Dopo le elezioni, il futuro della nuova Ungheria europeista passa anche dallo European Youth Centre di Budapest, struttura del Consiglio d’Europa presente in città dal 1995, che ha ospitato l’iniziativa della Federalist Leadership Academy 2026.

Dal 20 al 24 aprile, diversi giovani federalisti europei hanno avuto la possibilità di partecipare alla Federalist Leadership Academy. L’evento, organizzato dalla JEF Europe con la cooperazione dello Youth Department del Consiglio d’Europa, si è svolto all’interno dello European Youth Centre di Budapest. L’edificio, utilizzato fino agli anni Novanta dalle organizzazioni giovanili dei partiti comunisti, dal 1995 ospita ragazzi da tutto il mondo offrendo un’opportunità unica di dialogo tra organizzazioni giovanili e rappresentanti istituzionali attraverso il co-management della struttura. Visto il periodo e il luogo, l’evento ha assunto per tutti i partecipanti un significato particolarmente importante. Solo qualche settimana fa, infatti, l’Ungheria è riuscita a sconfiggere alle urne il governo autoritario di Viktor Orbán: con la vittoria di TISZA e Peter Magyar, il Paese si trova ora di fronte a un nuovo capitolo, con la prospettiva di una ritrovata e piena partecipazione all’interno dell’Unione Europea dopo 16 anni. Trovarsi a Budapest proprio in questo momento storico ha reso l’esperienza ancora più significativa, trasformando la città stessa in uno sfondo simbolico per chi lavora ogni giorno alla costruzione di un’Europa federale e democratica.

Il tema delle elezioni ungheresi, pur non essendo direttamente previsto nel programma, è stato affrontato all’interno dell’evento. Proprio per questo motivo, in chiusura del primo giorno di lavori, i partecipanti hanno avuto l’onore di ospitare l’ex Commissario europeo per l’Occupazione, gli Affari Sociali e l’Integrazione (2010-2014), László Andor. Quest’ultimo ha ripercorso in modo efficace i sedici anni del governo Orbán, illustrando gli effetti concreti sulla vita quotidiana dei cittadini ungheresi e analizzando nel dettaglio il sistema di potere e corruzione costruito dall’ex Primo Ministro. Un intervento che ha offerto ai partecipanti una prospettiva preziosa: quella di chi ha osservato da vicino, dall’interno delle istituzioni europee e sulla propria pelle, il progressivo deterioramento dello stato di diritto in Ungheria.

All’interno dell’Academy, decine di giovani federalisti provenienti da tutta Europa si sono riuniti per rafforzare le proprie capacità organizzative, di sensibilizzazione politica e di comunicazione. Il tutto si è svolto tenendo conto dell’attuale scenario politico-economico, in cui le sfide per associazioni come la JEF/GFE diventano sempre più difficili da affrontare. I fondi per i progetti sono soggetti a tagli continui e la competizione con altre organizzazioni si intensifica sempre di più, trasformando l’azione sui territori in una vera e propria gara. Per questo, durante la settimana di lezioni e simulazioni, si sono approfonditi in particolare i temi della raccolta fondi e della comunicazione: due pilastri senza i quali anche le idee più solide faticano a trasformarsi in azione concreta.

Le questioni che gli attivisti affrontano quotidianamente sono molte e, per trattarle in modo efficace, il seminario ha privilegiato approcci innovativi. Le lezioni frontali erano sì presenti, ma rappresentavano la minoranza delle attività: la maggior parte dei contenuti è stata pensata e affrontata attraverso metodologie partecipative e non convenzionali, coinvolgendo attivamente i partecipanti nell’ideazione e nella gestione di scenari concreti. Tra i più significativi, una simulazione in tre parti sulla gestione di una sezione locale, con le sue problematiche reali: difficoltà di finanziamento, carenze organizzative e scarsa partecipazione dei membri. All’interno dell’attività ogni gruppo ha dovuto elaborare soluzioni credibili e presentarle a una giuria, che ha assegnato punteggi, posto domande e decretato un vincitore. Un esercizio che ha messo alla prova non solo le competenze tecniche, ma anche la capacità di lavorare sotto pressione e di difendere le proprie idee di fronte a interlocutori critici.

Tuttavia, le attività non si sono limitate alle simulazioni gestionali: c’è stato spazio anche per momenti più dinamici e d’intrattenimento, pur rimanendo orientati su temi specifici. Sul fronte della disinformazione, ad esempio, è stato proposto un quiz per individuare la notizia o l’immagine falsa; sul fronte del public speaking, è stata organizzata una simulazione di seduta del Parlamento europeo. Quest’ultima ha permesso non solo di approfondire la tematica centrale del dibattito — la disinformazione online e la restrizione di piattaforme social ostili o problematiche — ma anche di sviluppare la capacità di trattare argomenti complessi in poco tempo e con il giusto tono o registro. Competenze che si rivelano fondamentali durante eventi, manifestazioni o momenti di volantinaggio, dove non basta sapere cosa dire: occorre anche trovare il modo giusto per comunicarlo. Comunicare, perciò, non significa solo spiegare, ma aprire un dialogo con chi non conosce il federalismo o vi si approccia con scetticismo. In certi contesti, saper parlare con efficacia e sicurezza è una questione che va ben oltre le conferenze.

In conclusione, la Federalist Leadership Academy non è stata soltanto un’occasione per sviluppare nuove competenze. Ognuno dei partecipanti affronta ogni giorno, con la propria storia e i propri mezzi, battaglie simili; e momenti come questi — fatti di lavoro condiviso, confronto e vita comune — sono fondamentali per costruire collaborazioni solide e legami duraturi tra le sezioni. Infatti, condividere fatiche, strategie e anche semplici momenti di vita quotidiana con persone che lottano per gli stessi ideali è qualcosa che nessun manuale o lezione universitaria potrà mai insegnare. Conoscere altri ragazzi e ragazze impegnati nella stessa battaglia è, e resterà sempre, una motivazione difficile da esprimere a parole — ma concreta, reale, e più necessaria che mai, soprattutto in periodi di crisi come questo.

In tal senso, la scelta di Budapest ha offerto qualcosa in più: una città che, dopo sedici anni di governo euroscettico e autoritario, si trova oggi a ricostruire il proprio rapporto con le istituzioni e i valori europei. Trovarsi nelle stesse strade che i giorni precedenti avevano ospitato grandi manifestazioni a favore di una svolta europeista, lavorando insieme per un’Europa libera, federale e democratica, ha reso l’esperienza più concreta e urgente. Un promemoria vivente di quanto le battaglie che portiamo avanti quotidianamente non siano mai scontate, né superflue.