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Futuro dell’UE

Tabella di marcia per l’Unione politica

, di Flavio Brugnoli

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Che il Consiglio europeo (Ce) del 28-29 giugno scorsi fosse un appuntamento cruciale per l’euro e per l’Unione era chiaro anche al più distratto degli osservatori delle vicende europee. Che il risultato sia stato positivo è opinione largamente condivisa, anche se non mancano autorevoli voci meno entusiaste.

Tre sono gli elementi importanti usciti dalla riunione di Bruxelles: la Dichiarazione del Vertice della zona euro sul ricorso agli strumenti Fesf/Mes (Meccanismo europeo di stabilità) per “spezzare il circolo vizioso tra banche e debito sovrano”, con un “meccanismo di vigilanza unico” che coinvolga la Bce; il Patto per la crescita e l’occupazione, approvato dal Ce, primo sforzo concreto per concentrare risorse sullo sviluppo a livello comunitario; la relazione Verso un’autentica Unione economica e monetaria, predisposta dai presidenti del Consiglio europeo (Herman Van Rompuy), della Commissione (José Manuel Barroso), dell’Eurogruppo (Jean-Claude Juncker) e della Bce (Mario Draghi).

In qualche commento a caldo si è sostenuto che la relazione “dei quattro presidenti” era stata ignorata dal Consiglio europeo. Ma le Conclusioni del Ce parlano chiaro: dai capi di Stato e di Governo è venuto un mandato a Van Rompuy, d’intesa con gli altri tre presidenti, a “elaborare (…) una tabella di marcia specifica e circoscritta nel tempo per la realizzazione di un’autentica Unione economica e monetaria”, che esamini “ciò che può essere fatto nell’ambito dei trattati vigenti e quali misure richiederebbero una loro modifica”, associandovi gli Stati membri e consultando il Parlamento europeo. Il rapporto finale dovrà essere presentato prima della fine del corrente anno.

Road map federale

Più è forte l’emergenza economico-finanziaria, più è chiaro che l’euro e l’Ue ne usciranno solo se sapremo darci una bussola che offra al progetto europeo - e anzitutto all’eurozona - un solido approdo economico e istituzionale: verso un’Unione federale, in tempi e con passaggi definiti e credibili. È questa l’opportunità che può aprire, oggi, la relazione “Verso un’autentica Uem”.

Il documento dei quattro presidenti definisce gli elementi costitutivi per “un’architettura forte e stabile nei settori finanziario, di bilancio, economico, politico” che “dovrà essere realizzata nel corso del prossimo decennio”. È un’architettura basata su quattro pilastri: “un quadro finanziario integrato”, teso a costruire un’unione bancaria; “un quadro di bilancio integrato”, verso un’unione di bilancio, che possa contare, a medio termine, su “un’emissione comune del debito” e un “ufficio del tesoro” europeo; un “quadro integrato di politica economica”, orientato verso crescita sostenibile, occupazione e competitività; un’adeguata “legittimità e responsabilità democratica” del processo decisionale nel quadro dell’Uem.

Ne esce confermato che unione economica e unione politica sono parti interdipendenti di un disegno complessivo. Il Fiscal Compact e il Trattato sul Mes (approvati ad ampia maggioranza dal Bundestag tedesco subito dopo il Ce di Bruxelles) vi contribuiscono definendo un quadro condiviso per la stabilità delle finanze pubbliche nazionali, senza la quale non vi può essere una credibile Unione federale. Ora si tratta di compiere gli altri passi, in un contesto di crisi profonda, coinvolgendo il più possibile i cittadini europei.

Parlamento europeo

Nel concerto delle istituzioni comunitarie che hanno redatto la relazione esaminata dal Ce mancava il (Presidente del) Parlamento europeo. Ma l’assemblea che rappresenta i cittadini dell’Unione ha saputo far sentire la propria voce, sia con i suoi esponenti più impegnati per un’Europa federale, nel Gruppo Spinelli, sia attraverso il voto della grande maggioranza degli europarlamentari.

Il Gruppo Spinelli, nelle conclusioni del suo “Consiglio europeo ombra”, convocato a Bruxelles il giorno stesso di quello ufficiale, ha fatto esplicito riferimento ai “quattro blocchi” indicati dai quattro presidenti e ha chiesto di arrivare urgentemente a un “Federal Act” che porti a un’Unione bancaria, un’Unione economica e fiscale e un’Unione politica. Ha anche individuato dodici elementi chiave per dare sostanza all’Act e ha invitato la Commissione europea a prendere l’iniziativa per trasformarli in proposte legislative.

Il Parlamento europeo, il 4 luglio scorso, in seduta plenaria ha approvato una risoluzione molto positiva sulle Conclusioni del Ce e sulla relazione dei quattro presidenti e ha fatto proprio l’invito alla Commissione a presentare un pacchetto di proposte legislative, entro settembre 2012. Per la definizione della tabella di marcia “verso un’autentica Uem”, il Pe “insiste sulla necessità di essere pienamente coinvolto, su un piano di parità” e chiede che al processo di riforma “partecipino non soltanto le istituzioni europee e i parlamenti nazionali ma anche le parti sociali, la società civile e altri soggetti interessati nell’ambito di un vasto dibattito pubblico sull’approfondimento dell’integrazione politica, economica, sociale e di bilancio dell’Unione europea”.

Trattati e democrazia

Anche per i think tank si apre una fase appassionante, in cui cercare di contribuire con idee e proposte al rapporto finale dei quattro presidenti. Sarà, ad esempio, fondamentale approfondire che cosa può già essere fatto a trattati vigenti e che cosa invece richiederà modifiche (e quali) dei trattati. Importantissima sarà anche la fase successiva, di messa in atto dei passaggi istituzionali definiti nella road map verso l’Uem.

Sul piano nazionale, rassicura e incoraggia aver visto l’Italia tornare a un ruolo rispettato e propositivo nella costruzione europea. Sul piano comunitario, il progetto di Unione federale dovrà essere al centro del dibattito nelle elezioni europee del 2014: inizia da lì lo sforzo di maggiore “legittimità e responsabilità democratica” e di sovranità condivisa che chiedono i quattro presidenti.

Certo non mancheranno spinte populistiche e nazionalistiche che tenteranno di minare il percorso verso il traguardo dell’Unione federale. È peraltro molto probabile che i fatti si incaricheranno di mostrare ai cittadini europei, ai loro rappresentanti e ai loro governanti che quel traguardo dovrà essere tagliato ben prima del decennio ipotizzato.

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L’articolo è inizialmente comparso su Affarinternazionali.it.

Immagine: i 4 Presidenti.

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