4 febbraio a Versailles : la ratifica del trattato di Lisbona sulla buona strada

, par Traduction de Matteo Minchio, Fabien Cazenave

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4 febbraio a Versailles : la ratifica del trattato di Lisbona sulla buona strada

Lunedì 4 febbraio, i deputati e i senatori francesi si sono riuniti in Congresso a Versailles per votare la modifica della Costituzione francese, tappa necessaria per la ratifica del Trattato di Lisbona. La necessaria maggioranza dei 2/3 dei parlamentari è stata raggiunta senza difficoltà. La ratifica è sulla buona strada.

Gli sguardi erano rivolti verso Versailles e il suo famoso palazzo dove si è svolto il Congresso di Versailles, sola tappa nella ratifica parlamentare dove i deputati e i senatori votavano insieme sul tema del trattato di Lisbona.

… una vittoria senza sorpresa per i partigiani del trattato …

La revisione della Costituzione

Da alcune settimane, certi rappresentanti della « Gauche de la Gauche » (sinistra radicale) agitavano il fantasma del pericolo che il Trattato di Lisbona potesse non superare questa necessaria tappa per la ratifica. Ma i fatti sono questi : per 560 voti contro 181, i deputati e i senatori hanno adottato la revisione della Costituzione francese. Alla fine, la maggioranza dei due terzi (445) dei voti espressi (741 su 893 ieri) è stata ampiamente raggiunta.

Ora che il voto si è svolto, si può domandarsi il perché i sostenitori del « no » a sinistra (Jean-Luc Mélenchon) e a destra (Philippe de Villiers) hanno tanto tenuto a far scendere una minaccia sul risultato sebbene tutte le previsioni erano d’accordo nel tendere verso questa aspettativa. Infatti, è chiaro che per Jean-Luc Mélenchon, il fine era di portare la dinamica dei contrari della sinistra per mobilitare le truppe e apparire la guida da questa parte dell’elettorato francese.

Alla fine, ha confermato il suo ruolo di eccezione nel Partito socialista, ma non di guida, conducendo i suoi compagni politici nel voto che voleva. Si può domandarsi ormai se il suo scopo non era proprio questo e non un’ipotetica vittoria al Congresso..

… una destra e un centro disciplinati, una sinistra piuttosto divisa …

Quando si riprendono le cifre del giornalista Jean Quatremer, l’UMP di Nicolas Sarkozy è stato il grande gruppo politico più disciplinato : 306 deputati e 149 senatori hanno votato a favore e 7 parlamentari che hanno votato contro (tra cui Charles Pasqua). Ci sono tra loro 6 astenuti e 9 che non hanno partecipato al voto.

Al centro, nel gruppo del Nuovo centro (NC), ci sono stati 20 voti a favore e 2 contro, così che nel Modem François Bayrou ha votato a favore e Jean Lassalle ha votato contro. Tra i 30 senatori del gruppo Unione centrista- UDF hanno votato a favore.

A sinistra, il conto è più difficile. La direzione del Partito Socialista aveva deciso che i deputati e i senatori del suo gruppo dovevano astenersi al Congresso per richiamare che avevano domandato un referendum per ogni nuovo tipo di trattato durante le elezioni presidenziali del 2007. Nel gruppo Raggruppamento democratico e sociale (RDSE) – i Radicali di Sinistra – ci sono stati 15 voti a favore e uno contro. Alla fine, come dopo i primi voti sul testo all’Assemblea Nazionale e al Senato, il gruppo socialista nel suo insieme è apparso piuttosto diviso. Per il gruppo socialista, radicale e cittadino (SRC), ci sono stati 17 voti a favore, 91 contrari e 93 astensioni (più 3 non votanti). Tra i senatori PS, ci sono stati 15 voti a favore, 30 contrari e 49 astensioni (2 non votanti).

Nella « Sinistra della Sinistra », il gruppo dei deputati della sinistra democratica e repubblicana (GDR), ci sono stati 21 voti contrari e 3 astensioni (i verdi Yves Cochet, Noël Mamère et François de Rugy). I 23 membri del gruppo comunista, repubblicano e cittadino hanno votato tutti contro. Solo Nicolas Dupont-Aignan rappresentava realmente i « sovranisti » (nazionalisti) di destra. Ha votato contro.

... i manifestanti fuori erano poco numerosi ...

Da molte settimane, si sentono i principali siti dei sostenitori del No a sinistra affermare che avrebbero organizzato una grande mobilitazione popolare per contrastare la ratifica del Parlamento. Il popolo doveva spostarsi in massa... Sfortunatamente per loro, l’estrema destra era grande quanto loro, ovvero meno di 600 persone in totale nelle due manifestazioni. Il dispositivo di sicurezza era importante davanti al castello : numerose auto della CRS, una viabilità molto controllata. I partigiani del No a sinistra erano diretti verso il viale di Saint- Claude dopo la loro azione sul mercato. I partigiani del Sì erano sul viale di Parigi e quelli sovranisti erano confinati su un’altra strada.

