Il 2026 si sta mostrando, per la Svezia, un momento spartiacque. Le elezioni parlamentari in programma per questo settembre hanno già portato a grandi cambiamenti prima ancora di passare dal voto dei cittadini. Mentre a marzo i Liberalerna (il partito liberale svedese) è riuscito a strappare all’estrema destra la promessa per un referendum sull’adesione del Paese all’euro, ad aprile si è assistiti alla fine (per ora momentanea) della “politica del compromesso” svedese. Cosa sta succedendo in Svezia? E perché questi cambiamenti stanno rendendo la Svezia meno “scandinava” e più “europea”?
La Svezia del consenso
La Svezia è una monarchia parlamentare unicamerale e il suo sistema politico è altamente basato sul consenso, grazie a un ruolo di rilievo delle commissioni parlamentari. Per “consenso” si intende il modus operandi della politica svedese basato sul compromesso fra le forze politiche e il grande livello di fiducia fra tutti i membri del parlamento e dei cittadini verso le istituzioni. Per quasi un secolo questo sistema è stato dominato dai Socialdemokraterna (S), il partito socialdemocratico svedese, che rimane tuttora il primo partito in Parlamento. La stabilità del sistema politico, insieme all’ampio uso del consenso, hanno creato un sistema di fiducia intra ed extra-parlamentare, e ha permesso a una democrazia forte di rimanere in piedi anche attraverso le grandi crisi degli ultimi secoli, dalla Prima Guerra Mondiale alla pandemia da Covid-19.
Questo assetto viene spesso descritto come parte del cosiddetto “modello nordico”, caratterizzato appunto da un alto livello di fiducia, cooperazione tra partiti e stabilità politica basata sul compromesso. Nel tempo, diversi partiti si sono succeduti a guida dell’opposizione ai socialdemocratici; inizialmente il ruolo era coperto dal Partito Liberale, ora chiamato Liberalerna (L), ma ad essi è poi succeduto il partito dei Moderaterna (M - Partito dei Moderati).
Questo sistema ha iniziato ad incrinarsi all’alba delle elezioni del 2010, con l’entrata in Parlamento dell’estrema destra svedese de Sverigedemokraterna (SD - democratici svedesi). Essi sono stati inizialmente isolati con la strategia del “firewall”, ma, a seguito delle ultime elezioni del 2022, dove hanno ottenuto sostanzialmente un pareggio con i moderati, il muro ha cominciato a crollare. Da allora, è iniziata una profonda crisi del sistema del consenso che ha raggiunto il suo apice proprio la scorsa primavera.
La crisi dei blocchi
L’instabilità politica in Svezia è qualcosa di nuovo: prima del 2021 nessun voto di sfiducia al governo aveva mai avuto successo. A seguito delle elezioni del 2022, invece, il Parlamento svedese si è insediato senza una maggioranza chiara e le due tradizionali coalizioni, di centro-sinistra e di centro-destra, non erano in grado di costituire un governo a causa di veti incrociati.
Per risolvere l’empasse, i partiti di centrodestra (Moderaterna, Kristedemokraterna e Liberalerna) iniziarono ad intraprendere negoziati, a Tidö, con il partito di estrema destra (SD) non senza compromessi. Infatti, l’avvicinamento dei partiti di centro-destra a SD, fu motivo di allontanamento da parte del Centerpartiet (C), storico alleato, dal tavolo negoziale; mentre, i Liberalena affermarono chiaramente che non avrebbero appoggiato alcun governo che includesse esponenti di SD. Pertanto, si giunse ad un accordo che prevedeva la formazione di un governo di centro-destra (M+KD+L), con supporto esterno da parte di SD, concedendo a questi ultimi ampio margine di influenza sul programma di governo. La nuova coalizione poté così contare su 176 seggi su 349, il numero esattamente necessario per una maggioranza, seppure estremamente fragile.
