L’umanità su un crinale: i federalisti contro la mafia

, di La redazione di Eurobull, Giulio Saputo

L'umanità su un crinale: i federalisti contro la mafia

​L’umanità è su un crinale. Abbiamo scoperto la chiave di accelerazione del pensiero, ma basta un niente per sbagliare la gestione di queste invenzioni. La rete per il 90% è una fogna, invece potrebbe essere il principio di conoscenza che andiamo da secoli cercando: condividere, non essere isole. Un passo avanti può essere un passo verso l’abisso o verso la vita. Per questo mi fa paura il futuro, per questa scelta. Siamo a una svolta epocale vera. Ne siamo messi alla prova in questi giorni, ma o ci si salva tutti uniti, in futuro, o non si salva nessuno.

Andrea Camilleri

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Scriviamo questa introduzione a cavallo di due date che probabilmente segneranno ancora per lunghi anni la nostra memoria condivisa. Da un lato, la morte a 93 anni del grande scrittore siciliano Andrea Camilleri, avvenuta nella mattinata dello scorso 17 luglio. Dall’altro, questo stesso pomeriggio di 27 anni fa, veniva ucciso nell’attentato di Via D’Amelio il giudice Paolo Borsellino insieme ad altre 5 persone.

Abbiamo deciso di non riportare un semplice ricordo di questi grandi personaggi (rimandiamo ad altri ben più capaci), perché vorremo invece cercare di rendere ancora vivo e onorare il loro pensiero con un messaggio che ne rappresenti l’azione e la straordinaria forza di resistenza culturale in una società in crisi.

Perché loro sono gli esempi che dobbiamo ricercare contro chi vorrebbe riportare la politica, la cittadinanza attiva, il sentirsi orgogliosamente meridionali, italiani ed europei ad un livello di barbarie, di meschinità, di odio e di bestialità. Loro rappresentano bene le nostre radici contro la mediocrità, l’esaltazione del disumano, della violenza, del razzismo, del nazionalismo e del grottesco, del falso e dell’ingiusto.

Consapevoli che la coscienza collettiva di una cultura, di una luce che illumina il cammino di intere generazioni non si spegne con la vita di una persona ma che l’esempio e le idee sopravvivono con i loro caratteri rivoluzionari anche ai tempi più infami; crediamo profondamente che la lotta alla mafia, alla criminalità, l’impegno per la valorizzazione della cultura, del patrimonio culturale, del dialogo e del pluralismo corrano diretti da Palermo a Bruxelles in un’unica grande battaglia comune. L’Europa, come la democrazia, sono processi in corso per cui occorre impegnarsi e battersi ogni giorno. Il 9 maggio, una data fondante della nostra comunità, simboleggia in sé come la battaglia di civiltà si costituisca su una base che ci impone di lottare a 360° contro “il cuore di tenebra” del nostro passato e del presente di chi ci vuole condannare all’oblio di una vita abominevole. Nello stesso giorno è indelebilmente impressa la lotta contro la degenerazione del nazionalismo e la guerra (Festa dell’Europa); gli attentati contro la democrazia (assassinio di Aldo Moro); la lotta alla mafia (assassinio di Peppino Impastato).

Come federalisti abbiamo scelto di fare della contraddizione tra fatti e valori una questione personale; dunque non possiamo che restare all’opposizione rispetto a tutte le forze oscurantiste e reazionarie che stanno proliferando. Insieme a tutta la società civile democratica, dovremo prepararci ad utilizzare ogni mezzo lecito per percorrere insieme una via alternativa di rinnovata Resistenza e di riavvicinamento alla cittadinanza.

Per questo, il miglior modo che abbiamo per onorare lo straordinario lavoro di queste persone così diverse, ma entrambe nate nella periferia della nostra Europa, al confine con quell’Africa che abbiamo accantonato e cessato di mediatizzare perché ormai assuefatti all’orrore e alla morte, è quello di scegliere di impegnarci.

Perché non si può immaginare di portare avanti il progetto europeo senza pensare alla periferia che esiste dentro e fuori i nostri confini politici, democratici, sociali e culturali. Perché nessuno può togliere alle persone e alle comunità il diritto di tornare a guardare al proprio futuro e di battersi per realizzarlo.

Così, pochi giorni fa, durante un evento statutario, la Gioventù Federalista Europea (GFE) ha adottato un primo documento ad hoc sulla lotta alla mafia che proprio oggi vogliamo farvi leggere e che segna un rinnovato impegno sull’argomento da parte del movimento. Si tratta senz’altro di un ottimo inizio.

