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	<title>Eurobull.it</title>
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	<description>Eurobull.it, la rivista che fa luce sull'Europa. Leggi [Chi siamo-&gt;www.eurobull.it/Chi-siamo] e [contattaci-&gt;www.eurobull.it/spip.php?page=auteur&amp;id_auteur=233&amp;lang=it]. </description>
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		<title>Eurobull.it</title>
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		<title>Gli equilibri commerciali e la corsa all'IA in un G20 divisivo</title>
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		<dc:date>2026-09-10T10:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Gabriele Ponzetta</dc:creator>



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&lt;p&gt;Da un summit del G20 tenutosi negli Stati Uniti sotto l'attuale amministrazione repubblicana in pochi si sarebbero aspettati un evento privo di frizioni e disaccordi, e infatti questi non sono mancati. Le prime perplessit&#224; sono emerse fin da prima dell'effettiva riunione ad Asheville (Carolina del Nord), a causa dell'agenda predisposta dal Segretario al Tesoro USA Scott Bessent, incentrata unicamente su temi legati alla crescita economica e senza alcun rimando a cambiamento climatico e (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-Geopolitica-" rel="directory"&gt;Analisi&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/e8/09f4b23ba70768954e9f244c833a4f.jpg?1789034576' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Da un summit del G20 tenutosi negli Stati Uniti sotto l'attuale amministrazione repubblicana in pochi si sarebbero aspettati un evento privo di &lt;strong&gt;frizioni e disaccordi&lt;/strong&gt;, e infatti questi non sono mancati.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Le prime perplessit&#224; sono emerse fin da prima dell'effettiva riunione ad Asheville (Carolina del Nord), a causa dell'agenda predisposta dal Segretario al Tesoro USA Scott Bessent, incentrata unicamente su temi legati alla crescita economica e &lt;strong&gt;senza alcun rimando a cambiamento climatico e disuguaglianze&lt;/strong&gt;, che negli ultimi tempi erano stati spesso discussi nelle varie edizioni del summit. Il G20 di Asheville, tenuto dal 29 agosto al 1&#176; settembre, &#232; stato un riflesso fedele delle priorit&#224; strategiche dell'amministrazione Trump. I temi principali sono stati infatti il surplus commerciale cinese, la regolamentazione dell'IA e lo stato del conflitto in Iran, con particolare attenzione degli USA che hanno chiesto un aumento della pressione economica verso il regime degli Ayatollah.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio il primo dei tre punti &#232; stato fondamentale nel provocare &lt;strong&gt;la decisione da parte della Cina di non approvare il comunicato congiunto finale&lt;/strong&gt;, che &#232; stato dunque sostituito da una dichiarazione della presidenza americana del G20 nella quale si invitano i Paesi con surplus eccessivi ad attivarsi per rimuovere le distorsioni che questi causano, eliminando anche le &#8220;politiche e pratiche non di mercato&#8221;. Risulta emblematico il fatto che su questo punto la Cina si sia ritrovata sostanzialmente isolata all'interno del gruppo dei venti. Questo denota il fatto che tale contrapposizione non &#232; soltanto un tentativo dell'Occidente di frenare l'avanzata cinese, ma l'espressione di una pi&#249; ampia preoccupazione condivisa anche da Stati con rapporti pi&#249; stretti con Pechino, come India, Brasile, Indonesia e persino dalla Russia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;presenza del ministro delle Finanze russo&lt;/strong&gt; Anton Siluanov ha rappresentato un ulteriore elemento di tensione. L'invito di un rappresentante della Russia &#232; stato motivo di &lt;strong&gt;irritazione da parte delle delegazioni dei Paesi dell'UE&lt;/strong&gt; che hanno aspramente criticato la scelta, comunicatagli solo a ridosso del summit. Considerando il viaggio intrapreso da Jared Kushner e Steve Witkoff a Mosca nei giorni immediatamente successivi, la presenza al G20 del ministro russo potrebbe rappresentare un &lt;strong&gt;segnale di distensione&lt;/strong&gt;, nell'ottica di una possibile risoluzione del conflitto in Ucraina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il pi&#249; importante terreno di discussione nel corso del summit &#232; stato quello dello sviluppo delle IA e dei &lt;i&gt;data center&lt;/i&gt;. A riprova dell'importanza di questo tema, durante il vertice sono intervenuti (in presenza o in collegamento) Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, il co-fondatore di OpenAI Sam Altman, Mark Zuckerberg ed Elon Musk. La presenza di alcuni dei pi&#249; importanti &lt;strong&gt;protagonisti del panorama dell'intelligenza artificiale&lt;/strong&gt; assume una rilevanza ancora maggiore se si considera il fatto che questi sono intervenuti per sostenere una tesi comune: &lt;strong&gt;l'IA pu&#242; portare enormi benefici all'economia&lt;/strong&gt; aumentando la produttivit&#224;, generando investimenti e potenziando le capacit&#224; della ricerca, e per questo non deve essere regolamentata in maniera rigida, cosa che rallenterebbe il suo sviluppo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa posizione &#232; condivisa dal &lt;strong&gt;governo di Washington&lt;/strong&gt;, che &lt;strong&gt;ha consigliato agli alleati di seguire il modello americano&lt;/strong&gt;, mentre dall'altro lato dell'Atlantico &#232; stato approvato ad agosto l'AI Act, che regola l'uso e lo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale nell'UE, prevedendo diverse categorie di rischio e obblighi di trasparenza. Huang ha intimato ai governi di intervenire solo su problemi reali e verificabili invece di legiferare su pericoli ipotetici, mentre Altman e Demis Hassabis, amministratore delegato di Google DeepMind, hanno sottolineato la necessit&#224; di un maggiore coordinamento internazionale nell'affrontare le questioni riguardanti la sicurezza informatica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Anche questa discussione &#232; stata inevitabilmente influenzata dalle azioni della &lt;strong&gt;Cina&lt;/strong&gt;, che investe sempre di pi&#249; sulla &lt;strong&gt;creazione di modelli &lt;i&gt;open weight&lt;/i&gt;,&lt;/strong&gt; nei quali i parametri che definiscono il comportamento del modello stesso possono essere scaricabili e utilizzabili (ma non il codice sorgente e i dati di addestramento, come accade per i modelli open source). Questo contribuisce a ridurre i costi e a promuovere la diffusione dei modelli cinesi a livello internazionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un elemento che sembra essere ancora ignorato quando si parla dello sviluppo delle IA &#232; la &lt;strong&gt;crescente contrariet&#224; della popolazione verso la costruzione di nuovi &lt;i&gt;data center&lt;/i&gt;,&lt;/strong&gt; indispensabili per l'addestramento e il funzionamento delle intelligenze artificiali. Si stanno moltiplicando, principalmente negli Stati Uniti ma anche nel resto del mondo, le manifestazioni contrarie alla loro costruzione, a causa del loro alto consumo di energia e risorse (soprattutto idriche), che non viene in alcun modo bilanciato da un aumento del benessere nelle localit&#224; in cui sorgono.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Agli occhi dei rappresentanti dell'UE&lt;/strong&gt;, il Commissario europeo per l'economia Valdis Dombrovskis e la Commissaria europea per le tecnologie digitali Henna Virkkunen, dovrebbe ormai apparire chiaro come n&#233; &lt;strong&gt;Washington&lt;/strong&gt; n&#233; &lt;strong&gt;Pechino&lt;/strong&gt; siano disposti a condividere il primato nelle tecnologie digitali al quale ambiscono. Entrambe &lt;strong&gt;vogliono imporre il proprio modello al resto del mondo&lt;/strong&gt;, e specialmente gli Stati Uniti avranno modo di proporre nuovamente il proprio modello durante la prossima riunione, che si terr&#224; a dicembre in un golf club a Doral, di propriet&#224; dello stesso presidente Trump.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Risulta evidente il clima di tensione che attualmente caratterizza l'economia globale, all'interno del quale l'UE dovr&#224; trovare il modo di preservare la propria competitivit&#224; e il benessere dei suoi cittadini. Da un lato &#232; vero, come sostengono gli Stati Uniti, che il &lt;strong&gt;surplus commerciale cinese&lt;/strong&gt; rappresenta un &lt;strong&gt;potenziale elemento di instabilit&#224; nei mercati internazionali&lt;/strong&gt;, e che la crescita dell'UE rischia di rallentare a causa di regole troppo invadenti. Dall'altro, &#232; anche vero che i cittadini europei sarebbero sicuramente contrari all'adozione del modello americano, il quale significherebbe rinunciare alle tutele rappresentate dai regolamenti europei per fare spazio ad uno sviluppo tecnologico che, almeno per ora, sembra offrire pi&#249; rischi che benefici per la societ&#224;. Sarebbe per&#242; &lt;strong&gt;errato da parte dell'UE rinunciare alla corsa all'IA&lt;/strong&gt;, poich&#233; come gi&#224; dimostrato dalla Cina il divario rispetto ai leader della gara pu&#242; essere colmato in brevissimo tempo. Tuttavia, per riuscire in questa rimonta, l'UE dovr&#224; necessariamente formulare un &lt;strong&gt;piano di azione adeguato&lt;/strong&gt; e sbloccare &lt;strong&gt;importanti investimenti nel settore&lt;/strong&gt;. In caso contrario, anche questa volta dovremo limitarci a legiferare su ci&#242; che altri creano, mantenendo dunque un controllo e un'influenza limitata sui suoi sviluppi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
 <item xml:lang="it">
		<title>Uno sguardo integrato sulla realt&#224;</title>
		<link>https://www.eurobull.it/un-pensiero</link>
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		<dc:date>2026-09-07T06:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Federico Ammirabile</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Il mio precedente contributo si &#232; focalizzato soprattutto su quello che potremmo chiamare il lato normativo della teoria federalista, il suo dover essere, ossia gli obiettivi che come federalisti perseguiamo a pi&#249; livelli, su pi&#249; piani: la pace e l'emancipazione umana sul piano valoriale, le istituzioni federali sul piano istituzionale, la societ&#224; federale sul piano sociale. La tradizione di pensiero federalista, per&#242;, presenta anche un ricco lato analitico su cui si concentrer&#224; questo (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-commenti-" rel="directory"&gt;Commenti&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il mio precedente contributo si &#232; focalizzato soprattutto su quello che potremmo chiamare il lato normativo della teoria federalista, il suo dover essere, ossia gli obiettivi che come federalisti perseguiamo a pi&#249; livelli, su pi&#249; piani: la pace e l'emancipazione umana sul piano valoriale, le istituzioni federali sul piano istituzionale, la societ&#224; federale sul piano sociale. La tradizione di pensiero federalista, per&#242;, presenta anche un ricco lato analitico su cui si concentrer&#224; questo secondo articolo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;1. Uno sguardo integrato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il federalismo, come ogni pensiero politico che si rispetti ha elaborato, a volte rielaborato, categorie di analisi tramite cui comprendere la realt&#224; esistente e le possibilit&#224; di trasformazione di essa. L'essere umano in fondo &#232; immerso all'interno di processi storici e strutture e se vuole indirizzare la storia nella direzione desiderata, deve dotarsi di strumenti che gli mostrino le sue possibilit&#224; d'azione: la &lt;strong&gt;teoria federalista&lt;/strong&gt; per poter raggiungere i suoi obiettivi non pu&#242; non &lt;strong&gt;fornire un'interpretazione del processo storico&lt;/strong&gt; in cui si &#232; inseriti che le permetta di &lt;strong&gt;capire a che punto del processo siamo, qual &#232; la distanza che esiste tra il punto a cui &#232; arrivato il processo e gli obiettivi federalisti, quali sono le possibilit&#224; presenti e future per ridurre questa distanza&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per dare consistenza a questo approccio dinamico, che guarda appunto ai processi e alle trasformazioni, la teoria federalista si &#232; spesso servita di &lt;strong&gt;strumenti analitici che ha attinto da altre tradizioni di pensiero&lt;/strong&gt;, cercando per&#242; di adottare una prospettiva nei confronti della realt&#224; che non sia unilaterale come le tradizioni da cui ha attinto. Le categorie interpretative a cui sto pensando sono quelle di &lt;strong&gt;&#8220;ragion di Stato&#8221;, &#8220;modo di produzione&#8221; e &#8220;ideologia&#8221;&lt;/strong&gt;, che provengono da tre diverse tradizioni di pensiero: potremmo chiamarle, rispettivamente, il realismo politico, il marxismo/materialismo storico e il costruttivismo sociale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ciascuna di queste tre teorie identifica un fattore determinante del processo storico: il realismo politico la ragion di Stato, cio&#232; un fattore essenzialmente politico; il materialismo storico il modo di produzione, cio&#232; un fattore essenzialmente economico; il costruttivismo sociale l'ideologia, cio&#232; un fattore essenzialmente culturale. Il federalismo, dal canto suo, ritiene che &lt;strong&gt;questi tre approcci alla realt&#224;, presi singolarmente&lt;/strong&gt;, siano &lt;strong&gt;unilaterali, parziali&lt;/strong&gt;, e che quindi &lt;strong&gt;debbano essere integrati&lt;/strong&gt;, debbano essere considerati come punti di vista complementari pi&#249; che alternativi. &lt;strong&gt;La politica, l'economia e la cultura sono tutti e tre aspetti costitutivi della realt&#224; e nessuno di questi aspetti &#232; da solo il motore della storia in generale&lt;/strong&gt;: ciascuno di essi pu&#242; dare avvio ad un processo di trasformazione generale, ma perch&#233; tale trasformazione avvenga realmente vi deve essere una convergenza di tutti e tre gli aspetti (o in taluni casi di due di questi). Pertanto, quando si analizza il processo storico non bisogna mai perdere di vista n&#233; l'evoluzione del modo di produzione n&#233; gli equilibri di potere n&#233; gli sviluppi della cultura.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;2. Tra realismo politico, materialismo storico e teoria dell'ideologia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questo punto, prender&#242; brevemente in esame ciascuna di queste prospettive unilaterali, a partire dal materialismo storico e dal concetto di &#8220;modo di produzione&#8221;, osservando come il pensiero federalista le rielabori in una prospettiva pi&#249; ampia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;2.1 Il modo di produzione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per i federalisti &lt;strong&gt;il &#8220;modo di produzione&#8221; non &#232; un concetto meramente economico&lt;/strong&gt;. Montani, ad esempio, propone una definizione che include nel modo di produzione tutti &#8220;i comportamenti e le attivit&#224; che gli individui devono necessariamente compiere per assicurare la sopravvivenza del sistema produttivo, sociale e politico&#8221;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;G. Montani, Il federalismo, l'Europa e il mondo, Lacaita, 1999, p. 52&#034; id=&#034;nh1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Quindi viene ripresa dal marxismo l'idea che il modo di produzione, in quando modo attraverso il quale gli uomini producono i loro mezzi di sussistenza, sia un presupposto fondamentale della societ&#224; e della storia umana. Allo stesso tempo, per&#242;, viene criticato il determinismo in cui spesso il materialismo storico &#232; incorso: in un orizzonte federalista &lt;strong&gt;il materialismo storico &#232; solo un canone di interpretazione storica&lt;/strong&gt;, una lente che noi possiamo indossare, senza escludere l'influenza reciproca di pi&#249; fattori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, il modo di produzione non deve essere inteso come un blocco monolitico perch&#233; al suo interno si deve distinguere le interazioni tra l'uomo e la natura e le interazioni tra uomo e uomo: le prime dipendono essenzialmente dalle conoscenze e dagli strumenti tecnologici a disposizione; le seconde sono pi&#249; legate all'organizzazione sociale. &lt;strong&gt;Non &#232; necessario che a conoscenze e sviluppi tecnologici identici corrisponda la medesima forma di organizzazione sociale&lt;/strong&gt;: le stesse conoscenze e sviluppi tecnologici sono del tutto compatibili con forme di integrazione, di organizzazione sociale, differenti. Il capitalismo, il ruolo centrale dell'industria, pu&#242; assumere forme differenti a seconda dei contesti, e &lt;strong&gt;lo stesso vale per il rapporto tra modo di produzione e struttura politica&lt;/strong&gt;: uno stesso modo di produzione pu&#242; essere del tutto compatibile con differenti strutture politiche (fermo restando che esiste uno spettro definito di possibilit&#224;). Bisogna riconoscere una &lt;strong&gt;significativa autonomia alle strutture del potere politico&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;2.2 La ragion di Stato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'adozione del concetto di ragion di Stato come categoria di analisi &#232; proprio un &lt;strong&gt;riconoscimento del fatto che la struttura politica possiede una propria autonomia&lt;/strong&gt;, che obbedisce a proprie leggi. Stando alla dottrina della ragion di Stato, come detto fiore all'occhiello del realismo politico, ogni Stato &#232; mosso in primo luogo non dal modo di produzione, ma da un suo moto interno, dalla volont&#224; di sopravvivere e siccome il potere &#232; lo strumento necessario per la sopravvivenza, ogni Stato aspira ad accrescere il proprio potere. Esiste un nesso tra questa visione e il concetto di &lt;strong&gt;&#8220;anarchia internazionale&#8221;&lt;/strong&gt;, con cui solitamente viene teorizzata una situazione di perenne guerra potenziale (quando non &#232; gi&#224; attuale): un sistema di Stati sovrani indipendenti, mossi da ragion di Stato, porta ad una situazione di anarchia internazionale, ma al contempo la situazione di anarchia internazionale influenza notevolmente la politica interna dei singoli Stati, sempre pi&#249; orientata a garantire sicurezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno dei portati della teoria della ragion di Stato, per la quale vale la pena continuare a tenerla in considerazione, &#232; proprio l'idea che &lt;strong&gt;la forma di uno Stato e la sua politica non sono un prodotto delle sole condizioni della politica interna, ma anche delle relazioni di quello Stato con gli altri Stati e che quindi dipende anche dalla politica internazionale&lt;/strong&gt;. Ora, a questo proposito, &#232; evidente che una democrazia pi&#249; difficilmente avr&#224; un atteggiamento aggressivo in politica estera, cos&#236; come in politica interna, e pi&#249; facilmente acconsentir&#224; ad una cessione di sovranit&#224; a istituzioni comuni; per&#242; &lt;strong&gt;la ragion di Stato&lt;/strong&gt; opera nei fatti anche nelle liberaldemocrazie e non smetter&#224; di operare &lt;strong&gt;fino a quando l'organizzazione del genere umano continuer&#224; ad essere essenzialmente