Strasburgo/Bruxelles: l’interminabile battaglia per il Parlamento europeo

Un articolo della serie «Strasburgo o Bruxelles, dove dovrebbe essere il Parlamento europeo? »

, di Théo Boucart, Trad. di Chiara Ruggiero

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Strasburgo/Bruxelles: l'interminabile battaglia per il Parlamento europeo
Palazzo del Parlamento europeo a Strasburgo (a sinistra) e a Bruxelles (a destra). Autore: Théo Boucart (Wikimedia Commons)

Un altro grande interrogativo tormenta l’Unione Europea negli ultimi mesi: Il Parlamento europeo può mantenere la sua sede plenaria nella capitale alsaziana? Se il dibattito sembra ossessionare la vita politica europea negli ultimi anni, la crisi del COVID-19 pare abbia favorito la concentrazione delle attività parlamentari a Bruxelles.

«Vogliamo tornare alla normalità. Strasburgo è la nostra capitale». Queste parole pronunciate lo scorso dicembre dal Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, non lasciano spazio a dubbi: la sede della rappresentanza popolare europea è a Strasburgo, e lo è sempre stata. Almeno questo è quello che si potrebbe pensare. Eppure, le cose sono in realtà più complicate.

Frutto di un precoce e tacito compromesso tra Bruxelles, sede delle principali istituzioni esecutive dell’UE (Commissione e Consiglio in primis) così come le commissioni parlamentari, e Strasburgo dove vengono organizzate le sessioni plenarie, questo ‘’policentrismo parlamentare’’ potrebbe risultare oscuro, nel migliore dei casi, e controproducente nel peggiore. Ciononostante, questo compromesso tuttora in vigore, è stato persino sancito nei trattari europei e nei protocolli aggiuntivi. Ed è proprio questo accordo tra le due città ad essere messo in discussione negli ultimi anni dai sostenitori di «Tutta Bruxelles», per diverse ragioni.

Strasburgo, capitale storica di un’Europa unita

Il ruolo di Strasburgo nella costruzione europea è antecedente alla creazione dell’Unione europea nel 1993, e persino anteriore alla creazione della Comunità economica europea con i trattati di Roma nel 1957.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale, al culmine del nazionalismo estremo, specialmente tra Francia e Germania, iniziarono a prendere forma delle riflessioni sul futuro di un’Europa unita, in particolare al congresso dell’Aia del 1948.

Alla fine di questo evento senza precedenti, venne creato il Consiglio d’Europa e venne scelta come sede la città di Strasburgo, simbolo della riconciliazione tra Francia e Germania, il cui antagonismo aveva provocato tre guerre e milioni di morti.

Allo stesso modo, prima la CECA nel 1952 e successivamente la CEE nel 1958 installarono le loro assemblee parlamentari nella capitale alsaziana, mentre Bruxelles si affermava come un altro centro di potere di un’Europa sempre più integrata.

La scelta di Strasburgo risulta quindi una scelta pragmatica unita ad una dimensione simbolica: essendo la sede del Consiglio d’Europa sin dalla fine degli anni 1940, le infrastrutture risultavano predisposte ad accogliere la «Piccola Europa».

Questa coabitazione tra il Parlamento europeo e l’Assemblea parlamentare del Consiglio dell’Europa è durato fino alla fine degli anni 1990, quando è stato inaugurato l’edificio Louise Weiss.

La dimensione simbolica, sotto il segno della riconciliazione tra i due «nemici ereditari», non fa che rafforzare l’importanza di Strasburgo.

I trattati in soccorso di Strasburgo… a discapito del Parlamento

Questo equilibrio «Bruxelles-Strasburgo» venne infine sancito nei trattati europei con la creazione formale dell’Unione Europea nel 1993. Durante i negoziati per il trattato di Maastricht, gli Stati membri decisero all’unanimità di designare Strasburgo come unica sede delle sessioni plenarie del Parlamento.

Questa formalizzazione è stata fatta (anche se in modo evasivo) in quello che è l’articolo 341 del Trattato sul funzionamento dell’UE: «La sede delle istituzioni dell’Unione è fissata d’intesa comune dai governi degli Stati membri». La Corte di giustizia dell’Unione europea confermò nel 1997 che la sede del Parlamento era stata fissata conformemente all’articolo del trattato. Il contenuto di questa decisione fu incluso nel trattato di Amsterdam sotto forma di un protocollo allegato ai trattati con il rammarico del Parlamento stesso, il quale insisteva sul fatto che ci dovesse essere un solo luogo di attività, in questo caso Bruxelles.

Le discussioni sul riconoscimento di una sede unica sono inizia te già all’inizio degli anni ’80 con regolari risoluzioni adottate dagli eurodeputati.

Malgrado la decisione degli Stati membri e successivamente quella della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, negli ultimi mesi gli Stati membri hanno cercato di imporre la propria volontà.

Nel 2006, per la prima volta, si è tenuta una sessione plenaria straordinaria a Bruxelles, subito dopo un Consiglio europeo. Nel 2012 il calendario parlamentare adottato, ridimensionava quindi il periodo di riunione a Strasburgo.

Tuttavia, solo in seguito ad una denuncia presentata dalla Francia, la Corte di giustizia si è pronunciata contro la decisione dei parlamentari europei.

Il policentrismo dei centri decisionali dell’UE

Va detto che non mancano gli argomenti a favore della capitale belga: il quartiere europeo di Bruxelles è facilmente raggiungibile dalla maggior parte delle principali città europee, i parlamentari vivono lì per la maggior parte del tempo ed hanno contatti regolari con i rappresentanti della Commissione europea e del Consiglio dell’UE. Nella maggior parte degli Stati moderni, le più importanti istituzioni politiche nazionali sono concentrate in una sola città, anche negli stati federali come la Germania, il Belgio o la Svizzera.

Ma l’Unione Europea non deve essere uno Stato moderno; nonostante la spinta necessaria verso il federalismo.

L’UE dovrebbe trovare il giusto equilibrio tra la costruzione di un federalismo innovatore e resistente, preservando il più possibile le autonomie degli Stati membri e delle regioni.

Affinché questo avvenga, i cittadini devono far proprio il progetto europeo e questo potrebbe essere raggiunto attraverso la molteplicità dei centri di potere dell’UE: Bruxelles, Strasburgo ma anche Lussemburgo, dove lavora la maggior parte del personale del Parlamento.

Bisognerebbe quindi andare oltre il dibattito, considerando che le grandi città dell’Europa centrale e meridionale dovrebbero ugualmente ospitare delle istituzioni importanti.

Roma, Lisbona, Madrid, Atene, Praga, Varsavia… Città impregnate di cultura europea ma che allo stesso tempo sono state largamente ignorate da quando i Consigli europei si tengono a Bruxelles.

Anche se ogni Stato membro ospita almeno un’agenzia esecutiva dell’UE, la presenza della democrazia europea dovrebbe essere più presente in ogni grande città europea. La conferenza sul futuro dell’UE, che sarà lanciata il 9 maggio a Strasburgo sotto la presidenza portoghese, potrebbe avanzare una serie di suggerimenti a questo proposito.

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