Non abbandoniamo Orlando (Erasmo) nelle retrovie

, di Giuseppe Balice

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Non abbandoniamo Orlando (Erasmo) nelle retrovie

Stamattina arrivo in reparto fradicio, poso l’ombrello, mi tolgo il piumino e indosso il camice. Sulle rive dell’Atlantico, si sa, non c’è primavera che tenga. Durante la pausa caffè scherzo con gli specializzandi, dico che mentre noi siamo lì a maniche lunghe i colleghi rimasti in Italia stanno già andando al mare. Stavamo per riderci tutti su, quando un altro medico, che fino ad allora si era tenuto in disparte ad ascoltare, si decide per l’entrata a gamba tesa: “E allora perché sei venuto qui a portarci la pioggia? Non potevi restartene in Italia?” Lascialo perdere, è così con tutti, gli riesce meglio parlare con i vetrini che con le persone, mi dicono gli altri. Allora gli sorrido. Ma poi ho continuato a pensare.

Sono uno studente dell’Unione, ho firmato un contratto formativo sotto l’egida della Commissione, presto addirittura il mio lavoro in reparto senza ricevere il salario che spetta ai miei corrispettivi francesi: che ragione ha un medico anziano di ricambiarmi con questa battuta al vetriolo?

Il programma Erasmus è una politica di potenza straordinaria, che incide indelebilmente nell’animo l’In varietate concordia. Ma oggi ho capito che non è sufficiente, bisognerebbe rimandarlo al prossimo appello. E non si tratta solo di soldi che mancano, di borse da erogare a più studenti, di equità orizzontale. È anche un fatto verticale, di vecchie generazioni che ancora scherniscono le nuove con battute che sanno di nazionalismo stantio, di “Non siamo ancora pronti” che ci si racconta, e l’armonia fra i popoli europei si rimanda sempre alla generazione che verrà.

Ma il tempo per costruire la nostra concordia non è illimitato, anzi, siamo già ai supplementari. Se ancora qualcuno si ostina a raschiare il cemento culturale dai muri della nostra casa (e l’Erasmus è forse uno dei più riusciti), come potremo mai arrivare a rinforzarla con un’armatura inossidabile di federalismo?

La battaglia d’avanguardia è la nostra specialità, e noi italiani siamo primipili fra i giovani federalisti, ma non possiamo permetterci di lasciare Orlando da solo nelle retrovie. L’Erasmus non è una vittoria già scritta sui libri di storia, è piuttosto una risorsa strategica da consolidare e difendere dai suoi detrattori. Laddove in questo compito i nostri amici europeisti (o i nostri cugini federalisti) hanno bisogno di un coordinamento, spendiamoci. Laddove hanno bisogno di un incoraggiamento, sgoliamoci. Ma abbandonarli, per lanciarci in prima fila a lancia in resta, sarebbe un errore fatale.

Fonte immagine: Flickr.

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