un sistema di Stati sovrani&lt;/strong&gt;: fintanto che esister&#224; una situazione di anarchia internazionale i principi universali rischieranno di essere sacrificati (o verranno effettivamente sacrificati) alle esigenze di sicurezza. Questo vale anche per le federazioni continentali o regionali. Per superare la ragion di Stato l'orizzonte di costruzione federale deve essere mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'integrazione tra la teoria della ragion di Stato e il materialismo storico, rende possibile spiegare correlazioni che prendendo le due teorie singolarmente resterebbero non chiarite&lt;/strong&gt;. Senza adottare una prospettiva materialistica, non si pu&#242; comprendere la nascita dello Stato moderno, dal momento che &#232; stato il processo di industrializzazione ad avere creato le condizioni favorevoli per il suo avvento. Questo, tuttavia, non significa che gli Stati siano un prodotto necessario dello sviluppo economico e sociale o addirittura, come ha sostenuto un certo marxismo, uno strumento della dominazione sociale data dai rapporti di produzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;2.3 L'ideologia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine, tra i fattori fondamentali che concorrono alla definizione del processo storico, oltre alla politica e all'economia, vi sono anche &lt;strong&gt;le idee, le ideologie, la cultura&lt;/strong&gt;, che hanno un impatto non indifferente sulla realt&#224; sociale. In particolare, &#232; chiaro alla tradizione federalista che l'ideologia gioca un ruolo fondamentale nel &lt;strong&gt;legittimare l'organizzazione del potere esistente&lt;/strong&gt;, a tal punto che senza una ideologia, senza una cultura politica che svolga questa funzione, ogni ordine sarebbe instabile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il consenso di un regime non si costruisce soltanto tramite i risultati, ma anche sulla base di una ideologia&lt;/strong&gt; e proprio per questo spesso non dipende nemmeno dai risultati: anche se un regime incorre in &lt;strong&gt;fallimenti&lt;/strong&gt;, questi, in virt&#249; della legittimazione ideologica che possiede, &lt;strong&gt;non vengono attribuiti ai regimi in s&#233;&lt;/strong&gt;, ma per esempio a coloro che si trovano a ricoprire posizioni di governo e quindi i regimi sopravvivono nonostante i fallimenti. Questo &#232; esattamente il &lt;strong&gt;caso dello Stato nazionale&lt;/strong&gt; che nonostante tutta la sua impotenza e inefficacia, su pi&#249; fronti, sopravvive perch&#233; &#232; radicata l'ideologia nazionale, ossia l'idea che gli Stati nazionali siano l'unit&#224; politica naturale e necessaria del genere umano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'ideologia quindi trattiene il cambiamento; ma pu&#242; anche promuoverlo&lt;/strong&gt;: chiaramente possono essere elaborate anche idee di ordini che non esistono, le quali sono indispensabili per costruire un consenso diffuso nei loro confronti e sono capaci di mobilitare le persone verso la loro costruzione. &lt;strong&gt;La nuova ideologia dovrebbe mettere in luce tutti i fatti da cui emerge il carattere mistificatorio dell'ideologia dominante e che spingono magari ad aderire al valore proprio di questa nuova ideologia&lt;/strong&gt;. All'inizio il compito &#232; di un'avanguardia, ma se il problema che questa nuova ideologia si propone di affrontare inizia ad essere sentito come il problema pi&#249; importante, allora si pongono via via le condizioni ideali per una diffusione su pi&#249; larga scala.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;3. L'interpretazione del processo storico&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il federalismo ha sviluppato e deve continuare ad avere un approccio che guardi all'interazione dei tre aspetti costitutivi della realt&#224; (potere, produzione, cultura) e esamini le molteplici manifestazioni di questa interazione. &#200; vero che non c'&#232; nessun determinismo; per&#242; si possono identificare delle &lt;strong&gt;concatenazioni ricorrenti, che aprono finestre di opportunit&#224;&lt;/strong&gt;, le quali possono chiudersi con un nulla di fatto o con una profonda trasformazione. L'evoluzione di lungo periodo del modo di produzione, per esempio, pu&#242; provocare alcuni problemi strutturali che mettono in crisi la situazione di potere: si crea una &lt;strong&gt;tensione tra l'evoluzione del modo di produzione e la situazione di potere&lt;/strong&gt;, che si pu&#242; risolvere in un senso o nell'altro; e &lt;strong&gt;nel prevalere dell'una o dell'altra gioca un ruolo fondamentale il terzo fattore, cio&#232; l'ideologia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scendendo pi&#249; nel dettaglio, nell'analisi federalista dell'evoluzione del modo di produzione ricopre un ruolo centrale il &lt;strong&gt;concetto di &#8216;interdipendenza'&lt;/strong&gt;, all'interno della quale si distingue tra interdipendenza in profondit&#224; ed interdipendenza in estensione: la prima riguarda la natura del rapporto tra persone e quindi l'organizzazione interna delle unit&#224; politiche ed economiche, la seconda invece concerne il numero di persone che tocca e interagisce con la dimensione di tali unit&#224; politiche ed economiche. &lt;strong&gt;La rivoluzione industriale ha accresciuto la profondit&#224;, il sorgere di un mercato non pi&#249; nazionale l'estensione&lt;/strong&gt; (estende la profondit&#224; dell'interdipendenza al di fuori dei mercati nazionali); e quanto pi&#249; cresce l'interdipendenza, tanto pi&#249; il successo economico appare legato a strutture politiche di grandi dimensioni, continentali. Non certamente agli Stati nazionali, i quali per&#242; nell'Europa della prima met&#224; del Novecento resistono tenacemente a queste tendenze, comportando tra l'altro un notevole rallentamento del ritmo di sviluppo dell'Europa rispetto ad altre realt&#224; continentali che potevano contare su mercati pi&#249; ampi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il fattore politico e ideologico in questo caso frena il fattore economico&lt;/strong&gt; (e dimostra, se vogliamo, che una prospettiva esclusivamente materialistica non &#232; sufficiente per comprendere il processo storico). Nel secondo dopoguerra, comunque, qualcosa cambia: l'interdipendenza delle relazioni umane (e quindi non pi&#249; sul piano economico) porta ad avviare il &lt;strong&gt;processo di integrazione europea&lt;/strong&gt;, con il quale sicuramente &lt;strong&gt;la situazione di potere tradizionale&lt;/strong&gt;, sfociata nelle guerre mondiali, viene &lt;strong&gt;superata&lt;/strong&gt;. Il superamento, per&#242;, &#232; &lt;strong&gt;solamente parziale&lt;/strong&gt; perch&#233; al termine della Seconda guerra mondiale nell'Europa distrutta in fondo vengono ricostruiti gli Stati nazionali: l'Europa non viene ricostruita su basi unitarie e federali, come auspicava il Manifesto di Ventotene. Ad incidere &#232; stata quell'&lt;strong&gt;ideologia nazionale&lt;/strong&gt; che al tempo era molto radicata, e che tutt'ora in realt&#224; rimane &lt;strong&gt;una delle principali ragioni, se non la principale, per la quale non si assiste ad una cessione di sovranit&#224; da parte degli Stati membri all'Unione in settori in cui ce ne sarebbe tanto bisogno per la sopravvivenza dell'Europa&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;G. Montani, &lt;i&gt;Il federalismo, l'Europa e il mondo&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;, Lacaita, 1999, p. 52&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
 <item xml:lang="it">
		<title>La rivoluzione dei fenicotteri. Il significato che ha per l'Unione europea</title>
		<link>https://www.eurobull.it/la-rivoluzione-dei-fenicotteri-il-significato-che-ha-per-l-unione-europea</link>
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		<dc:date>2026-09-02T15:02:09Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Klevin Neziri</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;&#8220;Europe, are you listening?&#8221;. Questa era la domanda apparsa su uno striscione durante la Rivoluzione dei fenicotteri a Tirana. era il 31 Maggio quando i cittadini albanesi hanno deciso di scendere in piazza contro il progetto di resort turistico di Jared Kushner a Zv&#235;rnec e Pish&#235; Poro-Narta. All'inizio, la causa della mobilitazione era di carattere ambientalista: si contestava la natura illegale del progetto, da collocarsi in un'area naturale protetta molto importante per l'ecosistema (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-approfondimenti-" rel="directory"&gt;Approfondimenti&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/71/d0b7a1a209038ddb522ce4057e8485.jpg?1788362658' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&#8220;Europe, are you listening?&#8221;&lt;/strong&gt;. Questa era la domanda apparsa su uno striscione durante la
Rivoluzione dei fenicotteri a Tirana. era il 31 Maggio quando i cittadini albanesi hanno deciso di
scendere in piazza contro il progetto di resort turistico di Jared Kushner a Zv&#235;rnec e Pish&#235;
Poro-Narta. All'inizio, la causa della mobilitazione era di carattere ambientalista: si contestava
la natura illegale del progetto, da collocarsi in un'area naturale protetta molto importante per
l'ecosistema mediterraneo e si desiderava fermare i lavori che erano iniziati senza che gli
abitanti della zona fossero stati informati e senza l'esecuzione della valutazione di impatto
ambientale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poco dopo per&#242;, il movimento di protesta si &#232; arricchito di rivendicazioni varie e altrettanto
serie. Al centro della mobilitazione sono passate la corruzione, la scarsa trasparenza, la
mancanza di istituzioni democratiche funzionanti, la difficile situazione della sanit&#224; e
dell'istruzione, la decennale tragedia di chi emigra in cerca di condizioni migliori e la lista &#232;
ancora molto lunga.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa situazione nella regione dei Balcani non &#232; nuova, anzi sembra rivelare l'inizio di una
nuova epoca di proteste di massa: in &lt;strong&gt;Serbia&lt;/strong&gt;, ad esempio, si continua a manifestare da due anni
a causa del tragico incidente della stazione ferroviaria di Novi Sad. Recentemente per&#242;, anche
queste manifestazioni hanno cambiato obiettivo sulla falsariga delle manifestazioni di Tirana: il
Presidente Vucic, il quale non perde occasione per screditare i manifestanti, &#232; accusato a sua
volta di inseguire l'autocrazia, di agire con poca trasparenza, di aver costruito un sistema
corrotto e di aver coltivato relazioni internazionali opache.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In Macedonia del Nord le tensioni etniche sono tornate ad acuirsi, con la comunit&#224; albanese
che rivendica il diritto di utilizzo della propria lingua negli esami di stato e condanna l'utilizzo
strumentale delle tensioni identitarie da parte del partito al governo. Anche la Bulgaria, a dicembre, &#232; stata attraversata da moti popolari che chiedevano un cambio di passo nella gestione della cosa pubblica. Non ci possiamo poi dimenticare il contesto perennemente complicato presente in Bosnia-Erzegovina, dove Milorad Dodik, il Presidente della Republika Srpska ovvero una delle entit&#224; costituite dopo la firma degli accordi di Dayton, mantiene costantemente alta la tensione nel Paese ricorrendo ad appelli separatisti e curando rapporti con figure avverse ed ostili all'Unione Europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Allo stesso tempo la &lt;strong&gt;rottura tra USA ed UE&lt;/strong&gt; dopo l'inizio del secondo mandato Trump &#232; sempre
pi&#249; visibile anche nei Balcani, dove Washington &#232; sempre pi&#249; disinteressata e attraverso il suo
ritiro dall'area continua a sabotarne la stabilit&#224;. Un chiaro esempio &#232; il fatto che proprio Dodik
ha beneficiato moltissimo a livello di legittimit&#224; interna dalla revoca delle sanzioni da parte del
dipartimento del tesoro degli Stati Uniti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Viene da chiedersi da dove nasca questa inerzia nei confronti di governi che non rispettano i
valori democratici in una regione da sempre definita (forse in modo anche un po' offensivo) il
&#171;giardino di casa europeo&#187;. La risposta &#232; la &lt;strong&gt;&#171;Stabilocrazia&#187;&lt;/strong&gt;. Gi&#224; dalla fine degli anni '90, in
Occidente si inizi&#242; a vedere di buon occhio la nascita di democrazie illiberali nei Balcani. Ci&#242;
che si sperava di ottenere era che non ci fossero pi&#249; crisi geopolitiche nella regione e che ci
fossero governi affidabili che potessero rappresentare degli interlocutori collaborativi allo scopo
di risolvere problematiche come la gestione della crisi migratoria, la sicurezza regionale oppure
semplicemente per poter negoziare accordi economici favorevoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con il tempo per&#242; si &#232; verificata ci&#242; che viene definita trappola della Stabilocrazia: gli uomini
forti, gli aspiranti autocrati della regione, hanno iniziato a comprendere i meccanismi di questo
sistema per poi trarne vantaggio. &lt;strong&gt;Il requisito della democratizzazione &#232; stato accantonato a
favore della stabilit&#224;&lt;/strong&gt;. L'impunit&#224; che ne &#232; derivata per&#242;, ha permesso a Paesi come la Serbia di
Vucic di poter giocare un sottile gioco di bilanciamento diplomatico che le ha reso possibile
mantenere strette relazioni con potenze rivali dell'occidente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sembra quindi che la situazione sia sfuggita dalle mani di Bruxelles: una delle grandi
problematiche, forse la pi&#249; importante a livello di realismo politico, &#232; rappresentata dalle libert&#224;
che alcuni attori si sono prese nella regione, le quali hanno creato spazio per paesi come Cina,
Russia e Turchia per infiltrarsi e mettere a rischio l'influenza europea ed occidentale sui Balcani
occidentali. La Russia coltiva legami storici con la regione, prima fra tutti la Serbia. Nonostante
dopo l'inizio della guerra in Ucraina ci sia stata una timida presa di distanza, Belgrado continua
a mantenere un legame con Mosca, la quale porta avanti una forte opera di propaganda e
disinformazione anti-occidentale. Sempre Belgrado ha stretto rapporti sempre pi&#249; rilevanti con
Pechino, arrivando a sottoscrivere un accordo economico da pi&#249; di un miliardo di dollari
recentemente. La Cina negli ultimi anni ha accresciuto la propria influenza anche grazie ad una
fitta rete di prestiti finanziari ai paesi della regione balcanica. Infine la Turchia punta ad
accrescere la propria influenza nella regione principalmente attraverso il proprio soft power e ai
legami storici e religiosi seguendo la dottrina del neo-ottomanesimo. Questo ha portato Ankara
a tessere relazioni principalmente con Tirana, Prishtina e Sarajevo. Attraverso progetti come
moschee, accordi riguardanti l'insegnamento nelle scuole di una versione non ostile della storia
di epoca ottomana e accordi economici, Erdogan si &#232; inserito stabilmente nella regione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La tolleranza di pratiche anti-democratiche ha un altro grave effetto collaterale: il processo di
allargamento nei Balcani Occidentali dura da decenni, formalmente dalla met&#224; degli anni 2000
ma di fatto inizi&#242; negli anni '90 quando la caduta dei regimi totalitari locali port&#242; al potere forze
politiche che aspiravano esplicitamente a partecipare al sistema delle organizzazioni
internazionali euro-atlantiche. La motivazione di tale ritardo nel completamento del processo, si
dice, sono gli scarsi risultati raggiunti nelle riforme istituzionali in fatto di democrazia, stato di
diritto e corruzione. Eppure a questo punto &#232; chiaro che tollerare ed alle volte sostenere coloro
che fanno resistenza contro queste trasformazioni, pone sulle spalle di Bruxelles una parte
della responsabilit&#224;. Sempre di pi&#249;, le voci dei cittadini si levano chiedendo sostegno nella loro
lotta contro questi regimi in modo da poter finalmente costruire un futuro coerente con quei
valori di cui l'occidente si dichiara difensore e promotore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ed &#232; qui che quello striscione a Tirana prende veramente significato: &lt;strong&gt;L'Europa sta ascoltando?
Sta considerando le richieste di aiuto dei popoli balcanici? Si sta preoccupando della possibilit&#224;
di arrivare a deludere i cittadini dei Balcani?&lt;/strong&gt; Il Primo Ministro albanese Rama ignora i manifestanti, li attacca, li fa passare per strumenti nelle mani di un nemico (il quale cambia in continuazione, identificato un giorno con i russi e quello dopo con gli iraniani) che starebbe combattendo una guerra ibrida contro l'Albania e li
accusa di essere nemici del progresso; Il Commissario europeo all'allargamento Marta Kos fa
sapere, utilizzando un tono conciliatorio, che il governo di Tirana ha promesso di rispettare gli
standard europei per la valutazione di impatto ambientali e che bisogna dare fiducia alle
istituzione giudiziare albanesi, ignorando il fatto che i lavori di costruzione erano gi&#224; in corso e
ignorando il fatto che queste azioni costituiscono una violazione degli impegni assunti per
entrare nell'Unione. A Belgrado gli studenti manifestano ormai da pi&#249; di due anni affrontando gli
attacchi del governo; Ursula Von Der Leyen dice che &#171;noi vogliamo contare sulla Serbia&#187;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi la competizione internazionale si infiamma, la spaccatura USA-UE sembra essere arrivata
ad un punto di non ritorno ed &#232; da considerare come una delle pi&#249; grandi paure dell'Unione.
L'attuale assetto istituzionale &#232; il motivo per cui l'Unione agisce con paura? &lt;strong&gt;Sar&#224; in grado di
reggere la pressione che porter&#224; l'allargamento dopo decenni di Stabilocrazia e le sue annesse
conseguenze?&lt;/strong&gt; Se un nuovo Orban (o peggio ancora, pi&#249; di uno) decidesse di sfruttare i
meccanismi antiquati contenuti nei trattati per mettere sotto scacco, ancora una volta, le
istituzioni comunitarie, cosa accadrebbe?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Perch&#233; forse &#232; questo il vero punto fondamentale: non &#232; assurdo pensare che la farraginosa e
poco incisiva azione di Bruxelles in ambito internazionale sia conseguenza del fatto che ormai il
vecchio sistema ha fatto il suo corso, magari c'&#232; bisogno di riformarlo. Sono passati quasi
vent'anni dal trattato di Lisbona, &lt;strong&gt;il processo di integrazione &#232; rimasto bloccato e i problemi
continuano ad accumularsi&lt;/strong&gt;. Sembra che tutti ne siano consapevoli, ma sembra ci sia troppo
timore all'idea di aprire la discussione riguardo alla necessit&#224; di compiere un nuovo passo nella
direzione del compimento del progetto della Federazione. Forse, per&#242;, fare un passo avanti &#232;
l'unica soluzione, l'unica via per restare in piedi.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
 <item xml:lang="it">
		<title>ONU: il cammino verso la pace perpetua?</title>
		<link>https://www.eurobull.it/onu-il-cammino-verso-la-pace-perpetua</link>
		<guid isPermaLink="true">https://www.eurobull.it/onu-il-cammino-verso-la-pace-perpetua</guid>
		<dc:date>2026-08-28T06:42:17Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Silvia Morandin</dc:creator>


