Ambientalismo e democrazia: la stessa battaglia

, di Théo Boucart, tradotto da Serena Pozzetti

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Ambientalismo e democrazia: la stessa battaglia

Perché la difesa della democrazia e la promozione della cittadinanza sono sempre necessarie in questi tempi di crisi ecologica.

Cittadinanza e ambientalismo. Due idee che a prima vista sembrano non avere nulla in comune: la cittadinanza si riferisce alla società umana, l’ambientalismo alla natura. Gli spazi dell’uomo e la natura sono mondi che si stanno allontanando sempre di più tra loro a causa degli straordinari sviluppi economici e tecnologici degli ultimi due secoli. Sarebbe però sbagliato considerarli del tutto separati. Dopotutto, gli esseri umani sono il prodotto del loro ambiente naturale e sono solo un tassello tra molti altri del mondo degli esseri viventi.

Dopo esserci ritrovati di fronte a una crisi sistemica durata più di un decennio, è giunto ormai da tempo il momento di trovare nuove forme di pensiero che combinino la protezione dell’ambiente con la democrazia. Il sistema economico neoliberale e la globalizzazione non regolamentata stanno distruggendo sia l’ambiente che i legami sociali. In quest’ondata di cambiamenti e internazionalizzazione degli scambi che deve avanzare a tutti i costi, sempre più persone si sentono abbandonate e sono perciò più propense a votare per partiti populisti e di estrema destra; un grave pericolo per le istituzioni democratiche e per la società.

Ora, come nel detto “una mente sana in un corpo sano” (mens sana in corpore sano), una democrazia è in buona salute solo se anche l’ambiente naturale in cui la società si trova è sano. In effetti, danneggiare l’ambiente potrebbe portare a violazioni dei diritti umani e civili.

La protezione dell’ambiente e la promozione della cittadinanza condividono lo stesso principio: tutelare il “bene comune”, ovvero l’ambiente in cui tutti viviamo e la democrazia che è la nostra struttura politica. In questi anni in cui la crisi sistemica e il catastrofismo climatico tendono a paralizzare i cittadini, è importante che sia la società civile che la sfera politica affrontino insieme le minacce alla democrazia e all’ambiente, come due gambe di un corpo umano che si muovono in modo complementare.

La minaccia del “carbo-populismo” in Europa

Quel che è certo è che la sfera politica non è pronta per fare fronte a questi problemi. A peggiorare le cose, un’ondata di nazionalismo anti-democratico e anti-ambientalista si sta diffondendo in diversi Paesi di tutto il mondo. Come Jean-Baptiste Fressoz ricorda nel suo articolo del 7 ottobre su Libération, Donald Trump, Rodrigo Duerte, Scott Morrison e ora anche Jair Bolsonaro attaccano sia i principi democratici che quelli ambientali, scatenando la paura dell’ascesa di un “carbo-fascismo” mai visto prima su scala globale. Qui in Europa, pensavamo di essere ormai da tempo al riparo dalle minacce autoritarie e climatiche. L’UE dovrebbe fornire un quadro atto a garantire la democrazia e un ambiente sano. Tuttavia, questo accade in misura sempre minore. Il governo polacco sta distruggendo la democrazia e l’ambiente, come nel caso della foresta di Bialowieza; in Germania, l’AfD (Alternative für Deutschland/Alternativa per la Germania) promuove con forza il carbone e si mostra scettico nei confronti del cambiamento climatico causato dall’uomo; la Brexit del Regno Unito è sinonimo di rilancio del fracking. Anche in Europa, i partiti populisti e di estrema destra rappresentano un vero disastro sia per il clima che per la democrazia e la cittadinanza.

La forza sta nei numeri e nella determinazione dei giovani

Se il primo “arto” politico non riesce ad agire efficacemente quando si trova ad affrontare problemi di democrazia e ambiente, il secondo “arto” deve prendere il comando. La società civile deve rendersi conto del chiaro collegamento tra la difesa della democrazia e quella dell’ambiente. Il discorso politico mira a drammatizzare le conseguenze del cambiamento climatico affinché passi il messaggio che non vi è un’alternativa realizzabile al capitalismo neoliberale, ma questo porta solo all’apatia collettiva. Vi sono tuttavia diverse iniziative in fase di sviluppo per sensibilizzare i cittadini sulle questioni democratiche e ambientali e creare collegamenti tra le due tematiche.

