L’Europa e la Fede - Intervista

, di Federico Castiglioni

L'Europa e la Fede - Intervista

Questa intervista è stata ideata in occasione dell’incontro tra Monsignor Jean-Marie Gervais, Prefetto Coadiutore del Capitolo Vaticano e Officiale della Penitenzieria Apostolica, e Giulio Saputo, Segretario Generale dei Giovani Federalisti Europei. L’incontro ha avuto luogo in occasione dell’inaugurazione della mostra “I colori dell’ infinito”, promossa dall’Associazione culturale “Tota Pulchra”, fondata da Mons. Gervais l’8 maggio 2016 e benedetta da Papa Francesco il 15 febbraio scorso in occasione dell’Udienza generale del mercoledì tenutasi nell’Aula Paolo VI.

Monsignor Gervais, l’Associazione “Tota Pulchra” promuove l’arte quale strumento per arrivare alla Fede, ma soprattutto promuovere la cultura della bellezza nel mondo. Come ha scritto Benedetto XVI: “L’arte «parla» sempre, almeno implicitamente, del divino, della bellezza infinita di Dio, riflessa nell’Icona per eccellenza”. L’arte può essere anche un modo per dialogare, oltre che con il Signore, anche con i popoli. Come crede che l’arte possa avvicinare in questo momento i popoli europei tra loro?

L’arte non può essere “anche” un modo, l’arte è la via che conduce gli uomini, tutti gli uomini di buona volontà, al dialogo, alla concordia, al creare l’armonia tra le nazioni e tra i popoli più lontani, a rendersi – come afferma Papa Francesco – edificatori di pace. Sin dalla Creazione tutte le prime manifestazioni artistiche da parte dell’uomo hanno sempre rappresentato scene di vita quotidiana e il rapporto tra lui e la divinità, tra il cielo e la terra. Da qui l’arte è diventata un vero anello di congiunzione tra le due parti e oggi, malgrado in molti casi essa sia poco considerata o protetta dalla giungla delle nostre città, lo è ancora. Papa Benedetto XVI ha sempre parlato della “via pulchritudinis”, la strada della bellezza, che non è solo decorativa o estetica ma è una bellezza che induce l’uomo alla ricerca del vero e del sacro. La destinazione unica di questa strada che il Papa emerito ha sin da sempre proposto ai cristiani è il volto di Gesù Cristo, è in lui che si trova il vero ideale di bello. In questo senso, dunque, si uniscono arte e sacro e a livello architettonico lo si può notare nelle Cattedrali, ad esempio, Bibbie in pietra, che con le loro forme, vetrate istoriate, con i giochi di luci e ombre, uniscono l’uomo a Dio tramite la preghiera. Creano dunque un contesto in cui possa avvenire questo intimo dialogo tra il Padre e i propri figli. A tal proposito a breve uscirà un suo libro proprio su questo. Cosa ci anticipa? Si tratta di un omaggio che l’Associazione “Tota Pulchra”, nella mia persona e in quella del vaticanista Alessandro Notarnicola, desidera fare a Papa Benedetto XVI proprio in occasione del suo 90esimo compleanno. Sono ormai quattro anni che Ratzinger si è ritirato in preghiera rinunciando all’esercizio del ministero petrino e con questo libro, che nella sostanza è un manuale d’arte arricchito di dieci tavole illustrate dall’artista umbro Bruno Ceccobelli e pubblicato congiuntamente da Ars Illuminandi e Fabbri Editore, vogliamo dire al Papa che il mondo non lo ha dimenticato e che anzi vivo è il suo insegnamento di uomo di fede, di profonda preghiera e di grande conoscitore delle lettere e delle arti. Benedetto XVI nel corso degli otto anni di pontificato spesso, spessissimo, ha parlato agli uomini servendosi dell’arte e affermando che la bellezza può salvare il mondo solo se essa non è vacua e illusoria ma carica di valori cristiani.

Giulio, se posso darti del tu, i Giovani Federalisti Europei sono un movimento giovanile transnazionale che si batte per un’Europa unita. Nello scorso anno la vostra organizzazione ha messo in campo decine di iniziative per l’Europa, in tutto il nostro Paese. Qual è lo spirito che vi muove e come pensa che l’arte possa aiutare la comprensione reciproca tra i popoli europei?

