LA TUA PATRIA È IL MONDO INTERO

, di Guido Montani

LA TUA PATRIA È IL MONDO INTERO

Lorenzo Marsili, un filosofo e attivista politico, ha scritto un libro (La tua patria è il mondo intero, Laterza, 2019) interessante per la sinistra nazionale, quella sovranazionale (che non esiste ancora) e anche per i federalisti. Finalmente, da sinistra, si propone un’analisi senza il paraocchi nazionale sulla situazione europea e mondiale.

La ricostruzione storica della crisi della civiltà occidentale e di quella europea è sviluppata attraverso un paradigma politico ispirato ai valori della giustizia sociale e alla critica delle diseguaglianze dentro gli stati nazionali, tra gli stati europei e a livello mondiale. I federalisti hanno un differente approccio alla comprensione della storia. Tuttavia, le conclusioni e le proposte di politica internazionale che concludono il libro sono in gran parte coincidenti con la prospettiva federalista.

La ricostruzione della crisi del sistema occidentale di potere conduce Marsili a criticare la teoria dei due mondi, o dei due governi, lo stato e l’economia, ispirata da Hayek. Marsili afferma che “il sistema neoliberale introduce l’uso deliberato del mercato come strumento capace di creare e mantenere un ordine economico mondiale basato sull’assenza di un ordine politico di pari grado” (p.52). Ne consegue che, dopo la fine del sistema di Bretton Woods e l’avvio della globalizzazione, si è messo in moto un processo che ha consentito alle grandi imprese multinazionali, specialmente quelle statunitensi, e alla finanza internazionale di prendere le redini del processo economico globale e di imporre il proprio “ordine” anche ai governi nazionali. Si è così formata una “cupola che governa e indirizza l’ordine spontaneo” (p. 60). La crisi del governo occidentale – dunque dell’egemonia americana e la formazione di un sistema multipolare delle grandi potenze (sebbene Marsili non usi questa terminologia) – ha indotto i governi nazionali a rispondere alle paure generate dalla transizione verso un futuro incerto – quale futuro con l’intelligenza artificiale che distrugge posti di lavoro, quale futuro con l’incombente crisi climatica? – mediante la chiusura nazionale e la costruzione di nuove barriere. Tuttavia, “la frontiera sbarrata è la campana a morto della sovranità nazionale ... Si tratta di un nazionalismo farlocco, che serve come disperato tentativo di addomesticare il popolo in un contesto in cui, proprio per il perdurare del pensiero nazionale, le sfide non si riescono ad affrontare di petto” (pp. 74-6).

Una parte del libro è dedicata alla ricerca di una via che conduca “Oltre l’internazionalismo.” Dopo aver presentato un precedente storico nella cultura cinese, contemporanea a Platone nella Grecia classica, la nozione di Tianxia, cioè “tutto ciò che esiste sotto il cielo”, un’espressione che indica il superamento della distinzione tra esterno e interno, tra patria e mondo, la discussione si concentra sulla concezione moderna dei rapporti tra nazionalismo e internazionalismo. A fianco dell’internazionalismo delle nazioni (Mazzini) si discute dell’internazionalismo delle classi (Marx), dell’anarchismo e dell’internazionalismo europeista e del federalismo, che viene considerato come complementare al socialismo. Il Manifesto di Ventotene, secondo Marsili, propone che si formi “un partito rivoluzionario per l’Europa e sostiene che questo partito debba essere socialista nell’avere l’obiettivo di mettere l’economia al servizio della fioritura umana e federalista nell’unire gli stati nazionali d’Europa” (p. 105). Purtroppo, questi ideali sono stati traditi. “Dopo la seconda guerra mondiale, gli stati nazionali resuscitano e utilizzano l’Unione europea come mezzo e copertura, dando vita alla situazione paradossale in cui viviamo oggi: un’Unione intergovernativa” (p. 107). Che fare di fronte a questa situazione? Per Marsili, è necessario pensare a una mobilitazione popolare su scala mondiale, prendendo l’Europa come “la più potente metafora della globalizzazione neoliberale e della realtà neocoloniale vissuta dal mondo intero”, dominato dalla “nazione mondiale dei privilegiati” (pp. 108-9). In definitiva, “è arrivato il momento di costruire quelle forze politiche cosmopolitiche di cui, oramai quasi un secolo fa, all’alba della scollatura moderna fra stato nazionale e dispiegamento del mondo, Antonio Gramsci già intuiva la necessità” (p. 119).

