina basato su due camere. Una camera bassa proporzionale (perfino più proporzionale dell’attuale Parlamento europeo). E una camera alta rappresentativa degli stati, sul modello del senato americano. Un sistema federale completato da nuove competenze: l’altro grande focus del discorso di Ilves, infatti, è l’integrazione della difesa. Che per il presidente dello stato Baltico, è una priorità assoluta: sia il processo di integrazione economica, che la crisi finanziaria, che la crescita delle potenze asiatiche con il conseguente disengagement degli Stati Uniti in Europa, fanno dell’integrazione della difesa una priorità assoluta. Per ragioni politiche, strategiche, e perfino economiche - le economie di scala sarebbero importanti.

La parte conclusiva del discorso ritorna sul tema delle istituzioni. "Clinton ripeteva continuamente ’it’s the economy, stupid’. Per l’Europa è giunto il tempo di inserire, in quella frase, the F-Word”.

Un gran discorso, alla fine. Appassionato, ironico. Apparentemente spontaneo, ma in realtà retoricamente raffinato e decisamente convincente. Gli interventi del pubblico, solitamente davvero esigente, sono calorosi e consensuali.

L’evento, alla fine, sarà un successo. Molti applausi sinceri e un divertimento vero all’ironia (mai volgare, mai casuale) di un federalista senza dubbio brillante. Ottimo lavoro, Mr. Ilves: peccato solo che sia contro l’elezione diretta del Presidente dell’Europa Unita, perché avrebbe davvero buone chances.

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P.S.

1. Fonte dell’immagine Flickr

2. Una prima versione di questo articolo è precedentemente apparsa sul Blog - PARMAEUROPA - il Blog della GFE Ducale

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