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Parlamentari europei dell’Eurozona: svegliatevi!

, di Franco Spoltore

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Nell’ultimo numero de La Lettera europea (Luglio 2012, n. 59), si sottolineava come: “non basta più semplicemente denunciare gli evidenti limiti del metodo intergovernativo nel governo dell’Unione europea e dell’Eurozona. Occorre affrontare e sciogliere, da un lato, le resistenze che ancora sussistono nell’Eurozona all’ipotesi del trasferimento di sovranità dagli Stati all’Europa, e dall’altro la contraddizione istituzionale che complica tuttora la possibilità di risolvere la questione della legittimità democratica delle decisioni europee (e quindi di riconciliare definitivamente i cittadini con il quadro europeo da cui dipendono il loro futuro ed il loro benessere).

Si tratta del fatto che la composizione e il metodo di lavoro del Parlamento europeo e della Commissione europea, che, nella prospettiva di un assetto federale dell’Eurozona, devono potersi trasformare nelle istituzioni che rappresentano gli interessi dei cittadini di quest’area, oggi prevedono la presenza anche dei paesi che né intendono partecipare all’Unione monetaria, né prendono in considerazione l’ipotesi di essere associati a qualsiasi trasferimento di sovranità”.

Il 17 luglio 2012 un autorevole membro della BCE, Joerg Asmussen, ha dichiarato: “Il Meccanismo europeo di stabilità è per definizione una fiscal authority, in quanto usa i soldi dei contribuenti”, aggiungendo che una simile autorità dovrebbe essere sottoposta al controllo del Parlamento europeo – o a quella parte di esso che rappresenti solo i paesi dell’eurozona”. E’ un buon inizio. Soprattutto quando si considera che anche altri, come l’ex Cancelliere tedesco Gerard Schroder hanno incominciato ad esprimere simili opinioni.

Intanto dai parlamentari europei, ed in particolare da quelli eletti nei paesi dell’eurozona, tutto tace. Come pensano di risolvere il problema della legittimità democratica su questioni fiscali, di bilancio ed economiche che riguardano 17 paesi su 27? Dovrebbero perlomeno ricordare quanto hanno discusso e approvato in passato, come nel 1994, quando hanno adottato il rapporto Herman ( Resolution on the Constitution of the European Union , 10 February 1994), in cui si prevedeva:

Articolo 46: norme finali

Gli Stati Membri che vogliono, possono adottare tra loro norme che consentano loro di avanzare più velocemente verso l’integrazione europea, a patto che questo processo rimanga aperto a qualsiasi Stato Membro che vorrà unirsi a loro e che queste norme siano compatibili con gli obiettivi dell’Unione ed i principi della Costituzione. In particolare, per quanto riguarda le questioni relative ai Titoli V e VI del Trattato sull’Unione europea, essi possono adottare norme vincolanti solo per loro. I Membri del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione degli altri Stati membri si asterranno durante le discussioni ed i voti sulle decisioni adottate sulla base di queste norme (corsivo mio).

Articolo 47: entrata in vigore

La costituzione sarà considerata adottata ed entrerà in vigore quando sarà stata ratificata da una maggioranza di Stati membri che rappresenti i quattro-quinti della popolazione totale (l’art. 82 del Trattato Spinelli sull’Unione europea del 1984 aveva previsto una maggioranza di due-terzi, n. d. r.). Gli Stati membri che non saranno stati in grado di depositare gli strumenti di ratifica entro i limiti di tempo stabiliti, dovranno scegliere tra lasciare l’Unione o rimanervi su nuove basi”.

Cari Membri del Parlamento europeo dell’Eurozona, svegliatevi!

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P.S.

Immagine: Altiero Spinelli al Parlamento europeo, legislatura 1979-1984.

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