Quando la minoranza vince

Polonia, veto, pena di morte, quando l’unanimità rompe i migliori intenti

, di Jacopo Barbati

Quando la minoranza vince

6 settembre 2007: la Polonia dei fratelli Kaczyński esercita il diritto di veto e impedisce all’Unione Europea di istituire una giornata contro la pena di morte, inizialmente prevista per il 10 ottobre.

Recidività

Non è la prima volta che la Polonia – da quando i gemelli Lech e Jarosław Kaczyński hanno occupato rispettivamente il posto di Presidente della Repubblica e di Primo Ministro – si oppone alle iniziative dell’Unione: già in giugno, i polacchi si erano distinti per l’imposizione di molti paletti al già criticabile Trattato di riforma. Perché? Semplice: le elezioni in patria si avvicinano (21 ottobre) e JK cerca di mantenere la maggioranza assecondando l’opinione pubblica che due anni fa lo elesse, instaurando un governo di “destra nazionalista, retrograda, antieuropea, che ha prodotto dei guasti piuttosto preoccupanti”, per usare la definizione data dal Ministro degli Esteri italiano Massimo D’Alema.

Per il Ministro d’Alema in Polonia c’è un governo di destra nazionalista, retrograda, antieuropea, che ha prodotto dei guasti piuttosto preoccupanti...

Da qui la decisione di esercitare il diritto di veto – concesso in materia di istituzioni di celebrazioni e/o giornate europee – riguardo la proposta di istituire una giornata europea contro la pena di morte, seguendo la moratoria internazionale proposta dal Governo italiano all’ONU. «Non riteniamo la proposta interessante – hanno fatto sapere da Varsavia – in quanto nessun Paese europeo adotta più questo sistema (cosa peraltro non tecnicamente esatta, in quanto la pena di morta è ancora prevista negli statuti danesi, anche se non più effettivamente applicata, ndr). Piuttosto istituire una giornata per la vita, oppure contro l’aborto o l’eutanasia.». Ricordiamo però che la Polonia è una delle cinque nazioni a non aver ratificato il protocollo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che vieta la pena di morte.

Dittatura della minoranza

Risultato: la famosa giornata europea contro la pena di morte non si celebrerà, perlomeno per quest’anno. Il veto espresso dal Governo di Varsavia in prima istanza il 6 settembre e confermato poi 12 giorni più tardi, lega le mani alla Commissione: non si farà nulla. Le altre ventisei nazioni (su ventisette) che avevano invece approvato questa iniziativa, cosa faranno ora? Si limiteranno ad azioni individuali e comunicati vari di condanna alla pena capitale. Nessuna azione unitaria. Anche se l’Italia, supportata da altre, continuerà nella moratoria già avviata in sede ONU.

È questo il risultato di un paradosso della democrazia: il diritto di veto fu istituito per tutelare le minoranze, a scopo meramente democratico. Col passare degli anni, delle situazioni e dei veti espressi, invece, si è dimostrato un strumento prettamente oligarchico, attraverso il quale è possibile esercitare una vera e propria dittatura della minoranza. Lo si è visto in occasione della ratifica del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa sottoscritto a Roma nel 2004 e bocciato ufficialmente solo in Francia e Olanda rispettivamente il 29 maggio e il primo giugno 2005.

La democrazia, quella vera, va preservata.

Situazione su cui riflettere pesantemente in vista dei prossimi trattati costituzionali. L’Unione Europea non può permettere di essere messa in scacco da una esigua minoranza di nazioni dissidenti ora su questa ora su quell’altra decisione. La democrazia, quella vera, va preservata.

Fonte dell’immagine Flickr.com - Paweł Kabański

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