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La Missione Imprenditoriale Italiana in Cina

La sfida di ridefinire il ruolo dell’Europa

, di Pietro De Matteis

12-18 Settembre 2006 – Una folta delegazione di imprenditori italiani guidata dal presidente del consiglio Romano Prodi e dal presidente di Confindustria Montezemolo iniziava la Missione Imprenditoriale Italiana in Cina in quello che è stato inaugurato come l’anno dell’Italia in Cina.

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La prima città ad essere visitata è stata Nanchino, con l’apertura del “Forum Economico Italia-Jiangsu 2006”, successivamente la delegazione imprenditoriale si è trasferita a Canton per l’inaugurazione della “Fiera Internazionale delle PMI”, quindi ha raggiunto le città di Shanghai per gli incontri in vista del World Expo 2010, quindi Tianjing, Shou Hai, ancora Canton ed infine Pechino per gli ultimi incontri istituzionali.

La strategia italiana nel commercio con la Cina vede nell’Italia un partner speciale in Europa. L’Italia viene vista come “Ponte amico verso l’Europa”, sostiene il presidente del consiglio, sottolineando l’importanza per l’economia italiana di non perdere l’occasione di rafforzare i rapporti commerciali con la Cina ed in particolare con la regione del Jingshang, Guandong e le altre regioni toccate durante la missione imprenditoriale. Nuovo è anche l’approccio perseguito dall’Italia verso la Cina: come sostiene il professore, più efficace è una strategia diretta a specifiche regioni piuttosto che dispersa su un intero semi-continente come quello cinese.

La visita di questa delegazione Italiana, accolta con gran calore dai rappresentanti del Partito Comunista Cinese e dalla comunità d’affari cinese, è la prima nel suo genere per rilevanza politica sebbene segua altre esperienze simili portate avanti da altri paesi europei: è infatti la prima volta che un Presidente del Consiglio italiano prende parte ad una visita ufficiale.

Sicuramente la promozione del Sistema Italia è importante, anche se è tuttavia chiaro che, date le dimensioni del partner asiatico, questo progetto debba rientrare nel quadro di una strategia Euro-Cinese. È infatti evidente che l’Italia da sola non può né competere né trattare su un piano di parità con la Cina, ma può solo affiancarsi ad alcune delle sue regioni (la popolazione totale della Cina sfiora il miliardo e trecento milioni di persone).

Da Europei non possiamo che sottolineare come sarebbe importante una delegazione di imprese Europee guidate dalla Commissione Europea e dal suo Presidente per promuovere l’Europa ed i suoi prodotti, come modello nella relazioni commerciali con paesi terzi e specialmente con i nuovi grandi attori.

Tra i punti chiave della missione, a parte gli incontri d’affari, vi è sicuramente l’aspetto culturale che tende ad avvicinare gli studenti italiani e quelli cinesi. A seguito dell’inaugurazione del campus Sino-Italiano e dei programmi di scambio tra alcune università italiane e cinesi, il Professore, nella sua lectio magistralis presso l’università Tongji a Shanghai, ha fatto notare come l’Europa si trovi oggi nella situazione in cui versava l’Italia nel Rinascimento: se non riuscirà a essere unita per cogliere le occasioni che le si offrono, finirà per uscire dallo scacchiere internazionale, proprio come successe al Bel Paese.

Ancora una volta ci troviamo dunque di fronte alla sfida del ridefinire il ruolo dell’Europa, e quindi anche dell’Italia, nel commercio mondiale e nelle relazioni politiche con i nuovi grandi attori. Dalla mia esperienza in Cina, lavorando per una multinazionale Inglese a Shanghai, mi sono reso conto che questa sfida è molto più pressante di quanto possa apparire dall’Europa. I prodotti cinesi non solo sono evidentemente meno costosi, ma stanno raggiungendo gli standard europei di qualità. Vi è un continuo flusso di investimenti verso la Cina, e non si tratta soltanto di trasferimenti di natura monetaria, ma anche di know-how, che porterà presto i prodotti cinesi ad un salto di qualità tecnologico che rischia di marginalizzare i concorrenti europei.

Il protezionismo non è più una soluzione perseguibile, tanto più che minori costi di produzione avvantaggiano tutti i consumatori; la grande sfida per l’Europa è dunque puntare sulla qualità, sul valore aggiunto dei prodotti europei attraverso l’innovazione tecnologica, sull’attenzione per l’ambiente e per la qualità della vita ed aiutare le imprese europee ad entrare nelle produzioni cinesi tramite accordi di partnership e collaborazioni, aiutando così anche il nuovo colosso dell’economia mondiale a procedere verso uno sviluppo più sostenibile.

Shanghai, 28 Settembre 2006

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