		<dc:subject> Unione Europea</dc:subject>
		<dc:subject>Regno Unito</dc:subject>
		<dc:subject>Russia</dc:subject>
		<dc:subject>Cina</dc:subject>
		<dc:subject>Francia</dc:subject>
		<dc:subject>Stati Uniti d'America</dc:subject>
		<dc:subject>Nazioni Unite</dc:subject>
		<dc:subject>Pace</dc:subject>

		<description>
&lt;p&gt;La storia e l'attualit&#224; ci insegnano che le organizzazioni internazionali sono strutture vive, destinate a evolversi insieme alla societ&#224; globale. I numeri delle Nazioni Unite &#8211; ottant'anni di storia e 193 Paesi membri che coprono la quasi totalit&#224; del globo &#8211; dimostrano l'autorevolezza di un'istituzione i cui scopi sono universalmente riconosciuti. Introduzione (A cura di Riccardo Tavella) Dopo un mese di pubblicazioni, si conclude su Eurobull la rubrica composta dai contributi dei (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-unione-europea-1960-+" rel="tag"&gt; Unione Europea&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Royaume-Uni,107-+" rel="tag"&gt;Regno Unito&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Russia-+" rel="tag"&gt;Russia&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-China-+" rel="tag"&gt;Cina&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Francia-+" rel="tag"&gt;Francia&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-United-States-of-America-+" rel="tag"&gt;Stati Uniti d'America&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-United-Nations-+" rel="tag"&gt;Nazioni Unite&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Pace-+" rel="tag"&gt;Pace&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/f0/6583f9b1bc71ac056ec12d6cf7601f.jpg?1787923520' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;La storia e l'attualit&#224; ci insegnano che le organizzazioni internazionali sono strutture vive, destinate a evolversi insieme alla societ&#224; globale. I numeri delle Nazioni Unite &#8211; ottant'anni di storia e 193 Paesi membri che coprono la quasi totalit&#224; del globo &#8211; dimostrano l'autorevolezza di un'istituzione i cui scopi sono universalmente riconosciuti.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Introduzione (A cura di Riccardo Tavella)&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo un mese di pubblicazioni, si conclude su Eurobull la rubrica composta dai contributi dei partecipanti al concorso Diventiamo Cittadini Europei e al Seminario di Formazione Federalista del Veneto di Nocera Umbra (PG), svoltosi il mese scorso. Quest'ultimo contributo &#232; risultato del lavoro di Silvia Morandin, la quale &#232; partita dalla traccia:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Nel 2025 si sono celebrati gli 80 anni dell'&lt;a href=&#034;https://onuitalia.com/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;ONU&lt;/a&gt;, nata nel 1945 con la firma da parte di 51 Paesi della Carta di San Francisco. Anche se oggi l'ONU annovera quasi tutti gli Stati del mondo (esattamente 193), ti sembra che sia stata in grado di &#8220;salvare le future generazioni dal flagello della guerra&#8221;, come recita il suo Statuto?&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Buona lettura!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;ONU: il cammino verso la pace perpetua?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'ONU &#232; lo specchio dei governi che la compongono;&lt;/strong&gt; pertanto, funziona solo se gli Stati decidono di collaborare verso un orizzonte comune. Il suo successo non dipende da un'autorit&#224; sovrana astratta, ma interamente dalla volont&#224; politica dei suoi membri di perseguire i principi fondatori.
Nella sua Carta istitutiva, promulgata a San Francisco il 26 giugno 1945, &lt;strong&gt;l'ONU esprime uno dei principi morali e giuridici pi&#249; alti mai concordati dall'umanit&#224;,&lt;/strong&gt; sia per il peso politico che comporta, sia per il profondo valore umano che manifesta. In un passo fondamentale, il testo dichiara l'obiettivo di &#8220;salvare le generazioni future dal flagello della guerra&#8221;. Questa frase racchiude la vera essenza del multilateralismo moderno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi per&#242; assistiamo a un drammatico scenario in cui le popolazioni civili &#8211; bambini, donne, uomini di ogni et&#224; &#8211; subiscono gli orrori di conflitti sempre pi&#249; aspri. Di fronte a queste tragedie, &lt;strong&gt;sorge spontanea la critica verso l'apparente paralisi dell'organizzazione.&lt;/strong&gt; Per comprendere tale dinamica &#232; necessario un chiarimento politologico: gli Stati hanno costruito un'organizzazione alla quale hanno affidato obiettivi universali, senza tuttavia conferirle sempre gli strumenti politici e sovrani necessari per realizzarli. L'ONU non dispone di un esercito permanente n&#233; di una sovranit&#224; superiore a quella dei singoli Stati; &lt;strong&gt;la sua efficacia dipende inevitabilmente dalla convergenza delle volont&#224; nazionali.&lt;/strong&gt; Il limite strutturale pi&#249; evidente risiede nella governance del Consiglio di Sicurezza, l'organo a cui &#232; affidata la responsabilit&#224; principale del mantenimento della pace. Il diritto di veto dei cinque membri permanenti &#8211; Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia &#8211; costituisce il vero freno decisionale del sistema. Esso consente a un singolo Stato di impedire l'adozione di decisioni sostanziali, anche quando queste godono di un ampio consenso internazionale e sono di natura puramente difensiva, bloccando l'azione sul nascere. Di fatto, i processi decisionali cruciali per la sicurezza globale non appartengono in modo egualitario a tutte le 193 nazioni, ma rimangono quindi subordinati agli equilibri di questa ristretta cerchia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le radici di questo &#8220;squilibrio&#8221; affondano nelle origini stesse dell'organizzazione. Alla fine della Seconda guerra mondiale, per evitare il ripetersi di simili atrocit&#224;, si decise di creare un sistema fondato sugli ideali di stabilit&#224; e sicurezza. Tuttavia, le crepe strutturali erano evidenti gi&#224; nei rapporti tra le grandi potenze vincitrici che, da ex alleate, si preparavano a scontrarsi in una lunga transizione geopolitica. L'Unione Sovietica partecip&#242; ai negoziati di Bretton Woods del 1944, ma alla fine decise di non aderire alle nuove istituzioni finanziarie internazionali: un chiaro segnale delle divergenze ideologiche ed economiche che stavano rapidamente emergendo con gli Stati Uniti. Le priorit&#224; politiche delle superpotenze si rivelarono ben presto distanti dagli ideali umanitari proclamati, come dimostrato sul fronte sovietico dalle drammatiche vicende del massacro di Katyn e della mancata assistenza all'insurrezione di Varsavia. La storia del Novecento mostra che neppure gli Stati Uniti furono immuni da decisioni capaci di provocare enormi sofferenze tra i civili, dal lancio delle bombe atomiche fino al successivo impiego del napalm nei conflitti asiatici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La nascita dell'ONU avvenne dunque non in un mondo diviso semplicemente tra &#8220;innocenti e colpevoli&#8221;, ma all'interno di un sistema internazionale segnato fin dal principio da profonde contraddizioni morali e politiche. Con la discesa della cortina di ferro e la formazione dei blocchi contrapposti, &lt;strong&gt;la paralisi decisionale del Consiglio di Sicurezza divenne uno dei tratti ricorrenti della Guerra fredda.&lt;/strong&gt; Nonostante la paralisi diplomatica, le Nazioni Unite riuscirono a elaborare i primi storici strumenti di interposizione. Il &lt;i&gt;peacekeeping&lt;/i&gt; trov&#242; progressivamente applicazione in numerosi scenari extraeuropei, trovando nella gestione della crisi di Suez del 1956 uno snodo fondamentale per l'evoluzione delle operazioni di pace. Nei decenni successivi, ben lungi dal limitarsi ai soli contesti di guerra civile in Africa, l'azione dei caschi blu torn&#242; a confrontarsi direttamente anche con i conflitti sul continente europeo, come dimostrato in modo drammatico dall'esperienza di UNPROFOR durante le guerre balcaniche negli anni Novanta. Valutare l'ONU ponendo come unico criterio l'avvenuta abolizione della guerra significherebbe decretarne la smentita storica. Se consideriamo invece l'espressione &#8220;salvare le generazioni future dal flagello della guerra&#8221; come un progetto normativo non ancora realizzato, &lt;strong&gt;essa si trasforma in un traguardo ambizioso verso cui l'umanit&#224; ha il dovere morale e la necessit&#224; vitale di tendere.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi, con lo sviluppo di tecnologie belliche sempre pi&#249; distruttive e il drammatico aumento delle vittime civili, &lt;strong&gt;l'alternativa alla fine della guerra &#232; la fine dell'umanit&#224; stessa.&lt;/strong&gt; Superare la guerra come strumento sistematico dei rapporti tra Stati non &#232; pi&#249; soltanto un nobile desiderio, ma una condizione essenziale per la nostra sopravvivenza biologica e civile. &lt;strong&gt;L'aspirazione di Immanuel Kant a una &#8220;pace perpetua&#8221; rimane ancora oggi un ideale non realizzato.&lt;/strong&gt; Del resto, anche l'organismo internazionale chiamato a preservare la pace &#232; un'istituzione umana e, in quanto tale, intrinsecamente imperfetta. Tuttavia, lo sforzo iniziale non &#232; stato vano. Al di l&#224; dei limiti del Consiglio di Sicurezza, l'ONU ha dimostrato una straordinaria forza di integrazione globale attraverso le sue agenzie specializzate, la tutela dei diritti umani, la cooperazione sanitaria e i programmi di sviluppo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo scenario, &lt;strong&gt;l'Unione Europea pu&#242; offrire un esempio concreto di come la condivisione della sovranit&#224; e la costruzione di istituzioni comuni possano contribuire a superare conflitti secolari.&lt;/strong&gt; La sua esperienza di integrazione e di cooperazione fondata sul diritto pu&#242; rappresentare un punto di riferimento per una riflessione pi&#249; ampia sul futuro del multilateralismo. In questa prospettiva, l'Europa potrebbe contribuire in modo significativo alla definizione di riforme mirate dell'ONU, volte a rafforzarne la capacit&#224; di agire nell'interesse della comunit&#224; internazionale e a ridurre, per quanto possibile, la dipendenza dalle contrapposizioni geopolitiche delle singole superpotenze. Se per il passato dobbiamo riconoscere all'ONU il merito di aver tracciato la via della cooperazione internazionale, per il presente dobbiamo guardare ai suoi limiti strutturali come a un monito. &lt;strong&gt;Trasformare il nostro ambiente globale in una casa sicura, sana e fondata sul diritto &#232; il compito geopolitico che attende i cittadini d'Europa e del mondo del futuro.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
 <item xml:lang="it">
		<title>La protezione sussidiaria: un esempio concreto di coesione normativa europea</title>
		<link>https://www.eurobull.it/la-protezione-sussidiaria-un-esempio-concreto-di-coesione-normativa</link>
		<guid isPermaLink="true">https://www.eurobull.it/la-protezione-sussidiaria-un-esempio-concreto-di-coesione-normativa</guid>
		<dc:date>2026-08-24T07:00:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Emanuele Tuteri</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Il diritto d'asilo &#232; un tema estremamente attuale e purtroppo divisivo. Questo argomento drammatico, fatto di persone, di storie, di speranze spesso infrante e di vite stravolte, &#232; da anni oggetto indiscriminato di propaganda politica, ma in pochi si fermano a riflettere sui motivi, i principi, la ratio delle norme sui sistemi di protezione internazionale, lasciando che una materia tanto complessa venga trasformata in superficiale merce elettorale. &#200; fondamentale comprendere che (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-approfondimenti-" rel="directory"&gt;Approfondimenti&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/9a/cf37e8448323dd766760c02a32af36.jpg?1787554879' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il diritto d'asilo &#232; un tema estremamente attuale e purtroppo divisivo. Questo argomento drammatico, fatto di persone, di storie, di speranze spesso infrante e di vite stravolte, &#232; da anni oggetto indiscriminato di propaganda politica, ma in pochi si fermano a riflettere sui motivi, i principi, la &lt;i&gt;ratio&lt;/i&gt; delle norme sui sistemi di protezione internazionale, lasciando che una materia tanto complessa venga trasformata in superficiale merce elettorale. &#200; fondamentale comprendere che l'immigrazione, e di conseguenza anche l'accoglienza e la protezione, non sono solo questioni politiche o - soprattutto - umane, ma anche giuridiche.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Non a caso, in questo contesto la &lt;strong&gt;parola &#8220;diritto&#8221;&lt;/strong&gt; assume un duplice significato: &#232; il &lt;strong&gt;diritto umano&lt;/strong&gt; dei migranti, in quanto persone, a ricevere protezione internazionale; ed &#232; il &lt;strong&gt;diritto positivo e scritto degli Stati&lt;/strong&gt; che ne regola l'applicazione. In un mondo in costante evoluzione, caratterizzato sempre di pi&#249; dalla paura dell'altro e dal continuo conflitto tra le diverse legislazioni statali, le Istituzioni internazionali come l'ONU e l'Unione europea provano a fare da guida ai propri Membri tramite apposite norme.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nello specifico, quella che ci preme affrontare in questa sede &#232; la &lt;strong&gt;protezione sussidiaria&lt;/strong&gt;, strumento normativo squisitamente europeo, ancora poco conosciuto ai pi&#249;, nato nel 2004 a seguito del Consiglio europeo di Tampere del 1999. Nelle Conclusioni del suddetto Consiglio si legge infatti che gli Stati membri hanno individuato insieme, riguardo il tema dell'immigrazione, &lt;strong&gt;due necessit&#224; impellenti&lt;/strong&gt;: quella di &lt;strong&gt;uniformare le norme riguardanti la gestione dei flussi migratori tra di loro&lt;/strong&gt; (e nel corso degli anni sono quindi nati il &lt;i&gt;CEAS-Common European Asylum System&lt;/i&gt;, i vari regolamenti &#8220;Dublino&#8221; e, da ultimo, il recentissimo Regolamento su immigrazione e asilo); e quella di produrre una &lt;strong&gt;norma che integrasse quelle sulla protezione internazionale gi&#224; esistenti&lt;/strong&gt;, in vigore da tempo e regolate in ambito ONU. Per spiegarle e capire quindi perch&#233; il legislatore europeo abbia introdotto la protezione sussidiaria, &#232; necessario fare un passo indietro nella cronologia degli eventi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1951 viene infatti adottata la &lt;strong&gt;Convenzione di Ginevra sul Diritto dei Rifugiati&lt;/strong&gt;, primo documento che codifica delle norme sul diritto d'asilo nel pi&#249; vasto panorama del diritto internazionale. &#200; qui che &lt;strong&gt;viene introdotto il concetto di status di rifugiato&lt;/strong&gt;, istituito per permettere a chi deve fuggire da determinate - e ben precise - situazioni di trovare letteralmente rifugio in un altro Paese, e per rispettare dunque un semplice diritto universale: quello alla vita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il limite di tale convenzione era per&#242; proprio la sua attenta precisione nel definire la persona del rifugiato al suo articolo 1, lett. a). Il rifugiato, e quindi la persona tutelata dalla suddetta Convenzione, &#232; infatti &#8220;[l'individuo] &lt;i&gt;che [&#8230;] temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalit&#224;, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui &#232; cittadino [o dal quale proviene, in caso di persona apolide] e non pu&#242; o non vuole [&#8230;] tornarvi per il timore di cui sopra&lt;/i&gt;&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Affinch&#233; un individuo si possa considerare un rifugiato, quindi, deve esserci il &lt;strong&gt;timore di una persecuzione strettamente personale&lt;/strong&gt;, per uno (o pi&#249;) dei cinque motivi appena elencati; tale persecuzione, inoltre, non deve essere necessariamente messa in atto da un soggetto statale o istituzionale, ma &#232; sufficiente che tale timore sussista (un altro attore che potrebbe compiere atti persecutori strettamente personali nei confronti di un individuo potrebbe essere, ad esempio, un gruppo criminale o eversivo). Ben si comprende dunque che questo tipo di tutela lascia &lt;strong&gt;scoperte tutte quelle categorie di migranti che fuggono da situazioni estreme anche di tipo generale&lt;/strong&gt;, come la presenza di un conflitto armato nella regione d'origine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di conseguenza, in ottemperanza alle Conclusioni di Tampere ma anche in virt&#249; dei principi stabiliti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (si vedano ad esempio l'articolo 2 sul diritto alla vita o l'art. 19.2 su come in Europa venga declinato il principio di &lt;i&gt;non-refoulment&lt;/i&gt;), &lt;strong&gt;nel 2004&lt;/strong&gt; viene emanata la Direttiva n. 84, cosiddetta &#8220;direttiva qualifiche&#8221; (DQ, poi rifusa nella Direttiva UE n. 95 del 2011) che &lt;strong&gt;istituisce ufficialmente la protezione sussidiaria&lt;/strong&gt;. E la differenza tra i due strumenti normativi - quello ONU del '51 e quello UE del 2004 - &#232; immediatamente esplicata all'articolo 2, lett. f) DQ, che individua il &lt;strong&gt;beneficiario di protezione sussidiaria&lt;/strong&gt; nel &#8220;&lt;i&gt;cittadino di un paese terzo o apolide che &lt;strong&gt;non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma&lt;/strong&gt; nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine [&#8230;] correrebbe un &lt;strong&gt;rischio effettivo di subire un grave danno&lt;/strong&gt; come definito all'articolo 15, e [&#8230;] a causa di tale rischio, non pu&#242; o non vuole avvalersi della protezione di detto Paese&lt;/i&gt;&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'art. 15 DQ sono individuate &lt;strong&gt;tre tipologie di &#8220;grave danno&#8221;&lt;/strong&gt; che il richiedente correrebbe un &#8220;rischio effettivo&#8221; di subire se tornasse nel luogo di provenienza: alla lettera a) del suddetto articolo abbiamo la &lt;strong&gt;condanna alla pena di morte&lt;/strong&gt;; alla lett. b) il rischio di subire &lt;strong&gt;tortura o trattamenti inumani o degradanti&lt;/strong&gt;; alla lett. c) la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona derivate dalla &lt;strong&gt;violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato&lt;/strong&gt;. Dalla lettura di questi tre punti &#232; importante notare che il provvedimento, nel colmare le mancanze della Convenzione di Ginevra, ci mette di fronte a delle &lt;strong&gt;situazioni potenzialmente mutevoli nel tempo&lt;/strong&gt;: le condizioni geopolitiche e socioeconomiche del Paese di provenienza potrebbero in futuro non rendere pi&#249; necessaria per un individuo la protezione internazionale in un altro Stato, magari perch&#233; il conflitto armato che lo ha spinto ad abbandonare la sua terra cessa le sue attivit&#224;, o perch&#233; il Governo che lo aveva condannato a morte - o che potenzialmente l'avrebbe fatto - &#232; caduto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per quanto disposto dalla DQ, dunque, &lt;strong&gt;i beneficiari dello status di rifugiato e quelli dello status di protezione sussidiaria godono di diritti molto simili&lt;/strong&gt;: in estrema semplificazione, hanno gli stessi diritti e doveri del cittadino del Paese ospitante - in alcuni casi, invece, i beneficiari di protezione sussidiaria devono essere trattati nello Stato ospitante al pari dei cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti nei suoi confini - tranne quelli che richiedono la cittadinanza, come l'accesso ai concorsi pubblici o il diritto di voto non amministrativo (a riguardo, si vedano gli artt. 20 ss. DQ). &lt;strong&gt;Lo status di protezione sussidiaria cessa nel caso in cui mutino le condizioni per il quale il richiedente l'aveva ottenuto&lt;/strong&gt;, e si esclude invece nel caso in cui il richiedente abbia commesso crimini di guerra o contro l'umanit&#224;, un grave reato che nello Stato ospitante sarebbe punito con la reclusione, o rappresenti un pericolo per la sicurezza pubblica del Paese ospitante, ai sensi dell'art. 17 DQ. La &lt;strong&gt;principale differenza pratica&lt;/strong&gt; tra i due tipi di status di protezione internazionale sta nelle &lt;strong&gt;condizioni del rinnovo&lt;/strong&gt;: quello di rifugiato si rinnova automaticamente dopo cinque anni, mentre la protezione sussidiaria dura fino a un massimo di cinque anni ed il suo rinnovo, tramite permessi di soggiorno per una nuova durata massima sempre di cinque anni, avviene previa verifica dell'autorit&#224; statale competente (in Italia, le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, dipendenti dal Ministero dell'Interno) che sussistano ancora i requisiti che hanno permesso al richiedente di ottenere la protezione, per i motivi di cui sopra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con questa disamina, l'augurio &#232; di aver fornito qualche spunto di riflessione tecnico-politica non solo sul tema dell'accoglienza, ma anche su quello dell'&lt;strong&gt;importanza della coesione europea&lt;/strong&gt;. La protezione sussidiaria &#232; infatti un ottimo esempio di come, &lt;strong&gt;quando esiste la volont&#224; dei Paesi europei di agire insieme, in modo coeso ed uniforme&lt;/strong&gt; su una materia cos&#236; complessa, si creano &lt;strong&gt;strumenti normativi estremamente efficaci, in grado di colmare intere lacune del diritto internazionale&lt;/strong&gt; e permettendo cos&#236; di adempiere ai nostri principi e valori fondanti. &#200; dunque necessario che si raggiunga maggiore uniformit&#224; politica, che poi facilmente si traduce in uniformit&#224; tecnica e giuridica, riguardo ogni aspetto che concerne la gestione delle politiche migratorie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;direzione&lt;/strong&gt;, per&#242;, deve essere &lt;strong&gt;opposta&lt;/strong&gt; rispetto a quella recentemente imboccata dal &lt;strong&gt;Parlamento europeo&lt;/strong&gt; su iniziativa delle forze politiche di estrema destra, iniziando quindi a concepire questo fenomeno non come un problema di gestione dei confini, ma come una questione di &lt;strong&gt;tutela della dignit&#224; umana e degli interessi stessi dell'Europa&lt;/strong&gt;: attraverso una corretta ed efficace integrazione, il &lt;strong&gt;fenomeno migratorio&lt;/strong&gt; costituisce infatti una &lt;strong&gt;grande opportunit&#224; di crescita e sviluppo economico del continente&lt;/strong&gt;. Per comprendere questo occorre svincolarsi dai populismi nazionalisti ed &lt;strong&gt;aprire la mente&lt;/strong&gt;, non solo le frontiere. Serve la volont&#224; politica di costruire ponti anzich&#233; muri. Senza dimenticarsi mai che, come ricordava David Sassoli, &lt;i&gt;&#8220;la difesa della vita di chiunque si trovi in pericolo &#232; un dovere stabilito dai nostri Trattati e dalle Convenzioni internazionali che abbiamo stipulato&#8221;&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
 <item xml:lang="it">
		<title>Ostinazione alla marginalit&#224;: cambiare rotta &#232; possibile?</title>
		<link>https://www.eurobull.it/ostinazione-alla-marginalita-cambiare-rotta-e-possibile</link>
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		<dc:date>2026-08-21T06:00:00Z</dc:date>
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		<dc:creator>Riccardo Marchiori</dc:creator>


