Grand Tour 2.0: viaggio tra le Regioni italiane

Grand Tour 2.0: Le Marche, tra cene scomode, letture particolari e aborti negati

, di Amanda Ribichini

Grand Tour 2.0: Le Marche, tra cene scomode, letture particolari e aborti negati
Il Presidente Sergio Mattarella a Pesaro con Francesco Acquaroli, Presidente della Regione Marche, e Matteo Ricci, Sindaco di Pesaro
Quirinale.it, Attribution, via Wikimedia Commons

La rubrica di Eurobull di analisi sulle Regioni d’Italia inizia con un focus sulle Marche, guidate da una giunta di destra per la prima volta dopo mezzo secolo. Ciò che qui salta all’occhio - specie dopo l’intervento del The Guardian - è la scarsa applicazione del diritto all’aborto, ma non è che uno di svariati temi necessariamente da toccare.

  • Area: 9.344 km²
  • Capitale: Ancona
  • Province: 5 (Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Pesaro-Urbino)
  • Popolazione: 1,525 milioni (2019)

Presidente: Francesco Acquaroli (FDI), dal 2020

Composizione della Giunta regionale: Acquaroli (Presidente, FDI), Saltamartini (Vicepresidente, Lega), Aguzzi (FI), Antonini (Lega), Baldelli (FDI), Biondi (Lega), Brandoni (FDI)

Composizione del Consiglio regionale:

  • Lega Salvini Marche: 8
  • Fratelli d’Italia - Acquaroli Presidente: 8
  • Forza Italia - Civici per le Marche: 2
  • Popolari Marche - UdC: 1
  • Civitas Civic: 1

Totale maggioranza: 19 consiglieri + Presidente di Regione

  • Partito Democratico: 8
  • Movimento 5 Stelle: 2
  • Rinasci Marche: 1

Totale opposizione: 11 consiglieri

Per un totale di 8 donne e 23 uomini

Per non fare torto né al nord né al sud, questa rubrica sulle Regioni (il cui episodio 0 è recuperabile qui) prenderà avvio dal centro, dalle Marche. Sicuramente non tra le Regioni più chiacchierate, ma un buon punto di partenza per riflettere delle condizioni del nostro Paese, e soprattutto, del Governo che si è insediato appena due mesi e mezzo fa.

Da due anni a questa parte, la Regione è stata infatti definita come il “Laboratorio” delle politiche di Fratelli d’Italia. A seguito delle elezioni regionali svoltesi il 20-21 settembre 2020, la coalizione di centro-destra ha riportato una netta vittoria (il 49,13%) sugli avversari, divenendo di fatto una “anticipazione” in piccolo di quello che sarebbe stato il risultato delle politiche del 2022. Questa vittoria ha fin da subito mostrato il potenziale di Fratelli d’Italia che, oltre a stabilire il proprio record in una elezione regionale (18,7%), ha espresso il futuro Governatore, Francesco Acquaroli. Per le Marche si è trattato di un cambiamento radicale per quanto riguarda il colore politico: dopo 50 anni continuati di Governo della sinistra, per la prima volta, la destra si è trovata a guidare la regione. Oggi, praticamente a metà del suo cammino, è bene tirare le somme di questa amministrazione.

Prima di procedere, chiarisco che questo articolo tratterà (ovviamente non nella sua totalità) ciò che riguarda i diritti civili. Lascio le materie economiche e finanziarie da parte per la loro complessità, sebbene ci sarebbe molto da dire.

Voglio iniziare da un’esperienza che ho vissuto personalmente: novembre 2020, poco più di un mese dopo le elezioni. Ero al quinto anno liceo, e la professoressa di italiano entrò in classe con in mano una circolare dell’allora Direttore regionale Scolastico delle Marche, Marco Ugo Filisetti, che si rivolgeva a noi studenti in occasione della Festa delle Forze Armate. La professoressa non ci disse nulla, ma ci invitò alla lettura. «In questo giorno il nostro reverente pensiero va a tutti i figli d’Italia che dettero la loro vita per la Patria...», esattamente ciò che diceva Benito Mussolini nel 1919. Filisetti non ritrattò mai. Anzi, i discorsi che rivolse successivamente furono sulla stessa linea, ma nessun provvedimento venne mai preso. Poco dopo, il 26 di gennaio 2021, durante la seduta dedicata alla Giornata della Memoria, la Giunta Regionale arrivò con una mezz’ora di ritardo. A loro dire, si trattò di un fatto del tutto irrilevante, data la brevità del ritardo, ma si trattava già della seconda sbavatura - e che sbavatura - in poco tempo. La terza la si può far risalire a giugno 2022, quando ci fu la notizia che la Regione di non avrebbe concesso il patrocinio al Marche Pride di Pesaro. Le motivazioni addotte furono legate alla presunta natura politica dell’evento, come tale, non patrocinabile.

