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Venti d’Europa sul voto in Francia, Grecia e Italia

, di Antonio Longo

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  • Membro della Direzione nazionale del Movimento Federalista Europeo, Direttore del Circolo culturale “Altiero Spinelli” - Milano

Nella stessa giornata elettorale del 6 maggio abbiamo visto una sfuriata di venti politici in Europa: il mistral francese ha mandato a casa Sarkozy, il meltemi greco ha reso ingovernabile il Paese, la tramontana italiana ha spazzato via il centro-destra ed ha visto l’esplosione di movimenti anti-partiti.

C’è una lettura comune ed europea di questi tre eventi? Sì. Questi tre fatti ci dicono che, dopo cinque anni di “ideologia tedesca” basata su un rigore finanziario senza fine, che ha aperto la via ad una recessione anch’essa senza fine, i cittadini europei non accettano più scelte politiche delle quali non riescono più a percepire l’utilità ed il fine. Ed affermano che nelle ricette anti-crisi non può esserci solo il rigore finanziario, ma anche la vita delle persone. E se questa è in gioco, anche fisicamente, come mostra oramai la sequenza costante di suicidi per perdita del lavoro o per fine della speranza, allora vuol dire che questa politica dei ‘sacrifici’ senza obiettivi chiari e condivisi non può più protrarsi.

Perché siamo giunti al punto in cui la persone percepiscono che i sacrifici non bastano mai? Che le grandi misure da miliardi di euro varate dai governi europei hanno un successo effimero e dopo pochi giorni i mercati sfiduciano nuovamente i governi e l’Europa, vanificando le misure prese? Che, dopo cinque anni di crisi finanziaria ed economica (come una guerra) l’uomo della strada attribuisce all’euro ed all’Europa responsabilità di ogni tipo: recessione economica, disoccupazione, tagli di spesa pubblica e tasse?

I governi nazionali ed i media hanno compiuto un capolavoro di falsificazione della realtà. Hanno mascherato il fatto che sono ancora i governi nazionali che decidono cosa deve fare la UE. Ed in questi anni essi hanno deciso che la UE non deve avere una politica economica comune contro la recessione, non deve avere una finanza federale contro il default dei debiti nazionali. Di fronte alla crisi del debito in Grecia, Spagna, Italia, i governi nazionali preferiscono ancora mantenere il feticcio di una sovranità economica (fonte del loro consenso elettorale) anziché creare un Tesoro europeo garante dei debiti nazionali, cosa che spazzerebbe via di colpo la sfiducia dei mercati e rimetterebbe subito in moto una prospettiva di crescita.

Pur di fronte ad una crisi epocale non hanno voluto creare un governo europeo (se non ora, quando?) che fosse in grado di fronteggiarla. Hanno così alimentato la crisi economica e poi hanno detto che è l’Europa (ma l’Europa di chi?) che ci detta le condizioni, svuotando la democrazia (nazionale). Hanno seminato la divisione tra gli europei, tra Paesi ‘virtuosi’ e ‘spendaccioni’, tra chi merita l’euro e chi no, tra chi può stare in serie A e chi dovrebbe andare in B. Stanno ora raccogliendo il vento del nazionalismo, del separatismo, del populismo demagogico e della crisi della democrazia.

Dopo cinque anni di guerra finanziaria e di crisi dei debiti sovrani la frattura economica e sociale che si sta verificando nell’Unione europea dovrebbe far riflettere tutti, per primi i federalisti. Un nord produttivo e relativamente solido, attorno alla Germania. Un sud (paesi mediterranei) in piena recessione e disoccupazione, con preoccupanti segnali di disgregazione sociale. Un’Europa che assomiglia sempre più all’Italia dopo l’unificazione, con un Nord che cominciava la fase dell’industrializzazione ed un Sud che sprofondava. Pur essendoci allora un governo centrale, la “destra storica” lasciò fare al mercato: capitali e risparmi si concentrarono nel nord produttivo, precipitando il sud nell’arretratezza.

Oggi in Europa non c’è nemmeno un governo comune, cioè federale. Il rischio è ancora maggiore, perché al posto del governo abbiamo l’ideologia del mercato, personificata nella ‘ideologia tedesca’ di un rigore finanziario fine a se stesso, senza una prospettiva di crescita.

E’ contro questa ideologia che hanno iniziato a spirare forte il mistral, il meltemi e la tramontana. Il vento spazza via tutto, travolge ed appare ingovernabile. Ma, nel tempo, la mano dell’uomo ha imparato a governarlo: può gonfiare la vela e spingere la barca, può far girare le pale e produrre energia.

Questo nuovo vento europeo può essere governato se incrocia una nuova domanda sociale, civile e politica, che faccia dire agli europei: se abbiamo in tasca la stessa moneta, dobbiamo avere una garanzia comune quando decidiamo di contrarre un debito o di fare un investimento; se pensiamo ad un nuovo sviluppo economico dobbiamo avere progetti comuni, finanziati da risorse comuni; se pensiamo come combattere la corruzione e rinnovare una politica nazionale asfittica, dobbiamo avere una democrazia europea.

Se la domanda della ‘democrazia europea’ emerge, allora questi venti gonfieranno la vela del federalismo europeo. Altrimenti spazzeranno la spiaggia e si disperderanno in mare.

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P.S.

Fonte immagine: Flickr

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