		<dc:subject> Unione Europea</dc:subject>
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		<dc:subject>Federalismo europeo</dc:subject>
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		<dc:subject>Mario Draghi</dc:subject>

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&lt;p&gt;Il discorso sullo &#8220;Stato dell'Unione&#8221; pronunciato da Ursula von der Leyen il 10 settembre 2025 non pu&#242; essere letto come un semplice bilancio programmatico, ma come lo specchio di una crisi identitaria profonda. Introduzione (A cura di Riccardo Tavella) Prosegue su Eurobull la rubrica composta dai contributi dei partecipanti al concorso Diventiamo Cittadini Europei e al Seminario di Formazione Federalista del Veneto di Nocera Umbra (PG), svoltosi il mese scorso. L'articolo che segue &#232; (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-attivita-" rel="directory"&gt;Attivit&#224;&lt;/a&gt;

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&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-unione-europea-1960-+" rel="tag"&gt; Unione Europea&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-federalism-+" rel="tag"&gt;federalism&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-soteu-+" rel="tag"&gt;SOTEU&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Bundesstaat-+" rel="tag"&gt;Stato federale&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Federalismo-europeo-+" rel="tag"&gt;Federalismo europeo&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-green-deal-+" rel="tag"&gt;Green Deal&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Mario-Draghi-+" rel="tag"&gt;Mario Draghi&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/ad/d35f1934610aad78b40cc982319421.png?1787476927' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il discorso sullo &#8220;Stato dell'Unione&#8221; pronunciato da Ursula von der Leyen il 10 settembre 2025 non pu&#242; essere letto come un semplice bilancio programmatico, ma
come lo specchio di una crisi identitaria profonda.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Introduzione (A cura di Riccardo Tavella)&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prosegue su Eurobull la rubrica composta dai contributi dei partecipanti al concorso Diventiamo Cittadini Europei e al Seminario di Formazione Federalista del Veneto di Nocera Umbra (PG), svoltosi il mese scorso. L'articolo che segue &#232; opera di Riccardo Marchiori, il quale si &#232; cimentato nella traccia:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Dopo aver letto il testo del discorso della Presidente della Commissione europea
Ursula von der Leyen sullo &lt;a href=&#034;https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/state-union/state-union-2025_it&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;stato dell'Unione&lt;/a&gt; del 10 settembre 2025, esprimi una tua valutazione critica sul bilancio fatto dalla Presidente su questo primo anno del suo secondo mandato.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Buona lettura!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ostinazione alla marginalit&#224;: cambiare rotta &#232; possibile?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al termine del primo anno del suo secondo mandato, la Presidente si &#232; presentata di fronte all'Europarlamento con la abituale postura ieratica, tentando di celare sotto un manto di ottimismo le crepe di un edificio che scricchiola. Se l'europeismo &#232;, come sosteneva Altiero Spinelli, la risposta necessaria al fallimento degli Stati nazione, &lt;strong&gt;il bilancio di quest'anno rivela una verit&#224; amara: la Commissione rischia di trasformarsi nel notaio di un declino amministrato,&lt;/strong&gt; incapace di passare dalla &#171;gestione del condominio&#187; alla &#171;fondazione della polis&#187;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima e pi&#249; grave criticit&#224; risiede nell'ambiguit&#224; con cui la Presidente ha trattato il tema della sovranit&#224; economica. &lt;strong&gt;Von der Leyen ha citato il &#8220;Rapporto Draghi&#8221; come un breviario,&lt;/strong&gt; ma lo ha applicato con la timidezza di un burocrate spaventato e frenato dalle ombre dei veti nazionali. Non &#232; pi&#249; tempo per la &#171;strategia dei piccoli passi&#187; di schumaniana memoria; oggi quella cautela si traduce in un'inerzia letale.
Mentre gli Stati Uniti e la Cina operano con una visione dirigista e massiccia, l'Europa di von der Leyen risponde con la frammentazione. Proporre la competitivit&#224; senza un'unione fiscale e un debito comune strutturale &#232; un'assurdit&#224; logica. &lt;strong&gt;La soluzione non &#232; &#171;coordinare&#187;; le politiche industriali dei ventisette, ma centralizzarle.&lt;/strong&gt;
Occorre il coraggio di una capacit&#224; fiscale autonoma, sganciata dai ricatti dei governi nazionali, che permetta di finanziare i beni pubblici europei: dalla difesa alla rete energetica. Senza questa svolta, il richiamo alla &#8220;sovranit&#224;&#8221; rimane un'espressione vuota, priva di significato concreto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Parallelamente, notiamo un &lt;strong&gt;inquietante appannamento della visione ecologica.&lt;/strong&gt;
Nel discorso del 2025, il Green Deal, un tempo paragonato al &#8220;momento uomo sulla Luna&#8221; dell'Europa, &#232; apparso ridimensionato a semplice strumento di aggiustamento industriale. Questo ritiro tattico, dettato dalla paura dei populismi, rappresenta un errore culturale imperdonabile. La transizione non &#232; un fardello da mitigare, ma l'ultima chiamata per la rilevanza tecnologica del continente. Tuttavia, la critica deve farsi propositiva: la Commissione ha fallito nel non accompagnare la transizione con una visione sociale pi&#249; decisa. Salvare il clima significa salvare il cittadino. Un &#8220;Piano Marshall delle Competenze&#8221; pu&#242; trasformare la paura della disoccupazione tecnologica in un'opportunit&#224; di mobilit&#224; sociale europea. L'ottimismo non nasce dal negare il conflitto, ma dal governarlo con&lt;strong&gt; investimenti che rendano la sostenibilit&#224; un desiderio collettivo,&lt;/strong&gt; non un'imposizione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul piano della politica estera, il bilancio di questo primo anno riflette &lt;strong&gt;l'illusione che si possa essere attori globali rimanendo &#171;potenza civile&#187;&lt;/strong&gt; in un mondo di potenze brutali. Von der Leyen evoca un'Europa assertiva, ma la realt&#224; ci consegna un'Unione che delega la propria sicurezza e subisce le rotte altrui. Riprendendo la lezione del realismo politico, dobbiamo riconoscere che l'autorit&#224; senza forza &#232; destinata all'irrilevanza. La soluzione non sta nel semplice sommare i bilanci militari di ogni nazione, bens&#236; nell'abbandonare il principio del voto all'unanimit&#224; in politica estera. Un'Europa che decide a maggioranza qualificata smetterebbe di essere un gigante paralizzato dai veti dei propri Stati membri e inizierebbe a esercitare una vera autonomia strategica. &#200; necessario un cambio di paradigma: &lt;strong&gt;l'Unione deve dotarsi di una struttura di comando integrata e di una diplomazia unica,&lt;/strong&gt; smettendo di essere un mosaico incoerente di interessi particolari per diventare un blocco geopolitico capace di imporre, difendere ed diffondere i propri standard e i propri valori nel nuovo disordine mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il discorso di von der Leyen, in definitiva, &#232; pervaso da una &#8220;ragione strumentale&#8221; che avrebbe fatto rabbrividire i pensatori della Scuola di Francoforte: un'enfasi eccessiva sulla tecnica a scapito della sostanza. Eppure, proprio in questa crisi risiede la possibilit&#224; del riscatto. &lt;strong&gt;L'Europa possiede ancora il primato della civilt&#224; giuridica e della coesione sociale, ma deve smettere di aver paura della propria ombra federale.&lt;/strong&gt; Il bilancio del primo anno del secondo mandato non &#232; un fallimento totale, ma un avvertimento severo: se la Commissione continuer&#224; pervicacemente a mediare tra gli interessi nazionali, l'Unione rischia di diventare un reperto di eccellenza burocratica in un mondo che premia solo il coraggio politico. La sfida per i prossimi quattro anni &#232; chiara:&lt;strong&gt; passare dalla sopravvivenza alla visione,&lt;/strong&gt;
trasformando Bruxelles da un ufficio di contabilit&#224; a una capitale della volont&#224; politica
europea.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
 <item xml:lang="it">
		<title>Riflessioni sulla politica migratoria in Europa</title>
		<link>https://www.eurobull.it/riflessioni-sulla-politica-migratoria-in-europa</link>
		<guid isPermaLink="true">https://www.eurobull.it/riflessioni-sulla-politica-migratoria-in-europa</guid>
		<dc:date>2026-08-17T08:06:19Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Stefano Rossi</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Il precedente articolo ha ricostruito il contesto storico e geopolitico della crisi di Ceuta del 31 luglio 2026. Il dibattito si concentra oggi su due interpretazioni: un attacco ibrido contro la Spagna per indebolire l'UE, oppure una crisi favorita da politiche migratorie spagnole troppo permissive, che avrebbero agito da &#8220;pull factor&#8221;. Pur ritenendo poco convincente una spiegazione della crisi fondata esclusivamente sull'argomento del pull factor, vale la pena esaminare quali lezioni (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-Geopolitica-" rel="directory"&gt;Analisi&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/77/039b79cec5977061833c4d69c58c4e.jpg?1787476927' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Il &lt;a href=&#034;https://www.eurobull.it/ceuta-e-parte-di-un-grande-gioco-17869&#034;&gt;precedente articolo&lt;/a&gt; ha ricostruito il contesto storico e geopolitico della crisi di Ceuta del 31 luglio 2026. Il dibattito si concentra oggi su due interpretazioni: un attacco ibrido contro la Spagna per indebolire l'UE, oppure una crisi favorita da politiche migratorie spagnole troppo permissive, che avrebbero agito da &#8220;&lt;i&gt;pull factor&lt;/i&gt;&#8221;. Pur ritenendo poco convincente una spiegazione della crisi fondata esclusivamente sull'argomento del &lt;i&gt;pull factor&lt;/i&gt;, vale la pena esaminare quali lezioni l'Europa possa trarre da quel dibattito, interrogandosi sulle implicazioni migratorie e istituzionali della crisi. I fatti di Ceuta rappresentano infatti il primo vero test del nuovo Patto di Immigrazione e Asilo - d'ora in poi il &#8220;Patto&#8221; - che regola i flussi irregolari in ingresso, le procedure di protezione internazionale e i rimpatri.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il nuovo Patto di Immigrazione e Asilo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Patto &#232; la pi&#249; ampia riforma del sistema europeo di asilo degli ultimi vent'anni. Tra l'altro, &lt;strong&gt;abroga il Regolamento Dublino III&lt;/strong&gt; (Regolamento UE n. 604/2013), che disciplinava quale Stato fosse competente per esaminare una domanda di asilo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il percorso legislativo iniziato nel 2020 con la proposta della Commissione, ha trovato un accordo tra Parlamento e Consiglio nel dicembre 2023. Il Parlamento europeo ha votato i testi legislativi nel 2024 con una maggioranza che includeva S&amp;D, PPE e Renew, con alcuni membri di ECR. Contrari Left, Verdi e la destra radicale: i primi lo ritenevano troppo restrittivo, i secondi troppo permissivo. Dopo un periodo transitorio di due anni, le sue disposizioni sono diventate applicabili dal 12 giugno 2026.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Patto non &#232; un singolo regolamento, ma un &lt;strong&gt;pacchetto di dieci atti legislativi&lt;/strong&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Il pacchetto comprende nove regolamenti e una direttiva. I regolamenti si (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. che intervengono su tutto il ciclo migratorio: ingresso, identificazione, asilo, solidariet&#224; tra Stati e rimpatri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Entrando nei contenuti del Patto, le principali novit&#224; riguardano:&lt;/p&gt;
&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; &lt;strong&gt;controlli pi&#249; stringenti sugli ingressi&lt;/strong&gt; e tracciamento biometrico esteso dei migranti tramite la banca dati Eurodac&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Eurodac &#232; il sistema informatico europeo che raccoglie impronte digitali e (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-2&#034;&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/li&gt;&lt;li&gt; &lt;strong&gt;procedura di frontiera obbligatoria per persone con scarse probabilit&#224; di protezione o a rischio sicurezza&lt;/strong&gt;: in questi casi, i richiedenti restano nelle aree di frontiera invece di entrare nel territorio UE&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-3&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;L'obiettivo &#232; contrastare un fenomeno frequente: molte persone entrano (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-3&#034;&gt;3&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/li&gt;&lt;li&gt; &lt;strong&gt;solidariet&#224; obbligatoria ma flessibile degli Stati non di frontiera verso i Paesi di primo ingresso&lt;/strong&gt;, tramite condivisione dell'accoglienza, contributi finanziari o supporto operativo&lt;/li&gt;&lt;li&gt; &lt;strong&gt;regole pi&#249; stringenti per allontanamenti e rimpatri&lt;/strong&gt;, che dovrebbero seguire immediatamente il respingimento della domanda di protezione o asilo&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Il nuovo Patto ha l'obiettivo politico di rendere pi&#249; stringente il regime di controlli, respingimenti e rimpatri, utilizzando il margine esistente fino al &lt;strong&gt;limite del rispetto dei diritti fondamentali&lt;/strong&gt; riconosciuti dal diritto internazionale, dai principi costituzionali europei e dalle Costituzioni degli Stati membri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo molte associazioni ed esperti, tale limite &#232; stato superato in diversi frangenti. I critici denunciano il rischio di violazioni del giusto processo, pratiche discriminatorie, detenzioni illegittime, trattamenti inumani e riduzione delle tutele per i pi&#249; vulnerabili&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-4&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;EU Pact on Migration and Asylum: a historic blow to human rights, Amnesty (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-4&#034;&gt;4&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Chi difende il Patto sottolinea invece come le nuove regole consentano maggior controllo dei flussi irregolari e certezza del diritto nei rimpatri. Una politica pi&#249; securitaria ai Paesi di primo ingresso permetterebbe maggiore solidariet&#224; dai Paesi non di frontiera e contenimento dei problemi sociali connessi all'accoglienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I flussi regolari restano nel controllo degli Stati&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ai sensi dell'articolo 79, comma 5 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-5&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;L'art. 79 prevede che l'UE sviluppi &#8220;una politica comune dell'immigrazione (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-5&#034;&gt;5&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;, resta &lt;strong&gt;competenza esclusiva degli Stati membri &#8220;il diritto di determinare il volume di ingresso&lt;/strong&gt; nel loro territorio dei cittadini di paesi terzi, provenienti da paesi terzi, allo scopo di cercarvi un lavoro dipendente o autonomo&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&#200; nell'esercizio di questa prerogativa che il governo italiano emette ogni anno il c.d. &lt;strong&gt;&#8220;decreto flussi&#8221;&lt;/strong&gt;. I requisiti principali sono: (1) la persona si trovi all'estero e non sia entrata illegalmente, (2) un datore di lavoro italiano offra un contratto di lavoro, (3) segua le pratiche burocratiche e (4) presenti la domanda nel &#8220;click day&#8221;. A quel punto, la persona riceve il permesso ed entra legalmente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Immigrazione legale o regolarizzazione?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come si pu&#242; facilmente comprendere, una persona che non abbia alcun collegamento con l'Italia difficilmente trover&#224; un datore italiano disposto a offrirle un contratto senza averla mai conosciuta e a seguire le complesse pratiche burocratiche, specialmente per lavori scarsamente qualificati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella realt&#224;, pi&#249; spesso il lavoratore risiede gi&#224; in Italia senza permesso e trova un'offerta regolare, magari dallo stesso datore che l'ha impiegato irregolarmente. Viene cos&#236; &lt;strong&gt;&#8220;regolarizzato&#8221;&lt;/strong&gt;, esce dall'Italia e vi rientra legalmente (una &lt;i&gt;fictio&lt;/i&gt; per salvare le forme)&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-6&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Sul punto si vedano in particolare i rapporti e le analisi dell'ASGI (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-6&#034;&gt;6&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Sarebbe quindi &lt;strong&gt;scorretto distinguere tra &#8220;flusso regolare&#8221; e &#8220;flusso irregolare&#8221;&lt;/strong&gt;: nella pratica, con le dovute eccezioni, si tratta di &lt;strong&gt;due momenti dello stesso flusso&lt;/strong&gt;, che nasce irregolare e diventa regolare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli &#8220;ingressi&#8221; (o regolarizzazioni) tramite decreto flussi sono in costante aumento e hanno toccato i &lt;strong&gt;massimi con il governo Meloni&lt;/strong&gt;: circa 450.000 posti nel triennio 2023-2025, altri 500.000 programmati per il 2026-2029, rispetto alle quote ridotte degli anni precedenti (82mila nel 2022, 70mila nel 2021)&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-7&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Dati del Ministero dell'Interno.&#034; id=&#034;nh2-7&#034;&gt;7&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.
&lt;strong&gt;L'incremento dei flussi regolari potrebbe spiegare il contenimento dei migranti irregolari&lt;/strong&gt;, un dato che negli ultimi 30 anni ha sempre oscillato in Italia tra 300.000 e 600.000 unit&#224;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-8&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Trattandosi di una popolazione per definizione non registrata, il numero (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-8&#034;&gt;8&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. L'incidenza &#232; fortemente decrescente: in 30 anni gli stranieri sono passati da 1 a 6 milioni, e proporzionalmente gli irregolari sono scesi dal 30% al 6% del totale&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-9&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Dati della Fondazione ISMU.&#034; id=&#034;nh2-9&#034;&gt;9&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il fenomeno delle regolarizzazioni non stupisce: per quanto si stringano controlli, respingimenti e rimpatri, un numero significativo di persone entra ogni anno, creando una base stabile di irregolari. &lt;strong&gt;Le politiche nazionali impediscono loro ogni inclusione sociale&lt;/strong&gt; (lavoro, servizi pubblici, tasse, contributi), generando un &lt;strong&gt;serbatoio di emarginati per il lavoro nero e la criminalit&#224; organizzata&lt;/strong&gt;, con problemi sociali che colpiscono soprattutto aree e fasce pi&#249; deboli.
&lt;strong&gt;La regolarizzazione&lt;/strong&gt; offre quindi &lt;strong&gt;forti incentivi&lt;/strong&gt; ai governo nazionali di primo ingresso: economici (emersione del lavoro nero), fiscali (tasse e contributi), sociali (riduzione di emarginazione e criminalit&#224;) e demografici (incremento della popolazione attiva). L'alternativa, cio&#232; il sistema di &lt;strong&gt;rimpatri&lt;/strong&gt;, consente &lt;strong&gt;l'espulsione di poche migliaia di persone l'anno&lt;/strong&gt;. Se gli ingressi irregolari si azzerassero da oggi, servirebbero circa 115 anni per rimpatriare tutti gli irregolari presenti in Italia, con un costo superiore a 1,2 miliardi di euro&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-10&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Il dato &#232; ottenuto dividendo la stima degli stranieri irregolarmente (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-10&#034;&gt;10&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. Misure di regolarizzazione si rendono quindi necessarie per gestire un fenomeno di questa portata, pur se non ispirate da principi umanitari. I governi lo sanno bene.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'incentivo alla regolarizzazione, tra flussi e distribuzione&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le tensioni politiche di Ceuta ricalcano un dibattito annoso, che pu&#242; essere suddiviso in due problemi distinti ma intrecciati.&lt;/p&gt;