Tidö e la normalizzazione di SD
Da allora però la coalizione ha iniziato a soffrire nei sondaggi. Nonostante la realizzazione di molte delle promesse elettorali, i cittadini, in parte indignati dal compromesso e in parte colpiti dalle difficili condizioni economiche del paese, hanno punito la coalizione alle elezioni europee. La coalizione “rosso-verde” guidata dai Socialdemokraterna, Miljöpartiet (MP) e Vänsterpartiet (V), insieme a C, ha raggiunto oltre il 57% delle preferenze. I sondaggi successivi hanno confermato l’avanzata dell’estrema destra di SD, il rafforzamento del secondo partito e il posizionamento dei liberali al di sotto della soglia di sbarramento. Questo ha dato inizio ad un periodo di turbolenze per i Liberalerna. Sono seguite le dimissioni del leader del partito che, però, si è ritrovato in una situazione senza precedenti: nessuno voleva sostituirlo a causa dei sondaggi sfavorevoli e della responsabilità di dover gestire la richiesta di SD di entrare a far parte del governo alle successive elezioni.
La richiesta dell’estrema destra é fondamentale in quanto darebbe al partito liberale una possibilitá di rimanere in Parlamento. In Svezia durante le tornate elettorali è tipico che gli elettori di partiti piú grandi supportino i partiti piú piccoli che sono parte della propria coalizione affinché superino la soglia del 4%. Si tratta di una sorta di “voto tattico”, che infatti garantisce poi alla coalizione di ottenere seggi sufficienti in parlamento. Ma, con i moderati dati dai sondaggi come terzo partito e il rifiuto dei liberali di aprire le porte a ministri di SD, gli elettori di quest’ultimo non sarebbero disposti a votare tatticamente. Il partito liberale rischierebbe quindi di uscire dal parlamento per la prima volta dagli anni ’30.
Immagine. I partiti svedesi nei sondaggi di maggio (in grigio il risultato alle elezioni precedenti). Fonte: SVT-Verian
Sverigelöftet
Con il partito fermo al 2%, la neoeletta leader dei liberali Simona Mohamsson, all’insaputa del suo partito e contro la decisione degli organi statutari, ha intrapreso negoziati con SD e ha comunicato a sorpresa un accordo: il “Sverigelöftet” (Sverige: Svezia; löftet: promessa). Il documento ha scosso profondamente il partito e la politica svedese. Oltre a cogliere di sorpresa il resto della coalizione di centrodestra, ha gettato il partito stesso nel caos con diversi abbandoni e vecchi volti che hanno fatto nuovamente ritorno.
Sverigelöftet costituisce così l’ultimo tassello necessario per la normalizzazione dell’estrema destra nella politica svedese. L’accordo a 14 punti, infatti, rimuove l’ultimo argine che impediva al partito di estrema destra di partecipare attivamente, con dei ministri, a un governo; allo stesso tempo, però, contiene diverse vittorie ideologiche per i liberali e gli europeisti più in generale. Oltre a concessioni su una politica ambientale più forte, SD e L hanno concordano sul continuare a supportare l’Ucraina e ad approfondire le relazioni di sicurezza con i partner nordici, europei e della NATO. SD ha inoltre concesso ai liberali di indire un referendum sulla adesione all’euro.
Il ritorno del dibattito sull’euro
La Svezia ha tenuto un referendum sull’adesione alla moneta unica europea nel 2003, respingendo la proposta con un 56% di contrari. La domanda venne prontamente archiviata da tutti i partiti, tranne il partito liberale. Nonostante l’obbligo di adozione dell’euro, la banca centrale svedese ogni anno manca volontariamente uno o più dei requisiti necessari per far scattare l’obbligo legale. A seguito della crisi del 2011 l’opinione pubblica contro l’euro si inasprì e il dibattito si concentrò invece verso una possibile “Swexit”, ovvero l’uscita della Svezia dall’UE supportata sia da SD che da V.
