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Alla Commissione il potere sulla sicurezza europea

, di Antonio Longo

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Se c’era ancora qualche dubbio, gli attentati di Bruxelles di questo 22 marzo 2016 l’hanno fugato definitivamente: l’Europa è il bersaglio del terrorismo jihadista.

Colpendo l’aeroporto e l’area attorno alle sedi delle Istituzioni europee i terroristi ci hanno detto che hanno voluto colpire quella che è simbolicamente considerata la capitale d’Europa.

Ma è un’Europa senza uno Stato, senza un potere che la rappresenti e la difenda, dunque luogo in cui le potenze mondiali possono confrontarsi e misurare il loro potere. E il terrorismo è una potenza mondiale. L’Europa come l’Italia del Cinquecento, ricca, colta, ma impotente perché divisa tra staterelli in continua competizione tra di loro, che non vollero un Principe che li unisse (Machiavelli) e poco dopo perirono tutti, sottomessi a “Franza e Spagna”.

Dunque, Italia ventre molle dell’Europa di allora, oggi Europa ventre molle del Mondo. Dopo ogni attentato terroristico vediamo sfilare i capi degli staterelli europei che, con aria truce e severa, annunciano ai loro popoli che prenderanno misure durissime, che la loro azione sarà ‘implacabile’. Gonfiano il petto (Hollande) per nascondere la loro impotenza. Usano immagini e parole d’effetto (Renzi) per nascondere la mancanza di strategia.

La verità è che non sanno che fare. Perché non possono fare. Il terrorismo ha una marcia in più.

Si muove liberamente in un’area continentale in cui non c’è un sistema di sicurezza comune, in cui gli apparati di intelligence sono ancora nazionali, gelosi delle loro prerogative, custodi terminali dei ‘segreti’ del feticcio della sovranità nazionale. Segreti che non vogliono condividere con altri servizi, perché in tal caso crollerebbe il feticcio, che è la fonte del loro potere, delle loro carriere, dei loro privilegi. Che è l’oggetto dello scambio praticato con i governanti nazionali di qualsiasi colore: la custodia del ‘segreto di Stato’ mostra surrettiziamente al popolo che c’è ancora un custode (i servizi nazionali) e uno Stato (il governo nazionale). Poco importa se sono inefficaci e impotenti, l’importante è mantenere la finzione, fonte del reciproco potere. Si muove in un’area continentale in cui gli apparati di polizia sono ancora nazionali, regionali, municipali, spesso in competizione anche tra di loro. Come avviene, non a caso, proprio in Belgio, dove ci sono sei autorità di polizia. In cui abbiamo ancora 28 eserciti nazionali (costosi e inefficaci), mentre la difesa reale è ancora rappresentata dagli USA.

Si muove in un’area continentale in cui non c’è un’autorità giudiziaria federale in grado di perseguire chi si macchia di reati, definiti tali in base a leggi federali, mentre assistiamo invece a conflitti di competenza tra diverse giurisdizioni nazionali, come nel caso di Salah Abdeslam, conteso da giudici francesi e belgi, sempre in nome della sovranità nazionale.

È giunto il momento di chiedere con forza una sovranità europea sulla sicurezza europea. Che si tratti di terrorismo o di migrazioni o di rifugiati o ancora di operazioni militari, il tema è lo stesso. Una polizia e un’intelligence federale per contrastare il terrorismo. Una guardia di frontiera ed una guardia costiera europea quali strumenti per affermare una sovranità europea sulla frontiera esterna (condizione necessaria per garantire l’area Schengen). Una cooperazione strutturata permanente sul terreno militare tra i Paesi che ci stanno per avviare una difesa europea.

Lasciamo pure agli sciocchi il lamento sulla ‘fortezza Europa’ e chiediamo con decisione che i governi nazionali cedano la sovranità nell’area della sicurezza. Perché gli Europei non facciano la fine degli ‘staterelli’ italiani del Cinquecento.

Diamo dunque alla Commissione europea il potere, gli strumenti operativi e le risorse finanziarie per avviare i primi passi in questa nuova direzione. È nell’interesse dei cittadini europei che ciò avvenga. Pretendiamolo.

http://www.wetheeuropeanpeople.eu/v3/

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P.S.

Fonte immagine : © Union européenne, 2015 / Source : EC - Service Audiovisuel / Photo : Thierry Charlier.

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