Aria di rinnovamento da Est

In due nazioni dell’Est Europa, la Moldavia e la Bulgaria, le recenti elezioni politiche hanno portato delle innovazioni che lasciano ben sperare per il futuro.

, di Jacopo Barbati

Aria di rinnovamento da Est

La sconfitta dei comunisti in Moldavia

In realtà, nel piccolo stato tra Romania e Ucraina, si era già votato per il rinnovo del Parlamento il 5 aprile del 2009; votazione che confermò come primo e incontrastato partito del paese il Partidul Comuniştilor din Republica Moldova (Partito Comunista della Repubblica Moldava), che ottenne 60 seggi su 101. Ma la gente avvertì qualcosa di sospetto nell’aria: voti doppi, consensi da parte di gente che risultava deceduta, e così via. Risultato, violente proteste di piazza, sede del Parlamento messa a fuoco dai manifestanti, pestaggi da parte della polizia. E la ripetizione delle elezioni. Ripetizione che è avvenuta il 29 luglio, e che ha visto, presumibilmente senza o con pochi brogli, la caduta del Partidul Comuniştilor din Republica Moldova che ha totalizzato il 44,69%, che dà diritto a 48 seggi su 101. Numero cospicuo, ma non sufficiente, dato che gli altri quattro partiti che hanno ottenuto almeno un seggio in Parlamento, ossia l’Alianţa “Moldova Noastră” (l’Alleanza «Moldania Nostra»), il Partidul Liberal (Partito Liberale), il Partidul Liberal Democrat din Moldova (Partito Liberal-Democratico della Moldavia) e il Partidul Democrat din Moldova (Partito Democratico della Moldavia) hanno ottenuto rispettivamente il 7,35% (7 seggi), il 14,68% (15 seggi), il 16,57% (18 seggi) e il 12,54% (13 seggi) dei voti, garantendosi quindi una maggioranza in Parlamento, se si coalizzassero, di 53 seggi contro i 48 dei comunisti.

La coalizione, già. Prospettiva possibile, ma non certa, dato che il capo del Partidul Democrat din Moldova, Marian Lupu, è un ex aderente del Partidul Comuniştilor din Republica Moldova; e quindi non è scontata la non riconferma come Presidente della Repubblica del comunista Vladimir Voronin, che detiene questo incarico dal 2001 (secondo il sistema moldavo, il Parlamento elegge il Presidente della Repubblica, che a sua volta nomina un Primo Ministro che a sua volta sceglierà i Ministri - non sarà quindi facile, considerando la risicata maggioranza della coalizione, schiodare Voronin dalla poltrona presidenziale).

Se si verificherà quest’ipotesi, la Moldavia conoscerà un cambiamento epocale: finora, infatti, ha sempre ricevuto energia (il 90%) e finanziamenti dalla Russia; tutto ciò verrà messo a repentaglio se il prossimo governo non sarà comunista. D’altro canto, ed è questa la speranza di rinnovamento che ha mosso molti moldavi a votare per altri partiti, la nuova coalizione promette più libertà ai cittadini, alla stampa e ai mercati; nonché di rafforzare i legami verso ovest, verso la Romania e L’Unione Europea. Staremo a vedere che succederà.

Le novità del presidente-lottatore bulgaro

Storia interessante, quella di Bojko Borisov. Da giovane si dedicò allo sport, cintura nera di karate nonché allenatore della nazionale bulgara di karate. Proprio per queste sue qualità venne scelto come guardia del corpo di Todor Živkov, l’ultimo leader comunista in Bulgaria. Successivamente, passò alle dipendenze del re Simeone, di ritorno dall’esilio, e che divenne Primo Ministro nel 2001. Proprio in quel periodo, Borisov mosse i primi passi nel mondo politico: gli fu affidata la Segreteria Generale del Ministero degli Interni, e si distinse per aver condotto alcune azioni contro dei gruppi malavitosi. Grazie a questi successi, nel 2005 riuscì a farsi eleggere sindaco di Sofija, e nel 2006 fondò un partito di centro-destra, chiamato GERB (acronimo per Graždani za Evropejsko Rasbitie na Bălgarija, «Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria»), che in bulgaro significa «stemma, blasone», che alla sua prima esperienza alle elezioni politiche, quelle del 5 luglio 2009 (e qui si chiude il cerchio), è stato in grado di aggiudicarsi il 39,72% dei voti, equivalenti a 116 seggi in Parlamento (su un totale di 240). Non pochi, considerando che gli altri partiti entrati in Parlamento, Koalitsija za Bălgarija (Coalizione per la Bulgaria), Dviženie za Prava i Svobodi (Movimento per i Diritti e la Libertà), Natsionalen Sǎjuz Ataka (Attacco Unione Nazionale), Sinjata Koalitsija (Coalizione Blu), Red, Zakonnost i Spravedlivost (Ordine, Legge, Giustizia) hanno ottenuto, rispettivamente, percentuali di consenso meno significative: 17,70% (40 seggi), 14,45% (38 seggi), 9,36% (21 seggi), 6,76% (15 seggi), 4,13% (10 seggi). Borisov, nuovo Primo Ministro, ha deciso che il GERB non si coalizzerà con nessun’altra forza politica, anche se avrà l’appoggio esterno di Sinjata Koalitsija e Red, Zakonnost i Spravedlivost. Il suo programma verte principalmente sulla trasparenza: la Bulgaria è stata infatti per anni vittima delle corruzione nelle pubbliche amministrazioni, e Borisov vuole porre un freno a questa situazione. Da parte sua, appena insediato, ha già svelato un altarino: a quanto pare, il Governo bulgaro pagò 100000000 di dollari al Governo libico per far rilasciare le cinque infermiere bulgare accusate di aver inoculato volontariamente il virus HIV, attivo, in 400 pazienti.

Oltre alla necessaria operazione trasparenza (ricordiamo che l’UE congelò 500000000 di € di aiuti per presunte collusioni tra Governo ed esponenti della criminalità organizzata), le sfide di Borisov saranno incentrate sul risanamento di un’economia molto provata e sulla lotta alla criminalità organizzata. Se si segue ciò che disse egli stesso durante la campagna elettorale per diventare sindaco di Sofija: «Giudicatemi non per quello che farò, ma per ciò che ho fatto», ci sono buone speranze che riesca a far qualcosa di positivo. Anche in questo caso, staremo a vedere che succederà.

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