Ovviamente puoi darmi del tu senza problemi. Credo che oggi l’Europa rappresenti l’unico esempio di organizzazione politica sovranazionale capace di salvare la pace, la democrazia, la libertà e i diritti umani. Ma è anche un processo secolare in fieri che deve essere completato per garantire ancora un futuro alla civiltà europea e una speranza alle prossime generazioni. Eppure, per quanti secoli è esistita una intellighenzia sovranazionale sul nostro continente? L’arte, la cultura, la musica, la religione hanno formato dei legami molto forti da quando esiste l’idea stessa di Europa, ma solo dopo la Seconda Guerra Mondiale l’unità del continente è diventata un ideale concreto e realizzabile per cui valeva la pena battersi. Un percorso nato dalla cultura e da un sogno di pace, divenuto un progetto politico unico. Noi federalisti siamo mossi dall’idea che ognuno possa e debba fare la differenza nel suo piccolo, secondo le sue possibilità, portando il proprio «granello di sabbia» come contributo a questo impegno decennale per la costruzione dell’Europa. Attraverso l’arte, la politica e la cultura, oggi sembra che una fetta importante dell’opinione pubblica stia tornando a parlare di Europa per quello che realmente è: una proposta concreta nata a Ventotene e rattrappita dall’egoismo e dalla miopia politica nazionale. Insomma, mi sembra evidente che non siamo più da soli a lottare per il nostro sogno di unità.

Monsignore l’associazione “Tota Pulchra” sta suscitando un crescente interesse in Italia. Pensa che lo spirito che la muove possa essere esportato anche al di fuori dei nostri confini?

La nostra Associazione non è certamente un unicum nel panorama internazionale culturale e dell’arte, ve ne sono di tante e molto più grandi della nostra. Noi nasciamo per gli ultimi proprio in linea con il pontificato di Papa Francesco che arrivato da lontano, come egli stesso ha detto la sera del 13 marzo 2013, una volta affacciatosi alla Loggia delle Benedizioni, ha esortato il mondo intero a volgere le attenzioni alle periferie tanto geografiche quanto dei cuori. “Tota Pulchra” nasce sotto la benedizione della Vergine Maria e proprio prendendo esempio dal suo amore di madre e di guida intende mostrare a Roma, all’Italia, e poi perché no a tutti coloro che hanno “orecchie per udire” che con impegno tutti possono essere coinvolti nell’arte e nelle diverse iniziative culturali che costellano le nostre città. L’arte è per tutti, nessuno escluso.

Giulio ci siamo incontrati qui in occasione di questa mostra, alla quale sono presenti molti giovani, alcuni dei quali hanno riscoperto la Fede. Tuttavia in generale la vostra generazione sta soffrendo molti disagi, tra cui quello occupazionale, ma anche un progressivo vuoto valoriale. Quali sono le possibili soluzioni?

