La Commissione approva l’ingresso della Lettonia nell’Eurozona

, di Jacopo Barbati

La Commissione approva l'ingresso della Lettonia nell'Eurozona

La Repubblica baltica sarà il diciottesimo Paese ad adottare la Moneta Unica, che circolerà nella terra di Lāčplēsis dal primo gennaio del 2014. Nonostante il parere contrario della maggioranza dei cittadini, che associa l’Euro alla crisi economica, il Governo guidato da Valdis Dombrovskis è andato dritto per la strada che porta all’Eurozona.

Via libera

Il 5 giugno del 2013 la Commissione europea ha dato parere favorevole all’ingresso della Lettonia come diciottesimo Paese dell’Eurozona, in risposta ai parametri economici che vedono la nazione baltica come una tra le migliori del Vecchio continente, economicamente parlando, a seguito della crisi economica iniziata nel 2008. Limitandosi ai criteri di convergenza richiesti:
- il tasso di cambio è stabile. L’attuale valuta lettone, il Lats (LVL), è entrata nel secondo Accordo Europeo di Cambio (AEC II) nel 2005, con una parità centrale di 1 € = 0,702804 LVL (un inedito: è la prima volta che l’Euro va a sostituire una valuta con tasso di cambio inferiore a 1) e una banda di oscillazione del 15%;
- l’inflazione, negli ultimi dodici mesi, si è attestata a un valore medio dell’1,3%, a fronte del 2,7% previsto dai Trattati;
- il rapporto deficit/PIL è sceso nel 2012 all’1,2% (previsione confermata per il 2013) a fronte dell’8,1% fatto segnare nel 2010.

Inoltre, il PIL lettone è cresciuto del 5,8% nel 2012 (con un +3,8% stimato per il 2013), il rapporto debito/PIL per il 2013 è stimato al 44,4% e da aprile 2012 ad aprile 2013 il tasso di interesse medio a lungo termine è stato pari al 3,8%. Insomma, tutte le carte paiono essere più che in regola. Manca ancora l’approvazione da parte del Parlamento europeo, ma dovrebbe essere una formalità.

Risultato perseguito

In realtà, la storia tra la Lettonia e l’Euro (Eiro, in lettone) è cominciata molto tempo prima. Dopo l’ingresso nell’UE avvenuto nel 2004, sulle rive del Daugava c’era l’ambizione di entrare nell’Eurozona già a partire dal 2008, ma problemi tecnici – e la sopraggiunta crisi economica – rimandarono il piano prima al 2012, poi al 2013. Con l’elezione di Andris Bērziņš alla Presidenza della Repubblica nel 2011, il progetto è stato rinnovato e reso realistico (il Presidente mise l’ingresso nell’Eurozona nel 2014 tra le sue priorità), grazie anche alla tenacia del Primo Ministro Valdis Dombrovskis e del Ministro delle Finanze Andris Vilks, che hanno sempre difeso la validità dell’idea nonostante i sondaggi avessero rivelato che gran parte dei cittadini fossero contrari all’adozione dell’Euro.

L’opposizione ha sempre invocato un referendum, ma le possibilità che questo si svolga sono veramente basse. La caparbietà di Dombrovskis, che crede che l’adozione dell’Euro sia un’opportunità per la Lettonia per avere una moneta stabile e far parte del nucleo “più veloce” dell’Europa “a due velocità”, è dimostrata dal rischio presosi in Saeima, il Parlamento lettone: la proposta pro-Euro è passata con 52 voti a favore su 100 seggi totali (la coalizione di governo guidata da Dombrovskis, comprendente oltre al suo partito, Vienotība, anche la Reformu partija e la Nacionālā apvienība “Visu Latvijai!” – “Tēvzemei un Brīvībai / LNNK” controlla appena 56 seggi).

La coppia Bērziņš-Dombrovskis è assolutamente convinta, a ragione, del fatto che la crisi economica non è assolutamente imputabile all’Euro in quanto tale, anche perché la stessa Lettonia ha patito la crisi quando a circolare era il Lats e ha avuto il coraggio di imporre questa scelta “dall’alto”, guadagnandosi anche il plauso di Olli Rehn, che saluta il nuovo ingresso come un attestato di rinnovata fiducia nei confronti dell’Eurozona. Che sia d’esempio anche a Polonia e Repubblica Ceca, da tempo sul punto di formalizzare l’adozione della moneta unica ma frenate dalle difficoltà economiche?

Deve essere chiaro, infatti, che non si può andare avanti per molto con una valuta senza Governo: l’Europa “più veloce” deve necessariamente diventare una Federazione.

Fonte dell’immagine: Flickr

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