Il confronto tra Europa e Russia in Macedonia

, par Paolo Milanesi

Il confronto tra Europa e Russia in Macedonia

Alla Macedonia si pensa spesso facendo riferimento alla lunga diatriba tra quelli che la ritengono l’erede dell’antica patria di Alessandro Magno e quelli per i quali essa rappresenta un vero e proprio furto culturale. Ci riferiamo naturalmente alla disputa con la Grecia sul nome del paese, tuttavia la vita politica della Macedonia non è appiattita solo su questo tema. Anche in questo piccolo paese possiamo cogliere gli effetti del grande scontro tra identità nazionale e identità spontanea, e del tentativo russo di preservare la sua storica influenza sui Balcani (una porta sul centro del Mediterraneo) contro eventuali allargamenti dell’UE.

Tali contrapposizioni si sono potute osservare a seguito dello storico accordo tra Grecia e Macedonia sulla denominazione dello Stato, firmato lo scorso 17 giugno. Una freccia dell’arco del nazionalismo, l’esasperata vocazione identitaria, sembrava essere stata smussata in favore di un’apertura verso l’occidente. Questa svolta è stata guidata dall’attuale primo ministro, esponente del partito socialdemocratico e leader di una coalizione di centrosinistra, che ha saputo approfittare di due tendenze del paese.

La prima è la grande impopolarità della principale politica di sviluppo economico varata dal precedente governo di centro destra, chiamata Skopje2014. Tale progetto, che prevedeva la riqualificazione della capitale per rilanciarne il turismo, tra ritardi (doveva concludersi nel 2014) e lievitazioni dei costi, si è rivelata un pesante fardello per l’economia e un ulteriore logoramento delle relazioni con la Grecia. Infatti Atene ha da subito considerato la costruzione di numerosi edifici in stile neoclassico e, soprattutto, l’elevazione di una statua al “guerriero macedone” come una provocazione inaccettabile. La seconda è il forte potere suggestivo e quasi taumaturgico che possiede la parola Europa nella popolazione.

L’azione del nuovo governo si è incentrata sullo smantellamento parziale della politica Skopje2014, negli aspetti che più irritavano la Grecia, soprattutto l’abbattimento dell’imponente statua di Alessandro Magno. Ciò è stato uno dei presupposti per il raggiungimento dell’accordo. L’ammiccamento alla fascinazione dell’Europa è riscontrato anche nel referendum indetto per sottoporre al giudizio dei cittadini la firma dell’accordo : infatti la domanda sulla scheda referendaria era : « Siete a favore dell’adesione all’Unione Europea e alla NATO, accettando l’accordo tra la Repubblica di Macedonia e la Repubblica di Grecia ? »

Però tutto ciò non ha avuto il risultato sperato : il referendum consultivo non ha raggiunto il quorum previsto della metà più uno degli elettori. Vi è innanzi tutto da dire che l’accordo, già alla stipula, appariva molto fragile. Il principale partito macedone, di centrodestra, che da sempre fa leva sul sentimento identitario e nazionalista (anzi, si può dire che l’abbia creato) era fortemente contrario ; così come, in Grecia, lo è la stragrande maggioranza della popolazione e il partito conservatore ora in testa nei sondaggi. Il governo macedone sta cercando di tenere in vita l’accordo, avviando l’iter di approvazione legislativa, anche di fronte alle accuse di “tradimento” e di voler imporre ai macedoni una nuova identità costruita a tavolino per ingraziarsi un governo straniero. Accuse lanciate durante un’imponente manifestazione dell’opposizione, per protestare contro il governo reo, secondo loro, di non rispettare la espressione/decisione popolo. Questo è una chiarissima manifestazione concreta della contrapposizione tra le due identità di cui si diceva.

