Si ripubblica l’appello, già lanciato su The Ventotene Lightouse, alle istituzioni europee

Appello alle istituzioni europee. Mediterraneo, Medio-oriente, Balcani occidentali: per una politica estera europea

, di Davide Emanuele Iannace

Appello alle istituzioni europee. Mediterraneo, Medio-oriente, Balcani occidentali: per una politica estera europea
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La necessità e l’urgenza di definire obiettivi ed assi strategici di una politica estera e di sicurezza comune è di tutta evidenza. L’Unione Europea deve caratterizzare ruolo e azione per un nuovo ordine mondiale puntando sullo sviluppo del multilateralismo nel governo dei beni pubblici globali.

Le aree di vicinato indicate costituiscono il più immediato banco di prova di una politica estera europea.

Questo Appello, che parte dall’Italia, intende contribuire a sviluppare in Europa un largo confronto di opinioni e di proposte su questi temi.

L’Appello è stato spedito al Presidente del Parlamento Europeo, al Presidente della Commissione Europea e all’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea e al Governo italiano.

Chi vuole firmare l’Appello può farlo nella versione in lingua inglese su The Ventotene Lighthouse

L’Appello

La pandemia ha colpito duramente l’Europa e il Mondo, rendendo ancor più visibile e urgente la necessità di trasformare l’economia e il sistema di vita della specie umana, per renderla compatibile, nel lungo termine, con il Pianeta Terra.

Il Mondo ha bisogno di un nuovo assetto politico, basato sulla creazione di istituzioni sovrannazionali globali per la tutela dei beni pubblici mondiali, soprattutto per la salute e l’ambiente.

Sono necessarie politiche multilaterali e cooperative tra gli Stati, a partire dagli USA, dalla Cina e dalla Russia, per superare la logica e la politica di potenza che da sempre caratterizzano i loro rapporti.

L’Europa, nata proprio dall’idea del superamento della sovranità assoluta degli Stati, può e deve – anch’essa - assumersi le proprie responsabilità nella costruzione di questo nuovo ‘ordine mondiale’: i rapporti tra gli Stati devono basarsi sul diritto universalmente riconosciuto; la democrazia e i diritti di libertà e di eguaglianza devono essere perseguiti – oltre che affermati - come valori universali.

Sono queste le condizioni basilari affinché la persona possa costituirsi come “centro autonomo di vita”, come fu affermato nel “Manifesto di Ventotene” ottanta anni fa.

L’Unione europea non può più rimandare la definizione di una propria politica estera, improntata a questi principi, definendo una propria autonomia strategica, nel quadro di una Alleanza atlantica rinnovata (Equal partnership).

Lo impone, da ultimo, la vicenda dell’Afghanistan che ha mostrato la crisi irreversibile degli Stati Uniti nel ruolo di “governo dell’Occidente”.

Lo impone, pure, la necessità di definire un nuovo rapporto con la Russia, basato sulla distensione e la cooperazione, ispirandosi alla prospettiva della “casa comune europea” indicata a suo tempo da Gorbaciov.

Una difesa europea è necessaria, una forza militare adeguata d’intervento rapido è urgente, per difendere il territorio europeo e per intervenire, all’esterno, per la difesa dei diritti umani e per “garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente ai principi della carta delle nazioni Unite” (art. 42 del Trattato sull’Unione europea).

L’embrione di questa forza militare europea potrebbe basarsi sul già esistente Eurocorps, da incorporare nei Trattati esistenti e dovrebbe operare sotto il controllo di un Consiglio europeo, con le funzioni di un “Consiglio di sicurezza europeo”, composto dagli Stati che contribuiscono alle dotazioni necessarie di uomini e mezzi.

Le Istituzioni europee sono state, in questi ultimi tempi, motore del cambiamento, attrezzando l’Unione Europea, passo dopo passo, a dare risposte coordinate e comuni, sia sul fronte dell’emergenza e della sicurezza sanitaria, sia su quello economico e sociale. In pochi mesi, con il Recovery Plan for Europe, si è varata una prima forma di capacità fiscale dell’Unione per finanziare, con l’emissione di bond europei, la transizione energetica e digitale dell’economia, la coesione sociale e territoriale, per un’Unione dalle caratteristiche sempre più federali.

