Questo articolo propone un’esposizione sintetica dei capisaldi del pensiero federalista. Ho deciso di prendere spunto da una conferenza di Mario Albertini, risalente al 1962, perfetta a questo scopo a partire dal titolo, Il federalismo [1] e perché il suo autore è tra coloro che maggiormente hanno contribuito all’autonomia del federalismo sul piano teorico. Muovendo da questo punto di partenza della tradizione ho cercato di mettere a fuoco alcuni contenuti, da calare nel contesto del XXI secolo.

Dalla riflessione di Albertini possiamo riprendere l’idea che il federalismo sia un’ideologia, termine a cui si possono associare più significati. Il federalismo è un’ideologia perché è un ‘pensiero politico attivo’: non è solo una teoria, ma una piena saldatura tra pensiero e azione, un pensiero sulla realtà che si traduce in un’azione, un’azione guidata da un orientamento teorico. Il federalismo è un’ideologia anche nella misura in cui fornisce un’interpretazione del processo storico nel quale si è inseriti, una visione del corso storico, che in particolare, riscontra la contraddizione fondamentale tra, da un lato, una tendenza crescente all’interdipendenza delle relazioni (in profondità e in estensione) e dall’altro, il persistere anacronistico di sovranità nazionali, cioè di spazi politici troppo ristretti.

Infine, il federalismo è ideologia nel senso che fornisce una visione complessiva della realtà, declinata su tre aspetti, tutti e tre allo stesso modo costitutivi e imprescindibili di tutte le ideologie e quindi anche dell’ideologia federalista: l’aspetto di valore, l’aspetto di struttura e l’aspetto storico-sociale. Schematicamente, l’aspetto di valore è il fine che si persegue, l’aspetto di struttura lo strumento attraverso il quale il fine in questione viene perseguito, cioè si intendono le istituzioni, l’organizzazione del potere che più efficacemente può conseguire tale fine. L’aspetto storico-sociale coincide con le condizioni storiche e sociali alle quali quel determinato strumento scelto per perseguire quel determinato fine consente di raggiungere effettivamente il fine.

Aspetto di valore

Il fine ultimo dell’azione dei federalisti è l’emancipazione umana, la compiuta autorealizzazione di ciascuna persona, secondo le sue potenzialità e i suoi bisogni; e la convinzione di fondo è che questo fine possa essere pienamente conseguito soltanto in condizioni di pace. Pace, però, in un senso molto preciso: quello esposto da Kant in Per la pace perpetua, una pace positiva, non negativa, cioè non una tregua, non la semplice assenza di guerra, ma la totale impossibilità della guerra, una situazione nella quale nessuna guerra può scoppiare.

La pace quindi è il valore fondamentale del federalismo, allo stesso modo in cui la libertà lo è per il liberalismo, l’uguaglianza per il pensiero democratico, la giustizia sociale per il socialismo. Questo significa, come ricorda più volte Albertini nel corso della Conferenza, che la pace per i federalisti è la condizione indispensabile per la realizzazione degli altri valori, come la libertà, l’eguaglianza, la giustizia sociale: la priorità è costruire la pace tramite istituzioni sovranazionali e la lotta in nome di tutti gli altri valori per portare ad un qualche risultato, come recita anche il Manifesto di Ventotene, deve essere spostata dal livello degli Stati nazionali a quello sovranazionale. In altri termini, per essere autentici liberali, democratici e socialisti bisogna anche essere federalisti.

A completamento del discorso sull’aspetto di valore del federalismo sono necessarie almeno due osservazioni. La prima muove da una considerazione molto semplice: se il fine ultimo è l’emancipazione umana, presupposto fondamentale per il suo raggiungimento è prima di tutto la sopravvivenza del genere umano – non ci si emancipa se prima non si sopravvive – e quindi impegno fondamentale dei federalisti è contrastare tutto ciò che oggi la minaccia. Sicuramente le guerre, ma sempre più evidentemente anche il cambiamento climatico: l’aspetto di valore del federalismo non comprende oggi soltanto il perseguimento della pace, ma anche la lotta contro il surriscaldamento terrestre, che dovrebbe essere portato avanti tramite istituzioni sovranazionali.

