L’Europa, la resistenza e le metastasi del fascismo

, di Pier Virgilio Dastoli

L'Europa, la resistenza e le metastasi del fascismo

Nel celebrare la Festa della liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, il Presidente Napolitano ha ricordato a Genovala collocazione del patrimonio costituzionale italiano nel grande processo di costruzione dell’Europa unita ed ha citato l’incisivo appello rivolto da Jean Monnet alla neonata Assemblea della CECA sul valore delle istituzioni la cui vita «è più lunga di quella degli uomini: se ben costruite, esse possono accumulare e trasmettere la saggezza delle generazioni che si succedono».

Le istituzioni delle democrazie nate o rinate in Europa alla fine della seconda guerra mondiale o, più recentemente, dopo la fine dell’imperialismo sovietico sono state concepite dalla buona politica e rappresentano - insieme all’impegno costante della società civile - la più potente difesa immunitaria contro i rischi di tentazioni totalitarie.

Il progetto di un’Europa unita, immaginato con lungimirante visione prima da Spinelli a Ventotene nel 1941 e poi da Monnet ad Algeri nel 1943, ha attratto a sé con la forza di un magnete le nuove democrazie nazionali nel dopo-guerra ed ha accelerato la fine dei totalitarismi fascisti in Grecia, Portogallo e Spagna e dei totalitarismi comunisti nell’Europa centrale ed Orientale.

Il Presidente Napolitano ha pedagogicamente enumerato i principi fondamentali della nostra sessantennale Carta repubblicana: diritti inviolabili dell’uomo e doveri inderogabili di solidarietà; uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso, di razza, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana; diritto al lavoro; unità e indivisibilità della Repubblica; ripudio della guerra e impegno a promuovere e favorire le organizzazioni internazionali che mirano ad assicurare la pace e la giustizia fra le nazioni.

Molti di questi principi fanno oggi parte del patrimonio giuridico dell’Unione europea e la violazione grave e persistente di diritti fondamentali sarebbe sanzionata dalle istituzioni europee sulla base di un principio previsto nel progetto Spinelli del 1984, che rappresenta nello stesso tempo un antidoto ed un deterrente contro eventuali tentazioni anti-democratiche in uno Stato membro.

Noi siamo convinti che l’esistenza stessa dell’Unione europea ci renda immuni da degenerazioni fasciste e dal rischio che tornino al potere nei nostri paesi dittatori come Hitler, Mussolini, Franco, Salazar o Papadopoulos.

L’Europa tuttavia non è ancora immune dalle metastasi del fascismo che assumono già oggi la forma evidente del razzismo e della xenofobia o della negazione di diritti collettivi di minoranze etniche, culturali e religiose ma che possono assumere anche la forma di esasperazioni nazionaliste o protezioniste.

Con la prossima entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Carta dei diritti fondamentali diventerà giuridicamente vincolante e bisognerà spiegare ai cittadini britannici, irlandesi e pollacchi che l’opting out rivendicato con miopia dai loro governi difficilmente potrà resistere alla giurisprudenza della Corte di Giustizia che varrà su tutto il territorio dell’Unione.

Affinché l’Europa ci renda immuni dalle metastasi del fascismo, dovremo riflettere sul futuro rafforzamento del patrimonio costituzionale europeo per renderlo pienamente conforme a quel che è garantito oggi a livello nazionale: pensiamo ad esempio ai doveri della solidarietà ma sopratutto a quell’insieme dei diritti collettivi che non si concretizzano solo nell’esercizio collettivo di diritti individuali ma che riguardano le comunità che a vario titolo compongono le nostre società.

Pensiamo a forme più compiute ed avanzate di democrazia partecipativa, paritaria e di prossimità che rafforzino ed accompagnino lo sviluppo della democrazia rappresentativa.

Si tratta di un terreno di riflessione e di proposta che dovrebbe interessare in primo luogo la società civile se capace - più della politica e dell’economia - di immaginare il futuro e di stimolare le istituzioni europee a muoversi con metodo democratico in questa direzione.

Fonte immagine: Flickr

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