Venerdì 29 maggio presso il teatro Verdi di Gorizia, in occasione della ventiduesima edizione del festival èStoria, il giornalista ed ex Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, intervistato dal collega scrittore Francesco de Filippo, ha presentato il suo nuovo libro “Il Sultano”.
Uscito nell’ottobre del 2025, si tratta del quinto libro di una serie dedicata ai leader delle maggiori potenze mondiali che hanno segnato la storia recente. Il libro è un’analisi ed una biografia del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, che approfondisce tutta la vita politica e non del leader. Sangiuliano ha dichiarato di essere stato numerose volte in Turchia negli ultimi due decenni, osservando i cambiamenti del Paese e della popolazione ad ogni suo viaggio; si può dunque affermare che questo libro sia una vera e propria raccolta di dati e testimonianze dal campo durata vent’anni.
Sangiuliano apre la presentazione richiamandosi alla prefazione del libro sulla mancata carriera da calciatore professionista del presidente, individuando poi alcune metafore politiche sul suo ruolo da libero nelle vicende che hanno segnato la vita politica di Erdoğan.
L’autore durante lo scambio con de Filippo fa emergere la travagliata storia recente della Turchia, segnata da periodi di forte incertezza dagli anni ‘60 fino alla fine del secolo scorso. Quattro coup, iniziati col primo del 1960 e conclusi con l’ultimo nel 1997, hanno portato a migliaia di morti e centinaia di migliaia di arresti. Dei veri e propri “Anni di piombo” con scontri ideologici di stampo estremista, con vari atti terroristici soprattutto da parte della famigerata organizzazione di estrema destra ultranazionalista ed armata “Lupi Grigi”. Organizzazione ricordata anche in Italia a causa dell’appartenenza al gruppo dell’attentatore di Papa Giovanni Paolo II. L’organizzazione era contrapposta ai vari gruppi di guerriglia di matrice leninista-marxista, i quali si erano diffusi nelle università e negli ambienti operai del paese. Le strade di Istanbul e della capitale Ankara furono luogo di attentati dinamitardi e scontri a fuoco quotidiani tra le diverse fazioni politiche.
Sangiuliano espone come i colpi di stato non avessero come scopo sovvertire l’ordinamento turco prendendo il potere ed imponendo un nuovo governo autoritario, quanto piuttosto ristabilire l’ordine del paese a seguito dei picchi di violenza causati dall’instabilità. Esempio di ciò fu proprio il sanguinoso coup di settembre del 1980: venne sciolto forzatamente il parlamento da parte dei militari, fu imposta la legge marziale, si misero al bando tutti i partiti e furono arrestati e torturati decine di migliaia di membri o presunti membri delle due fazioni.
In questo contesto violento un giovane Erdoğan si forma politicamente, iniziando a militare in gruppi giovanili anticomunisti per poi passare al Partito della Salvezza Nazionale di carattere islamista. A seguito del colpo di stato del 1980 che riteneva il partito illegale e non conforme alla linea kemalista, confluì infatti nel Partito del Benessere. Con il quale, nel 1994, venne eletto sindaco di Istanbul, tappa necessaria ad ogni funzionario turco che mira ad arrivare ai vertici della politica del paese. Dopo un’ottima esperienza amministrativa come sindaco, durante la quale Istanbul ricevette fondi per miliardi di euro, viene travolto da uno scandalo per le sue affermazioni religiose ritenute estremiste. Venne condannato a 10 mesi di detenzione (4 effettivi) dopo un suo discorso all’esercito ritenuto un attacco allo stato.
La svolta si ha nel 2003 dopo l’insediamento come premier, fautore del processo d’integrazione europea della Turchia con rapporti in seguito congelati dopo la prima approvazione in parlamento. Dalla sua elezione a presidente nel 2014 il rapporto di Erdoğan con l’UE ed i suoi leader è divenuto sempre più conflittuale, Sangiuliano ricorda al pubblico del Verdi lo scandalo “Sofagate” che coinvolse la Presidente della commissione europea Ursula Von der Leyen. La quale rimase in piedi durante un meeting con il Sultano mentre il suo collega, il presidente del consiglio europeo Charles Michel poté sedersi durante il faccia a faccia con Erdoğan.
