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L’Italia europea è già cominciata

, di Antonio Longo

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  • Membro della Direzione nazionale del Movimento Federalista Europeo, Direttore del Circolo culturale “Altiero Spinelli” - Milano

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Quando dicemmo che dalla crisi italiana si poteva uscire solo con un governo d’emergenza, guidato da una personalità di profilo europeo, non fu per caso. Quando dicemmo che la crisi italiana era profondamente intrecciata con la crisi europea del debito (un tempo) sovrano e che le misure che un governo d’emergenza avrebbe dovuto prendere dovevano necessariamente stare in un quadro europeo di fuoriuscita dalla crisi, non fu per caso. Quando dicemmo che il nuovo governo d’emergenza avrebbe ricondotto l’Italia in Europa, restituendo al Paese un ruolo nel processo europeo, non fu per caso.

Grazie al pensiero federalista sappiamo che l’Italia non si salva se non si salva l’Europa, per la semplice ragione che un’Italia migliore non è nemmeno immaginabile nel quadro di un’Europa disgregata. E sappiamo anche che l’Europa non può salvarsi se l’Italia affonda, perché, con il suo peso economico trascinerebbe l’Europa nel baratro e con il suo peso politico e storico renderebbe il progetto europeo privo di significato. E lo stesso vale per Francia e Germania.

L’importanza del governo d’emergenza sta nel fatto che chiude definitivamente la fase storica di una politica concepita e vissuta come nazionale ‘in forma esclusiva’, per proiettare la dinamica nazionale della politica nel quadro europeo.

E’ una svolta rivoluzionaria, della quale chi ragiona in termini puramente nazionali non si rende conto perché continua a valutare la politica (anche quella europea) con il metro nazionale. Eppure i fatti sono lì a dimostrarlo. Tutto il programma d’azione del governo Monti è costruito sulla base dell’assunto che l’Italia deve risanare le proprie finanze, la propria amministrazione, persino il proprio modo di ‘far politica’ se vuole esser considerata un paese ‘europeo’, condizione necessaria per avere un avere un ruolo nel processo di unificazione.

Il cambiamento dello ‘stile politico’ del governo Monti è impressionante ed è la base per la credibilità delle misure di governo: la sobrietà della parola e la concretezza dei fatti, il dire solo ciò che si può poi mantenere, l’idea di una politica come svolgimento di un progetto finalizzato ad un obiettivo chiaramente esplicitato, del quale il cittadino può vedere e valutarne i vari passaggi. E’ la fine di quel vociare e gridare continuo attorno alle fumisterie di una politica fatta di schieramenti, di delegittimazioni, di insulti e di vacuità, cui per troppo tempo siamo stati abituati e diseducati.

E’ la politica che torna finalmente ai problemi reali e, quindi, al primo che oggi tutti li sovrasta: la questione europea. Con il governo Monti la politica in Italia non sarà più solo italiana ma anche europea. Quando dice che il risanamento va fatto non perché ce lo chiede l’Europa, ma perché siamo noi che lo vogliamo e lo dobbiamo fare se vogliamo rimanere l’Europa, dice che l’Europa siamo noi. Quando dice che il costo della politica non è tanto quello degli apparati amministrativi, quanto quello di una politica che ha avuto finora la ‘vista corta’, che non andava oltre l’orizzonte della più vicina tornata elettorale, dice che la politica, per non essere costosa, deve ora avere la ‘vista lunga’, guardare alle prossime generazioni, quindi di occuparsi del futuro dell’Europa.

L’Italia europea comincia, dunque, con il governo Monti. Ciò rende la battaglia federalista più facile e più impegnativa ad un tempo. Più facile perché abbiamo ora un governo certamente ‘europeista’, con il quale è possibile dialogare ed al quale è possibile chiedere che l’Italia, ritornata credibile, svolga un ruolo d’iniziativa per rilanciare il processo di unificazione. Più impegnativa perché non basterà più rifugiarsi dietro parole d’ordine di carattere generale (la federazione europea), ma occorrerà prospettare gli obiettivi specifici che si renderanno necessari per l’avanzamento del processo verso quell’obiettivo: gli elementi per tamponare la crisi finanziaria prima e per costruire l’unione fiscale poi, le cooperazioni rafforzate per la difesa e l’energia, le riforme istituzionali per definire il ‘governo europeo’, ecc.

Da qui al 2014 si apre una stagione di lotta per costituzionalizzare il processo di formazione del governo europeo dell’economia. E l’Italia europea deve essere in prima linea su questo fronte. Sta anche a noi che ciò avvenga.

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P.S.

Fonte immagine: Flickr

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