&lt;ul class=&#034;spip&#034; role=&#034;list&#034;&gt;&lt;li&gt; &lt;strong&gt;Il &#8220;problema del flusso&#8221;&lt;/strong&gt;: gli ingressi costituiscono un flusso continuo e inarrestabile, anche a costo di restrizioni ai diritti al limite dell'incostituzionalit&#224;. Il saldo migratorio viene bilanciato solo marginalmente da respingimenti e rimpatri, creando uno &#8220;stock&#8221; di irregolari che genera problemi sociali e forti pressioni elettorali (nonostante sia in numero contenuto, specialmente se comparato ai flussi migratori nelle altre aree del mondo).&lt;/li&gt;&lt;li&gt; &lt;strong&gt;Il &#8220;problema della distribuzione&#8221;&lt;/strong&gt;: nell'UE, area di libera circolazione, l'assenza di controlli interni consente di fatto gli spostamenti secondari alle persone migranti, ancorch&#233; vietati. Non solo gli irregolari non possono spostarsi, ma anche molti regolari non possono entrare in un altro Stato membro senza permesso specifico.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;Questi due problemi, essendo &lt;strong&gt;problemi europei&lt;/strong&gt; che possono mettere in crisi il regime di libera circolazione interno, sono &lt;strong&gt;regolati dal livello europeo&lt;/strong&gt;, e infatti costituiscono il cuore normativo del Patto. Ci si pu&#242; chiedere se anche l'immigrazione legale debba diventare competenza esclusiva europea. Ritengo vi siano almeno due ordini di ragioni per una risposta diversa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un maggior ruolo europeo nell'immigrazione legale?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La prima riguarda il &lt;strong&gt;principio di sussidiariet&#224;&lt;/strong&gt;: una decisione dovrebbe essere presa dal livello di governo pi&#249; vicino ai cittadini, salvo che un livello superiore raggiunga meglio gli stessi obiettivi. La regolarizzazione produce effetti prevalentemente locali. Chi viene regolarizzato ha spesso gi&#224; costruito relazioni sociali, familiari e lavorative in uno specifico territorio. &lt;strong&gt;Una decisione esclusivamente europea rischierebbe di creare scollamento tra chi decide e chi sopporta gli effetti&lt;/strong&gt;. In concreto: una maggioranza di &#8220;territori&#8221; non di frontiera potrebbe ridurre le quote legali lasciando il problema degli irregolari ai territori; o viceversa, una maggioranza incline all'accoglienza potrebbe imporre afflussi straordinari, mettendo in crisi le capacit&#224; di accoglienza locali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La seconda &#232; &lt;strong&gt;politico-istituzionale&lt;/strong&gt;: nel sistema europeo, dove la cittadinanza ha doppia natura (nazionale ed europea) ma quella europea non rappresenta una &#8220;nazionalit&#224; europea&#8221;, una decisione politica europea che conferisca diritti di soggiorno di lungo periodo renderebbe gli &lt;strong&gt;Stati soggetti all'assegnazione forzosa di una &#8220;quasi-cittadinanza&#8221; per decisione europea&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nelle federazioni &#8220;a singola nazionalit&#224;&#8221;&lt;/strong&gt; come USA, Germania, Brasile o Messico, la cittadinanza federale &#232; sostanzialmente nazionale: &lt;strong&gt;&#232; il livello federale a concedere permessi di soggiorno o cittadinanza, non gli enti federati&lt;/strong&gt;. Si &#232; cittadini di uno Stato membro (risiedendovi) in quanto cittadini della federazione, non viceversa&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-11&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Il XIV Emendamento alla Costituzione statunitense prevede che chi &#232; (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-11&#034;&gt;11&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;. &lt;strong&gt;Diverso il caso della Svizzera, federazione plurinazionale&lt;/strong&gt;. La cittadinanza svizzera si acquisisce solo acquisendo quella comunale e cantonale, non pu&#242; essere concessa dal governo federale. Anche il permesso di soggiorno viene rilasciato con procedura cantonale (regolata da leggi federali), e il trasferimento in altro cantone richiede l'intervento delle autorit&#224; di destinazione. Il livello federale non pu&#242; rilasciare permessi di soggiorno autonomamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Finch&#233; una nazionalit&#224; europea non sostituir&#224; le &#8220;nazionalit&#224; nazionali&#8221;&lt;/strong&gt; &#8211; obiettivo la cui bont&#224; &#232; tutta da dimostrare &#8211; &lt;strong&gt;&#232; difficile immaginare che il governo europeo possa concedere permessi di soggiorno da esercitarsi in uno Stato membro&lt;/strong&gt;. Oggi un italiano &#232; cittadino europeo in quanto italiano, non viceversa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ci&#242; non esclude che sia desiderabile un maggior ruolo europeo sugli ingressi regolari, in coordinamento con i livelli nazionale e locale: una &lt;strong&gt;competenza concorrente&lt;/strong&gt;, sul modello svizzero. Un meccanismo decisionale che coinvolga autonomie locali (trascurate nell'attuale sistema), governi nazionali e livello europeo favorirebbe un equilibrio tra interessi divergenti, consentendo maggiore solidariet&#224; nell'accoglienza e &#8220;salvando&#8221; la libera circolazione oggi minacciata dalla dimensione esclusivamente nazionale delle regolarizzazioni. &lt;strong&gt;Il ruolo degli Stati non verrebbe obliterato, ma si riconoscerebbe che l'immigrazione regolare coinvolge anche interessi locali ed europei, non solo nazionali&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una questione di politica estera&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se fin qui abbiamo provato a cogliere una &#8220;lezione di Ceuta&#8221; in tema di politica migratoria, proviamo ora a ragionare sui profili geopolitici della vicenda, discussi nel precedente articolo &#8220;Ceuta &#232; parte di un grande gioco&#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La crisi di Ceuta chiama in causa la politica estera. La Spagna si &#232; trovata a &#8220;tenere il fronte&#8221; per l'Europa davanti a un'aggressione che non pu&#242; esserle imputata. &lt;strong&gt;Esercitare pressioni contro il governo spagnolo in difficolt&#224; &#232; stata una mossa miope e controproducente&lt;/strong&gt;. Miope, perch&#233; lo stesso tipo di aggressione pu&#242; rivolgersi domani contro Italia, Polonia o Grecia. Controproducente, perch&#233; cercando un colpevole &#8220;in casa&#8221;, abbiamo rinforzato chi voleva indebolire l'Europa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Spagna &#232; schiacciata tra Marocco e Stati Uniti da una parte, e Algeria dall'altra con la minaccia del taglio energetico. La strategia europea di &lt;strong&gt;esternalizzare la gestione dei flussi ai paesi terzi&lt;/strong&gt;, pur alleviando problemi interni, ha posto il &lt;strong&gt;presupposto per la &lt;strong&gt;&#8220;weaponisation of migration&#8221;&lt;/strong&gt; contro tutti i Paesi di primo approdo&lt;/strong&gt;. Abbiamo armato chi oggi ci minaccia. Accade con la Libia verso l'Italia, la Turchia verso la Grecia, la Bielorussia verso la Polonia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per sopravvivere a queste minacce, dobbiamo mettere da parte retorica e divisioni, vincere la frammentazione e segnalare alle potenze interessate alla dissoluzione dell'UE che non lo permetteremo. &#200; nell'interesse di tutte le forze politiche e di tutti i cittadini europei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da questo punto di vista, la creazione di una &lt;strong&gt;politica estera comune&lt;/strong&gt; resta un obiettivo ineludibile, ora che l'interesse europeo emerge con maggiore intensit&#224; nel (nuovo) quadro di disordine internazionale. Occorre per&#242; essere chiari: una politica estera europea &lt;strong&gt;migliorer&#224; la capacit&#224; di gestire il fenomeno migratorio&lt;/strong&gt; con azioni comuni verso gli Stati terzi, &lt;strong&gt;ma non possiamo illuderci che questo basti&lt;/strong&gt;. L'Europa da sola non pu&#242; risolvere una &lt;strong&gt;questione globale permanente&lt;/strong&gt; come quella delle migrazioni. In questa prospettiva, il pensiero federalista pu&#242; offrire qualche spunto anche sul piano globale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ceuta e il dibattito sul colonialismo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Seguendo l'indagine avviata nel primo articolo, vale la pena interrogarsi su alcuni aspetti della vicenda che restano aperti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo riguarda un'obiezione che punta direttamente alla legittimit&#224; della sovranit&#224; spagnola su Ceuta e Melilla: &lt;strong&gt;perch&#233; questi territori non sono del Marocco?&lt;/strong&gt; La prima risposta &#232; che Ceuta e Melilla sono territori spagnoli da ben prima del periodo coloniale&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb2-12&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Melilla &#232; sotto sovranit&#224; castigliana dal 1497. Ceuta fu conquistata dal (&#8230;)&#034; id=&#034;nh2-12&#034;&gt;12&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;, abitati da secoli da comunit&#224; miste. Ma al di l&#224; dei retaggi storici, il dibattito sul colonialismo resta presente nel discorso pubblico. Anche dopo il processo di decolonizzazione che ha sostanzialmente smantellato i sistemi coloniali europei nel mondo, il discorso anti-coloniale viene spesso utilizzato per criticare la proiezione esterna degli Stati europei nell'epoca contemporanea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi limito a osservare che la &lt;strong&gt;narrativa anticoloniale viene spesso utilizzata in modo strumentale&lt;/strong&gt;, talvolta selettivamente da grandi potenze che in altri contesti sostengono o tollerano pratiche coloniali. &#200; utile &lt;strong&gt;distinguere tra piccole comunit&#224; multiculturali in sistemi democratici consolidati&lt;/strong&gt;, come Ceuta, &lt;strong&gt;e situazioni in cui interi popoli vivono sotto forme di repressione o negazione dell'autodeterminazione&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo stesso Marocco &#232; accusato di politica coloniale nel Sahara Occidentale. Analoghe accuse si rivolgono a Israele sui territori palestinesi, alla Cina per il suo sistema estrattivo globale basato sul controllo delle infrastrutture, alla Russia che porta avanti politiche coloniali in Moldavia, Georgia e Ucraina. La retorica anti-coloniale e anti-europea che oggi colpisce Ceuta e Melilla &#232; la stessa narrativa amplificata da reti mediatiche vicine a Mosca per sostenere colpi di stato e regimi militari in Mali, Burkina Faso, Niger, Sudan e Repubblica centrafricana, promuovendo un ruolo russo da liberatore &#8211; mentre l'intervento di Mosca mira solo a guadagnare vantaggi geopolitici tramite gruppi armati vicini al Cremlino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il punto &#232; che la retorica anticoloniale viene spesso usata selettivamente, concentrandosi sui casi del passato e ignorando quelli del presente. L'Europa ha enormi colpe storiche, ma usarle per coprire le devastazioni che avvengono oggi ad opera di altri significa negare due volte la giustizia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bisogna quindi collocare correttamente il discorso anti-coloniale rispetto a Ceuta e Melilla. Si tratta di riconoscere un principio di autodeterminazione dei popoli, di libert&#224; religiosa, linguistica e culturale, o di muovere pedine sullo scacchiere geopolitico? Le comunit&#224; di Ceuta e Melilla sarebbero pi&#249; libere sotto la monarchia marocchina, un regime &#8220;a libert&#224; limitata&#8221; dove il Re controlla difesa, sicurezza e religione, o come citt&#224; autonome dello Stato spagnolo? E in definitiva, andando al cuore della questione, &lt;strong&gt;lo scenario regionale cambierebbe in meglio o in peggio se la sponda meridionale dello Stretto di Gibilterra passasse interamente sotto il controllo del Marocco, alleato strategico degli Stati Uniti?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una prospettiva federalista: chi dovrebbe governare i punti strategici globali?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa domanda ne apre una ancora pi&#249; ampia: chi &#232; legittimato a controllare gli stretti e i commerci marittimi internazionali? Da una prospettiva federalista, la soluzione non sta nel trasferire il controllo da uno Stato all'altro, ma nello sviluppare progressivamente &lt;strong&gt;forme di governance sovranazionale o globale capaci di gestire collettivamente i nodi strategici del pianeta&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Annunciando dazi contro mezzo mondo e il controllo sullo &lt;strong&gt;Stretto di Hormuz&lt;/strong&gt;, gli Stati Uniti hanno dimostrato di non garantire pi&#249; le rotte internazionali. Trump ha manifestato chiaramente l'intenzione di avvantaggiarsi delle posizioni strategiche nel solo interesse nazionale, abdicando a un ruolo globale del potere americano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Occorre quindi interrogarsi su come costruire nuovi &lt;strong&gt;strumenti sovranazionali globali&lt;/strong&gt;, che superino le contraddizioni poste dall'interesse nazionale e che siano in grado di &lt;strong&gt;assicurare un bene pubblico globale come il diritto di navigazione&lt;/strong&gt;. La questione non &#232; a quale interesse nazionale asservire un asset strategico delle vie di comunicazione, ma come garantire che infrastrutture e passaggi marittimi cruciali siano amministrati nell'interesse generale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pu&#242; apparire una conquista lontana, ma abbiamo precedenti importanti: 80 anni fa paesi che si erano combattuti per secoli, cercando un bene pubblico comune (la pace), si dotarono di istituzioni comuni, elevando parte del proprio interesse nazionale al livello sovranazionale. Un percorso che li avrebbe portati all'istituzione di un Parlamento direttamente eletto, di una moneta comune e di un'area di sviluppo economico e di welfare senza eguali al mondo (&#232; questo il vero &lt;i&gt;pull factor&lt;/i&gt;). E a dimostrare, con Schengen, che si pu&#242; vivere senza confini e frontiere.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'Europa&lt;/strong&gt;, anche se resta a met&#224; dell'opera, dispone gi&#224; di &lt;strong&gt;un'esperienza unica: trasformare rivalit&#224; storiche in istituzioni comuni&lt;/strong&gt;. Per questo pu&#242; contribuire pi&#249; di altri alla costruzione di strumenti di governo sovranazionale su scala globale. La lezione &#232; semplice: &lt;strong&gt;i problemi comuni richiedono istituzioni comuni&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;Non&lt;/strong&gt; bastano &lt;strong&gt;accordi occasionali n&#233; meccanismi di coordinamento tra governi&lt;/strong&gt;. Servono &lt;strong&gt;istituzioni permanenti&lt;/strong&gt;, con competenze autonome e capaci di agire nell'interesse generale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo &#232; tanto il riconoscimento di un vantaggio, quanto di una responsabilit&#224;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb2-1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Il pacchetto comprende nove regolamenti e una direttiva. I regolamenti si applicano direttamente negli Stati membri, mentre la direttiva richiede un recepimento nazionale, lasciando ai singoli Stati un margine di adattamento.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-2&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-2&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Eurodac &#232; il sistema informatico europeo che raccoglie impronte digitali e altri dati biometrici delle persone che presentano domanda di asilo o attraversano irregolarmente le frontiere esterne dell'UE. &#200; utilizzato principalmente per identificare i richiedenti e determinare quale Stato membro sia competente per l'esame della domanda.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-3&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-3&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-3&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;3&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;L'obiettivo &#232; contrastare un fenomeno frequente: molte persone entrano irregolarmente nell'Unione, attendono per mesi o anni l'esito della procedura e, una volta ricevuto un diniego, diventano irreperibili prima del rimpatrio. La nuova disciplina cerca di ridurre questo fenomeno.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-4&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-4&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-4&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;4&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;&lt;i&gt;EU Pact on Migration and Asylum: a historic blow to human rights&lt;/i&gt;, Amnesty International; &lt;i&gt;Adoption of EU Pact on Migration and Asylum&lt;/i&gt;, European Council on Refugees and Exiles; &lt;i&gt;EU Migration Pact Contains Serious Rights Risks&lt;/i&gt;, Human Rights Watch; si rimanda inoltre alle analisi dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-5&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-5&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-5&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;5&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;L'art. 79 prevede che l'UE sviluppi &#8220;una politica comune dell'immigrazione intesa ad assicurare, in ogni fase, la gestione efficace dei flussi migratori, l'equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi regolarmente soggiornanti negli Stati membri e la prevenzione e il contrasto rafforzato dell'immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani&#8221;. In questo quadro si inserisce il nuovo Patto che regola non solo la lotta all'immigrazione irregolare, ma anche le procedure per la protezione internazionale e l'asilo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-6&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-6&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-6&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;6&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Sul punto si vedano in particolare i rapporti e le analisi dell'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), che da anni evidenziano come il decreto flussi svolga spesso una funzione sostanziale di regolarizzazione di lavoratori gi&#224; presenti sul territorio italiano.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-7&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-7&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-7&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;7&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Dati del Ministero dell'Interno.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-8&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-8&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-8&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;8&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Trattandosi di una popolazione per definizione non registrata, il numero degli stranieri irregolarmente presenti pu&#242; essere soltanto stimato. Le rilevazioni della Fondazione ISMU sono generalmente considerate tra le pi&#249; autorevoli in materia ma restano soggette a un inevitabile margine di incertezza.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-9&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-9&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-9&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;9&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Dati della Fondazione ISMU.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-10&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-10&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-10&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;10&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Il dato &#232; ottenuto dividendo la stima degli stranieri irregolarmente presenti in Italia (Fondazione ISMU) per il numero dei rimpatri effettivamente eseguiti nel 2025. Si tratta naturalmente di una simulazione teorica che assume flussi di ingresso nulli (ipotesi incompatibile con il diritto internazionale e con lo stesso sistema democratico) e un numero costante di rimpatri nel tempo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-11&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-11&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-11&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;11&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Il XIV Emendamento alla Costituzione statunitense prevede che chi &#232; cittadino degli Stati Uniti sia anche cittadino dello Stato in cui risiede. La cittadinanza statale deriva tuttavia automaticamente da quella federale e non pu&#242; essere concessa autonomamente dai singoli Stati.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb2-12&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh2-12&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 2-12&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;12&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Melilla &#232; sotto sovranit&#224; castigliana dal 1497. Ceuta fu conquistata dal Portogallo nel 1415 e pass&#242; definitivamente alla Corona spagnola nel XVII secolo. Entrambe precedono quindi la fase coloniale europea in Africa del XIX secolo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
		</content:encoded>


