Il nuovo governo di Pedro Sánchez

L’accordo raggiunto tra Psoe e Junts apre le porte dei socialisti al Governo della Nazione.

, by Nicola Riccardi

Il nuovo governo di Pedro Sánchez

Dopo le difficoltà nel trovare una maggioranza nel Congresso da parte dei Populares, i socialisti di Pedro Sánchez trovano un accordo con le forze indipendentiste e danno vita ad un nuovo esecutivo.

La fiducia accordata a Pedro Sánchez nelle aule del Congresso dei deputati nella seduta plenaria del 16 novembre, apre in Spagna la XV legislatura della storia democratica del Paese. Dopo aver raggiunto l’accordo con i nazionalisti catalani guidati da Carles Puidgemont, Sánchez ha annunciato il suo gabinetto nel quale rientrano esclusivamente rappresentanti del Partito Socialista (ben 17) e di Sumar (sono 5 i ministri nominati nelle fila della formazione di Yolanda Díaz).

Nella squadra di governo del Sánchez III, con una maggioranza di donne al vertice dei Ministeri, vengono confermate Yolanda Díaz al ministero del Lavoro e Nadia Calvino al Ministero dell’Economia. A fronteggiare la complicata questione dell’amnistia e delle relazioni con le diverse istituzioni, ci sarà Félix Bolaños, uomo di fiducia di Pedro Sánchez e tra i principali sostenitori dell’accordo con Puidgemont. Già ministro della Presidenza e responsabile delle relazioni con le Cortes nella XIV legislatura, il socialista aggiungerà ai propri incarichi quello di Ministro della Giustizia. Riconfermata nel suo ruolo di ministra della transizione ecologica, la socialista Teresa Ribera continuerà la sua battaglia contro il Climate Change cominciata molti anni prima di assumere un ruolo politico nel PSOE.

Come sottolinea il Presidente della Generalitat de Catalunya, Pere Aragones, gli equilibri di questo governo dipenderanno molto da quanto accadrà nella sua Comunidad Autonoma. Dal suo profilo Twitter, il leader catalano di Esquerra Republicana suggerisce come sia priorità di questo governo offrire una risposta definitiva alle domande della società catalana, risolvendo una volta per tutte le tensioni permanenti tra Madrid e Barcellona.

Nel frattempo, le manifestazioni di protesta davanti alla sede del partito socialista continuano senza sosta. Il Collettivo ultraconservatore ‘Hazte Oír’ sceglie di portare tra le strade di Barcellona un autobus che vede campeggiare un manifesto adesivo in cui Pedro Sánchez indossa una divisa nazista e il baffo alla Hitler. Sul manifesto si può leggere la scritta “Sánchez Dictador!” accompagnata dal sottotitolo “Pedró Sánchez Odia España”. Nel frattempo, le tensioni interne si ripercuotono nei toni del dibattito nell’Europarlamento. Qui, il deputato di Vox, Jorge Buxadé dice che “Stalin sarebbe orgoglioso di Sánchez”. La maggior parte degli interventi nell’Europarlamento, consumati dal gruppo dei Conservatori e riformisti europei (ECR), ha cercato di paragonare la Spagna alla Polonia e all’Ungheria, sostenendo che l’amnistia rappresenta una violazione dello stato di diritto dell’UE.

In risposta a queste accuse, il commissario della Giustizia Europea, Didier Reynders, ha assicurato che la Commissione europea si preoccuperà di supervisionare nel dettaglio i termini dell’amnistia ma che il dibattito interno a questa scelta dell’esecutivo deve essere affrontato prima in Spagna e solo successivamente in Europa.

Ma le accuse al PSOE non si limitano al gruppo europeo dei Conservatori. Anche il Partito popolare ha espresso le sue perplessità rispetto al compromesso raggiunto con gli indipendentisti. Il presidente del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber, ha criticato fortemente la legge di amnistia durante la sessione plenaria al Parlamento europeo. Weber ha riconosciuto la legittimità di Sanchez come presidente, ma ha affermato che: “non può concedere l’amnistia. Aveva promesso di non farla, ha detto che era incostituzionale. Questo non è accettabile”. In conclusione, il nuovo governo di Pedro Sánchez si ritrova minacciato internamento dalle proteste che Vox e PP continuano a protagonizzare nel Paese, esternamente dagli occhi vigili dell’Europa che intende monitorare con attenzione i termini dell’amnistia.

Nel frattempo, dalla sua, Sánchez ha il buono stato di salute dell’economia spagnola, gli indicatori economici che danno ragione al suo operato, una maggioranza consolidata che ha già esperienza di governo e il sostegno largo e convinto dei suoi tanti elettori in un Europa sempre meno progressista e federalista e sempre più conservatrice e nazionalista.

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