Ritorniamo a parlare di Medio Oriente e lo facciamo questa volta in chiave propositiva

Per una Federazione in Medio Oriente

, di Antonio Longo

Per una Federazione in Medio Oriente
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Il Medio Oriente torna a bruciare, attorno al problema cruciale che da sempre alimenta quel conflitto interminabile: la questione palestinese. Attorno ad essa si sono combattute guerre e innescate operazioni terroristiche di vario genere. Il tutto in una cornice che vede le grandi potenze (USA e Russia) misurare da sempre i loro rapporti di forza, utilizzando, di volta in volta, stati, movimenti politici e terroristici a sostegno del proprio potere nell’area.

Negli ultimi anni sono emerse potenze “regionali” (Iran, Turchia, Egitto, Arabia saudita) che giocano in modo non dissimile, al fine di ritagliarsi una propria area d’influenza (egemonia), in accordo con una superpotenza oppure con un’altra, a seconda delle circostanze. La questione Israele / Palestina si è sviluppata dalla seconda guerra mondiale in un’area cruciale per lo sviluppo dell’economia mondiale, legata al petrolio, fonte energetica principale del ‘900. La sua stabilità politica era necessaria per il suo ‘governo’ e lo stato di Israele era ed è cruciale al riguardo.

Se in futuro il ruolo del petrolio è destinato a decrescere, a favore di altre forme di energia, l’area resta comunque strategica, punto d’incrocio tra Asia, Africa ed Europa, passaggio decisivo lungo la “via della seta” e, comunque, un’area che vede uno stato dotato dell’arma nucleare (Israele) e un altro che vorrebbe acquisire la capacità (Iran): il governo dell’area resta dunque essenziale ai fini degli equilibri mondiali.

I tentativi di stabilizzare l’area risolvendo la questione israelo-palestinese attorno alla formula “due popoli-due Stati” si è rivelata fallimentare, con negoziati di vario genere. Ma anche se avesse avuto successo, non avrebbe certamente contribuito a determinare un rapporto pacifico ” duraturo” tra i due Stati. Ritagliare i confini è sempre stato il risultato dei rapporti di forza tra Stati, in un momento dato, che possono mutare successivamente, innescando nuove rivendicazioni.

Un’antica massima recita: “Sperare in una permanenza d’armonia tra molti Stati indipendenti e slegati sarebbe trascurare il corso uniforme degli avvenimenti umani e andare contro l’esperienza accumulata dal tempo” (Alexander Hamilton, The Federalist).

Uno stato palestinese, indipendente e assolutamente sovrano, in mezzo ad altri Stati assolutamente indipendenti e sovrani, non farebbe altro che aumentare il tasso di conflitto tra Stati. Dovrebbe avercelo insegnato l’esperienza europea, nel corso dei secoli e fino alla tragedia della seconda guerra mondiale. Gli Stati a sovranità assoluta sono per loro natura bellicosi (Kant). Occorre allora immaginare che una pacificazione dell’area medio-orientale possa passare attraverso:

  • La fine del condominio russo-americano circa il governo (di ultima istanza) dell’area, con l’inserimento dell’Unione Europea come potenza interessata ad una stabilizzazione politica, in funzione di uno sviluppo economico dell’area, non più legata alla “schiavitù” del petrolio, bensì alla transizione energetica verso un’economia sostenibile , a partire dall’agricoltura. La capacità tecnologica di Israele sarebbe messa a disposizione dell’intera area (che ne beneficerebbe per lo sviluppo), in cambio di un ampio mercato di cui Israele ha bisogno.
  • In questo quadro è allora possibile pensare ad una Federazione israelo-palestinese, come primo nucleo di un’integrazione economica con i Paesi vicini, sottraendoli così anche agli interessi delle potenze regionali limitrofe.

Tutto ciò presuppone che chi ha maggior interesse a una soluzione di questo tipo (l’UE) sappia sfruttare questa ennesima crisi per darsi un ruolo in politica estera, scoprendo che gli interessi strategici dei suoi principali Paesi (Germania, Francia e Italia) coincidono con l’interesse europeo ad una stabilizzazione del Medio-Oriente, che si affaccia anche sul Mediterraneo.

Questo “scatto europeo” si è verificato lo scorso anno sul tema della crisi economica innescata dalla pandemia e ha dato vita ad una prima forma di “capacità fiscale europea” : debito comune sugli investimenti futuri, bilancio accresciuto, anche in prospettiva di nuove risorse proprie aggiuntive. È necessario che un nuovo scatto europeo si manifesti con la politica estera. Il banco di prova è il Medio-Oriente, ora. Tocca al Parlamento europeo proporre soluzioni e non soltanto “auspicare” che altri facciano. Tocca alla Commissione europea prendere l’iniziativa, agire e non attendere l’inerzia del Consiglio europeo. Tocca anche ai cittadini europei dire che la convivenza politica è possibile, anche tra popoli, religioni e culture diverse. La costruzione europea lo dimostra.

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