		

	</item>
 <item xml:lang="it">
		<title>L'equilibrio della libert&#224; dei media nell'era digitale</title>
		<link>https://www.eurobull.it/l-equilibrio-della-liberta-dei-media-nell-era-digitale</link>
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		<dc:date>2026-08-14T06:00:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Ettore Formentini</dc:creator>


		<dc:subject>Ungheria</dc:subject>
		<dc:subject>Polonia</dc:subject>
		<dc:subject> Unione Europea</dc:subject>
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		<dc:subject>Fake-News</dc:subject>
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		<description>
&lt;p&gt;Introduzione (a cura di Riccardo Tavella) Continua su Eurobull la rubrica composta dai contributi dei partecipanti al concorso Diventiamo Cittadini Europei e al Seminario di Formazione Federalista del Veneto di Nocera Umbra (PG), svoltosi il mese scorso. L'articolo che segue &#232; frutto del lavoro di Ettore Formentini, il quale ha approfondito la traccia: L'8 agosto 2025 &#232; entrato pienamente in vigore un Regolamento per la libert&#224; dei media, sempre pi&#249; in pericolo a causa della (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-attivita-" rel="directory"&gt;Attivit&#224;&lt;/a&gt;

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&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Hungary-+" rel="tag"&gt;Ungheria&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Pologne,108-+" rel="tag"&gt;Polonia&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-unione-europea-1960-+" rel="tag"&gt; Unione Europea&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Medias,278-+" rel="tag"&gt;Media&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-fake-news-+" rel="tag"&gt;Fake-News&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-desinformation-+" rel="tag"&gt;Desinformation&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-Societe-de-l-information-+" rel="tag"&gt;Soci&#233;t&#233; de l'information&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/df/09ddcaae6137caddf27f65152a86e5.jpg?1787477225' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Introduzione (a cura di Riccardo Tavella)&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Continua su Eurobull la rubrica composta dai contributi dei partecipanti al concorso &lt;i&gt;Diventiamo Cittadini Europei&lt;/i&gt; e al Seminario di Formazione Federalista del Veneto di Nocera Umbra (PG), svoltosi il mese scorso. L'articolo che segue &#232; frutto del lavoro di Ettore Formentini, il quale ha approfondito la traccia:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;L'8 agosto 2025 &#232; entrato pienamente in vigore un Regolamento per la libert&#224; dei media, sempre pi&#249; in pericolo a causa della disinformazione, della manipolazione delle notizie e delle interferenze straniere.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Buona lettura!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'equilibrio della libert&#224; dei media nell'era digitale&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La libert&#224; dei media &#232; uno dei diritti fondamentali sanciti dalla quasi totalit&#224; delle costituzioni democratiche; nella &lt;strong&gt;Costituzione Italiana&lt;/strong&gt;, essa &#232; statuita nell'articolo 21. Allo stesso modo, la libert&#224; di espressione &#232; regolata anche nella &lt;strong&gt;Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea&lt;/strong&gt;, in particolare nell'articolo 11 in cui si afferma che:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Ogni persona ha diritto alla libert&#224; di espressione. Tale diritto include la libert&#224; di opinione e la libert&#224; di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorit&#224; pubbliche e senza limiti di frontiera.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La libert&#224; di espressione &#232; quindi considerata centrale anche dall'Unione Europea, ma &lt;strong&gt;perch&#233; &#232; fatta oggetto di cos&#236; particolari attenzioni?&lt;/strong&gt;&lt;br class='manualbr' /&gt;Nel corso del XX secolo ci sono stati molteplici esempi di totalitarismi (fascismo, nazismo, stalinismo), la cui &lt;strong&gt;caratteristica comune &#232; stata l'estesissimo potere propagandistico&lt;/strong&gt; dovuto al controllo totale dei mass media allora presenti (principalmente radio, cinema e stampa). &lt;br class='manualbr' /&gt;Questo non deve stupire poich&#233;, se si guarda alle caratteristiche dei totalitarismi che Hannah Arendt, una delle pi&#249; importanti filosofe politiche del &#8216;900, annovera nella sua opera &lt;i&gt;Le Origini del Totalitarismo&lt;/i&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb3-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Le origini del totalitarismo, di Hannah Arendt, Torino, Einaudi, 2009.&#034; id=&#034;nh3-1&#034;&gt;1&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt; , si pu&#242; notare che spicca il &lt;strong&gt;controllo dei media&lt;/strong&gt; come strumento per orientare il consenso e isolare i cittadini, impedendo un confronto critico tra di loro. Non a caso, in Italia, Mussolini fond&#242; l'EIAR ossia l'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche e si assicur&#242; un efficace strumento di propaganda politica ovvero l'&lt;i&gt;Agenzia Stefani&lt;/i&gt;, che divenne la voce del governo fascista. Misure simili furono adottate nell'URSS e nel Terzo Reich.&lt;br class='manualbr' /&gt;L'erosione della libert&#224; di espressione da parte dello Stato, quindi, &#232; la prima tessera di un domino che pu&#242; culminare nella &lt;strong&gt;totale perdita di potere politico del popolo&lt;/strong&gt; e nell'eliminazione di ogni possibilit&#224; di dissenso del cittadino. Persino alcuni romanzi distopici del Secondo dopoguerra, come &lt;i&gt;1984&lt;/i&gt; di George Orwell, hanno teorizzato una societ&#224; del futuro in cui il popolo &#232; perennemente sorvegliato, le notizie sono plasmate per far apparire il governo infallibile e il dissenso &#232; sistematicamente eliminato. Al di l&#224; della teoria politica che il romanzo mirava a esprimere, ci offre una panoramica del nuovo livello di attenzione al pericolo rappresentato dalla manipolazione dei media da parte dei governi e una visione su cosa potrebbe succedere se la libert&#224; di espressione non venisse garantita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante i numerosi esempi del passato, si potrebbe pensare che ai giorni nostri un tale controllo e una tale censura siano impossibili grazie agli strumenti di comunicazione moderni: &lt;strong&gt;come potrebbe un governo assicurarsi il totale controllo del flusso di informazioni provenienti dall'interno e dall'esterno del Paese, per di pi&#249; in Europa, sede delle pi&#249; importanti democrazie occidentali?&lt;/strong&gt; Eppure, &#232; gi&#224; successo.&lt;br class='manualbr' /&gt;Nel 2021, in Polonia, il parlamento approv&#242; una legge che limitava, per societ&#224; al di fuori dello Spazio Economico Europeo (SEE), la possibilit&#224; di controllare aziende mediatiche polacche. La &lt;a href=&#034;https://www.ilpost.it/2021/12/27/polonia-legge-media-veto-andrzej-duda/, https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20210910IPR11928/polonia-stop-ad-attacchi-alla-liberta-dei-media-e-ordine-giuridico-dell-ue&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;legge&lt;/a&gt; mirava in particolare ad indebolire la compagnia americana TVN, che aveva pi&#249; volte criticato il governo in carica. Nonostante il veto del presidente Duda, la situazione rimane tuttora critica poich&#233; la TVN rappresenta uno dei pochi canali mediatici indipendenti in Polonia. Similmente in Ungheria, nello stesso anno, il primo ministro Orb&#225;n imped&#236; il rinnovo della licenza a &lt;a href=&#034;https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2026/02/26/corte-ue-con-la-chiusura-di-klubradio-budapest-ha-violato-il-diritto_cabbaf14-1b8d-4b70-a1e1-073defc5050d.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Klubr&#225;di&#243;&lt;/a&gt;, mostratasi spesso critica nei confronti del governo. Per di pi&#249;, come in Polonia, il 90% dei media ungheresi sono di propriet&#224; di oligarchi vicini a &lt;a href=&#034;https://www.ap.org/news-highlights/spotlights/2024/how-hungarys-orban-uses-control-of-the-media-to-escape-scrutiny-and-keep-the-public-in-the-dark/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Orb&#225;n&lt;/a&gt;, non pi&#249; in carica dopo le recenti elezioni.&lt;br class='manualbr' /&gt;&lt;strong&gt;Davanti a questi abusi l'Unione Europea non &#232; rimasta a guardare:&lt;/strong&gt; il Parlamento Europeo, nella risoluzione del 16 Settembre 2021, &lt;strong&gt;ha fermamente condannato la proposta di legge polacca.&lt;/strong&gt; Per quanto riguarda l'&lt;a href=&#034;https://www.youtube.com/watch?v=aCawr1v0_zM&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Ungheria&lt;/a&gt;, invece, la &lt;strong&gt;Corte di Giustizia Europea ha sentenziato che il blocco della Klubr&#225;di&#243; rappresentasse una violazione della libert&#224; di espressione.&lt;/strong&gt; In aggiunta, nell'ultimo anno, la Commissione Europea ha denunciato il mancato rispetto delle nuove &lt;a href=&#034;https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20210910IPR11928/polonia-stop-ad-attacchi-alla-liberta-dei-media-e-ordine-giuridico-dell-ue&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;regolamentazioni&lt;/a&gt; sui media del 2025 e, ora, l'Ungheria rischia &lt;a href=&#034;https://www.eunews.it/2026/02/26/la-corte-di-giustizia-dellue-condanna-ancora-lungheria-di-orban-negata-la-liberta-despressione/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;sanzioni&lt;/a&gt; che possono arrivare a milioni di euro al giorno. In entrambi i casi, i provvedimenti presi dall'Unione Europea in risposta al deterioramento dello stato di diritto in questi due Stati, potrebbero aver contribuito alle successive sconfitte politiche: di fatto, sia il PiS, fautore della proposta di legge del 2021, sia Orb&#225;n, hanno perso le ultime elezioni nei rispettivi Paesi. &lt;strong&gt;Queste sconfitte possono far riflettere sull'importanza che viene data alla libert&#224; mediatica dall'Unione Europea&lt;/strong&gt; e sulla capacit&#224; della stessa di favorire il rispetto dei diritti fondamentali nei Paesi membri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La totale libert&#224; di parola, tuttavia, &lt;strong&gt;non costituisce la soluzione a tutti i problemi. &lt;/strong&gt; Nonostante serva a garantire la possibilit&#224; di dissenso politico e la piena trasparenza nei notiziari, &lt;strong&gt;essa non assicura l'affidabilit&#224; dei contenuti:&lt;/strong&gt; l'evoluzione del web nei primi anni 2000 ha reso possibile a chiunque condividere con il mondo fatti, notizie e idee. Ci&#242; ha fornito il terreno di coltura ideale per la &lt;strong&gt;crescita del fenomeno delle &lt;i&gt;fake news&lt;/strong&gt;&lt;/i&gt; le quali, al contrario di quanto accadeva col formato cartaceo, sul web sono molto difficili da eradicare a causa dell'altissima velocit&#224; di diffusione delle informazioni. Viene quindi da chiedersi: &lt;strong&gt;il governo dovrebbe fare qualcosa per limitare tali pubblicazioni?&lt;/strong&gt; Come farlo senza erodere la libert&#224; di espressione? Si potrebbe sostenere che basterebbe sensibilizzare il &#8220;lettore medio&#8221; e addestrarlo alla verifica delle notizie lette, ma ci&#242; potrebbe non essere sufficiente.&lt;br class='manualbr' /&gt;La disinformazione, infatti, non &#232; pi&#249; l'unico pericolo che alberga in rete. Con l'avvento dei social media le abitudini, &lt;strong&gt;le idee e le preferenze (anche politiche) dei cittadini sono state messe a disposizione di tutti e, con l'accettazione dei famosi &lt;i&gt;cookies&lt;/strong&gt;&lt;/i&gt;, queste possono essere immagazzinate e utilizzate per produrre pubblicit&#224; mirata. &lt;br class='manualbr' /&gt;Il risultato? Nel 2018 &#232; scoppiato lo scandalo &lt;i&gt;Cambridge Analytica&lt;/i&gt;: la societ&#224; sfrutt&#242; dati raccolti dai vari colossi dell'informatica (prevalentemente i proprietari delle maggiori piattaforme social) per produrre delle vere e proprie &#8220;bolle di informazioni&#8221; attorno agli utenti mirate al condizionamento degli elettori nelle elezioni americane del 2016 e durante il referendum sulla Brexit. I contenuti in questione facevano leva sui votanti pi&#249; indecisi per spingerli, secondo le accuse, a non votare o a cambiare fazione per favorire, rispettivamente, la prima campagna di Donald Trump e dei sostenitori della Brexit. &lt;i&gt;Cambridge Analytica&lt;/i&gt; &#232; attualmente sotto processo penale in entrambi i Paesi, ma il fenomeno pone un serio quesito: se la libert&#224; di espressione permette di manipolare le informazioni e influenzare il voto, il risultato &#232; davvero diverso da quello di una propaganda in stile totalitario?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I pericoli, quindi, sono due:&lt;/strong&gt; da un lato, &lt;strong&gt;non si pu&#242; consentire ai governi di avere un controllo esteso sui media&lt;/strong&gt;, a causa della deriva autoritaria a cui questo potrebbe portare, ma dall'altro &lt;strong&gt;non si pu&#242; nemmeno lasciare che la disinformazione e tecniche di influenza del comportamento su larga scala prendano il sopravvento&lt;/strong&gt;. &lt;br class='manualbr' /&gt;Come fare, dunque, per raggiungere un equilibrio? &#200; molto difficile trovare il modo di limitare l'uso che viene fatto dei media poich&#233; la libert&#224; di espressione costituisce uno strumento fondamentale nel bilanciamento dei poteri che sta alla base di ogni democrazia. &lt;strong&gt;I media, infatti, dovrebbero agire come un controllore sulle azioni del governo, denunciando gli abusi nei confronti dei cittadini.&lt;/strong&gt; Allo stesso tempo, &#232; altrettanto difficile gestire la libert&#224; di espressione senza limiti, poich&#233; il diffondersi della disinformazione &#232; pericoloso in quanto pu&#242; portare a gravi conseguenze sia economiche che sociali. &lt;br class='manualbr' /&gt;&lt;strong&gt;L'Unione Europea si &#232; mossa in entrambe le direzioni:&lt;/strong&gt; nel 2023 ha emanato il Digital Services Act (DSA) con l'intento di contrastare le tecniche atte a modificare il comportamento come quelle di &lt;i&gt;Cambridge Analytica &lt;/i&gt; costringendo le grandi aziende a porre sotto un maggior controllo le informazioni diffuse sulle loro piattaforme, con sanzioni che possono arrivare fino al 6% del fatturato annuo. Mentre, nel 2024, &#232; entrata in vigore &lt;strong&gt;l'European Media Freedom Act (EMFA) &lt;/strong&gt; che mira a proteggere i giornalisti e le loro fonti da ingerenze politiche quali, ad esempio, cause infondate intentate nei loro confronti per scoraggiare la pubblicazione di notizie (le famose SLAPP). Il regolamento si propone anche di aumentare la trasparenza della propriet&#224; dei media, assicurando la formazione di un sistema pluralista. Nonostante la situazione non sia ancora ottimale, &lt;strong&gt;i nuovi regolamenti,&lt;/strong&gt; insieme alla fondazione di un organo per il controllo della libert&#224; dei media (noto come Comitato Europeo per i Servizi di Media o EBMS), &lt;strong&gt;sembrano un grande passo nella giusta direzione.&lt;/strong&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt; [&lt;a href=&#034;#nb3-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; rel=&#034;appendix&#034; title=&#034;Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell'umanit&#224; (&#8230;)&#034; id=&#034;nh3-2&#034;&gt;2&lt;/a&gt;]&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;hr /&gt;
		&lt;div class='rss_notes'&gt;&lt;div id=&#034;nb3-1&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh3-1&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 3-1&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;1&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Le origini del totalitarismo, di Hannah Arendt, Torino, Einaudi, 2009.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div id=&#034;nb3-2&#034;&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class=&#034;spip_note_ref&#034;&gt;[&lt;a href=&#034;#nh3-2&#034; class=&#034;spip_note&#034; title=&#034;Note 3-2&#034; rev=&#034;appendix&#034;&gt;2&lt;/a&gt;] &lt;/span&gt;Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell'umanit&#224; nell'era dei nuovi poteri, trad. Paolo Bassotti, Roma, Luiss University Press, 2019
&lt;a href=&#034;https://www.raiplay.it/video/2020/02/presa-diretta---tutti-spiati-c8a95899-5b76-4050-8d0c-41bd447bb77a.html?wt_mc=2.google.yt.rai_presadiretta.&amp;wt&#034; class=&#034;spip_url spip_out auto&#034; rel=&#034;nofollow external&#034;&gt;https://www.raiplay.it/video/2020/02/presa-diretta---tutti-spiati-c8a95899-5b76-4050-8d0c-41bd447bb77a.html?wt_mc=2.google.yt.rai_presadiretta.&amp;wt&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Ceuta &#232; parte di un grande gioco</title>
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		<dc:date>2026-08-10T08:00:50Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Stefano Rossi</dc:creator>