La seconda precisazione necessaria riguarda il rapporto tra i valori: è vero che è la pace ad essere conditio sine qua non degli altri valori; è altrettanto vero però che libertà, eguaglianza e giustizia sociale sono in una certa misura condizioni necessarie perché vi sia una vera pace, una pace sostanziale. Albertini lo dice molto chiaramente nella conferenza: un ordine internazionale capace di garantire la pace rischia di essere instabile se libertà, eguaglianza e giustizia sociale non vengono realizzate ovunque. La domanda è semplice: vi può essere pace in senso pieno e in senso proprio in assenza di questi altri valori, cioè se per esempio vi è repressione dei diritti civili, politici, sociali? La possibilità di raggiungere pienamente e stabilmente la pace e quindi l’emancipazione umana dipende dal rispetto nelle nostre società dei diritti civili, dei diritti politici, dei diritti sociali.

In sostanza, per il federalismo esiste un’interdipendenza tra i valori. Albertini la chiama «necessaria relazione di valore» tra la pace e gli altri valori fondamentali della vita politica e sociale. E la pace per essere piena non può essere solo pace tra Stati, ma anche all’interno di essi: se, come dice Kant e Albertini sulla scia di questo, la pace è la garanzia assoluta di non subire violenza, la garanzia che uscendo di casa non si ha motivo di temere di essere aggrediti, allora è chiaro che il raggiungimento di questa condizione non può dipendere soltanto dal rapporto tra Stati, dalle relazioni internazionali, ma anche dai rapporti all’interno della società.

Aspetto di struttura

Come anticipato, nella visione federalista le istituzioni sono lo strumento indispensabile per realizzare i valori di cui si è parlato finora. Certo le istituzioni federali non sono una garanzia assoluta della loro realizzazione e anzi anche istituzioni formalmente federali possono perdere di vista l’aspetto di valore del federalismo - gli esempi non mancano - ma, se vengono orientate all’emancipazione umana, le istituzioni federali sono lo strumento migliore per raggiungerla o quanto meno avvicinarvisi.

Sui caratteri di queste istituzioni, mi limito a dire che il federalismo propone un concetto di sovranità innovativo rispetto alla concezione propria della tradizione moderna: non è più la sovranità assoluta e indivisibile dello Stato moderno, di cui i più noti teorici sono stati grandi pensatori come Jean Bodin e Thomas Hobbes, ma una sovranità condivisa, sia orizzontalmente che verticalmente. Il sistema federale è un sistema policentrico, nel quale coesistono diversi e indipendenti livelli di governo e il suo funzionamento si basa sul principio di sussidiarietà, che è il principio federalista per eccellenza.

Posto che l’unità di riferimento del pensiero federalista, il fondamento di una federazione, sono i cittadini - i ‘centri autonomi di vita’ del Manifesto di Ventotene - stando al principio di sussidiarietà, il livello al quale dovrebbe esprimersi la volontà dei cittadini deve essere, di volta in volta, a seconda dei problemi affrontati, quello più appropriato per poter risolvere tali problemi. A scanso di equivoci, quindi, il federalismo non aspira ad un Superstato europeo, che soffochi gli Stati nazionali: nel caso, non sarebbe nulla di differente dal centralismo della tradizione moderna. Le istituzioni federali invece non si devono occupare di tutto: devono affrontare soltanto i problemi comuni, transnazionali; non i problemi nazionali o locali, che sono di competenza di istituzioni nazionali e locali. La questione è che ciò che è più carente oggi è proprio il livello sovranazionale: molti problemi transnazionali continuano ad essere affrontati a livello nazionale, con metodo intergovernativo, chiaramente in maniera inefficace.

Aspetto storico-sociale

Premesso che federalismo significa sovranità condivisa, multilivello, la domanda conseguente è: una sovranità di questo tipo potrebbe sopravvivere se la società stessa non assumesse un assetto federale? La conferenza di Albertini è molto netta su questo punto: viene criticata la concezione del federalismo che si riduce la teoria dello Stato federale perché questa concezione non tiene conto del fatto che ogni Stato poggia sempre su una base sociale che ne condiziona l’esistenza. Albertini è convinto che tra istituzioni e società vi sia un nesso: le istituzioni federali funzionano solo se la società possiede determinate caratteristiche. In assenza di una società in una certa misura federale è difficile che sorgano istituzioni federali o se sorgono avrebbero serie difficoltà a funzionare come ci si attende che funzionino. Il federalismo quindi non può non essere anche teoria della base sociale che fa sì che le istituzioni federali possano realmente nascere e funzionare: non è solo teorizzazione dello Stato federale, riflessione sulle tecniche di organizzazione del potere politico, ma anche progetto di società, prospettiva di società da costruire, impegno nella sua costruzione.

