Sono i passaporti vaccinali etici o presentano più problemi di quello che risolvono?

Passaporti vaccinali: sono etici?

, di Trad. da Silvia dalla Ragione, Aaron Gates-Lincoln

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Passaporti vaccinali: sono etici?
Autore: Asian Development Bank, Flickr

Con l’inizio dei programmi di vaccinazioni in tutta l’Europa e nel resto del mondo, l’industria del turismo desidera ardentemente raggiungere la luce alla fine del tunnel. È chiaro per molti che la fase peggiore della pandemia potrebbe essere passata e si può finalmente iniziare a fare dei piani su come le industrie e l’economia si riprenderanno dalla crisi.

La preoccupazione di tutti è la possibilità di ritornare alla normale vita quotidiana. Uno degli aspetti chiave per fare ciò è tornare a viaggiare, che sia per lavoro o per piacere. Le restrizioni per la pandemia in tutta Europa hanno impedito che ciò accadesse da quasi un anno, creando impatti senza precedenti sulle industrie del turismo. Il processo di viaggio internazionale è stato affetto da periodi di quarantena obbligatori, dall’obbligo di presentare test Covid-19 negativi e persino da corridoi di viaggio regolamentati dal governo che consentono di viaggiare in determinate regioni. Tuttavia, si prevede che per i programmi di vaccinazione ci vorrà almeno un altro anno per giungere al termine, ciò significa che si devono trovare altri modi per garantire sicurezza per i viaggi internazionali. Questo ha permesso di avanzare l’idea dei passaporti vaccinali, con il semplice concetto di permettere a coloro che sono stati vaccinati contro il Covid-19 di poter viaggiare internazionalmente. Questi passaporti non sono standardizzati globalmente e saranno sviluppati e prodotti indipendentemente da parte di ogni Paese, lasciando spazio a differenziarne la composizione. Nonostante ciò, si prevede che i passaporti saranno un sistema di certificazione digitale che contiene i dati sanitari dei titolari, che fungono da prova ufficiale della loro possibilità di viaggiare in sicurezza.

Negli ultimi mesi, dopo che è stata discussa la possibilità di creare tali passaporti, il punto di vista sulla necessità, la sicurezza e l’etica di un passaporto vaccinale in tutta Europa sembra essere diviso. In una conferenza stampa a Copenaghen nel dicembre 2020, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che la guida dell’organismo sullo sviluppo dei passaporti non è raccomandata. Hanno affermato inoltre di non credere che fosse una forma efficace per ridurre la trasmissione transfrontaliera e di ritenere che i Paesi dovrebbero continuare a monitorare i dati e adattare di conseguenza la guida ai viaggi.

Tuttavia, due mesi prima – in ottobre – l’OMS ha accordato di collaborare allo sviluppo di un certificato digitale con l’Estonia, per contribuire a rafforzare la causa dei vaccini. Questo paradosso dell’intenzione funge da metafora per l’opinione dell’Europa intera attualmente, poiché Paesi come il Regno Unito hanno ripetutamente negato che un documento del genere sia persino in discussione, mentre altri come la Grecia stanno già sviluppando apertamente le loro prime bozze.

Problemi etici

La popolarità del sistema sta chiaramente crescendo tra la popolazione generale e i governi; tuttavia, ciò non significa che sia giusto. L’incapacità di concordare sulla produzione di un sistema per il passaporto dei vaccini mette in discussione ciò che comporta l’etica di tale certificato.

Nonostante i passaporti risolverebbero molti dei problemi economici a cui i Paesi sono andati incontro da più di un anno, ci sono preoccupazioni legittime che tali passaporti potrebbero violare libertà e la privacy individuali. L’università di Exeter, nel Regno Unito, a dicembre 2020 ha riportato che sono stati riscontrati problemi sulla capacità di questo sistema di proteggere informazioni sensibili sulla salute personale, e che in realtà i passaporti vaccinali potrebbero condurre ad un’apartheid globale della salute a causa della discriminazione contro i viaggi, basata sulla salute. C’è un considerevole problema morale in ciò, poiché molte persone sostengono che sia un diritto umano avere la possibilità di viaggiare, ma questa potrebbe essergli negata a causa di motivi su cui loro non hanno controllo, per via dell’inefficienza della somministrazione dei vaccini o l’inabilità di poterne usufruire.

È stato inoltre suggerito che - attraverso i dati prodotti sull’efficienza del vaccino – non è ancora noto quanto sia efficace il trattamento nell’abbassare i tassi di trasmissione. Ciò significa che coloro che sono stati vaccinati sono protetti dall’ammalarsi gravemente, ma che potrebbero comunque prendere il virus e trasmetterlo ad altri. Questo comporterebbe seri rischi per viaggi internazionali, poiché apre le frontiere alla possibilità di trasmettere il virus più facilmente a popolazioni che ancora non hanno ricevuto il vaccino. Può anche permettere a coloro che viaggiano di infettarsi con nuove varianti del Covid-19, come quelle trovate nel Kent, in Inghilterra, o in Sud Africa, e portarle nel proprio Paese. Sembra quindi opportuno che i governi aspettino affinché i dati sull’efficienza dei vaccini siano disponibili e affidabili, prima di cominciare a sviluppare passaporti vaccinali, per assicurarsi che le giustificazioni etiche e morali dietro ai documenti possano essere supportate dalla scienza.

Non sorprende che molti governi dei Paesi europei sembrino essere stati troppo impazienti perché tali dati diventassero chiari e abbiano avviato il processo di sviluppo del passaporto. Recentemente, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, ha chiesto alla Commissione europea di introdurre un passaporto vaccinale standardizzato per facilitare i viaggi all’interno dell’UE in modo più semplice e coerente. Tuttavia, Paesi come l’Islanda hanno già di fatto fornito certificati ai cittadini immuni, annunciando che in futuro riconosceranno qualsiasi forma simile di documentazione da parte di qualsiasi Paese dell’UE o Schengen. Inoltre, altri Paesi nordici come la Danimarca e la Svezia hanno annunciato la loro intenzione di produrre i passaporti, che non permetteranno soltanto di viaggiare, ma anche di mangiare al ristorante e partecipare a eventi affollati. Il passaporto sembra avere incredibile popolarità in Europa, poiché anche Spagna, Portogallo, Cipro e Polonia hanno annunciato il loro supporto alla documentazione.

È proprio qui che il dibattito morale diviene ancora più necessario. I Paesi che supportano i passaporti vaccinali hanno un tema comune: sono quelli con larghe industrie turistiche. Per questi settori è certamente necessario ripristinare la loro crescita, per una stabilità economica a livello nazionale e individuale. Tuttavia, si deve discutere sul fatto che potrebbe essere moralmente sbagliato che la produzione dei passaporti proceda senza che la piena comprensione scientifica dell’impatto che il vaccino può avere sulla trasmissione diventi chiara. Mentre la pandemia continua ad imperversare, come molte altre cose, diventa una battaglia tra denaro e salute.

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