L’autonomia strategica europea all’indomani dell’elezione presidenziale statunitense

Esamiamo come la presidenza Biden potrebbe impattare sulle relazioni trans-atlantiche

, di Trad. di Maria Bruno

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L'autonomia strategica europea all'indomani dell'elezione presidenziale statunitense
Il presidente-eletto Joe Biden parla al Summit europeo della Concordia ad Atene, in Grecia, 2017.(David Lienemann/Concordia)

Il 2020 è stato un anno pazzesco, specialmente per la politica internazionale. Però, anche nelle nostre vite radicalmente trasformate, un evento ha catturato l’attenzione di tutti. Dopo settimane e giorni di incertezza il nuovo leader del “mondo libero” è stato eletto. Nonostante tutte le controversie che hanno riguardato l’elezione, i più hanno accettato Joe Biden in qualità di quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti. La sua elezione ha portato un senso di sollievo anche in Europa. Cosa significa esattamente una presidenza Biden per l’Unione Europea, e quali cambiamenti bisogna aspettarsi nelle relazioni transatlantiche nel prossimo futuro? La chiave per capirlo risiede nel concetto di autonomia strategica.

Il termine “autonomia strategicaè diventato popolare fra diversi politici europei. I promotori di questa idea sostengono che l’Unione Europea debba essere maggiormente indipendente. Soprattutto in tempi incerti, quando l’ordine del mondo va incontro a dei cambiamenti, l’Unione ha bisogno di fare affidamento su nessun altro attore internazionale all’infuori di sé. Fin dal Trattato di Lisbona, l’Unione Europea ha aspirato a diventare un attore globale. Nel 2016 Federica Mogherini ha presentato la Strategia globale dell’Unione Europea, che ci si aspettava equipaggiasse l’Unione con una strategia di politica estera pratica e affidabile. Tuttavia, proprio come in altre aree politiche, dopo l’accordo su una visione condivisa è mancata la realizzazione pratica. L’Unione ha ripetutamente dato prova di essere un attore internazionale inefficiente in materia di politiche esterne. Nonostante questo, alcuni leader europei hanno aspirato a un ruolo più decisivo nel mondo, e la loro nuova frase preferita è diventata “autonomia strategica europea”. La rinascita russa, le politiche estere imprevedibili dell’amministrazione Trump e l’espandersi della sfera di influenza cinese sono tutti indicatori che l’Unione non può rimanere reattiva e geopoliticamente passiva. Un’Unione Europea forte è nell’interesse dei cittadini europei ma anche del mondo democratico liberale. Tuttavia non basta semplicemente accodarsi dietro a una frase a effetto il cui significato non è del tutto chiaro. Serve un piano di azione pratico, una riforma del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) e cooperazione fra gli stati membri.

Dopo le elezioni è emerso un dibattito acceso sull’autonomia strategica fra Annegret Kramp-Karrenbauer, Ministra della Difesa tedesca, e il Presidente della Francia Emmanuel Macron. La Ministra Kramp-Karrenbauer, dopo aver valutato il futuro delle relazioni fra Unione Europea e Stati Uniti, ha affermato che l’Unione Europea deve fare affidamento sugli Stati Uniti come alleato militare ed economico. La sua opinione è che l’autonomia strategica sia più vicina a un’illusione che a un piano d’azione concretizzabile per quanto riguarda la politica estera europea. Macron, dal canto suo, ha sostenuto che bisogna invece rafforzare ulteriormente le capacità militari ed economiche dell’Unione Europea, così da farla diventare una partner strategica più indipendente e affidabile con un profilo che guardi all’esterno. È vitale esaminare le caratteristiche chiave di questo nuovo capitolo delle relazioni transatlantiche, e valutare come l’Unione Europea possa trovare un compromesso fra seguire gli Stati Uniti e aprirsi la propria strada.

L’America nuovamente in testa

Senza dubbi gli ultimi quattro anni hanno danneggiato molto la reputazione della diplomazia statunitense, e Biden dovrà lottare duramente per riguadagnare questa fiducia. Dalla nuova amministrazione possiamo aspettarci un ritorno al multilateralismo basato sui valori e su un maggiore dialogo con le organizzazioni internazionali. Tuttavia Biden farà tutto ciò che è in suo potere per riportare l’America in testa (Make America Lead Again). Certamente proverà a riguadagnare la posizione degli Stati Uniti come egemone globale, ma per farlo avrà bisogno di alleati forti e potenti. In questa situazione l’Unione Europea può dimostrare le sue capacità di attore internazionale forte e affidabile che mette in atto una visione condivisa, che sa usare il suo potere al di fuori dei suoi confini e dotata di autonomia strategica. L’Unione Europea ha bisogno di essere una roccaforte di valori condivisi e prevedibilità nei tempi difficili delle nuove minacce globali. Questo è il prerequisito di una collaborazione transatlantica mutualmente vantaggiosa. La presidenza Biden può essere un’opportunità per l’Unione Europea di riscrivere la sua reputazione di fare troppo poco troppo tardi.

