Il vero ruolo del Manifesto di Ventotene

, di Jacopo Barbati

Il vero ruolo del Manifesto di Ventotene
Porto antico di Ventotene. Foto di Sailko, CC BY 3.0 <https://creativecommons.org/license...> , via Wikimedia Commons

La partecipazione del Presidente delle Repubblica, Sergio Mattarella, alla giornata inaugurale dell’80° edizione del Seminario di formazione federalista di Ventotene, in concomitanza con il 40° anniversario della stesura del Manifesto di Ventotene, ha riportato l’attenzione delle principali testate giornalistiche sul Manifesto stesso.

Purtroppo, però, il giornalismo professionale italiano sta vivendo una crisi gravissima e imprecisioni, omissioni e superficialità talvolta inaccettabili sono all’ordine del giorno.

Nel caso specifico, le testate che, riportando le dichiarazioni del Presidente Mattarella, hanno deciso di inserire, per quanto miseramente, un accenno al Manifesto di Ventotene, lo hanno fatto omettendo l’apporto di Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann alla stesura e distribuzione del documento e semplificando o completamente travisando il suo ruolo nella storia dell’integrazione europea.

RaiNews e Tgcom24 lo ritengono “uno dei testi fondanti dell’Unione europea”; per La Repubblica e Il Messaggero “ha posto le basi” per l’Unione Europea.

Piero S. Graglia, professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano e biografo di Altiero Spinelli [1], ha scritto un post pubblico sul suo profilo Facebook dove fa notare come sia fuorviante pensare che il Manifesto di Ventotene sia un testo fondante dell’attuale Unione Europea, in quanto nel Manifesto la prospettiva federale è netta, inequivocabile e decisiva; mentre nei trattati che invece nei fatti fondano l’UE questa prospettiva non c’è. Graglia ricorda che “[...] quando nasce la prima comunità, nel 1950, il fuggevole accenno alla federazione europea c’è, ma né Monnet né De Gasperi né Schuman sono amanti di quel testo [...].

È un errore, quindi, o una estrema semplificazione giornalistica spacciare il Manifesto di Ventotene come un contributo decisivo nella costruzione dell’odierna UE (anche se, come sottolineato sempre da Graglia, persino l’ufficio stampa del Movimento Federalista Europeo ha ripreso la notizia così come riportata da RaiNews), e farlo significherebbe non onorare la memoria e il lavoro di Spinelli, Rossi, Colorni, Hirschmann e tutti i federalisti dopo di loro che hanno veramente lottato per la federazione europea - anche se, ovviamente, il testo ha rappresentato una fonte di ispirazione per alcuni dei personaggi cruciali nella storia dell’integrazione europea.

Perché gli “Stati Uniti d’Europa”, così come vengono chiamati nel Manifesto, sono un concetto alquanto diverso dalla versione attuale dell’Unione Europea, un modello ibrido tra federazione, confederazione e organizzazione internazionale, con ancora il diritto di veto su questioni fondamentali e che non riesce a dotarsi di politiche comuni laddove estremamente urgente e necessario, come difesa, politica estera, politiche ambientali e sanitarie.

No, l’Europa del Manifesto di Ventotene non è l’Unione Europea; la prima prevede un esercito comune per garantire la Pace Perpetua di Kant e non la Tregua, la seconda si ritira disordinatamente dall’Afghanistan e non sa ancora cosa fare con i profughi che verranno.

Il ruolo del Manifesto di Ventotene è ancora quello del 1941: tracciare una strada che non è stata ancora percorsa, ma che lo sarà, e che lo faccia in maniera massimalista (ossia, arrivare a una federazione compiuta), pur facendo i conti con la realtà. Lo ha detto anche lo stesso Presidente Mattarella durante l’apertura del Seminario: la lezione del Manifesto è ancora attuale.

Chiunque si definisca federalista europeo e voglia lottare per l’obiettivo non può esimersi dal considerare l’attuale UE come una non-federazione e pertanto lontano dal progetto del Manifesto: un progetto rivoluzionario. E non è il caso di accontentarsi se la rivoluzione non è ancora avvenuta.

Note

[1Autore, con la casa editrice “Il Mulino”, dei titoli “Unità europea e federalismo. Da «Giustizia e libertà» ad Altiero Spinelli” (1996) e “Altiero Spinelli” (2008).

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