Vediamo ora la parte propositiva del libro, dove si precisano le politiche che, a partire dall’Europa, potrebbero anche cambiare il mondo. Si può immaginare, afferma Marsili, “di cambiare l’Europa per cambiare il mondo” (p. 139). In effetti, “l’Europa potrebbe essere concepita come un mondo in scala ridotta, tale da incarnare e sperimentare la complessità di una nuova cosmopolitica al suo interno. L’Europa potrebbe diventare un grimaldello per trasformare il mondo” (p. 143). La riforma del mercato del lavoro è la prima politica suggerita, perché la globalizzazione senza regolazione internazionale costringe i lavoratori e i loro sindacati sulla difensiva, in un sistema di concorrenza internazionale dove ogni sistema nazionale cerca di essere più competitivo abbassando il costo del lavoro. Occorre, “garantire ai singoli lavoratori gli stessi diritti di cittadinanza cosmopolitica di cui già beneficiano, pressoché esclusivamente, le corporazioni multinazionali” (p. 149). È necessaria una legislazione europea che imponga criteri per la convergenza dei salari in tutto il continente. Occorre invertire la tendenza al ribasso, con una gara al rialzo, mediante un salario minimo transnazionale. La seconda politica riguarda la ricerca e l’applicazione delle tecnologie per l’intelligenza artificiale. Oggi, queste tecnologie sono nelle mani del governo statunitense, che le affida interamente alla logica del profitto, oppure del governo cinese, che impone un severo controllo politico sul loro uso. L’UE può avviare la ricerca su un sistema “aperto al mondo,” nel senso che il nuovo standard mondiale dovrebbe consentire “di rompere la tenaglia tra controllo economico e controllo politico” (p. 154), mettendo la tecnologia al servizio dei cittadini. La terza politica suggerita riguarda la fiscalità internazionale. L’Europa potrebbe imporre un’imposta comune europea sui profitti delle multinazionali e sui grandi patrimoni. “La battaglia sulla giustizia fiscale rappresenta il passaggio principale per la costituzione di un’unità europea degna di questo nome” (p. 157). La stessa politica si potrebbe estendere su scala mondiale mediante la creazione di una Agenzia fiscale mondiale (p. 168). Infine, è necessario un Green New Deal europeo al fine di “utilizzare la crisi climatica mondiale per ricostruire il proprio modello economico e transitare così verso una vera federazione politica” (p. 158).

Affrontiamo ora la questione cruciale della individuazione di una strategia per il cambiamento della politica nazionale e di quella europea. “Governare l’Europa è veramente divenuta la premessa per governare il Paese”, afferma Marsili, perché le politiche puramente nazionali equivalgono “all’abdicazione ad avere qualunque rilevanza, svuotando così il significato stesso di destra e sinistra” (p. 161). Per riformare radicalmente l’Europa, Marsili si ispira alla proposta fatta da Altiero Spinelli, tra il 1955 e il 1962, di ”organizzare l’elezione di un Congresso dei popoli europei ... attraverso elezioni auto-organizzate e transnazionali.” Occorre eleggere una Assemblea Costituente europea. “Naturalmente l’Assemblea così eletta non avrebbe la legittimità di decidere da sola su una nuova costituzione. Piuttosto servirebbe come nuovo potere civico ... l’Assemblea potrebbe diventare un contropotere cittadino democraticamente eletto” (pp. 162-3). Per raggiungere questo obiettivo, è necessario fondare un agguerrito partito transnazionale. Il partito transnazionale fonderebbe la sua azione su un’utopia di lungo termine, com’è avvenuto per i movimenti rivoluzionari del passato, in particolare per il movimento socialista. “L’aspirazione ad un pianeta che rimanga abitabile per l’umanità richiede l’emergere di un nuovo popolo con una coscienza all’altezza della trasformazione planetaria necessaria. Per istanze di questo genere, non esiste patria che non sia il mondo intero” (p. 173).

Come federalista, provo simpatia per le proposte politiche di Marsili. Nel capitolo conclusivo del mio recente libro (Supranational Political Economy. The Globalisation of the State-Market Relationship, Routledge, 2019) propongo una Supranational Global Governance, tra un gruppo di grandi potenze mondiali, tra le quali evidentemente vi deve essere l’UE come centro propulsore, i cui obiettivi politici sono in gran parte quelli descritti da Marsili. Tuttavia, come federalista, a differenza di Marsili, io insisto particolarmente sulle istituzioni necessarie per realizzare i valori cosmopolitici: senza istituzioni adeguate i valori restano wishful thinking.

In conclusione, sono d’accordo con Marsili quando afferma che “la svolta politica cosmopolitica auspicata e abbozzata richiederà tempo, lavoro, risorse. Quelle qui presentate non sono che annotazioni a margine, frammenti, intuizioni e intrusioni sulla direzione da prendere” (p. 175). Queste difficoltà, non si possono ignorare e valgono anche per la mia proposta di una Supranational Global Governance. Sono difficoltà diffuse anche tra i federalisti europei che, nell’ansia di perseguire riforme dell’UE a breve termine, tendono a trascurare la dimensione cosmopolitica dell’Unione europea, compreso il valore rivoluzionario della cittadinanza sovranazionale europea, primo passo verso una cittadinanza cosmopolitica, l’obiettivo finale della politica federalista. Solo quando verrà riconosciuta una cittadinanza cosmopolitica per tutti gli abitanti del Pianeta il nazionalismo sarà definitivamente sconfitto.

Nessuno può dire quando e se questa battaglia sarà vinta. Ma tutti possiamo operare, unendo le nostre forze, per accrescere la probabilità che ciò avvenga.

Uniti si vince.

Fonte immagine: Editori Laterza.

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