Il 4 maggio all’interno dell’Arena Demircian di Erevan, capitale dell’Armenia, ha avuto luogo l’ottavo vertice della Comunità Politica Europea (CPE), la piattaforma di dialogo informale tra leader europei nata per rafforzare la coesione continentale in risposta alla guerra in Ucraina e che riunisce gli Stati Membri dell’UE e altri 20 Stati europei, includendo di fatto tutti i Paesi considerabili tali (ad eccezione di Russia e Bielorussia). Un evento che ha segnato un momento cruciale per i rapporti tra Unione Europea e Armenia. Questo è stato il più importante evento internazionale mai ospitato nel Paese, nonché una scommessa geopolitica per Bruxelles.
Il vertice assume rilevanza soprattutto se letto alla luce del contesto geopolitico regionale. L’Armenia è un Paese in cerca di nuovi alleati, a seguito dell’abbandono russo e delle pressioni azere, e si trova in una regione, il Caucaso, dove l’UE cerca di consolidare la propria influenza.
Novità per questa edizione del vertice è stata la presenza per la prima volta di uno Stato extraeuropeo: il Canada. Tuttavia, a dominare l’agenda è stato l’interesse dell’UE per l’Armenia, un Paese chiave per la stabilità del Caucaso. L’importanza del vertice nell’ottica di tale obiettivo è ulteriormente rinforzata dalla presenza dei rappresentanti delle tre principali istituzioni europee (la Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola) e dell’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas. Il grande assente è stato invece il cancelliere tedesco Friedrich Merz a causa di “altri impegni”, il quale tuttavia aveva già preventivamente concordato la linea politica con la Francia.
Il progetto di un’alleanza globale, già proposto dal primo ministro del Canada durante l’incontro annuale del World Economic Forum dello scorso gennaio, è un elemento importante dietro alla strategia di diversificazione adottata recentemente dall’Unione europea. Nell’ambito di questa strategia sono stati firmati accordi di libero scambio con India e Mercosur, entrambi dopo decenni di negoziazioni, oltre ad uno con l’Australia e un altro proprio con l’Armenia. Quest’ultimo, sottoscritto il 5 maggio, andrà a rafforzare le relazioni bilaterali nei trasporti, nell’energia e nel digitale, andando ad integrare l’accordo di partenariato già in vigore tra le parti.
La scelta di Erevan come sede, concordata con l’Azerbaijan (che ospiterà un vertice CPE nella primavera del 2028), non è casuale, e riflette l’intenzione dell’UE di aumentare il proprio peso geopolitico nel Caucaso, una regione dove l’Armenia rappresenta un partner strategico. Questo è stato confermato anche dall’accordo firmato il 5 maggio, che rafforza i legami in settori chiave come trasporti, energia e digitale, integrando il partenariato già esistente e tracciando una rotta verso un futuro allineamento con l’UE. Questo orientamento è favorito dalla posizione estremamente delicata in cui si trova l’Armenia: la Russia non è più in grado di garantirne la sicurezza, cosa che ha facilitato l’annessione da parte dell’Azerbaijan della Repubblica dell’Artsakh, e il Paese si trova oggi in una situazione di isolamento geopolitico. L’avvicinamento dell’Armenia all’UE, insieme al tentativo di stabilire una pace col vicino Azerbaijan (recentemente il primo ministro armeno Nikol P’ašinyan ha dichiarato che “il Karabakh non era nostro”), rispondono alla necessità di uscire da questa difficile situazione.
Inoltre, tra pochi giorni i cittadini armeni saranno chiamati alle urne, in una tornata elettorale che potrebbe segnare profondamente il futuro Paese e subire a sua volta ingerenze russe. In questo senso non suonano certo rassicuranti le parole di Vladimir Putin, il quale ha già avvertito l’Armenia rispetto alle possibili “conseguenze devastanti” che potrebbero derivare dall’avvicinamento all’UE e dal distacco da Mosca, tracciando forti similitudini con lo scenario ucraino. Oltre all’Azerbaijan, è in corso da parte dell’Armenia un tentativo di migliorare i rapporti anche con la Turchia, storico alleato di Baku.
Questa riunione della CPE è stata dunque caratterizzata da vari tentativi di ricucire i rapporti tra diversi attori regionali, atteggiamento tenuto anche dai leader europei. Primo tra questi Zelens’kyj, il quale ha avuto un incontro con P’ašinyan per proseguire nel ristabilimento dei rapporti tra i due Paesi, ma soprattutto con Robert Fico, che insieme all’ormai ex primo ministro ungherese Viktor Orbán è stato il principale oppositore degli aiuti europei all’Ucraina. Un tema, questo, che è stato anche al centro di un bilaterale tra la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen e il primo ministro britannico Keir Starmer. Nel corso dell’incontro, Starmer ha annunciato l’intenzione di partecipare al prestito di 90 miliardi di euro a Kiev, segnando un passo significativo nel tentativo di ricostruire un rapporto di stretta collaborazione tra le due parti dopo la Brexit. Oltre al dossier ucraino, i partecipanti hanno affrontato il tema della situazione in Medio Oriente, esprimendo preoccupazione per le conseguenze di un conflitto prolungato tra Stati Uniti e Iran e lanciando un appello per una soluzione diplomatica. L’unica frizione degna di nota è avvenuta quando il presidente azero lham Əliyev, collegato da remoto, ha criticato il Parlamento europeo e le “calunnie” diffuse dallo stesso, in merito alle quali, comunque, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha replicato sottolineando il ruolo centrale svolto dall’istituzione nella tutela dei principi democratici.
Un altro tema centrale nel summit è stato quello delle dipendenze strategiche dell’Unione europea che, nel caso del Caucaso, assumono un significato concreto. Ursula Von Der Leyen ha sottolineato l’importanza di diversificare le forniture di combustibili fossili, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito la necessità di sviluppare un’autonomia in materia difesa. Queste priorità troverebbero nell’Armenia e nell’Azerbaijan due partner chiave, grazie al potenziale energetico della regione (petrolio e gas del Mar Caspio per Baku, rinnovabili per Erevan) e alla loro posizione geostrategica; ragion per cui l’UE ha un interesse nel favorire e preservare la stabilità regionale.
In conclusione, il vertice di Erevan ha confermato che la CPE non è solo un forum di dialogo, ma uno strumento per l’UE per tessere alleanze in regioni instabili come il Caucaso. La dichiarazione congiunta UE-Armenia, con l’elenco di programmi europei nei quali Erevan ha interesse ad entrare, traccia una rotta concreta verso l’allineamento con Bruxelles. La tornata elettorale del 7 giugno rappresenta in questo senso uno snodo cruciale, per la possibilità di mandare in fumo le aspettative generate dall’incontro del 4 maggio oppure di segnalare la volontà del popolo armeno di proseguire con rinnovata determinazione nell’avvicinamento all’Occidente. Nella seconda ipotesi il Paese dovrà far fronte alle eventuali conseguenze dell’allontanamento da Mosca, che sicuramente non si limiterebbe ad assistere passivamente. In tal caso, l’Unione europea dovrà mostrarsi pronta ad agire per tutelare i propri partner, poiché un atteggiamento passivo danneggerebbe la sua immagine e la sua ambizione di ricoprire il ruolo di potenza stabilizzatrice nella regione.

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