Cambiamenti nell’affiliazione dei partiti Europei pronti a stravolgere il Parlamento Europeo

, di Noah Wheatley, Tradotto da Simone Esposito

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Cambiamenti nell'affiliazione dei partiti Europei pronti a stravolgere il Parlamento Europeo

Europe Elects monitora regolarmente i sondaggi elettorali negli Stati membri dell’Unione europea e svolge simulazioni sui seggi per le elezioni del Parlamento europeo del 2019 sulla base delle intenzioni di voto a livello nazionale. Noah Wheatley, analista di Europe Elects per la Danimarca e il Regno Unito, commenta le più recenti rilevazioni sulle intenzioni di voto.

Il PPE tiene duro, ma può perdere seggi

Nell’ultima analisi di Europe Elects, il Partito Popolare europeo (PPE) dovrebbe rimanere il primo gruppo nel Parlamento europeo. Nonostante la simulazione comporti una perdita di 32 seggi, il PPE può sperare di ottenere nuovamente la presidenza della Commissione grazie ai suoi 185 seggi virtuali. Alcuni si troveranno di certo più a proprio agio con la presenza di Orbán all’interno del PPE, ma questo rischia di aprire crepe profonde nel fronte dei popolari europei. Sussiste inoltre l’eventualità di un ulteriore deterioramento delle relazioni con la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) dell’UE, che di recente ha votato per avviare un processo disciplinare contro l’Ungheria per il rischio di una grave violazione dello stato di diritto e dei diritti umani da parte del Governo.

I Socialisti e Democratici (S&D) restano al secondo posto

Tempi difficili per la famiglia dei socialisti europei. Sebbene rimangano il secondo gruppo politico al Parlamento europeo con 141 seggi virtuali, la simulazione di Europe Elects prevede che subiranno una significativa riduzione nella loro quota, pari circa a 48 seggi. Ciò è dovuto in parte alla perdita dei deputati laburisti del Regno Unito, ma i partiti socialdemocratici arrancano quasi ovunque in Europa. Si vedano, a titolo d’esempio, le recenti catastrofi elettorali della sinistra in Germania e in Italia. Per fortuna però non arrivano solo brutte notizie: con il leader socialista Sánchez al governo la sinistra spagnola torna a trionfare nei sondaggi. Stabili anche i socialdemocratici in Danimarca. La sinistra europea deve dunque guardare cosa accade da quelle parti in vista delle elezioni europee del prossimo anno.

ALDE continua a volare

ALDE ha recentemente registrato una rapida crescita di popolarità, e, secondo le stime di Europe Elects, vedrà crescere la propria quota di seggi arrivando a un totale di 110. Ciò è in parte dovuto alla crescita di partiti come Ciudadanos in Spagna o il Freie Demokratische Partei (FDP) in Germania. Nel complesso la situazione è molto positiva, pur permanendo l’incertezza per la scelta di Emmanuel Macron e il suo La République En Marche!. La decisione del Presidente francese di unirsi al gruppo dei liberali europei o di formare una nuova aggregazione avrà infatti ripercussioni decisive per ALDE.

Possibile guadagno per ECR ma il gruppo rischia pesanti perdite

L’ultima simulazione di Europe Elects mostra ancora una volta come il Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (ECR) rischi di subire delle perdite significative nel prossimo europarlamento, riuscendo a ottenere solo 44 seggi virtuali, a fronte dei 73 seggi attuali. Si tratta di un risultato che non sorprende, perché l’uscita della Gran Bretagna significa 19 deputati britannici in meno tra i conservatori europei. Tuttavia, il gruppo si sta guardando attorno per cercare di colmare questo vuoto. Di recente è stato annunciato l’accordo tra ECR e i Democratici svedesi (SD) dell’estrema destra anti-immigrazione. Questa potrebbe essere la spinta giusta per i conservatori europei qualora gli svedesi riuscissero a ottenere dei buoni risultati alle elezioni di settembre. Tuttavia questa mossa è stata duramente criticata, con alcuni osservatori che ipotizzano che questo potrebbe trasformare ECR in un partito più fortemente euroscettico.

GUE/NGL guadagna il quarto posto mentre EFDD è destinato allo scioglimento

Europe Elects prevede che il gruppo di sinistra GUE/NGL otterrà un maggior numero di parlamentari di ECR, ENF e EFDD, salendo quindi al quarto posto alle spalle di ALDE. Il gruppo vedrebbe infatti crescere la propria quota fino a un totale di 58 seggi virtuali.

Non si può dire lo stesso per EFDD. Sembra che il gruppo lotterà per sopravvivere alla cabina elettorale, non a causa di una perdita di voti ma di partiti che abbandonano la formazione parlamentare. Come accennato in precedenza, i Democratici svedesi lasceranno EFDD e aderiranno a ECR, mentre anche il Movimento Cinque Stelle (M5S) di Luigi Di Maio, la cui posizione sembra più europeista di quanto si voglia far credere, sembra destinato a lasciare il gruppo in futuro. Questo non permetterebbe a EFDD di soddisfare il requisito fondamentale secondo cui per la costituzione dei gruppi politici al Parlamento europeo sono necessari rappresentanti provenienti da almeno 7 Stati membri dell’UE.

ENF sopravvive

Il gruppo della destra nazionalista di Marine Le Pen punta a conquistare 15 seggi, secondo la recente simulazione di Europe Elects, che prevede una crescita per un totale di 52 seggi virtuali, contro i 37 delle scorse elezioni. Resta tuttavia il fatto che come formazione politica ENF deve essere in grado di raccogliere gli eurodeputati di almeno 7 Paesi. Potrebbe quindi guardare a EFDD per rinforzare i propri numeri se tale formazione dovesse effettivamente sciogliersi. Altrimenti i partiti più a destra di ECR potrebbero tentare di confluire nel gruppo della destra nazionalista. Gli animi del Partito saranno comunque stati sollevati dalla forte crescita nei sondaggi della Lega di Salvini, la cui popolarità continua a salire dalla formazione del nuovo governo in Italia.

G/EFA rimane in Parlamento

Il gruppo ambientalista e regionalista G/EFA rimarrà probabilmente in Parlamento, divenendone tuttavia il più piccolo gruppo parlamentare con solo 34 seggi virtuali, secondo le stime di Europe Elects, in calo di 17 seggi rispetto al dato del 2014. Il gruppo spera che i tedeschi di Alleanza ‘90/I Verdi, la formazione ambientalista più forte d’Europa, riporteranno nuovamente gli attuali 11 seggi in Parlamento. I Verdi europei possono comunque contare sugli eurodeputati di 13 Paesi, ben al di sopra di quelli richiesti. La loro preoccupazione principale nelle elezioni del 2019 sarà solo quella di limitare i danni.

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