Per consolidare il cambiamento intervenuto e avviare una reale politica estera e della sicurezza comune è divenuto urgente disegnare più specificatamente il ruolo dell’Europa nelle aree di vicinato. È sulla risposta ai problemi reali che si determina il contenuto della politica estera europea.

Tre sono le principali sfide che le Istituzioni Europee devono affrontare nel breve termine.

  1. Una politica unica per il Mediterraneo. In questo mare si scaricano le tensioni dei problemi irrisolti in Africa e nel Medio-oriente. L’Unione non può più assistere, impotente, al vuoto di potere democratico nel Nord-Africa (e nell’Africa sub-sahariana), che condanna questi paesi al sottosviluppo, alla rapina delle loro risorse, a migrazioni incontrollabili e che li rendono il crocevia di traffici illeciti, di sistemi di potere corrotti, teatro di perenni guerre intestine. E che non consentono di avviare queste aree verso lo sviluppo sostenibile e la transizione energetica, le sole scelte che possono cambiare l’economia e la vita di questi Paesi. A tal fine occorre che l’Unione europea: 1) Individui un chiaro punto di strategia comune (almeno tra i governi UE più interessati e come sviluppo della linea tracciata con la Conferenza di Berlino del gennaio 2020 e giugno 2021 sulla Libia) verso i paesi del Nord-Africa, per una loro stabilizzazione politica, nell’ambito di un processo democratico, garantito anche in sede ONU; 2) Prospetti ai paesi del Nord-Africa una transizione energetica coordinata - come premessa di un Piano tra l’Unione Europea e l’Unione Africana - basata sulla gestione pan-africana di beni pubblici (acqua, energie alternative, agricoltura), sulla costruzione comune di infrastrutture materiali (reti energetiche, sistemi aero-portuali) e sullo sviluppo di assi culturali e tecnologici (università, centri di ricerca) capaci di avviare forme di integrazione economica sostenibile tra le due sponde del Mediterraneo, utilizzando anche i network di città già esistenti (es. medCities). Una simile prospettiva avvantaggerebbe anche le regioni meridionali dell’Unione, naturale “ponte” tra l’Europa e l’Africa, grazie anche all’utilizzo delle risorse NextGenEU.
  2. L’adesione all’UE dei Balcani occidentali. I popoli dei Balcani occidentali sono parte integrante della storia e della cultura europea. L’adesione all’Unione rappresenta per essi il superamento della fallimentare esperienza dello stato-nazione, del dramma della divisione, della guerra e del nazionalismo che hanno tristemente sperimentato negli anni ’90 del secolo scorso. La scelta di condividere un destino, con diritti e doveri comuni, ha lo stesso significato che ebbe per quegli Stati europei che, dopo due disastrose guerre mondiali, decisero di cambiare il corso degli eventi, avviando un processo di unità. Per l’Unione, l’inclusione dei Balcani occidentali presenta motivazioni evidenti di ordine politico-strategico, non tanto di mercato. L’allargamento dell’orbita della sua azione di governo in aree instabili d’Europa le assegnerà un ruolo più significativo nel dialogo con USA, Russia e Cina per la definizione di regole globali nei rapporti tra Stati. Per i Balcani Occidentali l’adesione all’Unione garantirà quella sicurezza che diversamente non ci sarebbe. La partecipazione al progetto europeo del Green Deal offre a questi Paesi la possibilità di un salto qualitativo nello sviluppo economico e sociale, in comune con gli altri popoli europei. La politica dell’allargamento ha sempre determinato un rafforzamento delle istituzioni europee, come avvenne con l’adesione dei Paesi dell’Est Europa: il Trattato di Lisbona ha prodotto, infatti, un grande avanzamento istituzionale, rafforzando i poteri del Parlamento e della Commissione. Allargare i confini è, infatti, un chiaro segno del successo di un’Unione che mostra la sua vocazione ad unire i popoli, modificando i rapporti tra gli stati e portandoli sul terreno del diritto anziché della forza: è questa l’essenza di un processo federale. Il Consiglio ha già deciso (marzo 2020) di avviare i negoziati di adesione con Albania e Macedonia del Nord e la Commissione ha già presentato (luglio 2020) agli Stati membri i progetti di quadro negoziale – i primi a tenere conto della «metodologia rivista per l’allargamento ai Balcani occidentali”. L’impegno a rispettare i principi dello “stato di diritto” deve costituire il punto essenziale della trattativa. Il processo di allargamento ai Balcani occidentali deve essere rimesso in moto rapidamente, anche per Serbia, Montenegro, Kosovo e Bosnia-Erzegovina, e giungere ad una conclusione positiva entro le prossime elezioni europee del 2024, per consentire, in prospettiva, l’inserimento di quei popoli nel processo costituzionale europeo.
  3. La pacificazione del Medio Oriente e la questione israelo-palestinese. Il Medio Oriente resta l’area in cui il disordine mondiale produce le crisi più gravi. I conflitti tra le superpotenze hanno determinato, nel tempo, anche quelli tra le potenze “regionali” per il controllo di un’area cruciale per uno sviluppo economico mondiale trainato dal petrolio. Occorre una svolta radicale, avviando un nuovo percorso per offrire sicurezza e sviluppo a quest’area del Mondo: la cooperazione deve sostituire il conflitto, il diritto deve prendere il posto della violenza, esattamente come avvenne con il processo di unificazione europea settant’anni fa, che trasformò i rapporti tra gli Stati europei dopo secoli di guerra. Solo in questo quadro l’azione europea di soccorso e di accoglienza dei profughi afghani diventa il primo passo di un nuovo corso, basato su uno sviluppo economico sostenibile, dal punto di vista ambientale e sociale: energie alternative e nuove tecnologie, acqua e agricoltura costituiscono le sfide principali. L’unificazione economica del mercato medio-orientale costituisce il quadro in cui questo processo di trasformazione è pensabile. Il punto su cui far leva è rappresentato dalla pacificazione tra israeliani e palestinesi, come chiedono le nuove generazioni delle varie comunità. Una loro convivenza sotto una comune entità statale democratica è possibile: una federazione tra le sei province israeliane e i territori di Cis-Giordania e Gaza è la sola prospettiva capace di garantire diritti e sicurezza alle diverse comunità, sancita da un’Assemblea costituente. Solo l’Unione Europea può proporsi come garante credibile di questo processo costituzionale, perché nel suo DNA c’è il superamento della divisione e della guerra. E la sua forza economica e commerciale può aiutare a innescare un nuovo corso di sviluppo economico per l’intera area.

