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Un Fondo Europeo per lo Sviluppo e l’Occupazione

, di Alberto Majocchi

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  • Professore di Scienza delle Finanze all’Università di Pavia Membro del Consiglio Direttivo del Centro Studi sul Federalismo

Molti passi avanti sono stati realizzati verso una governance efficace della zona euro, al fine di garantire la stabilità finanziaria, con la firma del Trattato sulla Stabilità Coordinamento e Governance (il Fiscal Compact), il Six Pack e l’accordo sul Two Pack. Inoltre, vi è ormai un consenso diffuso riguardo al fatto che ogni paese è tenuto a rimborsare il debito che ha accumulato in passato. La strada è aperta per garantire che la stabilità finanziaria venga perseguita da ogni Stato membro all’interno dell’eurozona, sotto un rigido controllo europeo.

Ma il consolidamento fiscale sarà difficile da conseguire se non si avvia rapidamente un forte rilancio dell’economia europea. D’altro canto, non esiste una via nazionale di uscita dalla crisi. Misure espansive sono impossibili al livello degli Stati membri, obbligati a scegliere come priorità il consolidamento fiscale; e in ogni caso queste misure sarebbero inefficaci sul piano interno, dal momento che una larga parte degli effetti derivanti dalle misure espansive andrebbe dispersa attraverso un aumento delle importazioni da altri mercati europei. Quindi, ogni Paese cercherà di comportarsi da free rider, nella speranza che le misure espansive vengano realizzate da altri paesi membri dell’eurozona, e la politica di stabilizzazione risulterà sub-ottimale.

Riforme strutturali sono necessarie e urgenti nei paesi a elevato debito al fine di migliorare la produttività e aumentare la competitività, ma i risultati positivi di queste riforme si manifesteranno soltanto nel medio e lungo periodo. L’unica possibilità per superare la crisi, avviando rapidamente una nuova fase di sviluppo e promuovendo un aumento dell’occupazione, è legata alla possibilità di collegare il consolidamento fiscale in ogni Stato membro con la creazione immediata di un Fondo Europeo per lo Sviluppo e l’Occupazione.

Riguardo a questo Fondo vi sono due problemi che devono essere affrontati prioritariamente: i mezzi finanziari di cui potrà disporre e le spese che dovrà promuovere. Per quanto riguarda il primo punto, il 14 febbraio 2013 la Commissione europea ha avanzato una Proposta per una Direttiva del Consiglio che avvii una cooperazione rafforzata per l’applicazione di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF). Sulla base di un’indicazione della Commissione del 9 novembre 2011, che il Consiglio europeo del 7-8 febbraio 2013 ha invitato gli Stati membri a valutare con attenzione, il gettito di questa imposta dovrebbe essere attribuito al livello europeo, dato che il mercato finanziario è unificato secondo regole europee. La stima della Commissione è che il gettito della TTF, se realizzata soltanto dagli 11 paesi che hanno deciso di procedere con una cooperazione rafforzata, potrebbe ammontare a 31 miliardi di euro.

Se queste risorse fossero attribuite, almeno in larga misura, al nuovo Fondo, sarebbe possibile avviare da subito un piano per il rilancio dell’economia che preveda un ammontare di investimenti pari nel medio termine all’1% del Pil dell’area, utilizzando anche risorse fornite dal settore privato o dalla BEI. Lo scopo principale di questi investimenti dovrebbe essere quello di completare la rete esistente di infrastrutture (energia, trasporti, banda larga) e di promuovere l’innovazione tecnologica in un’economia europea che ha ormai raggiunto la frontiera tecnologica e ha bisogno di nuovi stimoli per competere con successo sul mercato mondiale.

Investimenti di grandi dimensioni sono indispensabili per far fronte alla sfida infrastrutturale. Stime preliminari della Commissione prevedono un ammontare necessario di investimenti pari a una somma compresa fra 1.500 e 2.000 miliardi di euro nei settori dell’energia, dei trasporti e dell’ICT. Nel periodo fra il 2020 e il 2050 occorreranno 550 miliardi per la realizzazione del programma Trans-European Transport Network (TEN-T), di cui 215 miliardi destinati all’eliminazione delle principali strozzature che impediscono il buon funzionamento della rete. Nel settore dell’energia, le necessità di spesa ammontano a 400 miliardi per le reti distributive e per le reti intelligenti, a 200 miliardi per le reti di trasmissione e di stoccaggio e a 500 miliardi per l’ammodernamento e la costruzione di nuova capacità di generazione di energia. Infine, fra 180 e 270 miliardi di investimenti sono richiesti per portare a tutte le famiglie la banda larga veloce e ultra-veloce entro il 2020.