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&lt;p&gt;Non si &#232; ancora diradata la nebbia sui fatti accaduti a Ceuta il 30 luglio 2026, quando oltre 50.000 persone si sono riversate oltre il confine marocchino ammassandosi nella piccola comunit&#224; di Ceuta. Vale comunque la pena iniziare a costruire qualche riflessione pi&#249; a freddo sul significato politico di questi fatti. Che cos'&#232; Ceuta Ceuta &#232; una piccola exclave spagnola situata sulla costa nordafricana, di fronte allo Stretto di Gibilterra. Con circa 85.000 abitanti e una superficie (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-attualita-" rel="directory"&gt;Attualit&#224;&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/fc/35a2fc9b4674a7e44d086510e891f7.jpg?1787476927' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Non si &#232; ancora diradata la nebbia sui fatti accaduti a Ceuta il 30 luglio 2026, quando oltre 50.000 persone si sono riversate oltre il confine marocchino ammassandosi nella piccola comunit&#224; di Ceuta. Vale comunque la pena iniziare a costruire qualche riflessione pi&#249; a freddo sul significato politico di questi fatti.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Che cos'&#232; Ceuta&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ceuta &#232; una piccola &lt;strong&gt;exclave spagnola&lt;/strong&gt; situata sulla costa nordafricana, di fronte allo Stretto di Gibilterra. Con circa 85.000 abitanti e una superficie inferiore a 20 chilometri quadrati (comparabile a un piccolo comune), fa parte della Spagna da secoli e rappresenta uno degli ultimi territori europei nel continente africano. Dal 1995 non fa pi&#249; parte della provincia di Cadice, ma le &#232; riconosciuto lo &lt;strong&gt;status di &#8220;citt&#224; autonoma&#8221;&lt;/strong&gt;. La sua piccola comunit&#224; &#232; composta prevalentemente da spagnoli e da marocchini. Vi convivono pacificamente comunit&#224; religiose cattoliche, musulmane ed ebraiche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ceuta si trova in una posizione strategica straordinaria, costituendo &lt;strong&gt;l'unico punto di accesso allo Stretto di Gibilterra sotto controllo europeo&lt;/strong&gt;. Gli altri territori che delimitano lo Stretto sono infatti sotto la sovranit&#224; del Regno del Marocco e del Regno Unito. Gibilterra costituisce uno dei principali &#8220;chokepoint&#8221; marittimi globali, fondamentale per il commercio internazionale, le rotte energetiche e la sicurezza europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La crisi del 30 luglio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Secondo le principali agenzie internazionali, il 30 luglio &lt;strong&gt;oltre 50.000 persone&lt;/strong&gt;, in prevalenza di origine marocchina e subsahariana, &lt;strong&gt;hanno attraversato&lt;/strong&gt; in maniera disordinata il &lt;strong&gt;confine tra Marocco e Spagna&lt;/strong&gt;, entrando nel territorio di Ceuta a nuoto o attraversando le barriere poste sulla riva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di fronte a questi accessi straordinari, Madrid ha disposto l'invio dell'esercito a supporto delle autorit&#224; civili. Nelle ore successive, molte persone sono rientrate in Marocco spontaneamente (soprattutto quelle di origine marocchina) a causa dell'assenza di cibo e dell'impossibilit&#224; di raggiungere la Spagna continentale. I &lt;strong&gt;rientri&lt;/strong&gt; sono avvenuti, al momento, &lt;strong&gt;in modo ordinato&lt;/strong&gt; e l'esercito spagnolo ha evitato scontri o disordini contenendo l'azione di gruppi di estrema destra giunti per aggredire i migranti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vicenda non &#232; stata per&#242; esente da alti costi umani: sono &lt;strong&gt;oltre 60 le persone decedute&lt;/strong&gt; nell'attraversamento, recuperate dalle autorit&#224; spagnole durante le operazioni di salvataggio, mentre le autorit&#224; marocchine ne hanno segnalate circa 10. Per avere un ordine di grandezza, circa il doppio dei morti della strage di Crans Montana; decessi che resteranno per&#242; senza giustizia, data la difficolt&#224; di individuare colpevoli diretti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se questi sono i fatti, cerchiamo ora di capirne le ragioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le cause dirette non sono chiare&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le cause dirette di questo grande movimento di persone sono ancora incerte: non &#232; chiaro chi abbia innescato la &lt;strong&gt;propagazione di false informazioni&lt;/strong&gt; riguardanti la possibilit&#224; di accedere al territorio spagnolo tramite i varchi di Ceuta, n&#233; il ruolo attivo od omissivo delle autorit&#224; marocchine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Molti accusano il governo marocchino&lt;/strong&gt; di aver organizzato o almeno &#8220;lasciato fare&#8221; chi ha organizzato l'arrivo coordinato di cos&#236; tante persone contemporaneamente: circolano video di camion carichi di persone apparentemente diretti a Ceuta, e molti intervistati, nelle ore subito dopo gli arrivi, hanno testimoniato che le autorit&#224; marocchine avrebbero aperto i varchi e li avrebbero lasciati passare. Ma &lt;strong&gt;non risultano al momento prove chiare&lt;/strong&gt; circa il coinvolgimento del governo marocchino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La mancanza di chiarezza non pu&#242; stupirci, tuttavia: se fosse vera la tesi del coinvolgimento (attivo o omissivo) delle autorit&#224; marocchine, queste avrebbero fatto di tutto per non lasciare prove del loro coinvolgimento. Per provare allora a comprendere la situazione, &#232; necessario allargare lo sguardo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le tensioni tra Spagna e Marocco: il Sahara Occidentale&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le relazioni tra Spagna e Marocco non sono mai state semplici. Oltre alle pretese marocchine su Ceuta e Melilla, il principale punto di tensione tra i due governi riguarda storicamente la &lt;strong&gt;questione del Sahara Occidentale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Territorio abitato da oltre mezzo milione di persone, confinante con Marocco, Algeria e Mauritania, il Sahara Occidentale &#232; stato colonia spagnola dal 1884. Nell'ambito dei processi di decolonizzazione, la Spagna si &#232; ritirata nel 1975 dopo che il Marocco, rivendicandone la sovranit&#224;, organizz&#242; l'invasione &#8220;pacifica&#8221; dei territori tramite una marcia di 350.000 civili (la c.d. &#8220;Marcia verde&#8221;). Contemporaneamente, il Fronte Polisario, movimento indipendentista rappresentante del popolo Saharawi, dichiar&#242; l'indipendenza del Sahara Occidentale, sostenuto dal governo dell'Algeria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1991, una risoluzione delle Nazioni Unite ha stabilito che un &lt;strong&gt;referendum popolare&lt;/strong&gt; avrebbe risolto il conflitto tra le pretese di sovranit&#224; marocchine e le spinte indipendentiste del Fronte Polisario. Referendum che &lt;strong&gt;non si &#232; ancora tenuto&lt;/strong&gt;. Nel frattempo Rabat ha consolidato la propria presenza e lo sfruttamento economico dell'area attraverso investimenti infrastrutturali, sviluppo economico e integrazione amministrativa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Sahara Occidentale nello scenario globale attuale&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una svolta decisiva si &#232; verificata il 10 dicembre 2020, quando &lt;strong&gt;l'amministrazione Trump ha riconosciuto formalmente la sovranit&#224; del Marocco&lt;/strong&gt; sull'intero Sahara Occidentale, sostenendo il piano marocchino come unica soluzione realistica al conflitto e annunciando l'intenzione di promuovere sviluppo economico nella regione, inclusa l'apertura di una presenza consolare a Dakhla.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una presa di posizione cos&#236; forte non arriva senza un prezzo: lo stesso giorno viene annunciata l'adesione del Marocco agli Accordi di Abramo (che saranno poi firmati il 22 dicembre 2020), che accetta cos&#236; di siglare una &lt;strong&gt;partnership strategica con Israele&lt;/strong&gt; in ambito economico, diplomatico e di sicurezza, normalizzando le relazioni tra i due paesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In pratica, &lt;strong&gt;il sostegno statunitense alle rivendicazioni marocchine sul Sahara Occidentale viene scambiato con il sostegno marocchino alle politiche israeliane e statunitensi in Medio oriente&lt;/strong&gt;. Il Marocco diventa cos&#236; un importante partner strategico per Trump nella regione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &#232; un caso che la principale produzione hollywoodiana del 2025 (Odyssey, di Christopher Nolan), con un budget di 250 milioni di dollari, ha girato diverse scene nei territori del Sahara Occidentale, suscitando reazioni critiche tra chi ha visto in questa scelta una strumentalizzazione politica a sostegno delle politiche coloniali del governo marocchino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non &#232; un caso nemmeno che proprio negli ultimi giorni abbiamo assistito a due evoluzioni interessanti dei rapporti sempre pi&#249; stretti tra Marocco e Stati Uniti. Il 27 luglio 2026 viene annuncia l'intitolazione, da parte marocchina, di un tratto dell'autostrada Tiznit-Dakhla a Donald Trump, interpretata come un riconoscimento simbolico per il sostegno americano alla causa marocchina sul Sahara Occidentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Infine, il 30 luglio 2026, festa nazionale del Marocco e data di inizio della crisi di Ceuta, &lt;strong&gt;il Dipartimento di Stato USA ha ribadito&lt;/strong&gt; che Washington riconosce la &lt;strong&gt;sovranit&#224; marocchina sul Sahara Occidentale&lt;/strong&gt;, ritenuta l'unica base &#8220;seria, credibile e realistica&#8221; per una soluzione della questione, e che il Marocco &#232; visto come pilastro di stabilit&#224; regionale e partner chiave negli Accordi di Abramo. Concetti ribaditi dallo stesso Trump, il 1&#176; agosto, con il suo messaggio ufficiale al Re Mohammed VI.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il &#8220;grande gioco&#8221; del Marocco e quello degli USA&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Forte del sostegno statunitense, il Marocco ha iniziato un &#8220;grande gioco&#8221; per assicurarsi la sovranit&#224; sul Sahara Occidentale e insieme per rinforzare le pretese su Ceuta e Melilla, che ritiene proprio territorio nazionale. Nel maggio del 2021 il Marocco ha fatto la sua mossa: circa 8.000 persone si sono riversate a Ceuta a seguito dell'allentamento delle misure di controllo da parte delle autorit&#224; marocchine. &lt;strong&gt;La minaccia dell'uso strumentale delle pressioni migratorie come arma geopolitica&lt;/strong&gt; ha effetto: la crisi scatenata impone a Sanchez di rimuovere il Ministro degli Esteri (sostituito con l'attuale, Jos&#233; Manuel Albares), e spinge il &lt;strong&gt;governo spagnolo&lt;/strong&gt; nel 2022 a concedere il proprio &lt;strong&gt;sostegno al piano marocchino sul Sahara Occidentale&lt;/strong&gt;, abbandonando di fatto la precedente neutralit&#224;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La decisione ha contribuito a migliorare le relazioni con Rabat, ma a costo di una &lt;strong&gt;grave crisi diplomatica con l'Algeria&lt;/strong&gt;. Negli anni successivi, Algeri ha congelato parte della cooperazione economica e richiamato il proprio ambasciatore in Spagna. Solo nel 2025-2026 si &#232; assistito a un &lt;strong&gt;graduale riavvicinamento&lt;/strong&gt;, culminato nella visita di S&#225;nchez ad Algeri del 20 luglio 2026, &lt;strong&gt;appena dieci giorni prima della crisi di Ceuta&lt;/strong&gt;. Questa coincidenza temporale alimenta inevitabilmente alcuni interrogativi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &#8220;grande gioco&#8221; del Marocco presenta tuttavia pericoli per lo stesso Marocco, perch&#233; si inserisce a sua volta nel &lt;strong&gt;gioco ancora pi&#249; grande di Trump&lt;/strong&gt;, il cui abbraccio potrebbe rivelarsi mortale per il piccolo regno. Occorre infatti chiedersi le ragioni profonde del sostegno di Trump alle rivendicazioni di Rabat: il sostegno marocchino alle politiche israeliane &#232; sicuramente un elemento, ma non appare cos&#236; decisivo. Bisogna forse guardare pi&#249; in grande allo snodo che rappresenta Gibilterra per i commerci internazionali. &lt;strong&gt;Se Trump puntasse al controllo dello Stretto&lt;/strong&gt; (ipotesi che non appare cos&#236; irrealistica alla luce dell'intervento di Trump in Iran per il controllo dello Stretto di Hormuz), &lt;strong&gt;il Marocco rischia di diventare una pedina sacrificabile&lt;/strong&gt;: il costo del deterioramento delle relazioni con la Spagna e con l'UE lo pagherebbe solo Rabat, mentre il vantaggio del controllo dello Stretto andrebbe realisticamente agli USA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A questo proposito, &#232; interessante notare che a marzo 2026 il &lt;i&gt;think tank&lt;/i&gt; americano conservatore American Enterprise Institute ha pubblicato un paper che, richiamando la &#8220;Marcia Verde&#8221; del 1975 nel Sahara Occidentale, propone che &lt;strong&gt;il Marocco invada &#8220;pacificamente&#8221; le exclave di Ceuta e Melilla a fini di annessione&lt;/strong&gt;. L'autore (Michael Rubin, ex ufficiale del Pentagono) sottolinea che, in un tale frangente, la NATO non potrebbe essere chiamata ad agire perch&#233; non prevede espressamente obblighi di difesa reciproca su territorio africano. Una recente opinione pubblicata sul Time of Israel ha rilanciato questa proposta proprio nelle ore della crisi: Jose Lev Alvarez Gomez (studioso americano-israeliano di sicurezza mediorientale, veterano dell'IDF e dell'esercito americano) sostiene che la Spagna abbia ormai perso il controllo su Ceuta e che il Marocco debba intervenire militarmente per annetterle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L'ipotesi della &#8220;migrazione come arma geopolitica&#8221;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo &#8220;grande gioco&#8221;, l'ipotesi dell'uso dei migranti come arma geopolitica (la c.d. &lt;i&gt;weaponisation&lt;/i&gt; delle migrazioni) sembra far tornare i conti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lavori accademici come &lt;i&gt;Reframing coercive engineered migration theory: Ceuta and the Western Sahara&lt;/i&gt; &lt;a href=&#034;https://www.researchgate.net/publication/376573584_Reframing_coercive_engineered_migration_theory_Ceuta_and_the_Western_Sahara&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;(B &#193;lvarez-Miranda, E. Brey, 2023)&lt;/a&gt; e &lt;i&gt;Migration as Leverage: Morocco's Strategic Use of Migration in the Western Sahara Dispute&lt;/i&gt; &lt;a href=&#034;https://www.ugent.be/ps/politiekewetenschappen/gies/en/research/publications/honours_paper/academic-year-2024-2025/migration-as-levarage&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;(M. Ikene, 2025)&lt;/a&gt; hanno studiato a fondo il concetto di &lt;i&gt;Coercive Engineered Migration&lt;/i&gt; sviluppato da K. Greenhill con &lt;i&gt;Weapons of mass migration: forced displacement, coercion and foreign policy&lt;/i&gt; &lt;a href=&#034;https://www.jstor.org/stable/10.7591/j.ctt7v70q&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;(K. Greenhill, 2010)&lt;/a&gt;, secondo cui uno Stato pu&#242; manipolare o tollerare flussi migratori per ottenere concessioni politiche. Queste analisi concludono che il &lt;strong&gt;Marocco abbia dimostrato la capacit&#224; di usare il controllo dei flussi migratori&lt;/strong&gt; durante la crisi di Ceuta del 2021, &lt;strong&gt;come leva per influenzare la posizione spagnola sul Sahara Occidentale&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per molti osservatori, &lt;strong&gt;gli eventi del luglio 2026 potrebbero essere letti attraverso una chiave interpretativa analoga&lt;/strong&gt;. Naturalmente ci&#242; non costituisce una prova di responsabilit&#224; diretta. Il governo marocchino continua a negare il proprio coinvolgimento nella vicenda, mentre il governo spagnolo non ha ancora sollevato un'accusa formale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se questa dovesse rivelarsi, alla luce dei prossimi eventi, la chiave di lettura corretta, saremmo di fronte a un &lt;strong&gt;attacco ibrido alla sovranit&#224; territoriale spagnola&lt;/strong&gt;, che richiederebbe la &lt;strong&gt;solidariet&#224; degli altri Stati membri&lt;/strong&gt; ai sensi dell'art. 222 del Trattato sul Funzionamento dell'UE (&#8220;&lt;i&gt;L'Unione e gli Stati membri agiscono congiuntamente in uno spirito di solidariet&#224; qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamit&#224; naturale o provocata dall'uomo&lt;/i&gt;&#8221;) o persino dell'art. 42, comma 7 del Trattato sull'UE (&#8220;&lt;i&gt;Qualora uno Stato membro subisca un'aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso&lt;/i&gt;&#8221;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questa prospettiva, &lt;strong&gt;le misure assunte da altri Stati membri come l'Italia&lt;/strong&gt;, che ha sospeso il regime di Schengen con la Spagna reintroducendo i controlli alle frontiere, per aumentare la pressione sulla Spagna, &lt;strong&gt;vanno in direzione opposta rispetto al principio di solidariet&#224;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre, si potrebbe osservare che di fronte a un attacco ibrido portato tramite l'uso dei migranti come un'arma, &lt;strong&gt;i Paesi europei rispondono approfondendo le loro divisioni e isolando politicamente lo Stato aggredito&lt;/strong&gt;. Una reazione che &lt;strong&gt;incentiva nuove aggressioni, dimostrandone la grande efficacia&lt;/strong&gt;. Una politica di deterrenza rispetto a queste &#8220;onde umane&#8221; dovrebbe, al contrario, essere segnata da una risposta forte e unitaria degli Stati membri e delle istituzioni europee. Putin e Trump, ma anche le autorit&#224; libiche, prendono nota.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La politica migratoria spagnola&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una lettura sostanzialmente diversa&lt;/strong&gt; porta invece sul banco degli imputati la politica migratoria spagnola, che sarebbe la vera responsabile della crisi di Ceuta. Tra i sostenitori di questa lettura, lo stesso Trump con le sue dichiarazioni a ridosso dei fatti. Secondo questa interpretazione, &lt;strong&gt;la politica migratoria di Sanchez&lt;/strong&gt;, troppo aperta e permissiva, &lt;strong&gt;agisce quale &lt;i&gt;pull factor&lt;/i&gt; per i flussi migratori illegali&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In particolare, una sentenza del Tribunal Supremo spagnolo dell'8 luglio 2026 ha stabilito che entrare via mare a Ceuta non equivale a scavalcare una barriera fisica e pertanto le persone intercettate non possono essere respinte nell'immediato, ma devono poter accedere alle procedure ordinarie, con le garanzie previste dal diritto internazionale. Ancorch&#233; non si tratti neanche lontanamente di una &#8220;apertura&#8221; della frontiera, ma del riconoscimento di tutele giuridiche fondamentali, la notizia sarebbe stata distorta e avrebbe indotto molte persone a tentare l'attraversamento &#8211; ignare che a Ceuta sarebbero state poi di fatto respinte mediante la privazione di cibo e sistemazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un altro evento spesso richiamato a sostegno di questa tesi &#232; che il governo spagnolo ha varato una nuova misura, entrata in vigore il 15 aprile dopo un'iniziativa legislativa popolare sostenuta da 600 mila firme e da centinaia di associazioni, che prevede la &lt;strong&gt;regolarizzazione dei migranti senza permesso di soggiorno e richiedenti asilo&lt;/strong&gt; che si trovino in Spagna dal 31 dicembre 2025. In particolare, la misura prevede la concessione di un permesso di soggiorno e lavoro legale della durata di un anno (cinque per i minori), in assenza di pericolosit&#224; sociale. La misura &#232; volta a fare emergere il lavoro sommerso e &lt;strong&gt;favorire l'integrazione di persone gi&#224; presenti sul territorio spagnolo&lt;/strong&gt;, consentendo loro di lavorare legalmente in attesa dello svolgimento delle procedura amministrative di immigrazione e asilo. Le richieste potrebbero aver superato la quota di 1 milione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Non si pu&#242; escludere che questi fatti abbiano incoraggiato molte persone a cercare l'accesso a Ceuta&lt;/strong&gt;, magari sulla spinta di notizie ingigantite e narrazioni tendenziose promosse da chi aveva interesse a causare la crisi. Tuttavia, questa ricostruzione deve fare i conti con &lt;strong&gt;alcuni dati&lt;/strong&gt; che occorre considerare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli arrivi irregolari in tutta Europa di cittadini marocchini tra il 2009 e il 2026 (quindi su 15 anni), tramite tutte le rotte, raggiungono il numero complessivo di circa 150.000 (dati Frontex). Il 30 luglio 2026, in 24 ore a Ceuta sono arrivate oltre 50.000 persone, prevalentemente di origine marocchina. &lt;strong&gt;Visti gli ordini di grandezza&lt;/strong&gt;, si ha la netta sensazione di essere di fronte a un &lt;strong&gt;fenomeno che poco ha a che fare con quello delle migrazioni&lt;/strong&gt;. Il fenomeno migratorio &#232; frastagliato, frammentato e caotico; una concentrazione tale di persone in un'unica giornata appare frutto di un'orchestrazione precisa e racconta una vicenda diversa.
Inoltre, se guardiamo i dati degli arrivi irregolari degli ultimi decenni, i &lt;strong&gt;fattori decisivi&lt;/strong&gt; riguardano tutti il &#8220;lato della domanda&#8221;, e in particolare &lt;strong&gt;da quale tipo di crisi le persone scappano. Non la difficolt&#224; del percorso, non il tipo di accoglienza che li attende&lt;/strong&gt;. D'altra parte, nessuno abbandona la propria terra verso un percorso incerto se non &#232; spinto da necessit&#224; esistenziali. Per questa ragione, le principali nazionalit&#224; degli arrivi sono Siria, Afghanistan, Eritrea, Iraq, Bangladesh, Nigeria.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando si parla di &lt;i&gt;pull factor&lt;/i&gt;, bisogna poi ricordare che &lt;strong&gt;le persone migranti non ricevono una formazione specifica nella legislazione europea dell'immigrazione e asilo&lt;/strong&gt;: ci&#242; implica da un lato che possono essere facilmente ingannate, dall'altro che &lt;strong&gt;difficilmente rispondono in modo razionale agli incentivi o disincentivi generati dalle politiche dei paesi di arrivo&lt;/strong&gt;. Se una persona &#232; pronta a morire nelle prossime 8 ore per attraversare un confine, o a farsi torturare per i prossimi 6 mesi, pur di avere la possibilit&#224; di vivere una vita migliore, &#232; difficile argomentare che risponda a incentivi o disincentivi normativi complessi, riferiti a un sistema che non conosce. Per ricorrere a un concetto economico, la domanda di accesso &#232; talmente rigida che non appare particolarmente influenzata dall'offerta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come funziona la politica migratoria in Europa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per chiudere il ragionamento sulla tesi del &lt;i&gt;pull factor&lt;/i&gt; occorre porsi una ulteriore domanda: &lt;strong&gt;la Spagna offre un regime di immigrazione e asilo pi&#249; favorevole rispetto agli altri Stati membri?&lt;/strong&gt; In sintesi, la risposta &#232; &lt;strong&gt;no&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei primi mesi del 2024 il Parlamento europeo ha approvato il &lt;strong&gt;Nuovo Patto sulla Migrazione e l'Asilo&lt;/strong&gt;, formalmente adottato dal Consiglio dell'Unione Europea il 14 maggio 2024. Le sue norme, entrate in vigore il 12 giugno 2026, sono contenute in 10 atti legislativi vincolanti, (9 regolamenti e 1 direttiva) che dettano una serie di norme per gestire l'immigrazione irregolare e istituiscono un sistema europeo comune di asilo. Il Patto stringe le maglie sulla gestione degli arrivi e dei respingimenti, crea procedure uniformi per la gestione delle richieste di protezione internazionale e rafforza il sistema dei rimpatri. &#200; una &lt;strong&gt;politica europea comune, applicata in tutti gli Stati membri&lt;/strong&gt;, con un ruolo rafforzato di Frontex, agenzia con un bilancio di oltre 1 miliardo di euro e stanziamenti previsti in crescita nel prossimo quadro finanziario pluriennale intorno ai 12 miliardi di euro tra il 2028 e il 2034. Ha un personale di circa 2.000 unit&#224;, destinate a crescere a 10.000 entro il 2027 (per avere un ordine di grandezza, la Guardia Costiera italiana conta circa 11.000 unit&#224;) e svolge una funzione di controllo dei confini esterni dell'UE e supporto operativo alle forze nazionali per il controllo delle frontiere e per i rimpatri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Resta invece &lt;strong&gt;nelle mani degli Stati la disciplina riguardante l'immigrazione regolare&lt;/strong&gt;, che risponde quindi alle decisioni politiche dei governi nazionali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In altre parole, &lt;strong&gt;la disciplina degli arrivi &#8220;irregolari&#8221; e delle richieste di asilo &#232; unica per tutta Europa&lt;/strong&gt;, quale politica comune, il che rende &lt;strong&gt;invariante il punto di arrivo per un migrante&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un &lt;a href=&#034;https://www.eurobull.it/riflessioni-sulla-politica-migratoria-in-europa&#034;&gt;secondo articolo&lt;/a&gt; approfondiremo i limiti dell'attuale politica europea di immigrazione e asilo, cercando di raccogliere qualche lezione dalla crisi di Ceuta per noi europei.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Convenzione dei Giovani di Nocera 2026: le proposte dei giovani veneti per l'Europa</title>
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		<dc:date>2026-08-07T08:34:44Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Gaia Contaldi, Riccardo Tavella</dc:creator>


