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AMBIENTE/Consiglio europeo

Le scelte europee contro il riscaldamento climatico

Il commiato di Chirac tra mete ambiziose e energie rinnovabili

, di Traduzione di Matteo Minchio, Arnaud Favry

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I dirigenti dei 27 paesi dell’Unione Europea si sono riuniti venerdì 9 marzo e, desiderosi di restare «l’avanguardia ambientale», si sono trovati d’accordo su una serie di obiettivi per lottare contro il riscaldamento del pianeta. La priorità è data alle energie rinnovabili.

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La fine di una Presidenza lunga 12 anni

Questo vertice sarà l’ultimo di Jacques Chirac, Presidente della Repubblica Francese dal 1995, che non correrà per un terzo mandato. Dopo 12 anni di Presidenza, ha colto in questa occasione la possibilità di fare il suo mea culpa, soprattutto in relazione alla bocciatura nel referendum del Trattato Costituzionale Europeo, che resta uno delle più grandi sconfitte della sua presidenza. Egli ha difeso ugualmente la sua azione come in una sorta di testamento europeo.

«Mi scuso di non aver fatto, forse, tutto quello si sarebbe dovuto fare per evitare quella che è stata una brutta cosa per l’Europa e per la Francia», ha detto Chirac in seguito a una conferenza stampa sui temi del Consiglio Europeo. «Abbiamo fallito il referendum e, per dire la verità, io stesso sono stato un pò sorpreso, cosa che prova che, alla fine la demagogia ha dei vantaggi», ha affermato il presidente francese accusando i partigiani del «NO» che hanno prospettato un «piano B».

Il presidente francese ha in ogni modo ammesso di aver rimproverato «forse in modo eccessivo», ai paesi dell’Est, nuovi entrati nell’UE, il loro allineamento a Washington sulla guerra in Iraq. Ma Jacques Chirac ha, parallelamente, giustificato la sua azione per fare entrare l’Europa - «una formidabile avventura»- nei cuori e nelle menti dei francesi. Ha in particolare citato il suo sostegno all’Euro nel 1992, quando la gran parte della destra si opponeva alla moneta unica, le sue iniziative per rinforzare l’Europa della difesa, in special modo con i Britannici, e la battaglia che ha «sempre condotto» per l’ecologia.

Per Barroso è un accordo «storico»

Durante il Consiglio, i 27 si sono impegnati a «ridurre le emissioni di gas serra almeno del 20% da qui al 2020 rispetto il 1990». Gli stati membri hanno faticato a trovare un compromesso sulla quota obbligatoria del 20% per le energie rinnovabili (eolico, idroelettrico, geotermico, solare o biomassa) consumate da qui al 2020, che obbligherà a investire in nuove risorse di energia spesso costose in piena evoluzione tecnologica.

In seno alle energie rinnovabili, i 27 hanno anche deciso di imporsi dei sotto- obiettivi obbligatori per portare la quota di biocarburanti al 10% da qui al 2020. Nel quadro del loro piano d’azione complessivo, i 27 si augurano anche di economizzare il 20% del consumo totale di energia da qui al 2020. Essi invitano concretamente la Commissione a fare delle proposte sull’illuminazione degli uffici e delle strade, così come sulle lampadine o sul resto dell’illuminazione privata.

Una decisione che segue la linea iniziata dalla Commissione Europea Un documento pubblico della Commissione apparso all’inizio di gennaio definisce direttrici di lavoro per l’Unione Europea in termini di politica energetica:
- La durata: essendo l’energia responsabile dell’80% di tutte le emissioni di gas serra nell’Unione, la Commissione si fissa l’obiettivo di ridurre almeno del 20% le emissioni di gas serra da qui al 2020 in rapporto al 1990.
- La sicurezza d’approvvigionamento: le interruzioni dell’approvvigionamento delle materie prime hanno conseguenze talvolta politica o economiche. La Commissione pone il problema nelle sue priorità, benché non disponga che di deboli strumenti di azione.
- La competitività: la competitività non é direttamente legata ai problemi energetici. La Commissione afferma che « con un buon quadro politico e legislativo, il mercato interno dell’energia favorirebbe un prezzo dell’energia equo e concorrenziale, la realizzazione di economie energetiche e la realizzazione di importanti investimenti».

Così, gli obiettivi fissati dal Consiglio Europeo sono in accordo con le proposte della Commissione: una politica energetica precisa e vincolante dovrebbe permettere di raggiungere l’obiettivo della riduzione delle emissioni inquinanti di gas serra almeno del 20% da qui al 2020 in relazione al 1990. Il compromesso adottato fa menzione esplicita del contributo dell’energia nucleare alla riduzione del gas serra, una richiesta pressante della Francia, sostenuta dalla Finlandia, la Romania, la Bulgaria, la Slovenia, la Slovacchia e la Repubblica Ceca. In seno alle energie rinnovabili, i 27 hanno inoltre deciso di imporsi dei sotto obiettivi obbligatori che mirano ad aumentare la quota di biocarburanti nel consumo totale dei carburanti del 10% da qui al 2020.

I limiti dell’Europa intergovernativa

Ogni paese membro dovrà quindi fissare degli obiettivi nazionali, e la discussione promette di essere perlomeno difficile. Il presidente della Commissione Europea farà le prime proposte in questo senso nel «terzo trimestre» 2007. Barroso sottolinea che si consulterà dovutamente con gli stati membri.

La necessità del compromesso, necessario in ragione della struttura intergovernativa del Consiglio Europeo, che richiede il voto all’unanimità o una larga maggioranza in funzione dei temi affrontati, non permette di agire efficacemente e rapidamente. Ancora una volta, gli interessi nazionali impediscono di ottenere rapidamente un piano d’azione ambizioso.

L’ambizione generale dell’Unione Europea nella lotta contro il cambiamento climatico

Possiamo essere fieri, come cittadini dell’Unione Europea, di constatare che in materia ambientale, nessuno si era posto obiettivi così elevati. Anche se non hanno ancora rispettato gli impegni del Protocollo di Kyoto, i 27 si sono imposti degli obiettivi molto vincolanti. Secondo Angela Merkel, cancelliere presidente del Consiglio Europeo per il primo semestre 2007, «è importante che le energie rinnovabili siano veramente rinnovabili e nient’altro, che si abbia veramente una spinta tecnologica e l’innovazione sia resa possibile in Europa. Ma evidentemente, bisogna partire dalle particolarità di ciascuno stato membro. Le tradizioni nazionali sono differenti, bisogna vedere quali sono le situazioni degli uni e degli altri».

Le materie energetica e ambientale sono dei problemi che non si risolvono evidentemente a livello nazionale. La cooperazione e la sopranazionalità devono prevalere per risolvere questo problema. L’Europa può essere orgogliosa di essere una pioniera. Perché non allargare questa prontezza ad altre materie?

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P.S.

Fonte immagine: Commissione europea

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