Memorie di viaggio di una tirocinante al Parlamento Europeo a Bruxelles

, di Cristiana Angelini

Memorie di viaggio di una tirocinante al Parlamento Europeo a Bruxelles
Fonte: Europe Day 2022 - Open doors in Brussels - Dennis Lomme © European Union 2022 - Source : EP

L’Unione europea offre ogni anno possibilità di tirocinio per giovani all’interno delle proprie Istituzioni. Non si tratta solo di importanti esperienze formative, ma di vere e proprie avventure che spaziano dalla multiculturalità di Bruxelles al networking, dagli episodi di aiuto reciproco alla concretizzazione dei valori dell’Europa unita.

Ripensando agli scorsi mesi spesi a Bruxelles e a lavorare all’interno degli edifici del Parlamento europeo, sono assalita da molti pensieri, anche in contrasto fra loro, ma sono sicura di poter affermare che hanno rappresentato un’opportunità di cui sono infinitamente grata. Trovo necessario dunque ringraziare il Comune di Modena, la Fondazione Collegio San Carlo e il Centro Europe Direct Modena, nonché tutti coloro che hanno reso questa esperienza possibile (ivi compresa la meravigliosa famiglia Imbeni).

La sola partecipazione alla Summer School 2022 aveva già costituito un’esperienza di livello, intensa, faticosa, ma profondamente arricchente. Oltre all’organizzazione, ai docenti e ospiti, i miei colleghi avevano rappresentato il valore aggiunto, ragazzi e ragazze brillanti, capaci e proattivi. L’essermi qualificata al primo posto è stato perciò un bonus, un esito gradito ma inaspettato, tanto quanto il cambio di vita che ne è seguito.

Partendo dal principio, trasferirsi a Bruxelles è stata di per sé un’avventura: da neofita della città, mi sono ritrovata immersa in una babilonia di lingue e culture diverse, dove le identità si alternano in maniera manichea fra rarefatte e scalfite con l’accetta. Un impatto forte ma piacevole, poiché l’amalgama sembra funzionare, creando un’integrazione senza forzature, all’interno di un Paese già profondamente complesso e culturalmente (e linguisticamente) diviso, segnato da un passato coloniale e da un’immigrazione radicata e risalente.

L’inserimento è stato agevole, poiché la città è abituata anche all’ondata di stagisti che si riversa nell’urbe per ritirarsi dopo sei mesi, in un moto continuo come quello delle onde del mare. Difficile sentirsi dunque non accolti o stranieri (nel senso di estranei) a Bruxelles.

L’inizio delle attività al Parlamento quale tirocinante è stato anch’esso emozionante: l’ingresso, insieme a moltissimi altri ragazzi (ancora una volta brillanti, formati e capaci) in un universo separato, in un articolato sistema di ingranaggi che produce, grazie al lavoro di tutti, e in collaborazione con le altre Istituzioni, orizzonti futuri. Un lavoro prima di tutto di immaginazione, che si muove sulle direttrici dei valori in cui l’Unione ha dichiarato di riconoscersi e che aspira a veicolare all’esterno (e all’interno) dei propri confini.

Ciò che si impara frequentando il Parlamento è che questo non è un lavoro facile: può sembrare banale, ma viviamo di quotidiane banalizzazioni dell’esistente, quindi conviene ribadirlo. Non è facile. La realtà, quale che sia l’ambito che si voglia considerare, è complessa e interrelata. Confrontarsi con questa a livello europeo vuol dire fare i conti con diversi centri di interessi, diversi e talvolta antitetici assunti valoriali, in diverse realtà territoriali e diversi livelli dell’ordinamento.

Alla luce di ciò e in questo contesto, la parola compromesso si è illuminata ai miei occhi di luce nuova: non più un accondiscende accontentare tutti e nessuno, quanto la sintesi di continue tesi e antitesi che si ascoltano, dialogano, discutono e negoziano. Di questo sforzo verso un risultato comune ho avuto rispetto, così come delle persone che ne fanno la propria professione, anche (e soprattutto) quando le loro posizioni sono in contrasto con le mie.

Ancora, il brulicare di eventi, dibattiti, mostre, proiezioni, dentro e fuori gli edifici del Parlamento, non può non essere citato quale elemento profondamente stimolante. Gli spazi del Parlamento ospitano infatti quadri e istallazioni temporanee, che invitano costantemente alla riflessione e all’apprendimento, nonché ad una relativizzazione delle proprie credenze e conoscenze. D’altra parte, i gruppi politici organizzano gli eventi su temi più disparati: fra questi non posso non ricordare quello relativo alla decrescita, che ai miei occhi ha avuto un significato profondamente simbolico nell’essersi svolto all’interno del centro democratico dell’Unione.

Da ultimo, della mia esperienza voglio sottolineare l’elemento forse più importante: le persone che ho incrociato in questo mio cammino. Ho trovato esclusivamente apprezzamento, aiuto e gentilezza, spunti e consigli, nonché differenti modi di vedere e concepire il mondo. Questa possibilità di confronto costituisce per me il bagaglio più prezioso. Al di là del dibattito politico, è nei corridoi degli edifici del Parlamento, fra coloro che lavorano per questa poderosa macchina che ho constatato l’unità nella diversità, l’uguaglianza nella differenza.

Fra poco tornerò a casa, di nuovo lontana da questa metropoli, di nuovo vicina alla terra che mi ha cresciuto. È buffo come lo stare lontani spinga a tornare ed il ritorno a partire. Da qua vedo chiaramente e con tristezza come nel mio Paese le istituzioni europee siano percepite come sconnesse dalla realtà nazionale e a volte come autoritarie e ostili. Da qua vedo come i mezzi di informazione siano invasi da notizie inconsistenti e come talune notizie realmente rilevanti fatichino invece ad arrivare. Da qua vedo come il dibattito politico nazionale sia, come diceva Gaber, “un concentrato di opinioni” con persone che “pensano per sentito dire”. Tuttavia, da qua ho avuto anche notizia del crescente impegno di porzioni sempre maggiori della società civile, di istituzioni e di piccole e medie imprese per tutelare e gestire il territorio e le sue attività in maniera resiliente. Idee nuove e nuove narrative. Per questo credo che, in quel dolce-amaro che caratterizza gli arrivederci, sia giunto anche per me il momento di tornare, per portare nella mia Italia, ciò di cui questa bella realtà europea mi ha fatto dono.

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