Mentre il conflitto in Ucraina prosegue senza sosta da oltre 4 anni, in Europa si dibatte sempre più intensamente sull’entrata del Paese nell’Unione europea. Kiev ha presentato la domanda di adesione già nel febbraio del 2022, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione russa, ma dopo le accelerazioni dell’ultimo periodo si è acceso un dibattito in tutto il continente, Italia compresa.
Tra le forze politiche ad esprimere la posizione più ostile è la Lega, la cui principale preoccupazione è l’impatto che l’ingresso dell’Ucraina avrebbe nella gestione della Politica Agricola Comune (PAC), ovvero gli incentivi dell’UE per il settore agricolo, erogati principalmente in base agli ettari coltivabili e al rispetto dell’ambiente per garantire un reddito adeguato agli agricoltori. Si teme, infatti, che la distribuzione delle risorse destinate all’agricoltura cambi a causa della grande quantità di terreni coltivabili in Ucraina - proprio per questo essa viene definita “Granaio d’Europa” - e che di conseguenza gli altri Paesi, come l’Italia, ottengano meno fondi.
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è favorevole all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, ma sostiene che debba avvenire attraverso il normale processo di adesione, senza scorciatoie o procedure accelerate, rispettando gli stessi criteri richiesti agli altri Paesi candidati. A questo proposito, nelle ultime Comunicazioni alle Camere in vista del Consiglio europeo, ha affermato apertamente che sarebbe un errore usare “due pesi e due misure” e dare il messaggio che alcune nazioni sono più importanti di altre nel processo di adesione dell’Ucraina all’UE. Addirittura, il Ministro della Difesa e membro autorevole del partito della Premier, Guido Crosetto ha espresso perplessità sull’adesione in un’intervista al Corriere della Sera, richiamando la stessa tesi della Lega riguardante la PAC, ma ha anche sostenuto l’idea di un sistema di difesa europeo unico, che comprenda i 27 membri dell’Unione Europea, il Regno Unito, la Norvegia, l’Ucraina e i Paesi Balcanici.
Invece, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il suo partito, Forza Italia, sono i più favorevoli nel centrodestra all’adesione. Anche Tajani, però, ha chiarito che rimane necessario dare la precedenza ai Balcani e che il processo di entrata deve avvenire nel rispetto dei criteri europei e in modo graduale, evitando accelerazioni non compatibili con la cosiddetta capacità di assorbimento dell’UE, cioè la possibilità dell’UE di integrare nuovi membri senza compromettere il proprio funzionamento.
Anche tra le forze di opposizione al governo sono emerse diverse linee di pensiero. Il Movimento 5 Stelle, per esempio, non si oppone in modo chiaro, ma ribadisce la necessità del rispetto dei criteri di Copenaghen, ovvero la garanzia di democrazia, diritti umani, economia di libero mercato e l’applicazione delle norme europee. Durante le votazioni della Commissione Esteri del Parlamento europeo per l’accelerazione dell’ingresso dell’Ucraina, il M5S ha votato “no” e per bocca dell’europarlamentare Danilo Della Valle ne ha spiegato le motivazioni: accelerare il percorso di adesione sarebbe un errore strategico, sicuramente bisogna aspettare la fine del conflitto, e comunque bisogna tenere conto del fatto che l’ingresso dell’Ucraina avrebbe impatti negativi per l’economia italiana siccome verrebbero persi miliardi di fondi europei.
Analogamente, secondo Alleanza Verdi Sinistra il processo non deve essere accelerato a causa della guerra: Angelo Bonelli non si dice contrario in assoluto all’ingresso dell’Ucraina nell’UE, ma sostiene che nel contesto di guerra l’adesione vada valutata con cautela perché potrebbe aumentare il rischio di escalation in Europa. Il Partito Democratico invece porta avanti una posizione sostanzialmente favorevole, come conferma la risoluzione presentata dai senatori del partito in occasione della discussione parlamentare dello scorso 11 giugno: “garantire la prospettiva dell’ingresso dell’Ucraina nell’Ue e di continuare ad assicurare tutte le forme di assistenza necessarie a Kiev” vengono individuati come gli obiettivi più importanti da perseguire in seno al Consiglio europeo.
Tra le forze politiche la posizione più favorevole è quella di Azione, che sostiene la necessità di una rapida adesione per ragioni geopolitiche, ossia il rafforzamento del blocco occidentale e il contenimento dell’influenza russa. La posizione di Calenda è notevolmente cambiata da quando nel marzo del 2022, affermò che l’entrata ucraina sarebbe stata un errore per l’Unione europea, simile a quello commesso all’inizio degli anni Duemila con l’allargamento nell’Est Europa, perché avrebbe indebolito l’Unione e avrebbe fatto un danno all’Italia, favorendo la delocalizzazione delle imprese.
Anche +Europa è tra i partiti più favorevoli al rafforzamento dei rapporti tra l’Ucraina e Ue, Il presidente del partito, Matteo Hallissey, ritiene che Kiev non debba seguire le procedure ordinarie previste per gli altri Paesi candidati, ma che sia necessario accelerare il percorso di integrazione. Tra le ipotesi sostenute dal partito vi è anche il coinvolgimento dell’Ucraina in un modello di «Europa a due velocità». Si tratta di un modello di integrazione in cui gli Stati membri possono partecipare in modo differenziato alle politiche dell’Unione. Ne sono esempi strumenti già esistenti come l’Eurozona, Schengen o le cooperazioni rafforzate. Questo modello di integrazione offre la possibilità ad alcuni Stati di procedere più rapidamente in specifiche aree, mentre altri possono aderire successivamente o non partecipare. In questo modo, l’integrazione diventerebbe più flessibile e verrebbero ridotte le difficoltà decisionali che possono emergere in un’Unione composta da 27 Stati membri.
Il dibattito sull’adesione dell’Ucraina, che proseguirà sicuramente nei prossimi mesi e anni, non riguarda solamente il futuro di Kiev, ma l’intero progetto europeo. La prospettiva di un ingresso ha già fatto emergere questioni legate ai passi futuri dell’integrazione europea e al ruolo geopolitico che l’Unione dovrebbe giocare. Questa vicenda rappresenta un banco di prova per l’Europa, che ha il dovere di riuscire a mostrarsi coesa e autorevole.
Segui i commenti:
|