Che cosa si intende però per società federale? A possederne le caratteristiche era la società americana, dove «lo Stato federale ha potuto nascere, mantenersi e vivere per più di cento anni, perché vi era nei cittadini, nella società, una bipolarizzazione del lealismo, che permetteva il funzionamento del complicato meccanismo federale». Coesistenza di una lealtà verso lo Stato federale e di una lealtà verso lo Stato federato: una società federale quindi è una società in cui ciascun cittadino presenta una pluralità di appartenenze, in cui più livelli di identità coesistono senza escludersi o entrare in conflitto. Questa condizione negli USA è stata resa possibile dal fatto che i patriottismi locali delle colonie non erano così forti da inibire il sentimento di essere tutti americani né quest’ultimo troppo forte da soffocare i primi, ma anche dall’assenza della lotta di classe. Albertini ne trae una conclusione di carattere generale: «il federalismo può svilupparsi pienamente solo quando è superata la divisione dell’umanità in nazioni antagoniste e la divisione della società in classi antagoniste».

Penso che queste parole rimangano valide ancora oggi, soprattutto per identificare gli ostacoli all’affermazione del federalismo. Il primo di essi è il nazionalismo, rispetto al quale il federalismo si trova agli antipodi. Il nazionalismo è lo strumento ideologico di cui lo Stato moderno, quello Stato che esercita in maniera centralistica la sovranità, si è dotato per garantire l’unità al proprio interno, chiedendo una lealtà esclusiva ai propri cittadini. Per il nazionalismo l’identità nazionale deve prevalere e di fatto cancellare tutte le altre appartenenze; e proprio per questa sua tendenza costitutiva non può che essere la cultura politica della divisione del genere umano. Quanto più ricerca l’uniformità e la compattezza, tanto più finisce col dividere, con l’innescare antagonismi. Il pensiero federalista, invece, si muove nella direzione esattamente opposta, promuove un’identità multilivello, non escludente, coerentemente con il principio di sussidiarietà: a seconda dell’estensione delle sfide che si trova ad affrontare, l’individuo è cittadino della comunità locale, della propria nazione, della comunità europea, del mondo.

Questa precisazione fuga qualsiasi equivoco sulla costruzione di un’identità europea: non deve basarsi sul modello dell’identità nazionale, non deve essere né negazione della diversità tra identità ai livelli inferiori, come quella nazionale, che al contrario deve essere valorizzata come una ricchezza, né atteggiamento di rifiuto o di superiorità nei confronti di altre identità. In un certo senso, i cittadini di una federazione europea devono essere figure con una vocazione cosmopolita, cittadini che tendono a trascendersi, a superare costantemente la propria condizione di cittadini europei per concepirsi come cittadini del mondo. Il federalismo è cultura politica dell’unificazione del genere umano ed è incompatibile con qualsiasi forma di nazionalismo europeo perché nazionalismo europeo significherebbe realizzare a livello europeo ciò che viene duramente criticato a livello nazionale.

L’altro ostacolo che, secondo la tradizione federalista, allontana dalla realizzazione del valore della pace e impedisce la costruzione di quel senso di appartenenza su più livelli, che è fondamentale per la nascita e la salute delle federazioni, è la lotta di classe, più precisamente le fratture sociali da cui questa scaturisce, le quali minano la coesione sociale e compromettono la possibilità che si sviluppi un profondo senso di comunità. È vero che la lotta di classe si è attenuata rispetto al passato, forse è persino scomparsa nelle forme tradizionali in cui si è svolta per una serie di ragioni. Sono però tutt’altro che scomparse le sue cause, cioè le diseguaglianze, e non bisogna sottovalutarne l’impatto: continua ad essere molto difficile che individui divisi da condizioni socio-economiche notevolmente diseguali si percepiscano come individui che condividono la medesima identità e la medesima appartenenza, così come maggiori sono le distanze economiche e sociali tra territori dell’Unione, maggiori sono gli ostacoli che persone che abitano in territori differenti si sentano parte di una stessa comunità.

Ridurre e contenere l’impatto delle fratture presenti nella società è un obiettivo che il federalismo si pone: non potrebbe essere altrimenti visto che, come detto, ne va della sua realizzazione. Sicuramente istituzioni federali faciliterebbero l’impresa, ma per riuscirci queste istituzioni devono prima sorgere e quindi queste fratture che ne ostacolano la nascita devono essere tenute in considerazione e affrontate fin da ora. Occorrerebbe, inoltre, studiare attentamente il radicamento e gli effetti delle nuove fratture che attraversano la società. La forza del federalismo risiede nel suo essere un pensiero politico in movimento, sempre pronto ad aggiornarsi di fronte alle nuove sfide che sorgono e alle nuove istanze che affiorano. La risposta alla domanda “che cos’è il federalismo?” non può essere mai definitiva né univoca.