Il Movimento Europeo in Italia e la Gioventù Federalista Europea esprimono la propria profonda indignazione per la manifestazione indetta dai movimenti neofascisti che intendono richiamarsi alla “marcia su Roma” il prossimo sabato 13 giugno. Permettere che nel cuore della città Medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza si organizzi un evento che evoca apertamente l’esperienza fascista significa mettere in discussione il significato storico della nostra democrazia.

Il CIME e la GFE nascono da radici federaliste e antifasciste. I protagonisti del federalismo europeo – da Altiero Spinelli ad Ada e Ernesto Rossi, da Eugenio Colorni a Ursula Hirschmann, tutti i resistenti che parteciparono alle discussioni di Ventotene e alla lotta successiva – concepirono l’unità europea come risposta politica e morale al fascismo, al nazionalismo imperialista e alle guerre che avevano devastato il continente. Il progetto europeo non è mai stato neutrale: è nato nella Resistenza e dalla volontà di impedire il ritorno dei totalitarismi. La stessa idea di Europa unita si afferma proprio come alternativa alle derive dell’autoritarismo, elevando la democrazia su un piano sovranazionale.

Per questo motivo, il CIME e la GFE considerano gravissimo che oggi si tenti di normalizzare simboli, linguaggi e pratiche politiche riconducibili al neofascismo. Ancora più preoccupante è il fatto che tali iniziative si saldino con la propaganda della cosiddetta “remigrazione”, un concetto che negli ultimi anni è passato da parola marginale e apertamente estremista a espressione velata di “epurazione etnica” sempre più presente nel dibattito pubblico mainstream.

Ormai la deportazione dei migranti considerati “irregolari” nell’Unione europea è diventato un principio-guida delle nuove politiche sull’asilo, basate sull’esternalizzazione nei paesi terzi anche se non si tratta dei paesi d’origine dei diretti interessati. Sul piano intergovernativo, il “modello Albania” ne è un triste esempio. Anche la versione del testo sui rimpatri approvata dal Parlamento europeo aggrava la situazione, tagliando i controlli sul rispetto dello stato di diritto, allungando i tempi di detenzione per chi deve essere trasferito e non collabora.

Noi rifiutiamo con fermezza questa deriva. La “remigrazione” non è una proposta amministrativa “accettabile”, ma un’idea che mette in discussione i diritti fondamentali, il pluralismo e il concetto basilare di uguaglianza di fronte alla legge. Trasformare milioni di persone in cittadini “revocabili” o in presenze “esterne” da espellere significa colpire il cuore della democrazia costituzionale europea. Chiunque può essere europeo se sceglie di esserlo, questa è la forza della nostra comunità. Come si può pensare che una persona possa avere una cittadinanza di “serie B” solo per le sue origini? Davvero crediamo che esista chi è “più puro” di un altro sulla base della propria nazionalità?

La progressiva accettazione di questo lessico estremista e xenofobo rappresenta un segnale allarmante di normalizzazione dell’intolleranza. Di fronte a ciò, non possiamo restare indifferenti: dobbiamo mobilitarci per riaffermare che l’Europa dei diritti, della cittadinanza e della dignità umana è incompatibile con ogni progetto di esclusione etnica o culturale.

L’Europa che vogliamo è fondata sulla pace, sulla solidarietà e sulla democrazia. È l’Europa immaginata dai partigiani che, mentre combattevano il fascismo, progettavano un ordine politico capace di superare la distruzione provocata dai nazionalismi. Difendere quell’eredità oggi significa opporsi con decisione alla retorica neofascista e razzista.

Per queste ragioni, invitiamo le cittadine e i cittadini, le associazioni, tutte le forze democratiche a partecipare alla contromanifestazione che partirà alle 15 dal Colosseo il prossimo sabato 13 giugno. La risposta a chi inneggia al fascismo deve essere ampia. Scendiamo in piazza perché vale la pena usare anche i nostri corpi per difendere la solidarietà, la convivenza civile e la dignità di tutte le persone. A chi vuole una politica dell’odio e del rifugio in un passato folle, noi rispondiamo costruendo reti, vivendo insieme la lotta per un futuro migliore. Non basta difendere la memoria della Resistenza, battiamoci per completare il progetto europeo lasciato incompiuto.