In realtà, in tale contrapposizione, molti osservatori temono che la Russia, per cercare di far valere i propri interessi sui Balcani e sul Mediterraneo, stia rinfocolando il nazionalismo macedone. Facciamo innanzitutto un breve riferimento alla storia. Ammesso che l’identità di un popolo vissuto 2000 anni fa sia condivisa dal popolo che ora abita negli stessi luoghi, la popolazione dell’attuale stato macedone, benché faccia parte della regione che i Romani chiamarono Macedonia, a causa delle migrazioni slave, è molto lontana dagli antichi macedoni. I greci hanno mantenuto molti contatti, non solo linguistici, con le varie stirpi che oggi chiamiamo “greche antiche” (tra cui figurano anche i macedoni). Inoltre molte antiche città macedoni, fondate vicino al mare, si trovano ora in territorio greco. Con ciò, ovviamente, non pretendiamo di liquidare una disputa molto più complessa che dura da più di vent’anni. La questione è però qui un’altra : la repubblica di Macedonia, appena nata nel 1991, aveva necessità di procurarsi in fretta una coscienza comune dopo la caduta del collante federale Jugoslavo. Costruendosi una narrazione a partire dal proprio nome (che già aveva come parte della Jugoslavia), la Macedonia è rimasta al riparo dalle lotte intestine di indipendenza ed è riuscita a mantenere rapporti non troppo tesi con la minoranza musulmana albanese (se si eccettua il periodo della guerra nel Kosovo).

La contemporanea caduta dei regimi comunisti in Russia e Jugoslavia e Albania ha causato un avvicinamento diplomatico tra Mosca e i Balcani, superando i vecchi ostacoli. Inoltre la Russia ha saputo approfittare della frantumazione della ex-Jugoslavia per legare a sé i nuovi stati sorti. Tuttavia l’attrazione dell’UE era molto più forte e ciò ha portato la quasi totalità degli stati balcanici a firmare accordi di associazione con l’UE e a diventare membri della NATO. Bulgaria, Romania, Slovenia e Croazia, ormai paesi membri, si sono progressivamente sottratti dall’influenza Russa. Secondo l’Intelligence americana, un oligarca russo di lontana origine greca, Ivan Savvidis, sarebbe al centro di un’attività volta a far saltare l’accordo tra Macedonia e Grecia. Questo personaggio era salito agli onori delle cronache per una foto che lo vedeva protagonista di un’invasione di campo durante una partita della squadra di calcio, il PAOK di Salonicco, di cui è proprietario, armato di pistola. In seguito a questo avvenimento il governo greco aveva deciso di sospendere il campionato di calcio nazionale. In base ad intercettazioni telefoniche è emerso che Savvidis finanziava gruppi, soprattutto ultrà di squadre macedoni, tradizionalmente di orientamento ultra-conservatore e nazionalista, per organizzare manifestazioni violente contro l’accordo. Data la sua estrema popolarità a Salonicco, egli potrebbe aver promosso anche la manifestazione organizzata nella città contro la firma dell’accordo, a cui molti hanno partecipato indossando la maglia del PAOK. Inoltre fa parte di un consorzio che ha comprato il porto della città, il secondo porto greco dopo il Pireo e uno dei principali asset strategici del paese.

Fino ad ora l’offensiva russa sembra non aver prodotto i risultati sperati e i Balcani continuano ad avvicinarsi all’UE e alla NATO. La vera forza che ora sta raccogliendo i suoi frutti è il nazionalismo. Vi è un caso emblematico : la Grecia, solitamente molto vicina a Mosca, ha espulso diplomatici russi, accusandoli di aver tentato di corrompere “funzionari” greci e fomentare proteste, con lo scopo di far naufragare l’accordo. Ciò mostra l’estrema determinazione del premier greco Tsipras, ma ad essere ancora più determinati sembrano essere gli stessi cittadini macedoni, in fondo quasi il 95% di chi ha votato al referendum ha scelto di appoggiare l’accordo. Molti di loro sembrano non voler ascoltare la voce di chi paventa il rischio di un “genocidio”, ma pretendono di ottenere condizioni di vita migliori. Non devono perciò essere lasciati soli in questa battaglia contro il nazionalismo, perché questa è la campagna di tutti quelli che riconoscono il valore della pace e della libertà e della democrazia. In quanto cittadini europei, questo è ora un nostro impegno inderogabile.

Fonte immagine : Wikipedia.

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