Viviamo in un momento storico dove ossessivamente eleviamo il presente ad unica costante della nostra vita, non c’è più spazio per ricordare la memoria di quello che è stato. Il passato viene evocato come strumento politico occasionale e superficiale, immediatamente lasciato di nuovo cadere nell’oblio senza nessun risvolto critico. Intanto, risorgono i promulgatori delle idee disgregative sul piano valoriale: “strillano” con sempre più spazio mediatico i nazionalisti, tornano in forza i nuovi movimenti fascisti e nessuno si preoccupa più di alzare la testa per guardare dove stiamo andando e cosa stiamo diventando come europei. Nessuno pare avere più la forza di indignarsi o di battersi per i valori fondamentali della dignità umana, lasciando uno spazio immenso ai promulgatori di odio. Mentre prosegue questo meccanismo perverso di rimozione collettiva sulla nostra storia di lungo e breve periodo, siamo incapaci di trovare il coraggio di guardarci allo specchio perché non ci troveremo più noi stessi o quello che vorremmo essere. Su tutto il continente tornano i muri e il filo spinato; la democrazia è messa a dura prova da forti spinte autoritarie in numerosi paesi; si svolgono in Stati membri dell’Ue “battute di caccia al migrante” legalizzate; nei rapporti tra le nazioni si fatica a trovare traccia di solidarietà; costituiamo dei luoghi di reclusione senza nessuna dignità per le persone che dovrebbero essere accolte ed è ormai all’ordine del giorno la minaccia del terrorismo su base politica. Dobbiamo dunque reagire prima che sia troppo tardi, ricordandoci delle mostruosità di cui è capace l’essere umano e avere il coraggio di dire davvero “mai più!” con atti e misure concrete o non avremo un’Europa da immaginare o da sognare. Saranno le nostre azioni consapevoli e quotidiane a scrivere la storia dei prossimi mesi. Se davvero non vogliamo che il passato si ripeta, con un triste ritorno al Secolo Breve, dobbiamo guardare avanti con la consapevolezza di ciò che siamo stati e di ciò che non vogliamo tornare ad essere. Dobbiamo ritrovare la via chiara dell’unità, della democrazia e della solidarietà contro quella che si sta affermando della divisione, dell’autoritarismo e del razzismo. Occorre dare ai cittadini delle soluzioni reali perché possano sentirsi davvero europei, è necessario il coraggio di riprendere quanto prima la via tracciata dai nostri padri fondatori o assisteremo impotenti alla distruzione di tutto il nostro sistema di valori insieme a un’architettura istituzionale che ci sembra così lontana, ma che in realtà è un baluardo contro le aberrazioni del nostro passato. La battaglia per un’Europa federale non ha colore, è semplicemente l’obiettivo della nostra generazione. Non crediamo che ci sia molto da festeggiare in questa Europa vittima di una crisi valoriale ed istituzionale, intrappolata nella palude dell’intergovernativismo che la rende incapace di dare una vera risposta all’emergenza migranti, alla crisi economica o all’allarme sulla sicurezza. La soluzione, come le problematiche che ci troviamo ad affrontare, deve essere sovranazionale. Le risposte per cui ci battiamo sono rappresentate dall’idea di invertire rotta alla politica europea e di tornare ad andare verso l’unità democratica e federale del continente. Dobbiamo superare le divisioni: tutti coloro che sognano un’Europa unita e democratica devono stringersi contro l’evidente emergere dei movimenti xenofobi, razzisti e ultra nazionalisti.

Monsignore ci lasci un ultimo suo personale auspicio per l’Europa di domani...

Esattamente un secolo fa, per sei volte, dal 13 maggio al 13 ottobre, Maria apparve ai tre pastorelli di Fatima per richiamare gli uomini alla conversione, alla preghiera e alla penitenza. Nonostante due tremende guerre l’Europa è tornata a dividersi. Nel proclamare Beato l’imperatore Carlo d’Austria, il 3 ottobre 2004, san Giovanni Paolo II disse che questi rappresentava “un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica!”. Infatti, nel corso della sua ultima notte di vita terrena Carlo disse a Zita, l’amata sposa: «Tutta la mia aspirazione è sempre stata quella di conoscere il più chiaramente possibile, in ogni cosa, la volontà di Dio, e di eseguirla nella maniera più perfetta». Oggi ci insegna Papa Francesco siamo nella civiltà dello “scarto”, edifichiamo muri, frontiere anti-immigranti, prendiamo misure drastiche e disumane per fronteggiare i flussi migratori. Sempre come sottolinea Papa Francesco oggi siamo testimoni di una terza guerra mondiale a pezzetti causata soprattutto dalla crisi scoppiata negli Stati Uniti dieci anni fa (pensiamo alla crisi di Wall Street nel 1929 e a quello che accadde nel 1939). Per cui, quello di cui il mondo ha bisogno è un attimo di riflessione: soffermiamoci in silenzio, spegniamo televisori e i nostri tablet, guardiamo a noi stessi e domandiamoci: ’come posso cambiare le cose che non vanno nella mia famiglia?’. La famiglia è il fulcro sacro della società in cui viviamo, se iniziamo da noi tutto diventerà migliore e saranno scalfiti sentimenti come l’indifferenza e l’odio che generano divisioni e che rischiano di farci tornare negli anni in cui l’Europa e il mondo intero venivano definiti nei termini di “una grande polveriera pronta ad esplodere”.

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