Noi, esponenti della società civile e della cultura europea, dei movimenti federalisti, europeisti, ambientalisti, dei diritti civili, delle forze politiche che si ispirano ai valori della democrazia, della libertà e della giustizia sociale chiediamo che:

  • Il Parlamento europeo avvii un grande dibattito sul ruolo dell’Unione nel Mondo, proponendo le linee-guida della politica estera europea.
  • Il Consiglio Europeo indichi la scelta strategica su cui dispiegare l’azione di politica estera dell’Unione, lasciando poi che, per la sua concreta attuazione, il Consiglio deliberi a maggioranza qualificata.
  • La Commissione europea e l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune avviino le azioni conseguenti di politica estera, dando esecutività alle stesse e portandone la responsabilità politica.
  • La Conferenza sul futuro dell’Europa possa discutere a fondo le linee strategiche di politica estera per l’Unione Europea.

Antonio Longo – Direttore di The Ventotene Lighthouse – A Federalist Journal for World Citizenship – www.theventotenelighthouse.eu

Piergiorgio Grossi – Presidente regionale ligure del Movimento Federalista Europeo

Antonio Padoa-Schioppa – Giurista, storico, accademico

Alessandro Cavalli – Sociologo – Università di Pavia

Fabio Masini – Economista – Università Roma-Tre

Roberto Palea – già Presidente del Centro Studi sul Federalismo

Franco Praussello – Economista, Università di Genova

Davide Emanuele Jannace – Redattore-capo di Eurobull – www.eurobull.it

Roberta De Monticelli – Filosofa, Università San Raffaele, Milano

Lucio Levi – Direttore del The Federalist Debate https://www.federalist-debate.org/

Domenico Moro – Board del Centro Studi sul Federalismo, Torino

Paolo Ponzano – Docente di European Governance al Collegio Europeo di Pavia

Luigi Giussani – già membro del Council del World Federalist Movement

Stefano Dell’Acqua – PhD Universita di Pavia

Michele Sabatino – Economista, Università Kore di Enna

Gli interessati possono sottoscrivere questo appello direttamente sul sito di The Ventotene Lighthouse, dove si trova la versione in lingua inglese

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