Tuttavia, con la Brexit è cambiato il dibattito interno, con entrambi i partiti che hanno visto sospendere la propria politica a favore dell’uscita dall’Unione. La guerra in Ucraina e la conseguente crisi inflazionaria hanno colpito profondamente la Svezia che ha iniziato a guardare all’euro con maggiore interesse, soprattutto per la sua stabilità e resilienza nei momenti di crisi. Il dibattito sull’euro trova così anche in Svezia un suo aspetto identitario oltre che economico. Questo ha convinto quindi i moderati ad avviare una commissione parlamentare di studio sull’euro, un primo passo fondamentale nel contesto politico svedese. Su questa onda, Sverigelöftet permette la creazione di un largo fronte parlamentare che permetta di convocare un secondo referendum, sdoganando ufficialmente il tema dell’adesione per la prima volta in vent’anni.
La fine della Svezia nordica?
Se la Svezia da un lato ha continuato a mantenere il suo “eccezionalismo” nordico, come suggerisce il compromesso accettato da SD a sostenere politiche di stampo prettamente liberale, dall’altro, aprile vede l’inizio del “kvitnningskaoset” (“caos del sistema del pareggio”, da kvittning: pareggiare; kaoset: caos), uno scandalo che mina le basi della politica del consenso svedese. É proprio questa caratteristica del sistema politico della Svezia che permise all’inizio del XX secolo di istituire il “kvittningssystemet” (“sistema del pareggio” da kvittning: pareggiare; systemet: sistema), una convenzione parlamentare che garantisce il mantenimento dell’equilibrio politico nel Parlamento. Il sistema, interamente basato sulla fiducia tra i partiti, prevede che ogni parlamentare abbia un corrispondente dell’altra sponda politica: quando il “partner” è assente dal parlamento, quello presente è tenuto ad astenersi così da mantenere sempre invariato l’equilibrio parlamentare.
Ad aprile è emerso tuttavia che SD ha ripetutamente violato il “sistema”, permettendo a diverse votazioni controverse di essere approvate. A seguito di questa rivelazione il sistema è collassato e il Presidente del Parlamento ha iniziato delle consultazioni nel tentativo di restaurare lo status quo ante, finora senza successo. Il cosiddetto “kvitnningskaoset” è pertanto l’ultimo episodio che sancisce la fine, de facto, dell’eccezionalismo (politico) svedese. Il tramonto della politica del consenso, combinata con la crescente polarizzazione e la fragilità delle coalizioni, rendono la Svezia marcatamente più “europea”, iniziando a somigliare nel bene e nel male, di più ai partner continentali.
Conclusioni É questa la fine della Svezia nordica e l’inizio di una Svezia europea? Gli ultimi eventi politici e la direzione geopolitica intrapresa dal Paese sembrerebbero suggerirlo. Dopo aver abbandonato la politica di neutralità ed essere entrata nella NATO, la posizione svedese era già cambiata. La maggiore instabilità politica e la fine della fiducia tra i partiti possono essere visti come i passi successivi nel somigliare sempre di più ai partner europei. Se la Svezia dovesse entrare nell’euro, cadrebbe anche l’ultima differenza.
Per quanto questo esito non sia scontato, quando la commissione parlamentare sull’euro comunicherà le sue conclusioni, allora si potrà finalmente capire quale direzione prenderà il Paese. Il lavoro delle commissioni, oltre che a guidare il lavoro del Governo e del Parlamento tendono ad avere un grande impatto anche sull’opinione pubblica. Ma se la questione, dal punto di vista economico sarà chiara, è il valore psicologico che la moneta nazionale ha in Svezia che sarà difficile da valutare. Come dimostrato dagli eventi geopolitici recenti, gli svedesi potrebbero iniziare a essere pronti a far parte a pieno titolo dell’Unione Europea.
Nel frattempo, però, le elezioni di settembre prospettano un dibattito marcatamente europeo. E se sul tema dell’Europa e dell’euro le posizioni di sinistra e di destra non sono ancora chiare, con la fiducia tra partiti che difficilmente potrà essere ristabilita in periodo elettorale rimane da chiedersi: gli svedesi di chi si fideranno?

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