		<dc:subject>Italia</dc:subject>
		<dc:subject> Unione Europea</dc:subject>
		<dc:subject>Giovani</dc:subject>
		<dc:subject>Sovranit&#224;</dc:subject>
		<dc:subject>Indipendenza</dc:subject>

		<description>
&lt;p&gt;Ogni anno, il Seminario Regionale di Formazione Europea di Nocera Umbra, riunisce giovani provenienti da tutto il Veneto per una settimana di approfondimento, confronto e dialogo sui temi legati all'integrazione europea. Introduzione (a cura di Riccardo Tavella, caporedattore) Con questo articolo comincia una rubrica dedicata al Seminario di Formazione Federalista del Veneto, svoltosi a Nocera Umbra (PG) dal 20 al 25 luglio 2026, e al Concorso Diventiamo Cittadini Europei. Il presente (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="https://www.eurobull.it/-attivita-" rel="directory"&gt;Attivit&#224;&lt;/a&gt;

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&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-unione-europea-1960-+" rel="tag"&gt; Unione Europea&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-giovani-+" rel="tag"&gt;Giovani&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-sovranita-+" rel="tag"&gt;Sovranit&#224;&lt;/a&gt;, 
&lt;a href="https://www.eurobull.it/+-indipendenza-+" rel="tag"&gt;Indipendenza&lt;/a&gt;

		</description>


 <content:encoded>&lt;img src='https://www.eurobull.it/local/cache-gd2/d2/cf0a796e74bb0722d781349d5ce9e5.jpg?1787476927' class='spip_logo spip_logo_right' width='1200' height='630' alt=&#034;&#034; /&gt;
		&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Ogni anno, il &lt;strong&gt;Seminario Regionale di Formazione Europea di Nocera Umbra&lt;/strong&gt;, riunisce giovani provenienti da tutto il Veneto per una settimana di approfondimento, confronto e dialogo sui temi legati all'integrazione europea.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Introduzione (a cura di Riccardo Tavella, caporedattore)&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con questo articolo comincia una rubrica dedicata al Seminario di Formazione Federalista del Veneto, svoltosi a Nocera Umbra (PG) dal 20 al 25 luglio 2026, e al Concorso Diventiamo Cittadini Europei. Il presente scritto vuole raccontare l'esperienza del seminario e i temi che sono emersi dalla discussione tra i giovani, durante i gruppi di lavoro delle mattinate nocerine. Ogni settimana, per tutto il mese di agosto, usciranno articoli scritti da ragazzi partecipanti al concorso che hanno accettato di condividere con la nostra rivista i propri elaborati. Vi lasciamo quindi al primo articolo di questa rubrica, scritto da Gaia Contaldi, capogruppo al seminario di Nocera. Buona lettura!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Le proposte dei giovani veneti per l'Europa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'iniziativa, dedicata ai vincitori del &lt;strong&gt;concorso &#8220;Diventiamo Cittadini Europei&#8221;&lt;/strong&gt;, nasce con l'obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla storia, alle istituzioni e alle sfide dell'Unione Europea, offrendo loro uno spazio in cui non solo acquisire preziose conoscenze, ma anche elaborare idee concrete e costruire una propria visione. L'edizione di quest'anno, ha portato i partecipanti a interrogarsi su una domanda centrale: &lt;strong&gt;quale ruolo deve avere l'Europa nel mondo contemporaneo e quali strumenti sono necessari affinch&#233; i cittadini europei possano affrontare le grandi sfide del presente?&lt;/strong&gt; Il risultato di questo percorso di discussione e confronto &#232; racchiuso all'interno della &lt;strong&gt;&#8220;Convenzione dei Giovani di Nocera 2026&#8221;,&lt;/strong&gt; un documento, approvato a maggioranza dai partecipanti al termine del seminario, che raccoglie riflessioni e proposte sul futuro dell'Unione Europea. Attraverso il lavoro comune e il continuo confronto, i ragazzi hanno affrontato alcuni dei nodi pi&#249; complessi dell'attualit&#224; europea: lo scenario internazionale, la fragilit&#224; politica dell'Unione, le sfide economiche, tecnologiche e ambientali, il rapporto tra cittadini e istituzioni ed il bisogno di una maggiore partecipazione sociale e civica alla vita politica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno dei primi temi emersi riguarda il contesto internazionale in cui oggi l'Europa si trova ad agire. I partecipanti infatti, hanno scoperto ed iniziato ad indagare un mondo sempre pi&#249; caratterizzato da tensioni geopolitiche, conflitti e dalla progressiva crisi del multilateralismo. In questo scenario, sono stati capaci di evidenziare come &lt;strong&gt;l'Unione Europea fatichi ancora a esercitare un ruolo autonomo e incisivo, a causa della frammentazione delle politiche nazionali e dell'assenza di una vera cooperazione in ambito diplomatico e di difesa.&lt;/strong&gt; Da questa riflessione, sviluppatasi in maniera molto naturale nel corso dei giorni, &#232; emersa poi una convinzione condivisa: le grandi sfide del presente, a prescindere dalla tematica o ambito di competenza, non possono pi&#249; essere affrontate dai singoli Stati separatamente. Questioni come sicurezza internazionale, cambiamenti climatici, migrazioni e sviluppo tecnologico infatti, richiedono oggi degli strumenti sovranazionali e una maggiore integrazione tra i Paesi europei.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proseguendo, particolare attenzione &#232; stata dedicata al tema della sovranit&#224;. I ragazzi hanno discusso di come, nel mondo attuale, &lt;strong&gt;la dimensione statale non sia pi&#249; sufficiente a garantire ai cittadini un reale controllo sui processi economici e politici globali&lt;/strong&gt;, soprattutto in relazione ad altre superpotenze mondiali. La loro attenta analisi, ha portato il gruppo a sostenere che una maggiore capacit&#224; decisionale europea non rappresenterebbe una perdita di sovranit&#224;, ma al contrario un modo per renderla pi&#249; efficace e realmente democratica dopo anni di retroscena. All'interno della Convenzione, questa riflessione si traduce nella coraggiosa e fiduciosa richiesta di una riforma istituzionale dell'Unione Europea. Tra le proposte avanzate dai partecipanti, quindi, troviamo &lt;strong&gt;il superamento del diritto di veto&lt;/strong&gt; nel processo decisionale europeo, &lt;strong&gt;il rafforzamento del ruolo del Parlamento Europeo&lt;/strong&gt; attraverso il riconoscimento del pieno diritto di iniziativa legislativa e l'introduzione di liste elettorali sovranazionali, con l'obiettivo di costruire una democrazia europea pi&#249; vicina ai cittadini e dare loro la possibilit&#224; di scegliere i propri rappresentanti a prescindere dall'appartenenza anagrafica di un territorio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un altro grande tema affrontato durante il seminario &#232; stato quello dell'economia europea e della necessit&#224; di rafforzarne la sua autonomia strategica. I partecipanti hanno osservato come, nonostante i risultati raggiunti grazie al mercato unico,&lt;strong&gt; l'Europa continui a essere vulnerabile in settori fondamentali come energia, tecnologia e industria.&lt;/strong&gt; In particolare, il ritardo europeo nello sviluppo dell'intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie &#232; stato individuato come una delle principali sfide da affrontare per mantenere competitivit&#224; e indipendenza. Le proposte contenute nella Convenzione s&lt;strong&gt;ottolineano quindi l'importanza di una politica economica comune&lt;/strong&gt;, sostenuta da strumenti europei condivisi, investimenti coordinati e una maggiore integrazione nel settore energetico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accanto alle questioni istituzionali ed economiche, i giovani hanno posto al centro anche il tema della partecipazione e della &lt;strong&gt;consapevolezza europea&lt;/strong&gt;. Durante il confronto e le discussioni accese delle diverse giornate, &#232; emerso come la distanza percepita tra cittadini e istituzioni rappresenti una delle principali difficolt&#224; nel rafforzare il senso di appartenenza all'Unione. La mancanza di conoscenza delle opportunit&#224; offerte dall'Europa ai giovani e delle politiche europee in loro favore, contribuisce infatti a creare un rapporto debole tra cittadini e progetto europeo. Per questo motivo, &lt;strong&gt;la Convenzione evidenzia con urgenza l'importanza di una comunicazione europea pi&#249; accessibile e vicina alle persone, capace di raccontare il funzionamento delle istituzioni e le possibilit&#224; offerte ai giovani&lt;/strong&gt; attraverso programmi come Erasmus+, European Solidarity Corps e altre iniziative di mobilit&#224; e scambio culturale. Il confronto tra i partecipanti ha portato quindi alla consapevolezza che l'identit&#224; europea non debba sostituire quelle nazionali, ma integrarsi con esse: essere cittadini europei significa appartenere a una comunit&#224; pi&#249; ampia, fondata su valori condivisi e sulla capacit&#224; di affrontare insieme problemi comuni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Convenzione dei Giovani di Nocera 2026 &lt;strong&gt;si conclude in ultimo con una visione precisa: quella di un'Europa pi&#249; democratica, unita e dotata degli strumenti necessari per affrontare le sfide del presente. &lt;/strong&gt; I ragazzi chiedono un'Unione politica capace di superare i limiti dell'attuale sistema, strettamente ispirata ai principi del &lt;i&gt;Manifesto di Ventotene&lt;/i&gt;, con l'obiettivo di costruire una nuova struttura europea fondata sulla partecipazione dei cittadini. Il valore pi&#249; significativo del documento per&#242;, non sta soltanto nelle proposte formulate e negli emendamenti approvati, ma soprattutto nel percorso che ha portato alla loro creazione. Attraverso il confronto diretto, il dibattito aperto e la capacit&#224; di ascoltare punti di vista diversi, trenta giovani provenienti da territori, esperienze e percorsi differenti, hanno avuto l'opportunit&#224; di sperimentare concretamente che cosa significhi partecipare alla vita democratica europea. Durante il seminario, il contesto di dialogo, lavoro condiviso e dibattito ha permesso ai partecipanti di trasformare idee individuali in una riflessione collettiva, sperimentando concretamente cosa significhi costruire un pensiero comune nel rispetto di opinioni diverse. Un'esperienza che, al di l&#224; del documento finale, ha lasciato in ciascuno di loro nuovi interrogativi, maggiore consapevolezza e il desiderio di sentirsi parte attiva del progetto europeo. La Convenzione dei Giovani di Nocera 2026 rappresenta cos&#236; non solo una riflessione sul futuro dell'Europa, ma anche la testimonianza concreta della volont&#224; delle nuove generazioni di comprenderla, parteciparvi e contribuire alla sua costruzione.
Di seguito &#232; possibile leggere il testo integrale della Convenzione, il documento approvato da 28 partecipanti al termine del seminario. &#200; il risultato di una settimana di studio, confronto e dibattito, durante la quale i ragazzi hanno trasformato idee, domande e proposte in una visione condivisa dell'Europa che immaginano per il futuro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;https://drive.google.com/file/d/1_kLDcRyNTBeqm0jZXat-AcMyqcQLSDMR/view?usp=sharing&#034; class=&#034;spip_url spip_out auto&#034; rel=&#034;nofollow external&#034;&gt;https://drive.google.com/file/d/1_kLDcRyNTBeqm0jZXat-AcMyqcQLSDMR/view?usp=sharing&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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