Essere strategici

Un cambio di personale e l’aumento del livello di fiducia che ne consegue renderanno di per sé le relazioni estere europee con gli Stati Uniti maggiormente dinamiche. Inoltre, in alcune aree l’Unione può agire da responsabile delle politiche piuttosto che da recipiente di esse. Tuttavia una debolezza significativa legata al fatto che l’Unione abbia una politica estera comune è che le dispute interne possono concedere agli Stati Uniti un vantaggio nell’equazione. Però, iniziamo esaminando le aree di opportunità che ha l’Unione.

L’Unione Europea non può risolvere da sola il problema del riscaldamento globale. Tuttavia la sua posizione attuale di avanguardia della sostenibilità e di favorita nel raggiungimento di zero emissioni nette di carbonio può darle un vantaggio strategico in confronto agli Stati Uniti. L’Unione può anche sfruttare questo fattore durante le negoziazioni su altri problemi. Rientrare nell’accordo di Parigi sarà una procedura lunga che testerà anche la pazienza delle compagnie americane dipendenti dal petrolio e il supporto per Biden. D’altra parte l’Unione Europea può fare affidamento sui suoi piani per il 2030 e il 2050 nell’ottenere risultati importanti nel campo della sostenibilità. Il Green Deal europeo è un segno del rafforzamento dell’Unione derivato dall’autonomia. L’accordo protegge e aiuta le industrie dipendenti dal carbone durante la fase di transizione, nel contempo spianando la strada e concedendo certi benefici alle compagnie produttrici di energie rinnovabili.

La digitalizzazione può certamente essere un altro aspetto chiave del piano di autonomia strategica dell’Unione Europea. La Commissione della Von der Leyen ha chiaramente classificato il concetto di un’Unione Europea digitale come una delle sue maggiori priorità. Un’Europa pronta per l’era digitale è innegabilmente un bisogno per tutti i cittadini europei. È importante proteggere i nostri confini digitali e costituire una collaborazione funzionante sulla cybersicurezza fra gli stati membri. Inoltre l’autonomia dell’Unione Europea nella sfera digitale è legata anche alla promozione di valori e diritti fondamentali, in particolare ora che la disinformazione è una questione urgente. A questo proposito l’Unione non deve lasciare interferire gli Stati Uniti nella sua autonomia digitale, che è la chiave per una fiorente economia digitalizzata.

Questi campi permettono all’Unione Europea di rafforzare la sua autonomia strategica e di non dipendere eccessivamente dall’America. Tuttavia gli Stati Uniti danno chiaramente la priorità a ripristinare e reinventare la cooperazione transatlantica. L’amministrazione Biden ha chiaramente espresso che sarà rigida sulle politiche di difesa, cosa che l’Unione Europea è stata incapace di fare per sé. Tutto ciò può facilmente disfare qualsiasi passo fatto verso il raggiungimento dell’autonomia strategica europea. La Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell’Unione è anch’essa un fattore che potrebbe far pendere la bilancia a favore della dipendenza e della ricezione di politiche dagli Stati Uniti. Il pilastro europeo della collaborazione difensiva deve essere rafforzato, e adempiere meramente a degli obblighi non basta. Noi non possiamo affidarci solamente a proposte provenienti dall’altra parte dell’Atlantico. Esistono due modi in cui l’Unione Europea può preservare la propria autonomia strategica nella difesa e nella sicurezza. Il primo è acconsentire alla Strategia globale dell’Unione Europea illustrata da Federica Mogherini. Il secondo è incaricare Josep Borrell di creare una nuova strategia che rifletta meglio le nuove realtà geopolitiche.

L’autonomia strategica deve anche manifestarsi nell’approccio dell’Unione alle regioni strategicamente importanti. La sua presenza deve essere maggiore nei Balcani, nel Sudamerica e nel Medio Oriente. Se lasciamo che queste regioni rimangano il campo da gioco di altre superpotenze globali, allora il Servizio europeo per l’azione esterna può anche ammettere una dolorosa sconfitta.

Imprevedibile prevedibilità

Se l’Unione vuole davvero sostenere l’idea dell’autonomia strategica, allora deve lasciarsi alle spalle la retorica e concentrarsi sul prendere accordi e agire da sola. Sicuramente trattare la politica come un gioco a somma zero è pericoloso. Tuttavia l’attuazione di manovre in tempi incerti deve riflettere delle strategie genuine e credibili, non un’accettazione di politiche dagli Stati Uniti. Nel lungo termine l’Unione Europea non può essere lasciata senza una forma di autonomia e pensiero strategico indipendente.

Seppure i valori e le politiche di Biden siano maggiormente allineati a quelli dell’Unione Europea, sarebbe poco saggio credere che un cambiamento alla Casa Bianca possa risolvere problemi con radici molto più profonde dell’alleanza transatlantica fra queste due potenze globali. L’autonomia strategica europea è diventata una necessità. I cittadini europei di questa generazione e della prossima hanno bisogno di un’Europa che sia più forte sul piano internazionale, più adatta alle sfide del ventunesimo secolo e che non faccia affidamento su nessuno all’infuori di sé. Se la presidenza Trump ci ha insegnato qualcosa è che, se da un lato l’Unione Europea deve essere un alleato forte e affidabile per gli Stati Uniti, dall’altro deve essere capace di sostenere se stessa e i suoi interessi nel mondo, con o senza il supporto degli Stati Uniti. Il 20 gennaio non può arrivare troppo presto, e seguiremo con interesse i primi passi di Biden e Harris e il loro approccio verso l’Europa.

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