Il caso più eclatante, comunque, non è tra questi. Riguarda l’aborto. Prima di addentrarmi in questo delicato discorso, comunico fin da ora che questo problema non è purtroppo solo delle Marche. Ne riparleremo.

La vicenda, esplosa il 22 agosto 2022 dopo la pubblicazione di un articolo di Angela Giuffrida sul “The Guardian”, ha fatto luce sui casi di aborto negati in Regione. La Giunta infatti, convintamente contraria all’interruzione volontaria della gravidanza, ne sta sostanzialmente rendendo impossibile l’effettuazione. In una regione che su 137 medici ginecologi ne vede 100 obiettori, il problema dell’aborto negato è radicato nel territorio, e certamente non totalmente attribuito alla gestione di Palazzo Raffaello. Tuttavia, è bene guardare ciò che sta succedendo in seno al consiglio regionale.

A luglio 2020, furono aggiornate a livello nazionale le linee di indirizzo della legge 194/1978 per l’utilizzo della pillola abortiva Ru486, ferme dal 2009. Esse prevedevano l’utilizzo della stessa fino alla nona settimana, l’eliminazione dell’obbligo di ricovero e la possibilità di fornirle anche in consultori e ambulatori. Il Consiglio regionale, respingendo una mozione dell’opposizione, ha deciso di non recepire queste linee guida, mantenendo le limitazioni preesistenti. A giustificazione di ciò, il capogruppo al Consiglio regionale di Fratelli d’Italia ha sostenuto la tesi della “sostituzione etnica”, come se gli “stranieri” stessero sostituendo i marchigiani in Regione.

Successivamente, venne presentata una proposta di legge a sostegno della famiglia, della genitorialità e della natalità, in cui lo stesso capogruppo spiegò che “non possono esistere alternative al nucleo familiare naturale, composto da un padre, da una madre e dai figli che hanno il diritto ad avere una famiglia così. Ne va del concetto di educazione: al padre sono demandate le regole, alla madre l’accudimento, non ci possono essere alternative”. A controprova di ciò, è stata condotta un’inchiesta di Sara Giudice, in cui la giornalista si finse in necessità della Ru486 e girò per gli ospedali marchigiani, non riuscendo ad ottenerla.

In ottobre sembrava che le cose fossero migliorate, dopo che l’assessore alla sanità aveva definito le nuove procedure come autoapplicative, e aveva elogiato la legge 194. Nonostante questo, il cambiamento portato avanti dalla Giunta non si ferma. È notizia recentissima, del 6 gennaio 2023, che la Regione ha deciso di revocare la convenzione con l’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica), che effettuava IVG all’ospedale di Ascoli Piceno. Solo nel 2020, un aborto volontario su 6 era fatto dall’Associazione, se ne parla anche nell’articolo della Giuffrida.

Tiziana Antonucci, presidente dell’AIED di Ascoli Piceno, in un’intervista rilasciata il 25 agosto 2022, aveva evidenziato la depauperazione e la non tempestività del servizio, sottolineando quanto sia importante l’assistenza in queste circostanze.

La situazione dà purtroppo un’immagine estremamente negativa delle Marche. E la gravità di questa mette in ombra altri aspetti altrettanto sconcertanti, soprattutto collegati a personaggi molto influenti della Regione. Ne voglio citare uno fra tutti: l’attuale Presidente di Regione, nel 2019 prese parte a una cena in provincia di Ascoli Piceno per ricordare la Marcia su Roma. Secondo i partecipanti si sarebbe trattato solo di un saluto, ma il fatto è stato duramente condannato dalle altre forze politiche e dai giornalisti. Con questo voglio invitare a porre l’attenzione sui protagonisti della politica regionale. Essendo figure meno al centro dell’opinione pubblica, le loro azioni tendono a passare inosservate (e impunite). In molti casi, invece, hanno anch’essi una storia politica forte dietro, che va conosciuta e su cui è importante riflettere.

Concludo affermando che questo articolo non vuole essere accusatorio, né intende demonizzare un tipo di gestione. La maggioranza attualmente in carica è stata democraticamente eletta e, comunque sia, ha ereditato decisioni delle Giunte precedenti. Ciò non toglie che la nuova amministrazione abbia indirizzato la Regione verso una visione diversa, con una certa considerazione, e conseguente gestione, delle questioni che la attanagliano. È bene dunque tenere d’occhio il “modello Marche”, considerare la Regione come osservato speciale. Spesso le più grandi limitazioni di diritti civili non avvengono con una eclatante legge, ma semplicemente non agendo.

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