Sulla scelta del Presidente della Commissione si gioca l’evoluzione della forma di governo dell’UE

, di Roberto Castaldi

Sulla scelta del Presidente della Commissione si gioca l'evoluzione della forma di governo dell'UE

“L’essenziale è invisibile agli occhi” scriveva Antoine de Saint-Exupéry nel Piccolo Principe. Già, tanto che il dibattito di questi giorni sui media e tra i politici sulle future nomine europee si incentra solo sulle persone e le loro qualità. Ma le persone passano mentre le istituzioni ed i meccanismi decisionali restano. E sulla scelta del prossimo Presidente della Commissione europea si gioca l’evoluzione della forma di governo dell’Unione Europea. Più importante di chi sarà il Presidente è dunque come verrà scelto e da chi. Lo scontro è tra il Parlamento eletto ed i governi nazionali riuniti nel Consiglio europeo. E dal risultato dipende la possibilità che continui l’evoluzione dell’Unione verso un sistema di governo parlamentare, o che si accentui la deriva intergovernativa, che è la vera causa della debolezza dell’UE su alcune materie e della sua incapacità di rispondere alle esigenze dei cittadini a causa dei veti nazionali.

I cittadini europei si sono espressi con il loro voto. Abbiamo dunque nuovi gruppi e nuovi rapporti di forza nel Parlamento europeo. E quindi ora tocca al Parlamento scegliere il Presidente della Commissione. La pretesa del Consiglio europeo, ed in particolare di alcuni Capi di Stato e di governo, di scegliere autonomamente il Presidente della Commissione – come già dovranno fare per il Presidente del Consiglio Europeo e della Banca Centrale (in scadenza) e per l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza e Vicepresidente della Commissione – non ha ragion d’essere giuridica e politica.

Il Trattato sancisce infatti che il Presidente della Commissione è eletto dal Parlamento a maggioranza assoluta, su proposta del Consiglio europeo che delibera a maggioranza qualificata, sulla base dei risultati delle elezioni e fatte le opportune consultazioni. Il Consiglio europeo dovrebbe quindi giocare il ruolo, che sappiamo importantissimo, che il Presidente della Repubblica svolge in Italia: tener conto dei risultati elettorali, consultare i Gruppi nel Parlamento europeo e facilitare il loro accordo per la nascita di una maggioranza in grado di eleggere il Presidente della Commissione. Su questa base normativa già nelle elezioni europee del 2014 i maggiori partiti europei hanno presentato i propri candidati alla Presidenza della Commissione. Nel 2014 era la prima volta e tutti i partiti si accordarono per convergere sul candidato del partito di maggioranza relativa, il popolare Jean-Claude Juncker, che infatti divenne Presidente della Commissione. Anche a queste elezioni i partiti europei hanno presentato i propri candidati, ma senza impegnarsi a convergere necessariamente sul candidato del partito di maggioranza relativa, seppure si siano espressi a favore di un Presidente della Commissione scelto tra i candidati dei partiti, gli Spitzenkandidaten. Probabilmente si formerà una maggioranza europeista nel Parlamento, composta da popolari, socialisti, liberali e verdi. Spetterà a loro individuare il Presidente della Commissione più adatto o adatta a rappresentare le priorità e l’agenda della coalizione che lo/la esprimerà. È questa la normalità dei sistemi di governo parlamentari.

Alcuni sostengono – a mio avviso sbagliando – che il sistema degli Spitzenkandidat implichi necessariamente che il candidato del partito di maggioranza relativa diventi Presidente della Commissione. La storia dei sistemi parlamentari però va in una direzione diversa. In alcuni di essi vi è una convenzione in tal senso, specialmente in caso di governo di minoranza. In altri casi è capitato che il partito di maggioranza relativa finisse in minoranza, e divenisse premier il leader di un altro partito che riusciva a formare una coalizione e una maggioranza parlamentare. In molti altri casi ancora – in Italia assai spesso - la coalizione individuava un capo di governo che non era il leader o il candidato ufficiale di nessuno dei singoli partiti. Lo stesso attuale Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è un esempio di quest’ultimo caso.