Alla fine, i manifestanti erano dunque piuttosto poco numerosi :
-  Gli schieramenti del no non sono riusciti nella loro mobilitazione di massa, soprattutto dopo che molti partiti e altre grandi organizzazioni avevano chiamato a mobilitarsi le loro truppe.
-  I partigiani del sì al trattato di Lisbona, tutti provenienti dalla rete associativa europeista, erano appena una quarantina al massimo della loro mobilitazione.

Il punto della situazione

Innanzitutto, bisogna segnalare che malgrado i pochi manifestanti, gli europeisti hanno deciso di scendere in piazza per non lasciarla soltanto ai militanti anti-europei (perlopiù quelli incontrati erano sovranisti di sinistra o di destra). L’assenza di abitudine alla mobilitazione di massa nei due campi senza dubbio spiega il debole numero di militanti.

Ciò nonostante, si può vedere una volontà di essere presente che ha avuto l’effetto di :
-  l’iniziativa dei Giovani Europei – Francia è stata segnalata nei diversi network europeisti
-  La creazione di un gruppo su Facebook
-  Jean Quatremer e Dominique Reynié hanno menzionato l’azione
-  Le Taurillon si è fatto cassa di risonanza della mobilitazione

Molta gente contattata ha manifestato la propria gioia nel vedere il proprio « campo » mobilitarsi e non lasciare il terreno solo ai nostri avversari sul tema europeo. Sfortunatamente, la rapida messa in opera della manifestazione non ha permesso loro d’organizzarsi per venire : gli esami degli studenti o l’impiego per i lavoratori sono state spesso le ragioni per l’assenza delle persone che non hanno potuto partecipare.

… una giornata piena per gli europeisti …

È comunque da sottolineare che sono stati dei membri della società civile che si sono mobilitati nei nostri ranghi : i giovani europei – Francia (all’origine dell’azione), Sauvons l’Europe, l’UEF e i membri del Movimento Europeo (92 – 78 e Parigi Sud). Le età erano mischiate...le nazionalità anche (con un Danese, un Rumeno, una Polacca), che ci ha permesso una contro- argomentazione completa di diversa esperienze anche con i contrari venuti a contestarci.

Testimonianze dal campo

Da queste discussioni, abbiamo potuto vedere quando fosse grande il fossato tra noi sul tema dell’interesse che rappresenta l’Europa. Lo testimonia Agnès C., membro dei Giovani Europei professionisti Ile de France : « Davanti ai cancelli del castello di Versailles, sventolando le bandiere europee per sostenere la ratifica del trattato di Lisbona, si sono fatti incontri interessanti e ci si è fatti interpellare da persone scontente di vedere un sostegno attivo a questa ratifica parlamentare. Un uomo mi ha detto con un tono severo contro l’Europa che essa non aveva anima alcuna. Dopo una breve discussione durante la quale ho tentato di fargli capire che i funzionari europei e i parlamentari europei erano spesso più accessibili che i loro corrispettivi delle amministrazioni e del Parlamento francese, mi sono dovuta arrendere all’evidenza. Quello che provocava la rabbia di quest’uomo e che lo spingeva a pronunciarsi contro l’Europa non era la lontananza di Bruxelles rispetto ai cittadini, ma l’architettura del Parlamento europeo di Bruxelles e del Berlaymont dove siedono i commissari. Questi edifici troppo moderni, privi di storia e quindi di legame verso il popolo privano d’anima l’Europa.

Sicuro, la maggior parte dei nostri avversari quel giorno cercavano di farci dire che noi eravamo contro la ratifica del « popolo » che non eravamo dunque democratici, la prova che noi sostenevamo un trattato neo-liberale. Sfortunatamente per loro, noi non eravamo là per il metodo della ratifica : proponendo loro anche l’ideale di un referendum paneuropeo, le reazioni erano imbarazzate...Ma la critica verso il nostro aspetto antidemocratico riprendeva comunque. E sì, una democrazia dove non si è d’accordo con loro non è una « vera » democrazia...

Alla fine, il trattato ha passato una tappa supplementare per la sua ratifica e i partigiani dell’Europa si sono mobilitati. Speriamo che i Senatori e i Deputati che sono passati in auto davanti a noi abbiano apprezzato che noi (se ce ne fosse il bisogno) li abbiamo sostenuti nel loro voto. »

Ma la battaglia non è finita per ora. Come ha concluso Agnès C. : « Sono tornata felice di scoprire i risultati positivi del Congresso, ma un pò inquieta di questa profonda ignoranza sull’Europa di tutti i cittadini francesi. è più urgente di rimediare a essa per una politica di comunicazione più efficace della Commissione, ma anche e soprattutto del governo francese e dei nostri deputati ! » La Presidenza francese dell’Unione europea saprà rispondere a questo appello di una militante europea ?

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