È questo il caso dello Youth Forum COP, un’organizzazione no profit fondata a Bruxelles su iniziativa studentesca. Uno dei fondatori, Nathan Stranart, ha creato questo progetto sulla base di due fattori: la minaccia crescente del riscaldamento globale causato dall’uomo e la necessità di riunire il maggior numero di giovani possibile per trattare e discutere le questioni relative al clima. Lo Youth Forum COP si svolgerà sotto forma di una discussione in cui i dibattiti sulle diverse idee seguiranno la stessa procedura di una COP (Conferenza delle parti) classica (come la COP 21, la Conferenza sul clima di Parigi del 2015).

Verrà poi creato un documento finale, stilato interamente dai giovani partecipanti, che sarà inviato alle autorità pertinenti per massimizzare l’impatto del forum. Più che sensibilizzare sui temi di clima e cittadinanza attraverso l’intervento pubblico e il dibattito, lo Young Forum COP intende dare la parola ai giovani nella maniera più inclusiva e democratica possibile, così da avere il massimo peso nelle decisioni politiche. La sfida consisterà nel finanziare l’iniziativa (anche se è sostenuta da un gruppo di esperti, dalla delegazione belga della COP e da altre organizzazioni) e una comunicazione efficace per diffonderne la conoscenza, sia attraverso i social network che per mezzo di “ambasciatori”.

I forum di discussione non saranno le uniche sedi dove si possono cambiare le cose: la strada e gli spazi pubblici sono fondamentali dal momento che “democrazia” significa “potere del popolo” e “cittadinanza” viene dalla parola “civitas” che significa “libertà della città” e anche da “agorà”, lo spazio adibito ai raduni pubblici e sociali nell’antica Grecia. In Francia, le dimissioni di Nicolas Hulot, ministro della Transizione ecologica e inclusiva, hanno rappresentato un duro colpo per un partito che ha organizzato le dimostrazioni pacifiche chiamate “marce per il clima”.

Per Quentin Guilmois, organizzatore della Marcia per il clima di Tolosa dell’8 settembre, la forza del movimento per il clima sta nel radunare generazioni diverse, ma la presenza dei giovani resta fondamentale. La sfida del movimento popolare per risolvere le questioni relative al clima, che si esprimono per le strade, è di garantirne la continuazione evitando che perda lo slancio attuale. In Libération, Nicolas Haeringer, membro dell’organizzazione 350.org, si dice convinto che il successo nazionale di queste marce costituisca un vero “maremoto” di cittadinanza e democrazia che cerca di rovesciare il neoliberalismo nella sua forma attuale, incompatibile con la democrazia, la convivenza pacifica e l’ambientalismo.

La cittadinanza, la difesa dell’ambiente e il tempo che scorre

Queste iniziative, intese a promuovere la cittadinanza e la difesa dell’ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico, sembrano promettenti, dato che sempre più persone sono consapevoli del pericolo delle tendenze autoritarie e della crisi ecologica. La vera domanda è: sarà abbastanza? Senza voler ricorrere a quella sorta di catastrofismo denunciato in precedenza, sembra che il tempo stia per finire, che il disastro climatico sia imminente e che la democrazia sia sempre più sulla difensiva. Stanno infatti emergendo due dinamiche: una è il diffondersi, anche in Europa, del carbo-populismo, un pericolo reale per la società e la biodiversità (nonostante le vittorie moderate dei movimenti ecologici a livello locale, per esempio in Baviera, in Lussemburgo o a Bruxelles).

L’altra è la portata sempre più ampia dei movimenti cittadini che difendono la democrazia e l’ambiente considerandole le due facce della stessa medaglia. Alla fine, le masse e la determinazione dei giovani dovrebbero riuscire a spingere la sfera politica a seguire la loro strada, come due gambe che si muovono in modo sincronizzato, ma il tempo per mettere in modo questa dinamica sta per scadere. Ecco perché è così importante agire ora, senza perdere le speranze nell’abilità collettiva di prendere in mano le cose.

L’Europa è stata particolarmente colpita da questo cambio di mentalità. Il cambiamento climatico ha effetti devastanti solo in Africa o in Asia, mentre si assiste a un indebolimento della democrazia in tutta l’Europa. L’UE deve comprendere che la tutela dell’ambiente e della biodiversità costituisce una delle basi fondamentali per la forza e la longevità della democrazia e che nessuna delle due può sopravvivere senza l’altra.

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