Oltre a questi episodi controversi ripetuti sui tavoli della diplomazia, Erdoğan ha mantenuto negli ultimi quindici anni un cappio intorno al collo dei paesi europei. A causa della posizione di crocevia nella rotta migratoria, la Turchia ospita secondo le Nazioni Unite il numero maggiore di rifugiati al mondo, circa 4 milioni con continui arrivi. Il Sultano fa dunque da guardiano ai cancelli dell’Europa e negli anni più difficili della crisi migratoria successivi alle Primavere arabe ha giocato questa carta più volte per ricattare l’Unione ed ottenere concessioni, minacciando di riversare indiscriminatamente i migranti oltre il Bosforo. Ciò ha minato i rapporti con nazioni come la Francia e la Germania, soprattutto con quest’ultima con cui vi erano ottimi rapporti anche grazie alla vastissima comunità di turchi in territorio tedesco.
Le tensioni in materia di migrazione, unite al mancato rispetto dei criteri democratici fondamentali, - si pensi alla censura ed all’accentramento dei poteri con la formazione di un regime pressapoco monocratico - hanno fermato il processo di adesione lasciando un grande dubbio su ciò che poteva essere un’Europa con una Turchia annessa come paese membro.
Il golpe fallito contro il governo del 2016 ha segnato la vera e propria nascita del Sultano: dopo aver già accentrato il potere nelle proprie mani e della sua famiglia, Erdoğan ha proceduto ad avviare un processo di depurazione, arresti sistematici e una crescente paranoia verso tutti coloro che possano essere considerati avversari politici. Elezioni truccate e rimozioni forzate hanno scandito gli ultimi anni della politica turca. Si pensi all’ex sindaco di Istanbul e candidato alle presidenziali Ekrem Imamoglu che rischia una condanna a quasi 3000 anni di carcere, privato della laurea considerata nel sistema turco un requisito necessario per la candidatura.
Durante l’ultima parte della presentazione subito prima delle domande del pubblico tra de Filippo e Sangiuliano è emersa la questione della successione di Erdoğan, secondo l’ex ministro il presidente Erdoğan sarebbe ormai anziano e malato, perciò, si è pensato a chi potrebbe andare a ricoprire il suo ruolo in futuro. Pare che il Sultano voglia una successione, in vera tradizione ottomana, con il figlio maggiore, risulta tuttavia difficile garantire questo passaggio a causa della moltitudine di pretendenti al trono del Sultano. Dopotutto decine di anni al vertice hanno provocato una moltitudine di ambiziosi rivali anche all’interno del suo partito, i quali potrebbero provare ad andare a colmare il vuoto lasciato da Erdoğan impedendo una continuità familiare.
Il sultano ha segnato indelebilmente la politica turca negli ultimi 25 anni lasciando luci ed ombre per il suo popolo, tenendo il paese in una posizione ambigua tra occidente e oriente. Si pensi all’appartenenza fondamentale della Turchia alla NATO, e i numerosi accordi economici che la legano commercialmente con la Cina. Si aggiunge la contrapposizione con la Russia di Putin, con cui ha sempre mantenuto relazioni complicate ad esempio durante la guerra in Siria e sul controllo del Mar Nero.
Durante questo incontro si è vista la punta dell’iceberg della figura del Presidente, mille e più tematiche affrontate dal libro non sono state toccate nel corso della conferenza: dalla questione curda sino al nuovo volto della Turchia, ma è impossibile racchiudere nello spazio di una presentazione una vicenda e una figura complessa come quella di Recep Tayyp Erdoğan.
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