Nel caso dell’Unione Europea, di una democrazia sovranazionale in costruzione, sarebbe meglio se il Presidente della Commissione fosse uno dei candidati indicati dai partiti alle elezioni. Questo rafforzerebbe il momento elettorale europeo, il legame tra il voto dei cittadini e l’esecutivo europeo, il percorso verso una piena democrazia parlamentare europea. Ma ciò non significa che debba essere necessariamente Weber, esponente dell’ala più a destra dei popolari, e quindi il più a destra dell’intera coalizione. È chiaro che il baricentro della potenziale coalizione è più a sinistra, e potrebbe portare a scelte diverse, altrettanto legittime.

Ma l’aspetto fondamentale è che la scelta maturi tra i Gruppi nel Parlamento europeo, e quindi sia chiaramente il frutto del risultato del voto dei cittadini europei, non del mercanteggiamento tra i governi nazionali, nel quadro di una variegata serie di nomine. La scelta del Presidente della Commissione è l’unica su cui i cittadini possono influire con il loro voto, e deve essere principalmente nelle mani del Parlamento. In questo modo si consoliderebbe l’evoluzione dell’UE verso una forma di governo parlamentare - con la Commissione come embrione di governo federale, responsabile verso il Parlamento eletto dai cittadini europei – che è anche la forma di governo più diffusa tra gli Stati membri dell’UE.

Se invece il Consiglio Europeo riuscisse ad affermare la propria autorità in questa nomina e ad imporla al Parlamento è chiaro che difficilmente in futuro i partiti europei presenterebbero alle elezioni dei candidati alla Presidenza. E se ci provassero, nessun politico di primo piano accetterebbe di candidarsi. A quel punto, se anche ci fossero dei candidati, i cittadini non crederebbero che l’iniziativa abbia un reale significato democratico, ma sembrerebbe al contrario un inganno, una finta, una presa in giro, visto che poi il reale potere di nomina starebbe altrove, nel Consiglio europeo, su cui il voto dei cittadini europei non ha alcuna influenza diretta. In quel caso l’evoluzione in corso verso un sistema di governo parlamentare verrebbe interrotta. A quel punto a chi vuole costruire una vera democrazia europea non resterebbe che la via della forma di governo presidenziale, con la fusione delle presidenze di Commissione e Consiglio Europeo e l’elezione diretta della nuova figura di Presidente dell’UE.

Non sembra che i Capi di Stato e di governo tengano conto di tutto questo, ovvero dell’influenza di lungo periodo delle attuali scelte. Sono semplicemente immersi in una lotta di potere per la scelta del Presidente della Commissione, e in uno scontro – per loro del tutto naturale – per affermare la propria autorità nazionale anche a livello europeo, contro il Parlamento eletto. Da questo punto di vista i Capi di Stato e di governo che vogliono scegliere loro il Presidente della Commissione, sono i migliori alleati dei nazionalisti. Inclusi gli europeisti. Compreso Macron, che da un lato vuole costruire una sovranità europea, ma poi rema contro il Parlamento eletto, che è quello che dovrebbe esercitarla. D’altronde, sono proprio le contraddizioni e le titubanze degli europeisti di tutti i partiti, che non sono riusciti a riformare l’Unione, che hanno aperto la strada al ritorno del nazionalismo.

La partita attuale è tutta da giocare. Il Presidente della Commissione deve essere eletto dal Parlamento a maggioranza assoluta. Basta che i Popolari o i Socialisti tengano duro sul principio che deve essere uno Spitzenkandidat, o che comunque il nome debba essere quello su cui si accordano i Gruppi al Parlamento per impedire l’elezione di chiunque altro, visto che difficilmente i partiti nazionalisti e anti-europei sosterranno qualunque candidato del Consiglio europeo. A quel punto per i governi nazionali sarebbe molto difficile non convergere sull’indicazione del Parlamento.

Articolo pubblicato sul blog L’Espresso «Noi, europei» curato dall’autore.

Fonte immagine: Pixabay.

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