Dell’eurodeputato e ex presidente del Parlamento europeo Martin Schulz si possono raccontare i successi e gli insuccessi. Una cosa va detta: ha saputo far conoscere il Parlamento europeo ai cittadini, più di ogni altro suo predecessore. Gli italiani lo ricorderanno per aver affrontato l’allora presidente del Consiglio dei Ministri l’onorevole Silvio Berlusconi in sede di assemblea parlamentare. Un tempo in cui, vi ricorderete, la società civile italiana si ribellava ad una cultura di bikini e dei reality show. Non certo perché brutti, ma perché avevano sottratto ai cittadini il diritto di interessarsi della cosa pubblica. Un diritto ritrovato, forse, durante il recente dibattito sul referendum costituzionale. Dove gli italiani si sono divisi tra chi voleva riformare la Costituzione e chi voleva, invece, conservarla come è stata pensata nel dopo guerra.

Oggi quello che manca in Italia, e non solo, è lo spazio dedicato all’Europa nel nostro dibattito pubblico. L’Unione europea non è solo rigore e ultimatum sullo sforamento del deficit. L’Unione è anche elezione del nuovo presidente del Parlamento europeo. L’Europa sono le elezioni politiche di quest’anno in Olanda, Francia, Italia e Germania. Elezioni che non vedranno scendere in campo solo partiti di sinistra e di destra, ma schieramenti europeisti e anti europeisti. Politici contro l’immigrazione e partiti impegnati a contrastare l’austerity.

Il Parlamento europeo è impegnato, inoltre, a discutere due progetti di riforma del sistema europa. Il progetto Bresso-Brok e il progetto Verhofstadt. Il primo punta ad un utilizzo di alcuni strumenti del Trattato di Lisbona per procedere verso una maggiore cooperazione tra Stati, mentre il secondo propone di riformare le stesse istituzioni europee. Di questo si parla ancora poco in Italia, come si parla poco dell’elezioni del presidente del Parlamento europeo e dalla conferma di Donald Tusk alla Presidenza del Consiglio europeo.

Di questo la società organizzata, quella composta da organizzazioni di volontariato, è già al corrente. Sono i media e i politici italiani che devono rincorrere le notizie. Studiare la differenza tra il Consiglio europeo e quello dell’Unione europea. Differenza che dovrà essere ben chiara quando questo 25 marzo Roma dovrà ospitare i Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi membri. Le maggiori associazioni italiane sono già in moto per influenzare l’ordine del giorno della riunione. Mentre i Governi premono per affrontare il discorso della sicurezza. Sicurezza contro il terrorismo e maggiore integrazione dei migranti che scappano dalle guerre. Gli europei chiedono più solidarietà, chiedono riforme. Più solidarietà nell’affrontare le differenze economiche tra Stati, più solidarietà nell’affrontare il flusso migratorio, più cooperazione nel disegnare le istituzioni del domani.

Ci stiamo insomma avvicinando ad un’era, quella immaginata da Altiero Spinelli, il cui nome è scritto all’entrata della sede del Parlamento europeo di Bruxelles, in cui le forze politiche del continente si dividono tra progressiste e reazionarie. Le prime rivolte al futuro, le seconde concentrare nella lotta per il ritorno alla sovranità nazionale. Al tempo della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. A queste dobbiamo essere in grado di contrapporre il progetto di pace e di solidarietà che ha mosso i popoli d’Europa alla fine degli anni ’50 a Roma.

Ad Antonio Tajani, il nuovo presidente del Parlamento europeo, il compito di avvicinare gli italiani, almeno, alle istituzioni europee. A lui auguro di imboccare la strada delle forze progressiste contro i reazionari.