Un ipotetico ieri dei giovani federalisti

, di Michelangelo Roncella

Un ipotetico ieri dei giovani federalisti

Premessa: questo articolo si riferirà ad alcuni militanti della JEF Europe: alcuni lettori li conosceranno, ma per uno scrupoloso rispetto della privacy, saranno indicati solo le iniziali di questi ragazzi.

Quest’anno, il 2020, è rispettivamente il 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale e il 70° anniversario dell’inizio del percorso di integrazione Europea, iniziato con la dichiarazione Schuman. Una duplice ricorrenza (il 25 Aprile e il 9 maggio) celebrata in modo certamente diverso dal solito a causa del COVID-19. Ho voluto mettere qui alcuni pensieri ispirati da alcuni eventi. Poco prima che iniziasse la “quarantena”, il 29 Febbraio 2020, ero a Sant’Anna di Stazzema con Viola e Sara della GFE Lucca per vedere il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 50° anniversario del conferimento alla località della Medaglia d’oro al valore militare. Faceva freddo e la “Fabbrica dei Diritti”, inaugurata per l’occasione, è un edificio piccolo e non poteva ospitare tutti i presenti e pertanto erano stati messi a disposizione dei maxi-schermi per assistere all’evento. Durante l’attesa e gli interventi istituzionali, pensai a Ventotene: infatti, come tutti i Federalisti sanno, l’isola durante il conflitto fu utilizzata dal regime fascista come luogo di confino, dove però alcuni dissidenti, invece di tentare l’evasione, immaginarono un’Europa diversa.

Non intendo soffermarmi sull’idea di un’Europa come “figlia della Resistenza” (cosa di cui sono convinto), perché quei pensieri, spontaneamente, si sono spostati verso i ragazzi della JEF Europe, in particolare il loro ex-presidente: un ragazzo tedesco, C.G.. Ora appare scontato che molti ragazzi di paesi diversi si vedano e (soprattutto nel nostro caso) condividano non solo idee e battaglie, iniziative, e eventi, ma anche esperienze di vita, e non ultimo momenti conviviali e amicali. Ma immaginando quei ragazzi in quel periodo, a metà anni ‘40 o durante il conflitto in generale, ci sarebbero stati quei rapporti di amicizia, stima, collaborazione e visioni comuni? Avrebbero fatto parte di gruppi ristretti di partigiani o intellettuali? Ma soprattutto, avrebbero avuto lo stesso bagaglio culturale, ideale e quindi politico come oggi? No, molto probabilmente no. Soprattutto il ragazzo tedesco, C.G..

Provando a immaginare un mio incontro con C.G. (anche se improbabile), in quel periodo in Italia, che sia Sant’Anna di Stazzema o Vecchiano, non so che rapporti avremmo avuto: lui sarebbe stato un “crucco”, un soldato o delle SS, mentre io forse avrei fatto la staffetta o - più probabilmente - sarei stato un repubblichino, forse arruolato con la forza (in entrambi i casi, sinceramente, non avrei avuto il coraggio di combattere). E se fossi sopravvissuto alla guerra, molto probabilmente avrei avuto un brutto ricordo dei tedeschi. Non avremmo annuito a vicenda con imbarazzanti “ah, yeah yeah” nel tentativo “disperato” di comprenderci. E a proposito di questo, non avremmo nemmeno parlato in inglese.

Sempre pensando a C.G., come si sarebbe relazionato allora con i molti ragazzi che ha conosciuto nella JEF, soprattutto con quelli che frequenta più spesso? Non avrebbe avuto come successore alla presidenza della JEF Europe una ragazza olandese, L. M., il cui paese a quei tempi fu travolto dai nazisti nella “guerra lampo” contro la Francia. E tutto questo nel disprezzo della neutralità dei Paesi Bassi: un episodio già accaduto nella Prima Guerra Mondiale. Non si vedrebbe con le demoiselles de Les Jeunes Européens, divise tra il dominio nazista e la Repubblica di Vichy. Non conoscerebbe E.F. una ragazza di Malta,, isola allora sotto dominio britannico. E a proposito di britannici forse si sarebbe scontrato, in Normandia o in Italia con un Inglese, C. P. (tra l’altro omonimo) che oggi è anti-Brexit nonché tesoriere della JEF Europe. Non avrebbe collaborato con S.P., un belga di origini italiane, che probabilmente sarebbe stato un minatore della Vallonia. Infine, non avrebbe collaborato con un macedone, M.Ri., o un polacco, M.Ry., con cui avrebbe avuto un incontro/scontro come civili o resistenti in Jugoslavia e in Polonia. E l’elenco potrebbe continuare.

Quanto esposto può sembrare che il motivo di questo testo sia dimostrare che il Tedesco C.G. (e non solo lui) si sarebbe trovato praticamente isolato. L’ipotesi non è da escludere, ma questa è una riflessione più generale.

Questi pensieri possono riguardare anche la GFE: non è certo che questi ragazzi, a quei tempi, farebbero dibattiti, slogan inventati, feste a tema e bevute fuori. E molto probabilmente non si sarebbero mai incontrati. Non è nemmeno certo che avrebbero aderito a gruppi antifascisti tra popolari, liberali, anarchici, socialisti, comunisti e giellisti: anzi, è più probabile che molti di loro avrebbero vissuto secondo quanto imposto dal regime fascista, tra esaltazione della nazione a scuola, raduni e propaganda.

Come avrebbero vissuto i militanti federalisti a quei tempi? Avrebbero incontrato le personalità antifasciste? Avrebbero sopportato la fuga o la prigione? Avrebbero conosciuto l’esilio in Francia, nel Regno Unito, in Svizzera o addirittura nell’URSS? Sarebbero stati a Ventotene come confinati e, non banale, avrebbero condiviso il manifesto scritto da Spinelli, Rossi e Colorni e diffuso da Ursula Hirshmann e Ada Rossi? Ma infine avrebbero fatto la Resistenza?

Queste domande non possono avere risposte: sono solo un invito a riflettere con sincerità su come ci saremmo comportati in quel periodo, evitando così la presunzione di dire “Io sarei rimasto lo stesso di oggi”, come se fosse una specie di “copia e incolla” o un viaggio nel tempo.

Può essere un invito anche per il presente, in cui tutto è messo in discussione, non solo il progetto europeo o la democrazia, ma anche le convinzioni di ogni singola persona, militanti compresi. In altre parole, a costo di essere ripetitivo, tutto ciò che vediamo, viviamo e facciamo non deve essere mai dato per scontato.

Comunque, il fatto che i federalisti si siano incontrati in questo presente, malgrado questa Europa incompleta, è già decisamente un passo avanti. È decisamente meglio così.

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