Le prossime righe introduttive che trovate sono proprio di Daniele Armellino, membro della Direzione nazionale GFE e coordinatore del gruppo di lavoro sul tema della lotta alla criminalità organizzata:

“Quello che a breve inizierete a leggere è il primo documento prodotto e approvato dal Comitato federale della GFE riguardo l’europeizzazione delle organizzazioni criminali, della cultura e della mentalità mafiose.

Redatto con il contributo di militanti di varie sezioni, con l’ausilio delle competenze di Don Ennio Stamile, referente regionale di LIBERA in Calabria, esso è sostanzialmente diviso in due parti: la prima di analisi politica del fenomeno, la seconda di elaborazione e proposta.

Vuole essere un primo strumento di dibattito interno alle sezioni, oltre che un documento da utilizzare anche nel dialogo con le altre associazioni che si occupano di questa battaglia.

Un piccolo passo per gli addetti ai lavori, un grande passo per i federalisti e il loro continuo lavoro di elaborazione politica.”

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Per una risoluzione europea del problema delle Mafie nella loro accezione ormai sovranazionale e della loro capacità federativa

Il documento prende il via dalla necessità di offrire un contributo di analisi e proposta politica federalista e quindi di dare finalmente una risposta europea al problema della proliferazione ormai pluridecennale delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nel nostro Continente e nel Mondo.

Un problema che investe le sfere dell’economia, della politica, della democrazia europee, fino a giungere alla sfida culturale e più complessa dell’abbattimento della mentalità mafiosa.

La Gioventù Federalista Europea,

A. Preso atto della consistenza ormai sovranazionale della penetrazione e azione delle grandi organizzazioni criminali mafiose italiane (Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita);

B. Constatando con sempre maggior preoccupazione la loro capacità di creare legami criminali di natura economica e d’interessi con altre realtà mafiose in Europa e al di fuori di essa, tali da poterli definire addirittura federativi (presenze tollerate in UE di Mafie come quella russa, quella cinese delle Triadi, quella nigeriana, etc.);

C. Rilevando la loro necessità di espandersi a livello sovranazionale e/o di federarsi non soltanto per importanti e cruciali esigenze di mercato (traffici di droga, armi, esseri umani, etc.), ma soprattutto per garantirsi maggior sicurezza e impunità sfuggendo alle insufficienti misure repressive approntate da alcuni Stati;

D. Evidenziando la loro forza nell’inquinare in maniera irreversibile sia le strutture economico-produttive, sia le Istituzioni politiche con la loro azione criminale basata sulla coercizione, la corruzione e la violenza sorda e cieca dell’omertà.

Sottolinea

• La natura mortale di tali organizzazioni mafiose per il normale funzionamento delle Democrazie;

• La loro peculiarità rispetto al resto delle altre realtà criminali operanti nel Mondo: le Mafie sono portatrici di una mentalità, di una (non)cultura dell’omertà che rende molto difficile abbatterle con i normali mezzi repressivi investigativo-giudiziari. Basano la loro forza non solo sulla violenza e la coercizione, bensì in primo luogo sul controllo del territorio attraverso il consenso sociale: assicurano ai cittadini favori e privilegi, lì dove lo Stato dovrebbe garantire diritti. Si adattano ovunque, come dimostra, tra gli altri, l’omicidio in Slovacchia dell’anno scorso di Ján Kuciak;

• L’importanza che può avere la creazione di una Federazione europea anche nella lotta alle organizzazioni mafiose, da un lato per via degli strumenti giuridici e investigativi europei più uniformi e, dall’altro, grazie alla rinnovata autonomia politica da infiltrazioni mafiose che un assetto istituzionale più solido di questo tipo può garantire.

Propone:

1. Non essendo sufficienti EUROPOL e EUROJUST, di incoraggiare la tendenza alla collaborazione e alla condivisione delle indagini portata avanti da alcune autorità giudiziarie statali, sul modello del Pool antimafia di Caponnetto e Falcone, nell’ottica della creazione, in futuro, in presenza di un Potere giudiziario federale, di una super procura europea antimafia;

2. Di adeguare le legislazioni antimafia europee a quella italiana, soprattutto in materia di sequestro e confisca dei beni dei mafiosi;

3. Di istituire una White list europea delle imprese virtuose, per evitare che appalti e subappalti riguardanti grandi opere di rilevanza europea vengano assegnati a società infiltrate da organizzazioni mafiose;

4. Sul più lungo periodo, la sfida culturale di portare avanti a livello continentale un programma europeo di educazione alla cittadinanza antimafiosa: è vitale rendere i cittadini europei pienamente consapevoli della grandezza e pericolosità del fenomeno mafioso, non solo in Italia o nel suo meridione, e reagire nel segno di una cittadinanza attiva e consapevole ai soprusi e agli abusi di questo genere di cultura criminale.

Fonte immagine: Wikipedia.

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