DEMOCRACY UNDER PRESSURE

Se la libertà resta senza voce, l’Europa perde il suo futuro

, di IL BURATTINO

DEMOCRACY UNDER PRESSURE
Immagine di JEF EUROPE

La democrazia non è un’eredità acquisita una volta per tutte, ma un processo in divenire che oggi sta soffocando sotto il peso di nuove e vecchie tirannie.

Si è appena conclusa la campagna Democracy under Pressure, che ogni anno si svolge dal 18 al 25 marzo. Questa campagna è nata nel 2006 come Free Belarus Action, lanciata dalla JEF (Young European Federalists) per denunciare il regime di Lukašėnka. Dal 2014 è stata rinominata Democracy Under Pressure per riflettere come le minacce allo stato di diritto e ai valori democratici riguardino ormai l’intero spazio europeo, non solo i regimi esterni. Se vent’anni fa l’autoritarismo sembrava un problema confinato oltre il "giardino europeo”, oggi le pressioni arrivano anche dall’interno.

Il fenomeno del democratic backsliding (il regresso democratico) sta infettando Stati membri come l’Ungheria e la Slovacchia, dove l’indipendenza della magistratura e la libertà di stampa sono sotto attacco costante. Il “bavaglio” alle statue con cui i militanti federalisti tradizionalmente occupavano le piazze di tutto il continente non parla più solo per i dissidenti politici bielorussi o russi, ma delle crepe che si aprono nei palazzi di Bruxelles e in varie cancellerie nazionali. Dopo vent’anni, la minaccia non viaggia solo sui carri armati, ma sui cavi della fibra ottica. La democrazia subisce le pressioni di una guerra ibrida senza precedenti, in cui si combinano interferenze esterne, campagne di disinformazione alimentate dai regimi autoritari, pressioni economiche e attacchi cyber, che mirano ad un unico obiettivo: erodere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quando la verità diventa un’opinione, la partecipazione democratica si svuota progressivamente di significato.

I nostri Stati-nazione da soli sono troppo piccoli per resistere ai giganti autoritari e troppo deboli per difendere gli europei dalle insicurezze innescate dalla globalizzazione. In questo scenario, la resistenza dell’Ucraina rappresenta la linea di un intero sistema di valori contro la minaccia russa; mentre i tentativi della Commissione di puntellare il sistema multilaterale rappresentano la migliore risposta all’imperialismo americano. Purtroppo queste misure non bastano. La tesi della GFE (Gioventù Federalista Europea) è chiara: per salvare la democrazia serve un’Europa Federale. Non basta un mercato comune; serve una democrazia sovranazionale dotata di poteri reali per fermare chi viola lo Stato di diritto al suo interno e per proiettare una voce unica e forte nel mondo. Un’Unione che passi dall’unanimità, che spesso si traduce in paralisi e ricatti, ad una vera capacità di decisione democratica.

In attesa di una riforma dei trattati, occorre fare tutti i passi avanti possibili. Difendere lo status quo è diventato inaccettabile. Democracy Under Pressure ci ricorda che l’indifferenza è il miglior alleato dell’autoritarismo. Ogni statua imbavagliata dai federalisti è uno specchio in cui riflettersi: siamo ancora capaci di difendere i valori che hanno reso l’Europa il continente dei diritti? La lotta per la democrazia non è un esercizio accademico, ma un impegno quotidiano. Partecipare a questa campagna significa scegliere di non restare in silenzio, pretendendo un’Europa che non sia solo un ufficio tecnico, ma un baluardo di libertà e un modello per il mondo diametralmente opposto a quello imperialista. Oggi è il tempo di togliere quel bavaglio e tornare a dare voce alla speranza federalista per un futuro migliore.

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