Le elezioni presidenziali francesi

La nuova Francia di Sarkozy

Il candidato della destra, Nicolas Sarkozy, è il nuovo Presidente della Francia. “Da oggi torniamo in Europa.” Ma la sua Europa è ancora quella delle porte chiuse.

, di Marta Semplici

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La nuova Francia di Sarkozy

La Francia ha un nuovo presidente. E l’Europa ha un nuovo rappresentante. Nicolas Sarkozy,candidato dell’Unione per un Movimento Popolare,è diventato il sesto presidente della Quinta Repubblica con il 53,06 per cento dei voti. I risultati sono stati resi noti già alle 21 di ieri sera. In Place de la Concorde non si sono fatti attendere i festeggiamenti dei suoi sostenitori, mentre lui, Nicolas, teneva il suo discorso da neo Presidente di fronte a una salle Gaveau stracolma.

I 44,5 milioni di elettori attesi alle urne non si sono fatti aspettare, non come il 21 aprile del 2002 quando Jean-Marie Le Pen arrivò al secondo turno battendo il candidato della sinistra, Lionel Jospin. I francesi hanno voluto cancellare questa brutta performance democratica e l’affluenza alle urne è stata da record: con il 84,76 per cento è la più alta degli ultimi quarant’anni. Così i francesi hanno dato prova di credere ancora nella politica come luogo del cambiamento e hanno individuato in Sarko l’uomo tenuto a farlo. Lei, Ségolène,cercherà di imporsi come leader naturale del Partito socialista(PS). La candidata è stata distanziata di sei punti, ma promette di “continuare la sua battaglia come donna della sinistra”. La strada sarà in salita perché si troverà contro i vecchi esponenti del suo partito come già è stato durante la campagna elettorale.

affluenza record, con l’84,76 per cento è la più alta degli ultimi quarant’anni

Il 16 maggio, Nicolas Sarkozy avrà l’onore di assumere ufficialmente la carica di Presidente della République Française. Già entro la prima settimana, dovrà recarsi a Bruxelles e a Berlino. Non a caso perché, in quanto Presidente, assumerà anche il ruolo di Rappresentante dei francesi e degli europei in Consiglio europeo. Sarkozy vi siederà in qualità di Capo di Stato membro dell’UE e definirà insieme agli altri 26 colleghi, tutti aventi diritto di veto, le linee guida e gli orientamenti politici generali dell’Unione europea.

La novità politica dell’Europa consiste anche in questo. Il giudizio degli altri cittadini europei sull’operato del nuovo Presidente francese si costituirà non solo per quello che egli saprà fare per i suoi connazionali ma anche sulla base di ciò che contribuirà a fare per tutti i cittadini europei insieme agli altri leader. Questo elemento ricopre ancor più importanza quando si tratta di un paese come la Francia, da sempre considerata un motore dell’integrazione europea. Immagine certamente tradita il 29 maggio e che Sarko dovrà riuscire a riscattare. Ma come risolvere l’impasse sulla Costituzione europea? Per ora, il nuovo Presidente sembra avere delle idee più simili a quelle del suo collega britannico: niente referendum, più pragmatismo, lasciando perdere le questioni costituzionali al punto da escludere l’integrazione della Carta dei diritti in un eventuale nuovo Trattato. La sua proposta di un mini trattato limitato alle questioni istituzionali piace ai paesi più euroscettici ma trova l’opposizione di quelli che hanno già ratificato, come Italia e Spagna. A molti sembra una proposta efficace tanto più che non prevede nessuna ulteriore consultazione dei cittadini per referendum, nazionale o paneuropeo che sia. Una proposta che potrebbe piacere anche alla Presidente dell’Unione, Angela Merkel.