Il Fondo potrebbe iniziare a finanziare da subito questi progetti, preparando al contempo un piano da realizzare in tempi brevi al fine di migliorare la competitività dell’economia europea attraverso investimenti nell’istruzione superiore, nella ricerca e nell’innovazione tecnologica. Una parte minore del gettito della TTF potrebbe essere utilizzata per sostenere le riforme strutturali negli Stati membri che siano disposti a sottoscrivere accordi di natura contrattuale con le istituzioni dell’Unione attraverso limitati, temporanei, flessibili e finalizzati incentivi finanziari – il Convergence and Competitiveness Instrument ipotizzato dalla Commissione nel Blueprint for a Deep and Genuine EMU del 28 novembre 2012.

Ma se una «adeguata capacità fiscale» viene creata all’interno dell’eurozona con la realizzazione della TTF e, in prospettiva, con l’introduzione di una carbon tax per rafforzare la lotta contro i cambiamenti climatici e per ridurre le emissioni di CO2, deve essere garantito un controllo democratico sull’uso di queste risorse, come è stato riconosciuto dal Blueprint della Commissione e accettato, anche se più cautamente, nel Rapporto presentato dal Presidente Van Rompuy al Consiglio Europeo del 13-14 dicembre 2012.

No taxation without representation è un principio fondamentale della democrazia. Quindi, mentre la Commissione ha giustamente sottolineato che «il progresso verso un’approfondita e genuina UEM renderà necessaria nel medio termine la creazione di una struttura simile a un Tesoro dell’UEM all’interno della Commissione per organizzare le politiche condivise intraprese attraverso la capacità fiscale comune nella misura in cui essa implica risorse comune e/o indebitamento comune», è chiaro che questa nuova autorità di bilancio e di governo dell’economia che sarà incaricata di gestire le risorse comuni dovrà essere controllata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. La strada sarà allora aperta per un’evoluzione dell’UEM verso una federazione compiuta, inizialmente limitata al settore economico e monetario, ma che dovrà includere gradualmente anche competenze in materia di politica estera e di difesa.

Oggi questa prospettiva appare più realistica dopo le dichiarazioni del Presidente Hollande che propone un governo economico che gestisca la capacità fiscale e l’emissione di prestiti nella zona euro, con l’obiettivo di pervenire entro due anni a un’Unione politica. Non è chiaro se la nuova struttura istituzionale prevista sia effettivamente democratica e, quindi, di natura federale. Ma è certo che la presa di posizione francese rilancia la lotta per la federazione europea e, in questa nuova prospettiva, l’attivazione immediata del Fondo può contribuire ad avviare nei fatti il processo che deve portare – come auspicato dal governo tedesco e oggi dal Presidente Hollande – a un’effettiva unità politica dell’Europa.

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P.S.

1. L’articolo é stato originariamente pubblicato come «commento» dal Centro Studi sul Federalismo

2. Fonte dell’immagine: Flickr

Tuoi commenti

  • su 31 maggio 2013 a 18:53, di grazia borgna In risposta a: Un Fondo Europeo per lo Sviluppo e l’Occupazione

    in questo articolo Alberto Majocchi illustra con grande lucidità chiarezza e sintesi l’obiettivo per uscire dalla crisi e gli strumenti per realizzarlo. Per quanto riguarda ad esempio la creazione di un fondo europeo per lo sviluppo e l’occupazione viene quantificato il peso che questo fondo deve avere smascherando quanto sta progettando l’UE, messa con le spalle al muro dal crescente dissenso dei cittadini, e cioè di attivare 7 miliardi per riavviare l’occupazione giovanile: fumo negli occhi. E’dunque necessario che i cittadini facciano sentire forte e chiaro la loro voce organizzando azioni europee volte a proporre un’altra Europa, democratica e federale e quindi capace di agire. Le Iniziative dei Cittadini Europei (ICE) fin qui promosse sono 14 e a queste presto si aggiungerà quella promossa dai federalisti per un Piano europeo straordinario per lo sviluppo sostenibile e per l’occupazione. Sostengono l’ICE dei federalisti comitati promotori in Italia, Belgio, Francia, Spagna, Grecia e presto anche in Repubblica Ceca e Bulgaria.

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