“Il setaccio e la sabbia” è il titolo di un capitolo del romanzo Fahrenheit 451. Fa riferimento a un episodio della vita del protagonista, che, da bambino, vittima di uno scherzo del fratello, per un’intera giornata aveva tentato invano di riempire di sabbia un setaccio.
L’identità europea somiglia oggi, forse, a questo setaccio: un grande contenitore che ciascuna forza politica tenta di riempire con i propri contenuti (ideali, valoriali, ma anche puramente propagandistici); un grande contenitore, però logorato, bucato, incapace di trattenere quei contenuti se non in modo residuale e superficiale. Come i pochi granelli di sabbia che restano in un setaccio, per quanto grande sia lo sforzo di riempirlo.
Se rovesciamo l’immagine, però, se immaginiamo che l’obiettivo non sia riempire un contenitore, ma selezionare, nel grande insieme dei nostri valori e della nostra storia, ciò che va conservato e ciò che va scartato, il setaccio può diventare uno strumento positivo e funzionale.
Il federalismo, in tal senso, somiglia al setaccio: tracciando una nuova linea di separazione tra forze progressiste e forze reazionarie, delle grandi ideologie del passato e del presente trattiene qualcosa e lascia andare altro. Consegna, cioè, al passato gli aspetti di quelle ideologie che risultano inattuali, inapplicabili, incompatibili con i suoi valori; e conserva il resto, conserva ciò che è valido e attuale, come le pietre preziose che vengono arrestate dalle maglie del setaccio.
In un presente in cui è sempre più semplice, quasi scontato, proclamarsi europeisti, il federalismo ha il compito e il dovere di fungere da setaccio, permettendoci di scegliere quale europeismo vogliamo: non quello della paura del diverso, del nazionalismo europeo, dell’Europa-fortezza (che esclude chi è fuori e imprigiona chi è dentro), che lasciamo al passato; ma quello dei diritti, della libertà e dell’uguaglianza, della pace e della speranza, che conserviamo per il futuro.
In Fahrenheit 451, l’episodio della sabbia e del setaccio è menzionato come metafora del tentativo di conservazione dei libri fatto da Guy Montag: nel mondo distopico in cui l’opera è ambientata, il protagonista si trova a tentare di memorizzarli per salvarli dall’opera distruttrice dei pompieri, che, per ordine del governo, bruciano i libri e le case di chi li possiede. Memorizzare in fretta un libro è, per lui, come tentare di riempire un setaccio con la sabbia: dell’intero testo memorizzato non potrà rimanere altro che un frammento, un breve passaggio, qualche parola, che nonostante ciò non perde il proprio valore ma che forse, al contrario, appare ancora più prezioso.
Anche in tal senso, dunque, possiamo rileggere la stessa immagine. Nel mondo presente, nella direzione in cui si muove l’attualità, immaginare un’Europa federale, un mondo di diritti e di pace, sembra forse un’impresa paragonabile a quella di riempire un setaccio con la sabbia. Se è vero, allora è questa l’impresa a cui siamo chiamati: non attendere che le condizioni perfette si realizzino, non aspettarci di poter riempire il setaccio in un colpo solo, ma tentare di continuo, ciascuno, di muovere anche solo un passo nella direzione giusta, di produrre un cambiamento, per quanto piccolo, di mettere nel setaccio almeno un granello di sabbia.

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