Costituzione europea...un mini trattato limitato alle questioni istituzionali

L’atteggiamento di Sarkozy sull’Europa è teso tra due esigenze. Non tradire l’identità nazionale francese ma, allo stesso tempo, far ripartire il motore delle riforme in Europa da cui la Francia non vuole rimanere esclusa. Nello scontro televisivo con Ségolène Royale, ad esempio, Sarko ha assunto dei toni nazionalistici nel rispondere alle domande sull’Europa. Ha addirittura caldeggiato l’aumento dei dazi doganali che dal 1969 non è più prerogativa dei singoli stati – errore clamoroso che pure alcuni esponenti della Lega in Italia continuano imperterriti a fare – mentre parlando del futuro della Costituzione ha ribadito che i Francesi essendosi già espressi a riguardo non solo non avrebbero più dovuto essere consultati sull’argomento ma che il Trattato stesso avrebbe dovuto essere accantonato dopo il loro rifiuto. Al contempo, si è invece dimostrato disposto a rendere la politica dell’immigrazione una politica comune, cosa che significa abbandonare il fatidico diritto di veto che mantiene intatta la sovranità nazionale ma che impedisce di prendere qualsiasi seria decisione a 27. Nel discorso tenuto ieri sera, diversamente, Sarkozy ha cercato di tenere un atteggiamento più positivo, presentandosi come un europeo che desidera un’Europa sinonimo di progresso e di benessere ma anche di protezione di fronte alle minacce di oggi.

la partita tra Europa a porte chiuse ed Europa dei cittadini è ancora tutta da giocare

Nonostante questo, non ci è possibile dedurre dai soli discorsi elettorali quello che sarà il contributo del nuovo presidente all’Europa e agli europei. Il funzionamento e i giochi di forza all’interno dell’UE non sono gli stessi che esistono all’interno della République e tutti, Capi di Stato francesi compresi, hanno sempre dovuto farci i conti. Il resto lo farà l’esito delle prossime elezioni legislative, il 10 e il 16 di giugno, dove non è ancora scontato che Sarko trovi una maggioranza parlamentare pronta a seguirlo sulla sua politica europea. Tenendo conto che PS e UDF(Unione per la Democrazia Francese) così come Le Pen dalle ultime dichiarazioni (in diretta su Tv5) sono tutti favorevoli ad un referendum, la partita tra Europa a porte chiuse ed Europa dei cittadini è ancora tutta da giocare.

Giovani fan di Sarko, in mutande dalla gioia

Fonte immagine hlong/Flickr

Tuoi commenti

  • su 11 maggio 2007 a 12:09, di David Soldini In risposta a: La nuova Francia di Sarkozy

    a proposito del dibattito televisivo, credo sia giusto sottolineare che sarkozy ha chiesto la fine del diritto di veto. Tuttavia, è anche da sottolineare che il fatto che la politica di immigrazione sia ancora decisa all’unanimità è il risultato dell’opposizione della Francia, e del ministro degli interni di allora, Sarkozy, che ha rifiutato la proposta di utilizzare l’art. 235, cioè la possibilità per il consiglio di decidere all’unanimità di prendere le decisioni in una materia alla maggioranza. Questo posizionamento ambiguo è secondo me il peggiore dei mali che deve affrontare il mondo politico francese. Bisogna anche considerare che il primo ministro probabile, Fillon, non è sicuramente un europeo convinto, e che l’unico socialista chiamato esplicitamente da sarkozy per integrare un governo di apertura è Hubert vedrine, ex-ministro degli esteri di jospin e nazionalista convinto. Il taurillon ha publicato in tempi non sopsetti un cartellino rosso a questi due signori... poi ognuno puo credere o meno alle dichiarazioni di sarkozy, il problema è che dice una cosa e poi l’altra... ciao, david

  • su 15 maggio 2007 a 12:21, di ? In risposta a: La nuova Francia di Sarkozy

    E’ sicuro che non avete guadagnato un Presidente europeista! e la prospettiva che siano nominati dei ministri così nazionalisti rafforza tutti i nostri timori sul futuro dell’integrazione. Che fine farà l’Europa nelle mani di Sarko? Bella domanda, a cui nemmeno lui dà una risposta precisa. Sono d’accordo cone te, le sue posizioni sull’Europa sono assolutamente ambigue e, cosa molto probabile, volutamente proprio perché a priori è difficile per qualsiasi capo di stato oggi in Europa promettere un impegno decisivo. Spero sinceramente che arrivi presto il giorno in cui si cominci a pensare a delle svolte ben più ambiziose delle solite mini Europa, mini costituzione, mini cittadini e via dicendo. Ma per questo non basterebbe comunque il Presidente francese da solo.

    Ciao! Marta

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